Il caso del calciatore pentito e la lettera inviata a Famiglia Cristiana


Famiglia Cristiana del 29 agosto 1999
Famiglia Cristiana del 29 agosto 1999

Stagione

La lettera

Il 27 agosto 1999, a pochi giorni dall'inizio del campionato 1999/00, le agenzia di stampa battono una notizia che di lì a breve minaccia di scuotere il mondo del calcio italiano. Un calciatore ha inviato una lettera al settimanale Famiglia Cristiana che l'ha pubblicata nella rubrica "Colloqui col padre" in uscita il 29 agosto:

Carissimo padre,

ho pensato per tutta la notte prima di mettermi a scrivere e a raccontare tutto il peso che mi porto dentro. Volevo andare da un confessore, ma la grata non avrebbe nascosto il rossore. Poi mi sono ricordato che Famiglia Cristiana è una parrocchia di carta e allora eccomi qui. Sono un calciatore e mi sono venduto in una partita importantissima. Mi sono comportato in modo da danneggiare la mia squadra, allettato dalle promesse di un ottimo contratto; mi sono comportato male verso la mia vecchia squadra e i tifosi. Che brutto mondo, padre. Ma io non vivo più da quando ho fatto quello che le sto raccontando. Ho un peso dentro, la coscienza ferita, ho finito di essere un uomo.

Nell'ambiente del calcio si fa questo e altro. Il giro dei soldi ha ucciso tutto e io ne sono rimasto vittima. La gente si allontana dal calcio, e fa bene. Forse se continua ad abbandonarci, questo sport ne trarrà giovamento e noi calciatori saremo meno vittime. So che ho falsato il campionato, ma chi mi perdonerà per quello che ho fatto?

Un calciatore


Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, scrive che "motivi di riservatezza e di rispetto della persona, dovuti a tutti coloro che si rivolgono al Padre quasi come a un confessore, ci impediscono di rivelare nome del calciatore e circostanze più precise del caso".


Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello

Tre procure indagano

In meno di 24 ore, sono tre le procure che avviano un'indagine, quelle di Alba, la città dove si stampa la rivista, Torino e Roma. Il presidente della FIGC, Nizzola, si è spontaneamente presentato al procuratore di Alba, Luigi Riccomagno, dicendo "Se tutto è vero, la giustizia sportiva non farà sconti". Inoltre ha detto di "essere grato a tutti i giudici che si stanno occupando della vicenda". L'uomo in prima linea della procura di Torino è Raffaele Guariniello, già noto per la sua indagine sul doping nel mondo del calcio e che, proprio per questo, non gode di buoni rapporti con i dirigenti sportivi. Infine a Roma l'indagine è avviata dal procuratore Vincenzo Roselli. La Gazzetta dello Sport contatta il capo ufficio stampa del settimanale, Broggi, il quale sostiene che la prima preoccupazione è quella di "evitare la riconoscibilità del giocatore". Alla domanda se i magistrati fossero già venuti per chiedere la lettera, Broggi risponde "Non posso né confermare né smentire". Avete avuto contatti con il giocatore dopo la pubblicazione? "Non posso dirlo". Intanto il dibattito si sposta dalla questione del pentimento al comportamento tenuto dai giornalisti e dagli editori di Famiglia Cristiana ma la domanda che tutti si stanno ponendo è: chi è il giocatore pentito e di quale partita "importantissima" si sta parlando? Nell'ambiente giornalistico iniziano a circolare i primi nomi, tra questi c'è quello di Alessandro Calori che dichiara "Sono cattolico, ma non leggo "Famiglia cristiana" e non ho scritto alcuna lettera. Adesso basta, non parlerò più finché giocherò al calcio". Tra i primi servizi televisivi si fa riferimento a Udinese-Perugia (1-2), penultima di campionato, e soprattutto a Udinese-Milan (1-5), che fu già chiacchierata.

"E' una cosa molto grave, deve intervenire la magistratura perché qui si rischia di minare la credibilità del nostro mondo" è quanto sostiene Adriano Galliani. Il vicepresidente del Milan e vicepresidente della Lega contesta un concetto espresso nella lettera del calciatore pentito, cioè che il "giro di soldi ha ucciso tutto. Non è vero che nei paesi più ricchi c'è più corruzione, è vero semmai il contrario". Galliani dice di non essere preoccupato. "E perché mai dovrei ? Di cosa dobbiamo essere preoccupati, di avere vinto lo scudetto?". Si ribella Bierhoff: "Nessuno ci ha favoriti, sul campo abbiamo dimostrato di essere la squadra più forte". Anche il governo, nella persona del Ministro dei beni e le attività culturali vigilante sullo sport, On. Giovanna Melandri, ha scritto al presidente del Coni Petrucci che "è sicuramente positiva la reazione della Federcalcio perché si proceda all'accertamento della veridicità e consistenza della notizia" non prima di notare che "qualora confermato dagli accertamenti, si tratterebbe di un grave illecito, da perseguire con la massima severità sia sul piano sportivo che su quello della giustizia ordinaria". La Melandri ricorda infine a Petrucci che "dobbiamo quotidianamente fare tutti gli sforzi possibili, affinché sia assicurata la genuinità e il regolare svolgimento di tutte le competizioni sportive".

Sabato 28 agosto il procuratore aggiunto di Torino, Guariniello, è a colloquio con Don Antonio Sciortino. Nessuna confessione, solo la conferma che la lettera esiste, è firmata e autentica per conferma dell'autore. Il pm ha ipotizzato che possa trattarsi di un calciatore al tramonto, uno dei due sacerdoti ha annuito. La Repubblica ipotizza un calciatore non più giovane, al tramonto della carriera, vicino al ritiro dai campi, non troppo noto, probabilmente un portiere, quasi sicuramente passato da un club all'altro nell'ultimo anno. Sempre Guariniello prende contatti con i colleghi Luigi Riccomagno e Vincenzo Roselli, allo scopo di cercare una soluzione comune per superare l'impasse in cui si sono trovati e di non creare una perniciosa sovrapposizione di inchieste.


Famiglia Cristiana del 05 settembre 1999

Polemiche e critiche verso Famiglia Cristiana

Il 31 agosto l'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, scrive "tutto sembra affondare nella confusione, nella melma, in una nebbiosa mediocrità... Si è scatenata una sorta di caccia al presunto giocatore pentito, e a farne le spese sono stati alcuni noti professionisti del calcio con conseguenze non difficili da immaginare... La conseguenza forse più negativa è il dubbio, insinuato nell'opinione pubblica, che il campionato di calcio sia irregolare...". Critico anche il teologo Gianni Baget Bozzo che definisce "sciocca" l'operazione di Famiglia Cristiana e parla di "leggerezza" nel far passare per confessione una denuncia anonima. Di opinione differente l'Ordine dei Francescani che si schiera con Famiglia Cristiana, difendendola "da accuse ingenerose", e invita il calciatore a uscire allo scoperto e a dire tutta la verità. Aniello Aliberti, presidente della Salernitana, chiede la sospensione dei campionati: "Guariniello mi ha detto che andrà a fondo e scoprirà cosa c'è dietro. Sospetti? Ho parlato di quello che ho letto sui giornali, di 5-6 gare di serie A. Siamo stati retrocessi per un punto, dovevo parlare per tutela della società e dei 4 morti avuti fra i nostri tifosi". Ipotizza: "Ho dei sospetti: credo che dietro quella lettera ci sia qualcosa di più grande, manovre, pressioni, minacce, messaggi trasversali. Strano che questa lettera compaia proprio a ridosso del campionato. Scommesse? Chi lo sa, chi può escluderlo?".

Si arriva così al 1 settembre, data in cui il Gip di Alba, Nanni Pieri, invia al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino un'ingiunzione di consegnare la lettera, onde evitare il procedimento per reticenza. Lo stesso giorno è in programma un summit tra le due procure piemontesi che indagano sulla vicenda. Secondo fonti indipendenti sarebbero stati già acquisiti i registri delle telefonate in partenze e in arrivo al giornale. Ancora il direttore, Don Antonio Sciortino, precisa: "Io non rivelerò l'identità di chi scrive né in questo né in altri casi, ma quello che mi auguro è che l'autore di una denuncia che tanto scalpore ha creato decida di uscire allo scoperto e di confermare la credibilità delle sue affermazioni". Critico verso il direttore è Nizzola. Il presidente della FIGC dichiara: "Mi fanno ridere le persone che parlano di moralismo e ci negano il nome del giocatore impedendoci di andare fino in fondo". Gli fa eco il presidente del Coni, Gianni Petrucci: "Non so chi è il giocatore che ha scritto a Famiglia Cristiana, gli anonimi però non mi piacciono".


Il direttore di Famiglia Cristiana, Don Antonio Sciortino

Gli avvisi di garanzia

Il 2 settembre è il giorno degli avvisi di garanzia. Due sono inviati dalla procura di Torino al direttore don Antonio Sciortino e al redattore che cura la rubrica delle lettere, don Antonio Rizzolo, entrambi indagati per falsa testimonianza e uno dalla procura di Alba, dopo l'ingiunzione del Gip recapitata alla redazione del settimanale, in cui si ordinava di consegnare la lettera, per il reato di reticenza. Si apprende che nel summit tra procure avvenuto dal procuratore generale di Torino, Antonino Palaja, si è arrivati allo scontro. La procura di Alba rivendica la competenza territoriale mentre Guariniello sostiene di avere un fascicolo già aperto su presunte combine nei campionati di calcio e quindi inquadrerebbe la vicenda di Famiglia Cristiana in un contesto più ampio. Quindi dopo aver acquisito tabulati telefonici e aver interrogato i giornalisti si passa ad interrogare segretarie e centraliniste della redazione in quanto il loro status non prevede il segreto professionale. Secondo alcune voci sarebbe stata indicata la strada per arrivare al giocatore pentito.


Franco Carraro e Sergio Campana

Cosa ne pensano i calciatori e dirigenti

"Che coraggio quel collega", è quanto afferma Damiano Tommasi, calciatore noto per i suoi principi religiosi: "Mi metto nei suoi panni e dico che va rispettato, così come i responsabili della rivista: non credo sia un'invenzione". Gianluigi Buffon, portiere della Nazionale: "Una vicenda stravagante. Se è vero smetto di giocare". E aggiunge: "La vicenda è seria, per me il pentito esiste". "Questa storia è tutta una falsità", è quanto sostiene Pippo Inzaghi: "Non esiste nessun calciatore, né dietro alla prima lettera né dietro la seconda". Una vicenda che il Presidente della Lega, Franco Carraro, definisce "stravagante". "La FIGC fa la sua indagine, anche se credo che sia più facile venirne a capo attraverso la magistratura. Il mondo dello sport è sostanzialmente corretto e il calcio pulito, anche se non è possibile escludere comportamenti individuali scorretti". Quanto alla "stravaganza" della lettera, sostiene Carraro, "quando uno sa una cosa la dice o non la dice, non ci sono mezze misure". Anche Dino Zoff, commissario tecnico della Nazionale, si dice "molto scettico, anche perché la lettera non mi sembra scritta da un calciatore. E nemmeno da un giornalista. Stile ecclesiastico? Non lo so. Forse c'è stata prima una confessione, poi questa è stata tradotta in una lettera. Ho letto dei termini nella lettera che mi lasciano un po' scettico. Una bolla di sapone? Non proprio, magari tutto è un po' a metà".

"La lettera del pentito? Un'operazione giornalistica costruita a più mani", questa l'opinione di Sergio Campana, presidente dell'Associazione italiana calciatori, espressa sul Gazzettino. "Se la lettera dell'anonimo calciatore a Famiglia Cristiana si rivelasse autentica ne sarei grandemente sorpreso" scrive Campana. Che però aggiunge: "Certo, in questo calcio così esasperato... ci saranno certamente partite vendute e calciatori disonesti. Senza parlare di certi risultati anomali verso la fine del campionato". Campana conclude: "E' strano che queste realtà, obiettivamente inquietanti, siano ormai metabolizzate dal nostro calcio e non destino alcuna reazione, mentre lo stesso calcio va in fibrillazione (o finge di andarci) per una lettera, per ora non edificante, di un calciatore folgorato sulla via, per ora non rettilinea, di Damasco".


17 maggio 1999, Tosatti su Udinese-Perugia 1-2

Spuntano nuovi pentiti, si fanno nomi di calciatori e di partite

Un fax, trasmesso al quotidiano "Il Giorno", e una lettera inviata a Tuttosport e al Corriere dello Sport, spedita da Roma il 28 agosto, ossia il giorno successivo alla diffusione della notizia della "confessione" a Famiglia Cristiana con un nuovo pentito che sostiene di essere un ex-amico del pentito di Famiglia Cristiana. Attraverso una sigla, "M.G.", si fanno dei riferimenti a un dipendente di un club importantissimo che avrebbe fatto da garante nei confronti dei due corrotti. Secondo queste nuove presunte testimonianze i due avrebbero ricevuto la proposta di un ingaggio in cambio di una "mano" nel far perdere la propria squadra in casa. La squadra corruttrice, dopo aver vinto in trasferta, avrebbe così potuto, a sua volta, "facilitare" la vittoria sul proprio campo di un importante club. Vittorio Feltri, direttore del Giorno, giura di essere "vicino all'individuazione del pentito di Famiglia cristiana". Il 6 settembre l'inchiesta passa ai pm di Alba, di fatto sottraendola al procuratore di Torino Raffaele Guariniello. Quest'ultimo dice di aver escogitato una strategia per continuare a seguire la vicenda.

A tal proposito, Marco Travaglio scrive su La Repubblica che proprio nel giorno in cui la procura generale ha deciso di levargli l'inchiesta, il pm Raffaele Guariniello è giunto a un passo dai nomi del calciatore pentito e del suo anonimo "ex amico". Anzi, i nomi, con un grado piuttosto alto di probabilità, li ha già individuati, inclusi quelli dei due presunti corruttori, i dipendenti M.G. e R.L. L'8 settembre il comitato di redazione di Famiglia Cristiana annuncia in un comunicato: "Alcuni giornali, trasmissioni televisive e una vasta platea di persone in vario modo coinvolti nel mondo del calcio hanno gridato allo scandalo", afferma la nota del Cdr, aggiungendo che non si è gridato "allo scandalo vero della corruzione" bensì si è accusato Famiglia Cristiana di "turbare in questo modo il campionato di calcio". Si avvicina la fine di settembre e continuano a giungere, presso procure e/o redazioni di giornali, lettere anonime, riconducibili al pentito-bis che sarebbe un altro giocatore al quale era stato proposto di entrare nell'affare, ma che si è tirato indietro. Costui agirebbe sotto la tutela di un avvocato romano. Questa volta si fanno nomi di calciatori e di partite. Si parla di tre tesserati di due squadre che hanno avviato la combine. Si fa anche il nome di battesimo di un tesserato che avrebbe agito da contatto tra le due squadre. Lo schema di questa presunta combine sarebbe semplice: in una gara dello scorso campionato la squadra sulla quale si stanno condensando dei dubbi avrebbe subito una sconfitta "impropria" da parte di una squadra che avrebbe poi perso la gara successiva per favorire un terzo club. Guariniello focalizza l'attenzione su due gare tirate in ballo dalle confessioni anonime: Udinese-Perugia 1-2 e Perugia-Milan 1-2. L'inchiesta procede su tre piani: ad Alba si indaga sul rifiuto di consegnare la lettera alle autorità giudiziarie. A Torino si indaga sui casi di combine nel calcio in generale. A Udine si indaga su una gara dove Guariniello ha raccolto elementi importanti.


Reazioni da Udine

Parla Giorgio Caruso, capo della procura di Udine: "Se c'è reato, si pensa sia stato commesso a Udine: l'idea se l'è fatta Guariniello e noi verificheremo. Qualcosa c'è, però si tratta di elementi riservati", aggiunge Caruso. Nel frattempo Alessandro Calori ha presentato querela contro un quotidiano e contro ignoti per la diffusione delle notizie attraverso radio e giornali. Parla l'avvocato Miculan, legale del difensore passato dall'Udinese al Perugia: "Calori è a disposizione del magistrato, oltre che per la indagine, avviata su propria denuncia, anche sull'altra. E' anche vero che, da questa seconda indagine, Calori non solo si ritiene estraneo, ma continuerà a perseguire chiunque lo coinvolgerà". Anche una delle ultime lettere anonime giunte sul tavolo del magistrato lo segnala estraneo alla vicenda. E ancora, il procuratore di Udine: "Ascolterò Calori per approfondire i dettagli della querela da lui presentata per associazione della sua persona alla vicenda del presunto calciatore pentito. La querela è generica, ho la necessità di sentire il giocatore. Nell'esposto si parla di giornali e televisioni. Vorrei per questo sapere qualche cosa di più preciso". Quanto agli atti relativi all'inchiesta sul pentito che ha scritto la lettera-confessione pubblicata dal settimanale Famiglia Cristiana, Caruso non ha voluto aggiungere altri particolari. "Ho ricevuto gli atti da Torino perché da più parti si erano tirati in ballo giocatori e partite dell'Udinese. Confermo che al momento non ho preso alcun provvedimento".

Immediata la reazione dell'Udinese. Il direttore generale Pierpaolo Marino: "In questa vicenda noi siamo parte lesa. Se c'è un corrotto che ci ha accoltellato alle spalle, c'è anche un corruttore. Mancando la Champions League abbiamo subito danni incalcolabili". Luigi Turci, portiere dell'Udinese: "È vergognoso quello che sta succedendo: si fanno dei nomi a sproposito senza avere delle prove. Se queste sono le regole di un Paese civile, preferisco andarmene dall'Italia". Il portiere dell'Udinese, che durante lo scorso campionato fu accusato dal presidente della Lazio, Cragnotti, di "essere stato un po' fermo" nella gara con il Milan e che poi ricevette le scuse del massimo dirigente biancazzurro, ha dichiarato di "essere pronto a mettere la mano sul fuoco per tutti i miei compagni". E non ha risparmiato pesanti critiche a tutti gli organi di informazione: "Secondo me l'Associazione calciatori dovrebbe attuare uno sciopero nei confronti di televisioni e giornali, fino a quando non verrà fuori il nome del pentito. Non è possibile che si facciano nomi a casaccio".


Lorenzo Battaglia

Sviluppi e nuove ipotesi

Caruso è in attesa che venga definito il reato. I documenti giunti da Torino sono arrivati in due fasi. Nel primo arrivo l'inchiesta era "atti relativi a...", senza un'ipotesi specifica di reato; adesso, dopo le ulteriori acquisizioni, il reato potrebbe essere già definito. E questo inquadrerebbe ancora più precisamente l'ambito attorno al quale si muove la magistratura. Non si esclude che nei giorni a venire possano venire chiesti anche gli atti (in possesso della Federcalcio) relativi all'inchiesta FIGC avviata su Alessandro Melli dopo Perugia-Milan, gara successiva a Udinese-Perugia. Il 21 ottobre l'inchiesta viene delegata al sostituto procuratore di Udine Giuseppe Lombardi, che lavora attorno ad un'ipotesi di illecito sportivo legato al campionato di serie A della stagione 1998/99. A metà novembre trapela il nome di Lorenzo Battaglia come ipotetico autore della lettera. La partita incriminata sarebbe Nocerina-Castel di Sangro del 16 maggio, pertanto vengono interrogati dal procuratore Riccomagno e dal suo sostituto Ghio, alcuni tesserati delle due squadre come persone informate dei fatti. La partita fu sospesa per incidenti al 40' del primo tempo e la Nocerina subì lo 0-2 a tavolino perdendo la possibilità di giocarsi la B ai playoff dove andarono Palermo, Juve Stabia, Giulianova e Savoia. La finale fu fra Savoia e Juve Stabia con vittoria dei primi. Lorenzo Battaglia dalla Nocerina a fine stagione passò proprio al Savoia in serie B, tornando poi in C1 alla Viterbese.

Battaglia è sempre stato interrogato come testimone, mai da indagato: "Non è giusto parlare male di una persona senza conoscerla: non sono uno che vende le partite, ci sono rimasto malissimo. La prima volta sono venuti i giudici dopo la partita con l'Ascoli, una gara dura, ero un po' stressato. Poi sono andato io ad Alba. C'è stato l'Ufficio Indagini, ho saltato alcuni allenamenti, sono stati 15 giorni maledetti. Ora le indagini vanno avanti, i giudici vogliono sapere chi è l'autore della lettera, credo che abbiano capito che io non c'entro. Spero si scopra presto il colpevole, ma credo che ci vorranno dieci anni".


Il caso è archiviato

Il 5 febbraio 2000 la procura FIGC archivia il caso del pentito. Questo il comunicato della FIGC:

"Il procuratore federale, esaminata la relazione dell'ufficio indagini, e rilevato che le approfondite indagini svolte anche in sede giudiziaria non hanno consentito, stante l'assoluto riserbo opposto dal direttore del settimanale, di pervenire all'identificazione dell'autore, ha disposto l'archiviazione degli atti".

Cinque giorni dopo è il turno della procura di Udine: "Nel campionato di calcio 1998/99 a Udine non furono commessi illeciti, in particolare nell'incontro Udinese-Perugia", lo ha comunicato ieri il sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale friulano Giuseppe Lombardi. "Da indicazioni e dichiarazioni eravamo stati indotti a indagare su possibili illeciti verificatisi a Udine e nel lavoro abbiamo avuto anche tutto l'appoggio della società friulana, che aveva l'ovvio interesse a dimostrare la propria estraneità. Avendo accertato che a Udine non ci furono illeciti e che, di conseguenza, anche il pentito non è dell'Udinese, chiederemo al giudice per le indagini preliminari di archiviare il caso. Altri particolari non possono essere al momento forniti, in quanto l'inchiesta sta proseguendo da parte di altre Procure e anche per quanto riguarda Udine, per correttezza, attenderemo il pronunciamento del gip. Sempre a Udine, invece, continua l'indagine sulla diffamazione a mezzo televisivo del calciatore Alessandro Calori, chiamato in causa nella vicenda del pentito". Il 13 maggio 2001 arriva l'assoluzione per il direttore responsabile di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, e del redattore, don Antonio Rizzolo dal reato di reticenza. Entrambi si erano appellati al segreto confessionale.


14 maggio 2000: il gol di Calori in Perugia-Juventus 1-0

2006... Calciopoli: secondo De Santis il pentito era Calori

Il 26 giugno 2006 l'arbitro Massimo De Santis ha presentato all'Ufficio Indagini, nell'ambito della questione "Calciopoli", una memoria scritta in cui si dice che la Juventus avrebbe deliberatamente perso lo scudetto del 2000 e "avrebbe fatto in modo che fosse il difensore Calori a segnare il gol decisivo". Riallacciandosi alla lettera inviata al settimanale Famiglia Cristiana, De Santis sostiene che il pentito fosse Calori e che la gara venduta fosse una sfida tra Udinese e Juve della stagione precedente. Secondo De Santis, la Juve avrebbe perso volontariamente a Perugia per soffocare lo scandalo, che stava per affiorare. La replica di Calori: "Querelerò De Santis. Come si permette questo signore di affermare certe falsità? Forse De Santis ignora che per la lettera ho già fatto una causa e aspetto giustizia".



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