La lettera di un giocatore al direttore della rivista "Il Calcio"


Stagione


Un calciatore della Lazio, che chiede di rimanere anonimo, scrive al direttore della rivista "Il Calcio" per lamentarsi del trattamento riservato dalla stampa alla Lazio. Il titolo di campione d'Italia 1922/23 viene già considerato del Genoa prima che vengano disputate le finali con la stessa Lazio, campione del Centro Sud.


UNO SFOGO LAZIALE

Roma, 11 Luglio 1923.

Egregio Direttore,

Ho letto che il Calcio è indipendente e me ne compiaccio, benchè, a ragion veduta, pensi che un... calcio dipende sempre da una gamba, da un piede... e da chi se lo merita. E lo metto alla prova, pregandola di pubblicare questo mio sfogo. Sono un giuocatore del Lazio e perché non creda che voglia farmi réclame gratuita, la prego di tenere riservato il mio nome. La mia squadra, come Ella sa, ha conquistato il campionato della Lega Sud, con molto sud...ore riportando una aspra vittoria sul Savoia di Torre Annunziata. L'entusiasmo, le feste, per il non facile trionfo, furono cordiali e schiette e ci riempirono l'animo di gioia. Non era dunque troppo presumere, che la stampa politica e sportiva, ci avrebbe riconosciuto il merito e conseguentemente tenuto nella dovutaci considerazione. E ad onor del vero, il resoconto della partita, a parte qualche inesattezza, fu abbastanza fedele e lusinghiero per noi. Ma c'è un ma... rappresentato dai resoconti dati dagli stessi giornali, della partita Genoa-Padova, vinta dal primo, il quale proprio con noi, ha svolto nella sua regione un campionato quanto mai brillante. Ricorda, Lei, egregio signor direttore, la chiusa di tali resoconti? Vuole che gli rinfreschi la memoria?

Eccone uno: - ...Quindi la partita termina e un cavalleresco e generale applauso saluta i nuovi campioni d'Italia.

Eccone un altro: - ...Il campionato ha quest'anno il titolare che si merita - .

E un terzo ancora: - ...Il Genoa ha così conquistato il campionato italiano 1922-23.

Ora io dico che costoro abbiano venduto la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato, per la duplice ragione che non mi piace fare l'orso e tanto meno l'ammazzato, ma se per l'assegnazione definitiva del Campionato Italiano vi è ancora da giuocare una partita, se devono battersi i campioni della Lega Nord e quelli della Lega Sud, è per lo meno atto di sconvenienza anticipare gli eventi, anche se facilmente prevedibili. Via, siamo o non siamo – come direbbe il Marchese Colombi ? – Che siamo, lo attestano le innumerevoli partite regionali disputate con pari ardore, non foss'altro perché al Sud ci fa più caldo che al Nord, lo attestano le massacranti finali, i sacrifici sostenuti, la fede perseverante nel tentare di suscitare nel Mezzogiorno la passione del Calcio. Che non siamo, ce lo buttano in faccia i giornali politici e sportivi, proclamando i vincitori del Campionato Italiano prima ancora che abbiano disputato con noi l'ultima partita. Mi consenta di dire, Egregio signor Sacheri, che ciò non è affatto cavalleresco, e di esprimere tutto il mio rammarico e quello dei miei compagni di squadra. Saremo vinti, ma almeno ci si doveva concedere l'onore delle armi e ci si doveva usare il riserbo elementare di attendere il fatto compiuto... tanto più che la di.. Lazio... ne sarebbe stata breve. Anche per non togliere merito ai preconizzati vincitori... perché se noi siamo una quantité negligeable, la vittoria che sola assegna il diritto a campionato, perde di pregio. Ma tant'è, e si ripete l'eterno dissidio tra Nord e Sud: non ci si intende con i cervelli, come ci si potrebbe intendere... con i piedi?

Segue la firma



Il ritaglio della rivista "Il Calcio" con la lettera del giocatore biancoceleste




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