Selmosson Bengt Arne


Bengt Arne Selmosson

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Attaccante, nato a Sil (Svezia) il 29 marzo 1931 e deceduto a Stoccolma il 22 febbraio 2002.

Bengt Arne Selmosson cominciò la sua carriera nelle giovanili del Sils per poi passare al Joenkoeping, dove in quattro stagioni giocò 81 partite e segnò 33 reti. Il servizio militare l'aveva svolto nei Vigili del Fuoco e per tutta la vita rivendicò la sua appartenenza a questo Corpo. Acquistato dall'Udinese nel 1955, sotto la presidenza di Dino Bruseschi, per ben 150 milioni, disputò 34 partite segnando 14 reti. In questa squadra giocava in coppia con Lorenzo Bettini e i bianconeri arrivarono secondi in campionato dietro il Milan. L'anno successivo Costantino Tessarolo, con il decisivo appoggio economico di Mario Vaselli, lo portò alla Lazio con una trattativa complessa in cui Alberto Fontanesi e Per Bredesen furono girati all'Udinese insieme ad un buon numero di milioni che consentirono ai biancocelesti di avere anche Bettini. Nella Lazio militò per 3 stagioni per complessivi 101 incontri e 31 reti. Nell'estate del 1958 la Lazio era in piena crisi finanziaria e il presidente reggente della società Leonardo Siliato fu obbligato a vendere l'asso svedese che era divenuto il beniamino dei sostenitori biancocelesti. La cosa che più ferì gli sportivi fu che l'acquirente che fece l'offerta più alta fu la Roma che, per 135 milioni, si appropriò del giocatore. Alcuni dirigenti laziali raggiunsero il calciatore, che era in vacanza in Svezia, per scongiurarlo di non firmare il contratto.

Selmosson dichiarò che preferiva restare in biancoceleste ma le regole in quegli anni erano ferree e il giocatore alla fine dovette cedere. Una folla di sostenitori scese in piazza e vi furono numerose scaramucce con le forze dell'ordine; alcuni dirigenti si dimisero, altri non poterono per molto tempo uscire di casa e i tifosi giurarono di non abbonarsi. Inoltre la settimana precedente alla cessione, un settimanale sportivo aveva messo in vendita uno dei primissimi poster a colori in cui era rappresentato il volto di Selmosson in maglia biancoceleste e i ragazzini laziali, entusiasti, avevano riempito le pareti delle loro stanze con quell'immagine. Proprio loro erano i più colpiti dalla cessione anche perchè lo svedese era tra i calciatori più attivi nel presenziare ai corsi giovanili di addestramento al calcio dell'Acqua Acetosa. Alla Roma Selmosson rimase quattro anni giocando 87 gare con 30 reti. Nell'ultima stagione in giallorosso non scese mai in campo e nel novembre 1961 fu ceduto all'Udinese. In Friuli restò fino al 1964, con i friulani in serie B. In 73 partite in bianconero segnò appena 18 reti. Rientrato in patria giocò con il Skoevde AIK per poi intraprendere la carriera di allenatore in squadre minori. Dopo l'abbandono dell'attività sportiva si stabilì a Gotene dove aprì un negozio di articoli sportivi. Nel 2009 le autorità municipali di Gotene hanno eretto un monumento in suo onore e all'inaugurazione erano presenti numerosissimi sportivi e i familiari di "Raggio di Luna".

Selmosson è stato uno dei giocatori scandinavi più forti in assoluto. Nel 1958 con la Svezia fu vicecampione del mondo dietro il Brasile di Pelè. Fu anche un personaggio carismatico e popolarissimo. Soprannominato ad Udine per il colore dei capelli "Raggio di Luna", si portò questo soprannome anche in patria, "Månsträlen". Abbastanza alto e potente (m 1,78 per kg 73), era velocissimo e dotato di una tecnica da fuoriclasse. Si appostava fuori area in posizione di interno sinistro e una volta ricevuto il pallone dribblava seccamente l'avversario e in piena corsa, un po' ondeggiante e senza mai guardare la sfera, o passava di precisione al centrattacco o staffilava rasoterra e implacabilmente in rete. Era temibilissimo anche di testa in quanto dotato di elevazione e di scelta di tempo perfetta. Giocatore esemplare per correttezza e misura, dopo un goal segnato alla Lazio in un derby, tornò a capo basso verso il centro del campo senza il minimo gesto di esultanza. Quest'episodio, che non si era mai verificato su un campo di calcio in Italia, fu molto apprezzato sia dai tifosi laziali che da quelli romanisti. Mai polemico, elegante e posato, era anche molto timido e nei campi infuocati di provincia a volte restava avulso dal gioco e questo fu il suo unico limite. La discussa cessione di Selmosson alla Roma è rimasta nella memoria collettiva dei vecchi tifosi biancocelesti. I due famosi autori teatrali Garinei e Giovannini scrissero una commedia intitolata "La padrona di Raggio di Luna" basata su quella vicenda. Nils Liedholm, che dopo la carriera di allenatore era diventato un raffinato produttore di vini, volle chiamare, alla notizia della scomparsa di Arne e in onore del suo connazionale, un suo spumante frizzante e completo con il nome di "Raggio di Luna".

Nota

Durante la carriera in Italia veniva riportato come Bernt Arne Selmosson. Nel 2012 l'Ufficio toponomastico del Comune di Udine ha intitolato a Selmosson una via della città.



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