Tessarolo Costantino


Costantino Tessarolo

Presidente S.S. Lazio, nato a Schio (VI) il 23 febbraio 1895 e deceduto a Roma il 26 luglio 1988.

Nel 1921 era contitolare del Pastificio Scledense che ebbe un grande successo commerciale. Giunto a Roma si distinse in imprese industriali di vario genere che fecero aumentare notevolmente le sue potenzialità finanziarie. Di lui, in ambito Lazio, si sente parlare per la prima volta il 14 maggio 1949 quando figura come consigliere della società che aveva come presidente generale Remo Zenobi e come potente finanziatore Eugenio Gualdi. Il 19 febbraio 1952, l'assemblea della Sezione Calcio elegge presidente ancora Zenobi che dieci giorni dopo rinuncia alla presidenza generale a favore dell'emergente Tessarolo. Il 14 aprile 1953, in assemblea, Zenobi espone un bilancio che registra un debito di 170 milioni di Lire e rassegna le dimissioni. Dopo soli 28 giorni Zenobi morirà ad Ischia e la società sarà costretta a formare un nuovo consiglio direttivo presieduto dall'industriale ceccanese Antonio Annunziata. Questi presenta un piano industriale che il consiglio rigetta e ciò provocherà le sue dimissioni irrevocabili. Il 30 maggio il consiglio presieduto da Renato Bornigia affida a Tessarolo la presidenza ad interim.

Immediatamente, quasi dimentico del deficit di bilancio, Tessarolo spende oltre 100 milioni per l'acquisto di Pasquale Vivolo e Alberto Fontanesi. La sua convinzione è che per risollevare la società la squadra debba essere fortissima e questa sua strategia l'applicherà durante tutto il periodo di permanenza al vertice societario. In una spirale di allenatori assunti e sostituiti e con l'arrivo di grandi e quindi costosi giocatori, Tessarolo vede aumentare il deficit in modo impressionante. E' costretto, quindi, a ricorrere all'appoggio finanziario del conte Mario Vaselli ma i due, sia pure uniti nella volontà di spendere, hanno molte discordanze nelle scelte tecniche che si scontrano fatalmente nel momento di scegliere giocatori e tecnici. Comunque sia, l'acquisto, in divese stagioni, di campioni come Arne Selmosson, Roberto Lovati, Giovanni Molino, Ermes Muccinelli, Enrique Martegani, Humberto Tozzi, Nicola Lo Buono, Karl Praest, Umberto Pinardi, Luigi Moltrasio e altri giocatori, porteranno il deficit della Lazio all'inimmaginabile cifra di 950 milioni e alla conquista di due terzi posti in classifica.

Il 4 novembre 1956 l'assemblea generale straordinaria è lacerata dalle pressanti richieste di alcuni soci dissidenti di conoscere i nomi dei creditori. Tessarolo non fa alcun nome ma fa capire che esiste un "gran creditore" che tutti identificano con Mario Vaselli. La paradossale situazione finanziaria, del resto, investe solo la Sezione Calcio in quanto le altre vengono gestite con moderazione e abilità. Di fronte al probabile collasso societario, l'assemblea elegge una reggenza formata da Leonardo Siliato e Antonio Alecce. Tessarolo si allontana dalla Lazio, che al di là di una gestione dissennata aveva amato sinceramente, e la lascerà nel pieno di una crisi economica i cui perniciosi effetti si faranno sentire ancora per molti anni. A contribuire pesantemente all'impoverimento della Sezione Calcio è il fatto che, da presidente di importanti istituti bancari, si prodiga inutilmente per salvare la Casa di produzione cinematografica Minerva che sta fallendo e che, a causa di ciò, genererà la irreversibile crisi della cinematografia italiana.

Il 29 novembre 1960, dopo tre anni di silenzio, Tessarolo riappare nell'assemblea generale per essere nominato Commissario straordinario.

In un periodo difficile tale nomina appare un tentativo di rinverdire i tempi delle spese senza limite ma è anche un tentativo di stabilire una sorta di "pax" tra tutte le componenti e le correnti societarie. Ma il peso dei debiti è insostenibile e l'1 febbraio Tessarolo si dimette. Costantino Tessarolo è stato presidente dell'Italcasse in un momento difficile e attraversato da polemiche e inchieste giudiziarie. Fu inoltre presidente delle Casse di Risparmio. Anche il suo rapporto con Mario Vaselli, riorganizzatore e finanziatore del M.S.I., fu molto controverso. Fu il perfetto rappresentante di un modo di intendere la conduzione delle società sportive che, in nome dello spettacolo, del successo e del coinvolgimento emotivo, subirono le conseguenze di comportamenti poco conformi alle buone regole di gestione.





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