Olimpicus - AfterWorld il DopoMondo: differenze tra le versioni

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Lo Zio chiese un bicchiere d'acqua da una certa fontana, alla quale aveva bevuto da ragazzino e che stava ancora lì, in un angolo del prato. Era di nuovo bello ritto sulla pedana Stanton. Rilassato, prese a masticare un chewing-gum di bacche Zo (era nota questa sua inclinazione al trastullo psichedelico) e osservava, con gentili movimenti del collo, il gioco di ricomposizione dei cerchi e delle ellissi, con i bios affaccendati attorno ai bambini. Ripristinati il silenzio e l'ordine, riattaccò a parlare.


''Yo, boys, yu gonna irmi blokisc enoder fofaiv auas, nay?'' - Tutti risero, consapevoli dello scherzo. Zio Josh rise anche lui, a lungo, facendo gesti con le mani che stava lì lì per addormentarsi, e subito aggiunse: ''Baccyor ticcia seddo tumi det mai Italianski is comprensibol, enso si sono deservate e nota verdisc onde greidbuk, nay''? Altre risate: l'Itisc dello Zio era irresistibile.

''Oh Oh, ma adesso arriviamo alle cose seriose. I miei ricordi personali. Quelli che mi si sono rintanati come serpentelli nella pancia. Come sapete, sono nato nel [[2008]]. Solo un altro UU è più grande di me, Micio Kaku, laggiù a Tokio. Ma quello è alto la metà di me e non sa ballare la giga''! Due saltelli sul posto, sulle note di un Serpa a corda marziano partite dall'olo. Lo Zio ringraziò con un inchino il musicante Orchestrion, che intanto svaniva salutando nella colonna di luce. Il lato istrionico, che tutti ben conoscevano, iniziava a farsi strada.

''Ricordo bene la prima volta che compresi che qualcosa stava andando storto. Fu il giorno dopo un fine settimana trascorso con i genitori proprio qui, in questa villa-parco che rimaneva vicina a dove abitavo: il Quartiere Monteverde. Già, perché, Roma era suddivisa in "quartieri", cioè settori, strade, piazze, negozi e palazzi, più torri di appartamenti un parsec lontani dalle soluzioni garden nelle quali siete cresciuti. Voglio dire che lo spazio a disposizione era molto minore. Quel giorno, un lunedì di febbraio, alla "televisione", – l'apparecchio che immagino abbiate esaminato durante la visita all'Agipi Center – il Leader disse che non si sarebbe usciti per un po'. Quel "po'" si trasformò in due mesi lunari abbondanti. La mia vita, che fino a quel momento era filata via liscia, tra gioco e chiacchiere con gli amici, la scuola, l'attività sportiva, si ribaltò. Come in un brutto pebolcrid antartico'' (risatine dell'uditorio, che continuava a sperare nelle manifestazioni umoristiche dello Zio)'', mi ritrovai a ciondolare per casa, cercando di inventarmi modi per sconfiggere la noia mortale. C'erano mobail come gli smart-phone, i tablets, i mac e vari modelli di notebook, che già erano stati importanti prima, ma che, in tempi di Coronavirus, acquisirono un valore vitale. Persino i miei vecchi capirono le ragioni che avevano spinto il loro pargolo a fissare per ore, in stato di apparente catalessi, i mondi alternativi del suo universo social''.

''Oltre al ravvedimento di pa' e ma', osservai molte altre novità, in quelle settimane di trinceramento. La gente, a certe ore precise, si affacciava ai balconi delle abitazioni per cantare e gridare, fare casino usando aggeggi musicali chiamati "dischi", o veri strumenti a fiato, a corda e a percussione. Altri, invece, compravano i cani, perchè la legge concedeva ai proprietari di scendere per la strada quando volevano. Il mio doghi Lola se ne era andato nel walhalla dei doghi giusto da tre mesi, per cui anche quella possibilità di fuga, almeno per me, svanì subito. Di affitarne uno – perché accadeva anche questo – non me la sentivo. Ci furono assalti ai supermercati. Forse il concetto vi è estraneo. Ma i supermarket erano spazi coperti labirintici dove, se avevi soldi in contanti o stoccati nelle card magnetiche, compravi quello che c'era esposto, cibi e bevande soprattutto. Chiusi i commerci privati, chiuse le scuole, gli istituiti culturali, sospesi gli spettacoli d'arte varia e sportivi, le città si desertificarono. Fu incredibile! Sopra i tetti apparvero i droni: rozze apparecchiature che potete in qualche misura, se non vi schifa, considerare antenate dei roundygravities. I droni iniziarono a pattugliare i cieli per spiare chi trasgrediva il confinamento. Scene ridicole di inseguimenti apparvero sulla rete. (Vedete, schematizzato, il modello di web dell'epoca...). Ricordo un tipo che correva su una spiaggia, nella zona che corrisponde alla seconda cintura. Ma i Carabinieri, un corpo specializzato (l'immagine olo provocò chiocce risa tra le silfidi), l'acchiapparono direttamente in mare. Fu pescato come un fiscio. Il peggio fu la questione delle mascherine. Nel [[2019]] nessuno aveva innesti biodinamici; e non ci si sognava di nascere provvisti di upgrades, così che per non respirare il virus la gente si mise della stoffa davanti alla bocca e al naso. L'Italia era un paese industrializzato. Ma nel novero delle sue industrie non aveva quella delle mascherine anti-inquinamento, usate invece in Asia. Da lì, dagli stessi luoghi dai quali era giunto il Corona, arrivarono le mascherine anti-Corona. Anch'io, naturalmente, ne possedevo una: comprata sulla rete. La tenevo attaccata con un elastichino alle orecchie. Faceva male agli zigomi. Guardate questa immagine''...

Gli olo mandarono la tridimensionale di un Josh bambino, i capelli quasi bianchi, lisci a frangetta, occhiali di plastica fucsia a specchio, il volto pallido nascosto da una nuvoletta verdolina. Il ragazzino stava in piedi su un terrazzo, in mezzo a vasi di piante dai fiori rossi, e mostrava il segno "V" con la mano sinistra. Indossava una maglietta sportiva bianca e celeste, divisa a metà da un disegno a linee blu che ricordava vagamente un UltraGryphon. L'uditorio – grandi e meno grandi, perfino gli alfa e i bios – mormorò sorpreso.

''Un altro fenomeno fu la curiosità manifestata dagli animali selvatici. Le cities, infatti, non erano frequentate solo dal genere umano e da cani e gatti, ma anche da alcune specie di volatili e mammiferi, mutati in parassiti simbionti. Ad esempio i gabbiani, uccelli marini nobili all'aspetto, ma spietati predatori in realtà, che combattevano con le cornacchie astute. Un giorno, la radio e la tele dissero che un'aquila era stata vista volteggiare sopra Milano, alla ricerca di chissà che cosa. Una balena aveva fatto il suo ingresso nel porto di una città, guardando con i suoi piccoli ma intelligenti occhietti i pescatori al di sopra del pelo dell'acqua. Dappertutto, gli animali, abituati alla presenza invadente degli esseri umani nei loro territori, alle puzzolenti automobili che ora erano quasi tutte ferme, si incuriosirono alla rarerefazione improvvisa dei loro persecutori. Quello stallo tra Uomo e Natura durò pochi mesi. Mentre balletti di statistiche addomesticate tenevano a bada la popolazione. Circolarono mith busters e "fake news", come le chiamavano: una tara della rete. Ne ricordo alcune. Si vociferava che i dispositivi mobail diffondessero il virus serfando sulle onde elettromagnetiche. Che bere alcolici e la birra, in specie una certa marca che infatti fallì, favorisse l'insorgenza del Coronavirus. O che la neve lo uccidesse. Un mio amico mi assicurava che tutti quelli che parteggiavano per la mia squadra di foobba – il gioco più amato – non si prendevano la malattia; o meglio, erano asintomatici, e quindi avevano il dovere di trasmettere il Corona ai loro avversari. Tutte autentiche sciocchezze. Ma molti ci credevano. Le applicavano. Fatto sta che la confusione regnò totale, e con essa l'incertezza sul futuro. Fino a quando i governanti annunciarono che col "resto a casa" s'era giunti al punto di non ritorno. E che occorreva passare alla "fase due", se non si voleva andare incontro al collasso del sistema produttivo''.

''I confini delle città, delle regioni e delle nazioni furono riaperti. Spalancati e penetrati quasi con violenza e soddisfazione, complice l'estate. Fu una vera corsa. Fu come un "tanaliberatutti", un gioco infantile che neanch'io ho giocato ma che è esistito. Un gioco nuovo mai provato prima, col quale la gente si riappropriò degli spazi proibiti. In un'euforia perniciosa più del virus stesso e che, per qualche tempo, illuse sul fatto che la pandemia potesse diventare, velocissimamente così com'era apparsa, solo un brutto ricordo. Un'esperienza straordinaria su cui parlare e produrre libri, film e documentari, o inventarci sopra giochi di ruolo al computer. Comunque, l'estate passò all'insegna di un'altra parola d'ordine: "distanziamento sociale". Fu elaborato un modello di detection a corta distanza, tramite un accordo tra le due più potenti agenzie web, per mappare i contagi. La cosa funzionò ma non perfettamente. L'uomo è bravo a realizzare strumenti perfetti, ma si scorda che lui stesso è imperfetto. Presto mi accorsi di una cosa: distanziamento e mappatura significavano che ti dovevi guardare costantemente intorno, pronto a cambiare i tuoi programmi. E che quasi tutte le cose divertenti non si potevano fare più. Ad esempio, giocare a foobba su questo prato. Andare alle partite. Anche avventurarsi al mare, o un'escursione, erano off-limits. L'occhio scendeva sempre al telefonino nella mano, che ti segnalava i "coronas" e gli "asinto", le due specie vagolanti nella biosfera urbana''.

''La scuola non saltò ma riaperse a settembre, col sistema "home"; il che, alla fine dei conti, si inserì nel quadro generale di paranoia. Le vittime, qui nella Iunion, s'erano attestate ufficialmente a quota 35 o 40 mila, non ricordo esattamente; però vi posso dire che nella maggioranza si trattava di malati o anziani. Infatti, solo i più forti resistevano. I miei quattro nonni, tutti belli vegeti, rientravano nella categoria dei forti. Li guardavo e mi accorgevo di come fossero più felici di prima, grati di iniziare una nuova giornata senza tubi attaccati. Poi, arrivati i primi freddi, la situazione precipitò. Recuperò il passo battagliero il Coronavirus che, lo si capì subito, s'era attrezzato per combattere. Il mio amico continuava a ripetermi che il CV19, tutto sommato, s'era comportato da "mezza pippa"''. (Gli uikies censurarono la spiegazione dell'esotico termine, mentre Micha mimava platealmente il gesto alle Fairies, che compresero al volo). ''Accoppare gli ottantenni non costituendo una medaglia al merito per nessuno: neanche per un animaletto grande quanto la cacata di una pulce a digiuno. Bene. Il Covid20 mezza pippa non lo fu davvero. Da Pebolcrid, il fragile virus a mina marina s'era trasformato in un Popsicle alla menta bipolare marziana''. (Lorenzo liberò una sghignazzata a garganella: quello Zio era un mattacchione sul serio, e conosceva cosa piaceva agli explorers)''.

''Poco prima di una festa religiosa invernale, i dati furono svelati, questa volta senza furbate: oltre il 17% dei malati di CV20 ci stirava le zampe, e gli asintomatici erano calati. Invece dell'immunità di gregge, come s'era sperato, si aveva ottenuto il risultato inverso: stimolare la mutazione del virus in qualcosa di estremamente cattivo. Questa volta, i miei nonni ci rimasero secchi. Pure la nonna Pina, che si era vantata con me di essere immune perché da giovane aveva fumato erbe "rasserenanti"''. (Anche qui, nessuna spiegazione da parte degli Wiki-studs, con dispetto dei bambini Potters, che probabilmente al riguardo dovevano saperne un minimo. I Potters agitarono le loro bacchettine nere per rimarcare la cosa ai droidi, che rimasero imperturbati). ''Nell'arco di tempo compreso tra il [[2021]] e il [[2029]], morirono, qui nella Iunion, tredici milioni di persone: la fascia over sixty spazzata via quasi al completo. Furono, quelli, gli anni in cui diventai adulto. Credetemi, non furono tempi felici, adatti a un giovane manny sano e con le batterie molto cariche. La sensazione frustrante, e che non mi abbandonava mai, era di avere a disposizione una stratocar diamagnetica mille miglia lontano da una rete Nymbo. O di passeggiare nei Giardini Dendroxantici con i filtri nasali e gli occhi guasti. O di essere stato selezionato per le colonie Fifer di Encelado, insieme ad altri disadattati come me e con lo scopo dichiarato di battere al waterpolo carbonico i Neptans tentacoloidi''. (Risate sommesse).

''Il decennio successivo fu anche peggiore. Oggi lo sappiamo, ma all'epoca no, nutrivamo appena un lieve sospetto: la Mater aveva deciso di dare una scrollatina al piccolo disubbidiente. La riemersione dei ghiacci primordiali, celati sotto le calotte polari sciolte dal riscaldamento artificiale della bioatmosfera, liberò squadroni interi di virus antichi quanto letali. Vogliosi di scorrazzare in lungo e in largo sul pianeta: un mondo inquinato da fragili esseri umani inconsapevoli di tenere ammucchiati mostri del genere sotto il tappeto di casa. Già il Covid21 aveva fatto saltare governi e democrazie come tappi di champagne a una festa di Zombi ubriaconi''. L'immagine di uno Zombi del ventesimo secolo, deambulante sul praticello della villa, forse un errore di valutazione del droide proiettore che l'aveva rinvenuto negli archivi della rete, causò un soprassalto nelle Fairies del Venus Barbie Institute. ''I Pandora, i Nora, i Rota, i micidiali Rubik versicolori, gli Striker, o anche semplici batteriofagi T4 che avevano imparato qualcosa durante il loro sonno plurimillenario, appestarono ogni angolo, avendo come bersaglio d'elezione l'Homo Sapiens Sapiens. E fecero centro! Quel che accadde dopo è materia di studio e non di questo incontro. Nel 2039, al culmine di quasi venti anni di sarabanda dei virus naturali, l'E7 comparve. A sorpresa? Forse in un primo tempo no, ma poi sì: perché era oltre ogni immaginazione. Metteva fuori combattimento in sette giorni, con matematica puntualità, l'ospite sano, costringendolo ad affogare nel suo stesso sangue. Tornava libero e ripartiva in caccia. In pochi mesi uccise il 99.99 % della popolazione mondiale. Un radio-pluridimensionale di sintesi, come ci rivelarono i Dagons. Un attacco deliberato dei loro avversari in questo settore della galassia; e che li indusse ad intervenire''.

''Fu il Secondo Avvento. Su venti milioni di trilioni di stelle, che forgiano mille sistemi solari al secondo, era quanto mai improbabile che fossimo le uniche creature senzienti nell'universo. C'erano in realtà innumeri stirpi. Da eoni si moltiplicavano e si espandevano, viaggiando anni luce negli spazi cosmici. Più antiche e intelligenti di noi. Quasi tutte più sagge. E tra loro c'erano i Dagons, visitatori del Terzo Pianeta del sistema Sol. Da maghi della genetica, ci avevano mutato da scimmie arboricole in scimmie di terra che ambivano a nominare quel che vedevano. I virus di trasferimento genico erano stati i vettori utilizzati per sviluppare il nostro cervello. Le religioni, i miti di creazione comuni ai popoli primevi, una pallida parvenza della verità che era sempre stata lì, letteramente sepolta sotto i ghiacci, i mari, le rocce e i deserti. I Dagons, i Grigi dalla cresta di lux cangiante, i loro virus alieni, avevano avuto bisogno del nostro patrimonio genetico; così da evitare la consunzione che li affliggeva. L'esperimento aveva funzionato. Almeno fino a quando, accecati dalla superbia, non avevamo mangiato del frutto proibito. Ed ecco piombare, come una folgore dal cielo, il Nemico. Ok. Ma questi temi li conoscete a menadito. Sono parte dei programmi della quinta e sesta classe. Le basi della nostra civiltà. Vorrei chiudere, piuttosto, questa speciale mattinata, con un "contatto" oltre le parole che mi ponga fisicamente in mezzo a voi''...

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Il Testimone fece un segno al suo cameriere personale, il bios di ultima generazione dalle fattezze assolutamente umane. Nel mentre, il plateau di bambini e bambine si alzò in piedi, per sgranchire i muscoli, dacchè lo Zio s'era messo a svolgere buffi piegamenti sulle gambe; certo per puro istrionismo e non per dolori improbabili, considerato il rango dodici del suo status. Avrebbe potuto tenere discorsetti qua e là per altri mille anni senza cambiare minimamente di aspetto, solo se i Dagons l'avessero voluto. E lui con i Grigi, su XI Cygni, ci prendeva il caffé insieme. Trascorsero così alcuni minuti, durante i quali le Ladies concertarono il finale con il funzionario governativo. Poi, senza preavviso, il Testimone si diresse verso il centro del prato, scortato dai bios, dagli alfas e da un gruppo eletto di Ladies. Le restanti maestre, con secchi ordini, allargarono i cerchi e le elllissi in due fronti contrapposti, come tante piccole Mosè indaffarate a separare le acque del Mar Rosso. Si ricompose una nuova formazione: Josh stava ora posizionato su una luminosa striscia Stanton, che tagliava in due lo spiazzo. Quindi lo Zio riattaccò per concludere il suo show:

''Cari bambini e care bambine, il sole è vicino allo zenit e ci avvisa che il momento della merenda non può essere lontano. Anche io ho una certa famina''...

Tirò fuori da un'invisibile tasca un Pebolcrid gommaceo e gli diede un morso feroce, staccandogli di netto la testa a pera e masticando con gusto – L'uditorio rise educatamente.

''Vi voglio presentare Mister Clark, il mio cameriere fedelissimo e, a volte, tiranno personale assai discreto. Lui è stato concepito tra le stelle, e ha respirato, per così dire, aria diversa dalla nostra (per sua fortuna), fino a quando non hanno deciso di mandarlo sulla Terra a porre un freno alle mie baldorie''.

Mister Clark, simile fisicamente al Testimone ma di apparenza più giovane e con corti capelli neri, si presentò con un inchino rispettoso rivolto al pubblico.

''Non sono Santa, il genio dei boschi che portava doni ai bambini buoni, ma alcuni modesti regalini Mister Clark ce li ha, nascosti nello zaino''.

Il droide bio, come l'assistente d'un mago del ventesimo secolo, fece sì col capo e, istantaneamente, gli apparve tra le mani un involucro Garland. Lo Zio asserì anche lui con la testa, evidentemente compiaciuto:

''Partiamo dai primi della classe, i Tel. Che, se li facciamo attendere troppo, ci fulminano con i loro occhi spintronici. Ecco un bell'Ordinatore Plasmonico. Non sarà difficile immaginare un pianeta tutto per voi, con questo bell'aggeggio a disposizione''! – Lo stesso bambino che aveva guardato corrusco Lorenzo, si alzò e andò a ricevere il dono dalle mani del Testimone, assieme a un buffetto sulla guancia.

''Ed ora tocca ai nostri piccoli Cloner Ramati, che vedo qui raccolti dinanzi a Mister Clark. Per voi, futuri sacerdoti del Tempio, niente di meglio di uno stock di Zencandele, confezionate dalle api selenite dei laboratori Collins''. – Un bambino cloner, la pelle squamata giallonera, gli occhi intelligenti e penetranti di cristallo limpidissimo, alto un metro e trenta non di più, avanzò sulle gambette arcuate. Inginocchiandosi per eseguire il sacro VO nella modalità completa, mostrò ai confratelli, tutti uguali a lui, la preziosissima reliquia. Fu quindi il turno delle Silfidi e delle Fairies, che ringraziarono per i doni con brevi spettacoli di danza e canti sirenici. I Potters ebbero una pianta Lamiarum coltivata sulla costellazione del Cane Maggiore, con cui sicuramente si sarebbero baloccati parecchio, prima di venirne a capo. Finalmente, giunse l'ora degli explorers. Lo Zio tolse di mano a Mister Clark il Garland. Impetrò un attimo di silenzio generale; voleva aggiungere qualcosa:

''Settantacinquemila anni fa, anno più anno meno, diventammo creature simili a chi ci voleva padroni del nostro destino. E non c'è un futuro da creature libere, se non si sente la sete del viaggio. Per questo motivo, voi esploratori siete cari al mio cuore. Perché so che sarete piloti rammer e solcherete gli spazi intergalattici per l'intera vostra esistenza. E così accrescerete il valore umano al cospetto delle miriadi di razze disperse nell'universo. Tu, biondino dagli occhi magnetici, vieni qui''!

Lorenzo, preavvisato da Lady Isidore, si avvicinò al Testimone.

''Per te ho due doni. Il primo da parte di Mister Clark, un'ergosfera che ti aiuterà a migliorare le abilità nel gioco del gravity, nel quale mi dicono sei un campione quasi insuperabile''.

Lorenzo accettò, esibendo un sorrisetto imbarazzato, la palla che gli porgeva Mister Clark; un oggetto bellissimo, di fattura ganimediana, e che recava il simbolo UU inscritto in un cerchio, e anche quello dei Dagons: la Piramide con l'Occhio della Perfezione e la Stella a Cento Cuspidi.

''Il secondo dono è mio personale... la riproduzione fedele, ma in tessuto meta, della maglietta che hai visto poco fa nell'olo, quella che indossavo nel [[2020]]. Era la divisa della mia squadra. Si chiamava "Società Sportiva Lazio", e vinse l'ultimo [[campionato]] di foobba. Lo vinse l'estate stessa del contagio''.

Alle parole, pronunciate in tono solenne, lo Zio accompagnò un lieve bacio scoccato sulla fronte dell'esploratore. Micha, da accucciato a gambe incrociate che era, si produsse in un balzo sul posto di due metri almeno, accoppiato a un belluino ululato che neppure le grida compatte degli altri explorers riuscirono a rendere indistinto. Lorenzo si tolse il giubbino verde degli explorers e vestì la nuova divisa che lo Zio gli porgeva. Fece il segno VO rivolto alla folla, che lo rimandò prontamente. Un'emozione profonda coinvolse gli adulti presenti, e più di una maestra pianse. Lorenzo tornò tra le file, sussurrando a Micha che avrebbe tenuto la ''scert'' della "Lazio" sotto il corpetto durante le partite del [[campionato]] di gravity. E che, con quel formidabile ''lakyciarm'' sulla sua pelle nuda, niente e nessuno avrebbe impedito loro di vincerlo. Nel frattempo, il Testimone e i suoi accompagnatori avevano raggiunto l'hornet. Con un ultimo saluto, Zio Josh scomparve nell'aircraft, e un attimo dopo si udì il crack dell'apertura del dome. Lorenzo e Micha seguirono, con pupille splendenti di orgoglio, la scia del velivolo che si allontanava sopra il cielo di Roma. Era stata una giornata indimenticabile. Il minuscolo leader dei Cloner, Tyresias dalla splendente cresta fonica, sciolse i legacci della sacca di cuoio per prendere la piuma sacra. La intinse nell'inchiostro di Leda e scrisse sul suo Libro della Vita: ''Tumorou lukso promisin en garantiid fodem. Deia silvereingels, intreinin touok fareuei skais''.


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Versione delle 15:54, 20 apr 2020