Il caso Ignazio Mesones: differenze tra le versioni

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Tutto questo appare come un trucco allo scopo di far sparire le tracce della Simonetti ed impedire che fosse identificata nelle mentite spoglie della profuga Rotellini. Non risulta, del resto, che la Simonetti si fosse fatta rilasciare il passaporto per l'estero, mentre risulta che il [[14 luglio]] [[1917]]; richiese il passaporto per l'interno. La Simonetti tenuto conto del periodo eccezionale della guerra, non avrebbe potuto recarsi all'estero senza il passaporto e gli altri documenti che le erano assolutamente necessari per lo pratiche di riconoscimento. Tutto fa ritenere la manovra predisposta per nascondere l'identificazione del cadavere. Nell'atto di denunzia dell'omicidio
Tutto questo appare come un trucco allo scopo di far sparire le tracce della Simonetti ed impedire che fosse identificata nelle mentite spoglie della profuga Rotellini. Non risulta, del resto, che la Simonetti si fosse fatta rilasciare il passaporto per l'estero, mentre risulta che il [[14 luglio]] [[1917]]; richiese il passaporto per l'interno. La Simonetti tenuto conto del periodo eccezionale della guerra, non avrebbe potuto recarsi all'estero senza il passaporto e gli altri documenti che le erano assolutamente necessari per lo pratiche di riconoscimento. Tutto fa ritenere la manovra predisposta per nascondere l'identificazione del cadavere. Nell'atto di denunzia dell'omicidio


accenna alla condotta tenuta dal Mesones e della sua inclinazione per il gioco. Si risale a quando il pittore risiedeva a Milano ed a Bordighera, nella quale ultima città si faceva chiamare col titolo di conte e si spacciava come addetto dell'Ambasciata d'Italia a Pietrogrado. In seguito alla denunzia, l'autorità giudiziaria ha spiccato due mandati di cattura. La famiglia Simonetti è profondamente turbata, Tanto è lo strazio provati dal comm. Attilio Simonetti che ha voluto mettersi a letto malato. Il Mesones si troverebbe ora in una casa di salute. E' stata arrestata una delle persone, dalle quali l'agente Pellegrini avrebbe ricevuto la confidenza sul presunto assassinio.
accenna alla condotta tenuta dal Mesones e della sua inclinazione per il gioco. Si risale a quando il pittore risiedeva a Milano ed a Bordighera, nella quale ultima città si faceva chiamare col titolo di conte e si spacciava come addetto dell'Ambasciata d'Italia a Pietrogrado. In seguito alla denunzia, l'autorità giudiziaria ha spiccato due mandati di cattura. La famiglia Simonetti è profondamente turbata, Tanto è lo strazio provati dal comm. Attilio Simonetti che ha voluto mettersi a letto malato. Il Mesones si troverebbe ora in una casa di salute. E' stata arrestata una delle persone, dalle quali l'agente Pellegrini avrebbe ricevuto la confidenza sul presunto assassinio.


'''Il [[12 maggio]] [[1922]] al termine di un processo, il Mesones, ormai cieco, verrà riconosciuto colpevole di omicidio ed estorsione e condannato a 23 anni di reclusione. La sua presunta complice, Maria De Angelis a 10 per complicità. Da notare che nel periodo dei fatti: Dicembre [[1917]]-Maggio [[1922]], il fratello Alberto Mesones, secondo la corrispondenza intrattenuta con la famiglia Corelli, non era più in Italia.'''
'''Il [[12 maggio]] [[1922]] al termine di un processo, il Mesones, ormai cieco, verrà riconosciuto colpevole di omicidio ed estorsione e condannato a 23 anni di reclusione. La sua presunta complice, Maria De Angelis a 10 per complicità. Da notare che nel periodo dei fatti: Dicembre [[1917]]-Maggio [[1922]], il fratello Alberto Mesones, secondo la corrispondenza intrattenuta con la famiglia Corelli, non era più in Italia.'''

Versione delle 22:53, 23 lug 2014

Dalla Stampa del 31 gennaio 1920

Un delitto scoperto dopo due anni? La sig.Bice Simonetti Mesones sarebbe stata assassinata. Roma,30 gennaio, notte.

Una lunghissima narrazione del Giornale d'Italia, viene alla luce un efferato delitto che impressionerà vivissimamente,sia per la sua diabolica preparazione sia per le persone che sono coinvolte nel tragico fatto. Scomparve nel gennaio del 1918 una giovane signora, Bice Simonetti, moglie del pittore Luigi Ignazio Mesones, romano. La signora, figlia del comm. Attillo Simonetti, proprietario di una frulleria d'arte in Roma, fu assassinata, in mentre si credette che essa fosse scomparsa da Roma. L'ipotesi della scomparsa venne accreditata dalle false indicazioni di un cadavere rinvenuto sulla rive del Tevere.

Si credette e si fece trattore allora che il cadavere fosse quello di una profuga certa MarIa Rotellini. Due anni trascorsero. Nessuno pensava più alla signora Mesones, allorchè notti or sono in un caffè dei Prati di Castello un guardiano notturno udì la confessione del delitto. Di qui nuove indagini della Questura e della magistratura. In seguito a tali indagini sono stati spiccati due mandati di cattura. Questa la sintesi del fatto sensazionale. Ecco ora i particolari salienti.

Il Mesones era un Tipo di scellerato. Il comm. Simonetti non voleva dargli in sposa la figlia, perchè il Mesones aveva un'amante. Il Mesones rapi la fanciulla e fece comunicare al padre della Bice che era pronto a restituirgli la figlia purché avesse acconsentito al matrimonio, e per evitare fatti incresciosi e gravi, il comm. Simonetti dava il permesso per le nozze. Alla signorina Simonetti veniva pure assegnata una cospicua dote.

Pare che il Mesones non mutasse sistema di vita, spendendo allegramente il denaro, il padre della sposa, che amava molto la figlia, veniva ancora in aiuto della coppia assegnandole una somma ogni mese per le spese di casa. La serenità però esulò nuovamente dall'animo di Bice ed un giorno, nel gennaio del 1918 la signora Mesones scompariva di casa misteriosamente. Il Mesones, disse che la sposa era andata in Perù da un suo fratello per occuparsi dell'eredità che aveva lasciato suo padre, morto di una malattia che lo straziava da tanto tempo. Recatasi a Napoli e ritirati un paio di orecchini con brillanti impegnati prima, si era imbarcata per l'America. L'annunzio sorprese molto il comm. Simonetti. Trascorsero varie settimane. Il Mesones affermò essergli pervenuta la notizia del naufragio del vapore sul quale si era imbarcata la sposa: cosicché non vi era più da nutrire speranze. La poverina era perita e il suo corpo si trovava in fondo al mare.

Il comm. Simonetti e i parenti tutti furono costretti a piangere la perdita, della figlia e a ritenerla come morta. Ma di quando in quando terribili sospetti li assalivano. Intanto sì rinveniva sul Lungo Tevere il cadavere, di una giovane donna che fu identiflcato, dopo l'esposizione del cadavere alla Morgue, come la profuga Maria Rotellini. Due anni trascorsero. Nella notte del 4 gennaio 1920, in un caffè di via Fabio Massimo, angolo via Cola di Rienzo, due individui parlavano fra di loro alquanto misteriosamente. Tendendo l'orecchio, il guardiano notturno afferrò varie frasi molto gravi.

Si trattava di importanti rivelazioni sulla scomparsa misteriosa della signora Bice, la quale scomparsa aveva stretto rapporto col rinvenimento della giovane, profuga suicidatasi gettandosi dal Lungo Tevere. Da Quanto aveva inteso, la signora Simonetti e la giovane ritenuta coinè profuga, di nome Maria Rotellini, non formavano che una persona sola. Non solo, ma che la povera signora era stata uccisa. Il guardiano andò allora alla Morgue chiedendo all' addetto Capezzuoli, dell'istituto di medicina, due copie della fotografia dell'infelice che per circa due settimane era rimasta in una gelida celletta in attesa di essere riconosciuta. Il guardiano notturno si recò poi in Questura, il commissario Cadolini invitava nel suo ufficio i parenti della signora Bice Simonetti. Venne prima il signor Pietro Gentile, di anni 59 romano, possidente, abitante in via Campo marzio. N. 24, zio materno, il Quale, osservando i due ritratti, riconobbe subito la sventurata nipote. Poi giunsero il comm. Simonetti e la signora Gentile ed altri congiunti e tutti, guardando la fotografia e notando i fini e gentili lineamenti dell'infelice, dichiararono fra viva commozione che era assolutamente la povera Bice.

In seguito a ciò, veniva presentata denunzia di omicidio. Nella denunzia di omicidio presentata all'autorità giudiziaria è detto: « Il 27 febbraio 1918 veniva segnalato al Commissario di Pubblica sicurezza di Prati la scomparsa della giovane signora Simonetti Bice, maritata Mesones, di Attilio e di Gentile Augusta, di anni 22, di Roma, abitante in via Crescenzio, n. 13. Fu in proposito interrogato il signor Mesones Ignazio, fu Emanuele, nato a Roma l' 11 luglio 1889, il quale, il 27 febbraio 1918 fece una dichiarazione nel quale il Mesones asserisce che la moglie, Simonetti Bice, si allontanava da Rama il 31 dicembre 1917 per recarsi a Napoli a ritirare degli orecchini impegnati.

Essa sarebbe poi ritornata ii Roma il primo di gennaio 1918 senza gli orecchini, riportando indietro la somma di lire 8.500 destinati allo spignoramento. Dopo qualche giorno sarebbe ripartita per Napoli per imbarcarsi per Barcellona, e quindi per l'America diretta in Perù per liquidare una eredita. Il Mesones non firmò detta dichiarazione perché malato negli occhi. Tenuto presente che la Simonetti Bice fu riconosciuta nella fotografia del cadavere della sedicente profuga Rotellini.

Appare strano come risultasse priva di mezzi proprio nei primi di gennaio 1918,quando avrebbe dovute avere £ 8.500. di cui accenna il Mesones, e il cadavere della giovane donna venne appuntò rinvenuto il 1 gennaio 1918, quando il Mesones asserisce che la moglie partiva per Napoli diretta in America nei giorni che la sedicente profuga Rotellini vagava negli alberghi del Montenegro e Iride (riga di giornale illeggibile)

Secondo le dichiarazioni del Mesones, la Simonetti doveva invece trovarsi a Napoli a ritirare gli orecchini. Tutto questo il 2 gennaio 1918. Tutto questo appare come un trucco allo scopo di far sparire le tracce della Simonetti ed impedire che fosse identificata nelle mentite spoglie della profuga Rotellini. Non risulta, del resto, che la Simonetti si fosse fatta rilasciare il passaporto per l'estero, mentre risulta che il 14 luglio 1917; richiese il passaporto per l'interno. La Simonetti tenuto conto del periodo eccezionale della guerra, non avrebbe potuto recarsi all'estero senza il passaporto e gli altri documenti che le erano assolutamente necessari per lo pratiche di riconoscimento. Tutto fa ritenere la manovra predisposta per nascondere l'identificazione del cadavere. Nell'atto di denunzia dell'omicidio

Sì accenna alla condotta tenuta dal Mesones e della sua inclinazione per il gioco. Si risale a quando il pittore risiedeva a Milano ed a Bordighera, nella quale ultima città si faceva chiamare col titolo di conte e si spacciava come addetto dell'Ambasciata d'Italia a Pietrogrado. In seguito alla denunzia, l'autorità giudiziaria ha spiccato due mandati di cattura. La famiglia Simonetti è profondamente turbata, Tanto è lo strazio provati dal comm. Attilio Simonetti che ha voluto mettersi a letto malato. Il Mesones si troverebbe ora in una casa di salute. E' stata arrestata una delle persone, dalle quali l'agente Pellegrini avrebbe ricevuto la confidenza sul presunto assassinio.

Il 12 maggio 1922 al termine di un processo, il Mesones, ormai cieco, verrà riconosciuto colpevole di omicidio ed estorsione e condannato a 23 anni di reclusione. La sua presunta complice, Maria De Angelis a 10 per complicità. Da notare che nel periodo dei fatti: Dicembre 1917-Maggio 1922, il fratello Alberto Mesones, secondo la corrispondenza intrattenuta con la famiglia Corelli, non era più in Italia.