24-25 Agosto 2012 Mostra/conferenza su Ezio Sclavi p.2

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La scheda di Ezio Sclavi

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Ezio Sclavi

Il calciatore, l'artista

"Un uomo d'Oltrepò"

Parte seconda





Sclavi assiste all'allenamento dei suoi compagni.
Nella foto sopra (ultimo in piedi) è schierato in campo nella sua
partita d'esordio in Nazionale a Torino, Italia-Ungheria 3-2,
del 13 dicembre 1931.


Il Dopoguerra


Dopo essersi trasferito nel 1948 ad Arma di Taggia, in provincia di Imperia, presso l'abitazione della sorella, iniziò una nuova fase artistica. La passione per il calcio, però, non era del tutto sopita e volle dare il suo contributo alla rinascita del calcio locale costruendo materialmente, con l'aiuto di giovani del posto, un campo da gioco. Esso era nei pressi del porticciolo di Arma, dove oggi sorgono i campi da tennis.




Ezio Sclavi nelle vesti di allenatore con i suoi giovani calciatori - 1948




La Lazio 1932/33 - Sclavi è con la maglia a strisce.

La Lazio 1928/29 - Sclavi è l'ultimo a destra in piedi con il basco.

La Lazio 1931/32Sclavi è al centro con la maglia scura.


L'artista


Sembra impossibile come da quelle enormi mani da portiere siano potute uscire raffinate e significative pitture di altissimo livello. Prova ulteriore della grande sensibilità di un essere complesso e attento all'uomo, alla vita e alla natura. L'attività creativa di Sclavi cominciò intorno al 1932, sebbene alcuni disegni scomparsi erano datati 1929, quando iniziò a frequentare gli ambienti artistici più avanzati di Roma. Negli anni trenta la cultura artistica italiana è incentrata sul gruppo "Novecento", che vede riuniti i fautori di un nuovo e auspicato recupero della monumentalità classica, dopo le devianze trasgressive e sconvolgenti delle avanguardie primo-novecentesche.

I rappresentanti di questa corrente rispondono ai nomi altisonanti di Sironi, Casorati, Severini, Carrà e di altri rappresentanti della migliore figurazione italiana. Pur con molte eccezioni in "Novecento" si trovano quegli artisti che, non sempre dichiaratamente fascisti, appartengono comunque a quell'"area di consenso" che il regime apprezzava e gratificava con commissioni e prebende. In opposizione a "Novecento" si vanno a formare dei piccoli gruppi che, non dimentichi della lezione delle avanguardie, trovano in queste la risorsa per sperimentare e formulare un'arte più libera e internazionale. Sono tre i gruppi che si formano in tal senso e che vengono talmente osteggiati da dover percorrere strade clandestine o dissimulate per non incorrere nelle ire del regime. Sono il gruppo dei "Chiaristi" lombardi, quello dei "Sei di Torino" e quello della "Scuola romana". Con declinazioni differenti questi gruppi ripercorrono e modernizzano il sentiero espressionista che per loro è l'unico che può rompere con il monumentalismo e la staticità postmetafisica. Di questi tre gruppi il più propositivo sarà quello romano che punterà ad una critica diretta e dissacratoria dei valori di "Novecento". I rappresentanti più importanti sono Scipione, Raphael, Mafai, Fausto Pirandello, Ziveri, Cagli (che, in seguito, dovette fuggire in America perchè d'origine ebrea) e i più giovani Afro, Leoncillo, Guttuso, Capogrossi e il nostro Sclavi. Il costruttivismo di Mafai, la visionarietà di Scipione, l'espressionismo attualizzato della Raphael, sono le pagine più alte della pittura di quegli anni. Ezio Sclavi si pone tra la formulazione espressionista, la liricità concretizzata di Cagli e un certo primordialismo, con un'originalità tutta sua, ma non immune da alcune contaminazioni antiche e moderne.

...Continua...



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