Pagliani Pericle


Pericle Pagliani
Pericle Pagliani
Pericle Pagliani con la maglia della Lazio
Pagliani nel 1911, appena divenuto professionista
Da un giornale del 1911 una caricatura di Pagliani
In questa foto si riconosce Pericle Pagliani, con il numero 23, dopo il Cross Country Nazionale del 1908 da lui vinto. Con il numero 25 si riconosce l'altro atleta della Lazio Steffenini che giungendo 4° contribuì alla vittoria a squadre.
Dopo la vittoria alla maratona preolimpica del maggio 1920, si dona a Pagliani una grande medaglia d'oro tramite una sottoscrizione cui aderiscono anche atleti laziali protagonisti dell'epoca della Fondazione
Pericle Pagliani mentre stabilisce il record di corsa, domenica 21 Luglio 1908 a Piazza di Siena

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Forte Podista della S.P. Lazio nel primo decennio del 1900, nato il 2 febbraio 1883 a Magliano Sabina (RI) e deceduto il 4 ottobre 1932.

Figlio di Angelo, tappezziere e podista anch'egli, e di Elisabetta Allié, bracciante, in realtà aveva il nome di Luigi ma fu sempre chiamato Pericle. Iniziò a correre nel 1900 con la Lazio e, salvo una parentesi di pochi mesi tra il 1902 e il 1903 in cui corse con la Libertas e con l'Esperia, rimase sempre in biancoceleste fino agli inizi del 1910. Nei dieci anni trascorsi nella Lazio raggiunse i traguardi più prestigiosi partecipando alle Olimpiadi di Londra e stabilendo primati su ogni distanza: impiegò 2 h e 37 minuti nella maratona, stabilì il record italiano sull'ora con km 17, 810 e quello sulla mezz'ora percorrendo km 9,00. Nel 1906 partecipò ai Giochi Olimpici intermedi di Atene giungendo 3° nei 5 km. Nel 1910 si trasferì alla Società Sportiva Cristoforo Colombo di Roma per motivi personali mai chiariti. Nel 1911, dopo brevi esperienze in due società minori, passò tra i professionisti dove debuttò il 24 aprile. Ottenne risultati alterni e nel 1913 chiese di tornare tra i dilettanti e scelse di gareggiare ancora con la Lazio. Corse i 1000 m in 2'e 37 Rimase in biancoceleste fino al 1917 quando fu inviato al fronte come fuciliere di fortezza. Durante il periodo bellico disputò numerose gare per militari. Terminato il conflitto tornò a correre e, constatato che la Lazio stava trascurando il settore podistico, si accasò con diverse squadre dedite alla corsa. Ma non resistette a lungo fuori della "sua" Lazio e tornò ad indossare la maglia biancoceleste, raccogliendo ancora successi, nel 1920 e nel 1921. Soltanto la morte della moglie avvenuta qualche giorno prima dei Giochi gli impedì di gareggiare nella maratona alle Olimpiadi di Aversa del 1920 che lo vedevano favorito. Nuovo trasferimento nel 1922 e parte del 1923 all'Audace Club Sportivo e poi ennesimo ritorno alla Lazio.

Nel 1924 non gareggiò e decise di abbandonare lo sport attivo. La passione per la corsa lo portò a fondare una società, la Associazione Nazionale Veterani Podisti, che raccolse anziani podisti desiderosi di gareggiare nelle categorie amatori. Dopo un'iniziale successo questa Associazione fu osteggiata dalla Federazione e fu costretta a sciogliersi. Nel 1926 Pericle corse per la Società Podistica Marletti, ma aveva ormai 43 anni e i risultati furono deludenti. Militò nella Marletti fino al 1928 quando gli fu offerta l'opportunità di diventarne allenatore. Nel 1930 Pericle gareggiò come veterano per l'Associazione Sportiva Trastevere in cui correva anche suo figlio Angelo. Morì il 4 ottobre 1932 all'Ospedale Santo Spirito nella mattinata, rammaricandosi con i presenti per non aver potuto gareggiare alla Coppa Serventi. I funerali, pagati dalla Lazio, videro la presenza di tutti i più forti podisti nazionali. La Lazio organizzò anche una raccolta di fondi per aiutare la famiglia in precarie condizioni economiche. Poco tempo dopo fu creata a Piazza Vittorio un'associazione sportiva che portava il suo nome che, però, presto si sciolse. Nel 1944 fu di nuovo creata la stessa Associazione a Porta Maggiore, tra i consiglieri c'era il figlio Angelo, ma anche questa volta non ebbe lunga vita perché fu osteggiata dalla FIDAL che non vedeva di buon occhio l'attività su strada praticata dai soci. Molti furono gli episodi che videro protagonista Pagliani. Per sommi capi, e ricordando che la cronaca puntuale della sua attività sportiva può essere consultata su apposita sezione, ci si limita ad elencarne qualcuno qui di seguito.

Nel settembre del 1904 sta partecipando a una corsa a Carpi durante la quale Dorando Pietri, reso celebre dalla squalifica nella maratona delle Olimpiadi di Londra del 1908, attirato dall'evento, si mette a correre dietro Pagliani, con ancora gli abiti da lavoro addosso, e regge il suo passo fino all'arrivo. Si aggiudica le prime due edizioni del Campionato Nazionale di Cross Country, la prima disputata l'11 novembre 1908 e la seconda disputata l'11 novembre del 1909. Le due date corrispondevano al genetliaco di Vittorio Emanuele III e la gara si svolgeva sotto il patrocinio del Duca di Sparta, principe ereditario del Regno greco. Il 20 maggio 1909 vince a Roma una gara di 5000 metri con il tempo di 15'43"0. Campione italiano di corsa su strada il 30 settembre 1906 a Torino sulla distanza di 25 km percorsi in 1h 27' 11" e l'8 ottobre 1910 a Milano sulla distanza di 20 Km percorsi in 1h 13' 01". Nel 1920 in una gara organizzata in vista delle olimpiadi di Anversa, alle quali non parteciperà per una discutibile scelta dell'allenatore, corse la maratona in 2h 38' 50" (i km effettivi erano, però, 42 precisi). Smise di gareggiare a 39 anni.


Questo pezzo è estratto da un articolo di Marco Martini intitolato "Coraggio Fratello":

[...] Un gesto simile a quelli di Julien Maitron ed Armando Pagliani si registrò anche il 15 aprile 1904 a Milano. Il laziale Pericle Pagliani, corridore in forte ascesa ed in tournée nel nord Italia, sfidò Giacinto Volpati, piemontese di adozione milanese e fino allora numero uno del fondo nazionale, su di un percorso di 12 km circa. La sfida (tipo di competizione all’epoca all’ordine del giorno) si disputò su strada percorrendo gli stessi luoghi che si toccavano nella celebre prova del Giro di Milano, vale a dire le varie "Porte" della città, anche se in senso contrario rispetto al "Giro". Fu lo stesso Volpati a scrivere il resoconto della sfida sulla "rosea": "Venerdì sera, come era stato annunciato, ebbe luogo il match sul giro dei bastioni fra i due forti podisti Pagliani e Volpati. Il pubblico lungo tutto il percorso era pigiato sulla banchina, e se l’incoraggiamento verso gli sfidanti da una parte era stragrande, non mancarono pure i misoneisti (nda: che avversano le novità) dello sport che lanciarono sassi e ingiurie ai due coraggiosi corridori. La partenza è data da Mammola e Rabuffetti (nda: alle 20.27). Alle 20.32 i due sfidanti si buttano in piena volata, ma dopo cento metri un ragazzo taglia improvvisamente la strada al Volpati e gli procura un formidabile ruzzolone.

Pagliani cavallerescamente si ferma ad attenderlo e, poiché Volpati si alza illeso, si riparte a tutta velocità. A Porta Ticinese altro taglio di strada e altro ruzzolone per il Volpati, poi la corsa procede veloce, intensa. Molti sono i tentativi di distacco da ambo le parti, ma i due sfidanti non riescono a staccarsi di un metro. Siamo agli ultimi 200 metri, la ressa del pubblico è impressionante, appena uno spiraglio di un metro è libero, e i due corridori vi si buttano dentro con una volata terribile. La meglio tocca al Pagliani, che alle 21 e 3 minuti taglia il traguardo con circa 50 metri di vantaggio, percorrendo il giro in 36 minuti. Il pubblico fa loro una calda ovazione, e Volpati stringe la mano al suo avversario". Per la cronaca, Pagliani diede prova di ulteriore cavalleria concedendo a Volpati la rivincita su distanza a sua scelta. Volpati scelse i 20.000 metri su pista (al trotter, un ippodromo). Questa seconda gara, organizzata dalla società Pro Italia in data 24 aprile con altri tre partecipanti, vide però ancora il successo del laziale, in 1h 12', con un minuto di vantaggio su Volpati; terzo fu Scotti, quarto Maggioni, e ritirato al nono giro Pessina. Pagliani staccò Volpati al penultimo giro in maniera irresistibile [...]




► La biografia di Pericle Pagliani tratta dall'Archivio Storico dell'Atletica Italiana (ASAI) Bruno Bonomelli (formato file ".pdf")




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