Pedersoli Carlo (Bud Spencer)


Il documento d'immigrazione in Brasile nel 1946
Carlo Pedersoli
Pedersoli quando militava nella Lazio Nuoto
Carlo Pedersoli
Pedersoli, primo a sinistra, con i compagni di squadra Crugnola e Ceccarini nel 1949
Nel 1950 Pedersoli copre i 100 metri in meno di meno di un minuto
Un articolo sul Pedersoli pallanuotista (Gent.conc. SS Lazio Nuoto)
Pedersoli nel 1950
Carlo Pedersoli
Un'immagine dell'atleta
In coppia con Mario Girotti in arte Terence Hill
Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer
Negli anni '60 (Gent.conc. SS Lazio nuoto
Un momento degli onori con la camera ardente in Comune
Gli atleti della Lazio Nuoto, preceduti dal Presidente della Società Sportiva Lazio Generale, Antonio Buccioni, si recano al Funerale di Carlo Pedersoli
La composizione floreale funebre offerta dal Presidente della sezione Calcio della Lazio, Claudio Lotito

Nuotatore e pallanuotista, nato a Napoli il 31 ottobre 1929 e deceduto a Roma il 27 giugno 2016.

Carlo Pedersoli cresce in una famiglia agiata nel rione di Santa Lucia e a otto anni inizia a nuotare alla Canottieri Napoli. Durante la guerra si trasferisce con i genitori e la sorella Vera a Roma. E' studente all'Istituto San Gabriele ai Parioli. Pratica il pugilato e il rugby e continua a nuotare iscrivendosi alla Romana Nuoto. Il 17 ottobre 1944 si mette in luce segnando il tempo di 3'21"3 sui 200 rana che diventano la sua specialità. L'anno successivo si cimenta sul Tevere nella Coppa Tordeschi e si presenta ai Campionati Romani dove si classifica al quarto posto. Il 16 settembre si laurea campione italiano nella categoria Allievi. Comincia a praticare la pallanuoto e nel 1946, divenuto Juniores, è campione regionale, mentre a Milano è secondo nella prova tricolore. L'anno seguente stabilisce la seconda prestazione nazionale sui 100 rana, vince alla Coppa Buozzi e il suo nome entra così nei taccuini dei tecnici azzurri. Non risponde però alla chiamata della Federazione per una raduno preolimpico e viene così deferito. Per ragioni di lavoro il padre decide di lasciare l'Italia per il Sudamerica; Carlo, che si è appena iscritto all'Università per i corsi di Chimica, è costretto ad abbandonare gli studi. A Rio lavora ad una catena di montaggio, a Buenos Aires come bibliotecario e infine come segretario all'ambasciata italiana in Uruguay. Nel 1949 rientra in Italia e entra a far parte della S.S. Lazio Nuoto. Si dedica alla farfalla, ma soprattutto allo stile libero; partecipa a gare di fondo, come la Coppa Ugolini a Bracciano ed entra nella squadra di pallanuoto. E' eclatante il suo debutto in campionato quando, chiamato a sostituire il grande Aldo Ghira, segna quattro reti nel pareggio interno con la Florentia (19 giugno).

Continua a migliorarsi in piscina e la sua mancata convocazione per l'incontro con l'Austria a Palermo in luglio viene criticata dalla stampa. A metà agosto però, in occasione dell'incontro con la Jugoslavia a Spalato, fa il suo debutto in Nazionale. Il 4 settembre agli Assoluti di Roma, piegando Vittori della Fiumana, vince il suo primo titolo tricolore. Con Aurelio Crugnola e Lucio Ceccarini è primo anche con la staffetta artistica. Ad Atene il 14 settembre eguaglia il primato italiano sui 100 stile libero con un minuto netto e stabilisce il nuovo limite nella farfalla con 1'13". Pochi giorni dopo in tournée in Nord Africa, in prestito alla Rari Nantes Napoli, si migliora ancora nella farfalla con 1'11'8. L'anno successivo si dedica soprattutto ai 100 stile libero, pur non trascurando la pallanuoto dove la squadra sfiora di un soffio lo Scudetto. Ai Campionati Europei di Vienna è quinto nella finale vinta dal fuoriclasse francese Jany, mentre con la staffetta 4x200 è ai piedi del podio. Agli Assoluti di Genova si assicura tre titoli: 100 stile libero e con le staffette 3 x 100 artistica e 4 x 200 stile libero. Il 19 settembre alla piscina Leone di Salsomaggiore abbatte il limite del minuto segnando sui 100 m un 59"7 che migliora di tre decimi il record di Brunelleschi stabilito nel 1948. La Federazione però, subito avvisata dell'exploit, non convalida il record per la mancanza di giudici ufficiali. Così l'indomani la prova si ripete con i crismi dell'ufficialità e il cronometro si ferma a un magnifico 59"5. Per la prima volta un atleta italiano scende così sotto il minuto. Nella primavera del 1951 partecipa a una lunga tournée in Germania con la Lazio. Per la pallanuoto gioca solo le amichevoli poiché la F.I.N. impone agli "atleti-nuotatori sotto controllo federale" di non partecipare al Campionato.

Alla seconda giornata, a causa di un infortunio di Geminio Ognio, la società decide comunque di schierarlo contro lo Sturla. La Federazione lo squalifica e multa la Lazio che reagisce con molta veemenza ai provvedimenti subiti. Il 30 maggio a Genova porta il limite sui 100 a 58"9 entrando nell'Olimpo dei dieci migliori velocisti al mondo. A metà settembre agli Assoluti di Napoli si conferma campione nella sua specialità. In questo periodo si iscrive all'università alla facoltà di Giurisprudenza e viene scelto come comparsa, per il suo fisico scultoreo, come guardia imperiale nel film kolossal "Quo vadis?" Partecipa a fine stagione ai Giochi del Mediterraneo in Egitto conquistando due secondi posti, nell'individuale e nella staffetta 3x100 mista, dove segna un 58'7 nella sua frazione. Il 1952 è l'anno delle Olimpiadi di Helsinki e la preparazione inizia a Torino sin da gennaio. A sera nel ritiro intrattiene i compagni di nazionale cantando motivi sudamericani e qualche canzone scritta da lui stesso per diletto. In Finlandia, malgrado un ottimo 58"8, non riesce ad entrare in finale. Rimane comunque per lui la soddisfazione di essere il quarto europeo sui cento crawl. Ai campionati italiani in settembre si conferma ancora una volta il più veloce. Chiude l'anno migliorando ulteriormente il suo personale sui 100 con 58"2. La pallanuoto gli riserva ottimi momenti nel 1953. Centravanti titolare segna con continuità in campionato giungendo terzo nella classifica cannonieri (27 reti) e contribuendo a un quarto posto finale. Le buone prestazioni lo portano a debuttare in Nazionale e "Carlone" ripaga nel miglior modo possibile la fiducia in lui riposta dal Commissario Tecnico De Filippis. Nell'incontro con la Spagna a Genova segna tutte e cinque le reti nel successo contro gli iberici (30 settembre).

Sul fronte natatorio si conferma per la quarta volta campione d'Italia sui 100 m. e partecipa, come frazionista di farfalla, al successo della 4 x 100 mista che stabilisce con 5'00"4 il primato nazionale della nuova specialità. Il 1954 si rivela un anno pieno di difficoltà. A marzo partecipa a una tournée in Germania nella quale è assoluto protagonista con il Settebello biancoceleste. Nell'incontro con il Karlsruhe 99 segna ben 10 reti sollevando il plauso e gli elogi della stampa tedesca. Al ritorno in Italia però è colpito da una seria forma di periostite che lo costringe al forfait in occasione dei primi Campionati Assoluti Indoor che si tengono alla piscina Cozzi di Milano. Il rientro è caratterizzato da una lenta e svogliata ripresa degli allenamenti. I tecnici della Lazio e della Nazionale sono preoccupati, ma anche senza la dovuta preparazione riesce a nuotare i 100 stile libero quasi sempre sotto al minuto. Riversa il suo impegno soprattutto sulla pallanuoto dove una Lazio ringiovanita e ricca di velocisti si pone come una seria candidata alla conquista dello Scudetto. A parte qualche gara in piscina come nel caso di una prova dei Societari (25 luglio), dove batte il napoletano Buonocore, il suo nome è tra i protagonisti delle partite in piscina. Il suo rendimento è però altalenante anche perché sul finire della primavera viene scritturato come attore per il film di guerra "I siluri umani" con Raf Vallone quale protagonista. Distratto dal cinema, rinuncia agli Assoluti di Genova Albaro perdendo così la Nazionale e gli Europei che si tengono a Torino. Nel 1955, per volere del presidente Renzo Nostini, giunge alla Lazio Enzo Zabberoni, un allenatore che ha raccolto a Firenze molti successi. Il nuovo arrivato ridona slancio ai tritoni e alle ondine biancocelesti. Ad aprile, ai campionati indoor di Bologna, conquista due secondi posti con le staffette.

E' ancora comunque la pallanuoto ad essere da lui priviliegiata. Nel primo Campionato invernale la Lazio conquista lo Scudetto. Decisivo è il match del 19 maggio con i campioni "estivi" della Roma, piegati per 3-1 con due sue splendide reti. La squadra biancoceleste prende fiducia e slancio dal successo e potendo contare su ben quattro nazionali si propone come grande favorita per quel titolo che insegue da innumerevoli anni. A luglio con la Nazionale partecipa a Barcellona ai Giochi del Mediterraneo dove con il Settebello si assicura la medaglia d'oro. In campionato la lotta per lo scudetto con il Camogli è avvincente, ma le sue prestazioni sono alterne e cominciano a creare qualche malumore. Ai campionati italiani di Terni ad inizio settembre è secondo nei 100 s.l. con un 1'01" a ben due secondi dal vincitore Angelo Romani. Rinuncia alle staffette anche perché impegnato in un nuovo film, "Un eroe dei nostri tempi" con la regia di Mario Monicelli. Camillo De Giovanni, l'allenatore della pallanuoto, rinuncia a lui nelle ultime 4 partite di campionato che si conclude con un amarissimo secondo posto. Il suo rapporto con la S.S. Lazio è ormai incrinato e decide così di trasferirsi a Napoli entrando nei quadri della Rari Nantes. Il suo palmarès per il sodalizio biancoceleste, in sei anni di militanza, è di 9 titoli nazionali (5 individuali e 4 nelle staffette) e di un campionato indoor nella pallanuoto. Nel 1956 trascorre alcuni mesi negli Stati Uniti alla Yale University, prestigioso tempio del nuoto mondiale. Riesce oltreoceano a portare il suo limite a 57"7. A Napoli ritrova nuovi stimoli e conquista con un 58"8 il suo sesto titolo nazionale sui 100 m stile libero. Partecipa quindi alle Olimpiadi di Melbourne dove raggiunge un rispettabile undicesimo posto.

Nel 1957 ritorna nella Capitale entrando alla A.S.Roma. Da un giorno all'altro decide però di cambiare vita, quella routine gli sta stretta: in primis, comincia a non sopportare più i massacranti e monotoni allenamenti in piscina. Torna quindi in Sud America, in quelle terre che non aveva dimenticato. Rivoluzionando davvero tutto il suo mondo e le sue priorità, lavora per nove mesi per un'impresa americana intenta in quel periodo a costruire una strada che legasse Panama a Buenos Aires (la strada diventata poi famosa come la "Panamericana"). Dopo questa esperienza trova un altro lavoro per una ditta automobilistica a Caracas, fino al 1960. Agli inizi degli anni '60 ritorna a Roma. Qui sposa Maria Amato, di sei anni più giovane, conosciuta quindici anni prima. Nonostante il padre di Maria sia uno dei più affermati produttori cinematografici italiani, Bud inizialmente non è interessato al cinema. Firma invece un contratto con la casa musicale RCA e compone canzoni popolari per cantanti italiani. Scrive anche qualche colonna sonora. L'anno dopo nasce Giuseppe, il primo figlio, mentre nel 1962 arriva la figlia Christiana. Due anni più tardi scade il contratto con la RCA e muore il suocero. Carlo è spinto a buttarsi negli affari e produce documentari per la RAI. Nel 1967 Giuseppe Colizzi, un vecchio amico, gli offre un ruolo in un film. Dopo qualche esitazione, accetta. Il suo partner di lavoro sul set è Mario Girotti, che da adolescente ha nuotato per la S.S.Lazio e che è stato scelto per sostituire Peter Martell (Pietro Martellanza) vittima di un incidente a un piede . Il film è "Dio perdona... io no!", la prima pellicola di quella che diverrà la coppia più spassosa e divertente per questo nuovo genere western. Le due star, però, nelle presentazioni in locandina cambiano i nomi, considerati troppo italiani per la provinciale Italia di allora. Per fare colpo, per rendere più credibili film e personaggi, ci vuole un nome straniero ed ecco allora che Carlo Pedersoli e Mario Girotti diventano Bud Spencer e Terence Hill.

Il cognome è scelto dallo stesso Carlo, che da sempre è un fan sfegatato di Spencer Tracy. "Bud", invece, che in inglese significa "bocciolo", è scelto per puro gusto goliardico ma si intona perfettamente alla sua corpulenta figura. Nel 1970 la coppia gira "Lo chiamavano Trinità...", con la regia di E.B. Clucher (Enzo Barboni), un vero e proprio "cult" che non solo ebbe un enorme successo in tutta Italia, ma che tutt'ora viene annualmente replicato sulle televisioni nazionali, sempre con ottimi indici di ascolto, a testimonianza dell'amore e del gradimento che il pubblico manifesta per i due. A detta degli storici del cinema, inoltre, questo divertente western (a dispetto del titolo, si tratta di una spassosa commedia ambientata nel west che prende un po' in giro gli stereotipi del genere), segna la fine dei brutali "Spaghetti-western" precedenti. L'anno successivo la consacrazione assoluta arriva anche con il seguito del film, "...continuavano a chiamarlo Trinità", sempre con la regia di E.B. Clucher, che sbanca i botteghini del cinema europeo. Ormai Bud Spencer e Terence Hill sono delle vere e proprie star internazionali. Finita l'ondata western c'è il pericolo che la coppia non sfondi in altri generi cinematografici, ma presto questa ipotesi viene smentita e, tra il 1972 e il 1974, con "...più forte ragazzi!", "...altrimenti ci arrabbiamo!" e "Porgi l'altra guancia" sono nuovamente ai primi posti dei film visti nelle sale cinematografiche italiane. L'anno dopo gira il primo film della serie "Piedone lo sbirro", creato a partire da una sua stessa idea (Bud Spencer collaborerà alla stesura di tutti gli episodi seguenti). Fra le varie passioni dell'attore c'è anche il volo (nel 1975 ottiene una licenza di pilota per l'Italia, la Svizzera e gli Stati Uniti), ma c'è anche la mai dimenticata canzone. Nel 1977 scrive per il suo film "Lo chiamavano Bulldozer" alcune canzoni (una di queste viene cantata da lui stesso). Dopo vari progetti andati a vuoto per far riunire la coppia, Bud Spencer e Terence Hill si ritrovano sul set, con la regia di quest'ultimo, per un altro western: "Botte di Natale", che non riesce però a rinverdire i vecchi fasti.

Nel 1979 Bud Spencer ottiene il premio Jupiter come star più popolare in Germania, mentre nel 1980, a circa dieci anni di distanza dall'ultimo film western, torna al vecchio genere con il film "Buddy goes West". La sua ultima pregevolissima interpretazione risale al 2003, nel film "Cantando dietro i paraventi" di Ermanno Olmi. Nel 2010 gli è stato assegnato, assieme a Terence Hill, il David di Donatello alla carriera. Il 27 giugno 2016 il figlio Giuseppe dà l'annuncio della scomparsa: "Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata 'grazie'".


Cosi scrive Il Messaggero all'indomani della sua scomparsa:

Per Sergio Corbucci era l'uomo che con Terence Hill aveva ucciso il western all'italiana, epico, politico e violentissimo, rendendo i pistoleri così ridicoli da rendere impossibile prenderli sul serio. Per il pubblico di tutto il mondo era un gigante buono che menava le mani come nessuno e compensava chissà quali frustrazioni raggiungendo senza problemi il livello più infantile e universale del nostro rapporto col cinema ("Ognuno di noi - teorizzava lui stesso - ha qualcuno sopra di sé che odia, che invidia, che vuol combattere. Può essere il padrone, il capoufficio o il professore che ti dà brutti voti. Io reagisco per tutti..."). Per i registi che lo diressero e per i suoi partner in scena, era un compagno di lavoro serio e affidabile, capace di adeguarsi senza tante storie alle richieste del momento, anche quando ormai era un divo riconosciuto. Per tutti infine, colti e meno colti, consapevoli o inconsapevoli, era l'incarnazione contemporanea e allegramente caricaturale di un tipo di comicità antichissima che nel cinema era codificata ed stata elevata a grande arte ai tempi del muto.

Lui stesso, Bud Spencer, il nuotatore di buona famiglia, lo sportivo che sapeva giocare a scacchi e non voleva vivere come un pariolino ("Quando decisi di capire chi ero veramente, nel '57, scelsi il Venezuela perché era l'unico paese del Sudamerica in cui non ero mai stato e non avevo amici o conoscenti"), l'uomo che aveva sposato la figlia di un grande produttore ma con lui non aveva mai parlato di cinema, sapeva di essere una specie di miracolo vivente ("Sono un prodotto di consumo - diceva di sé nel 1975 - il mio successo è il successo di una formula che dura da otto anni perché il personaggio funziona. Io mi limito a prestargli l'involucro, la faccia, i muscoli... ma non mi considero nemmeno un attore"). Eppure dietro quel successo non c'era solo la stazza, una straordinaria simpatia naturale (e il vocione azzeccatissimo di Glauco Onorato che lo doppiava). C'era l'intuizione di un uomo che quando lesse il copione di Trinità, scritto per un solo protagonista, propose subito di farlo in due insieme a Terence Hill, con cui aveva appena girato Dio perdona... io no!. C'era il non attore che ammetteva di aver imparato tutto da Eli Wallach, l'indimenticabile mattatore del Buono, il brutto, il cattivo, sul set dei 4 dell'Ave Maria, diretto da quel Giuseppe Colizzi che aveva insistito per averlo nel suo primo successo, Dio perdona... io no!

C'era infine l'attore ormai così consapevole dei suoi limiti, e di ciò che il suo pubblico non gli avrebbe perdonato, da dire di no a Fellini che lo voleva come Trimalcione, nudo in piscina, nel Satyricon... E conosceva anche i propri meriti se non perdeva occasione per ricordare che malgrado la celebrità mondiale e i molti e sfortunati tentativi di imitazione, l'Italia non gli aveva mai dedicato neanche un premio alla carriera. Ben sapendo di appartenere, a modo suo, alla razza in via d'estinzione dei comici avventurosi, venuti dal basso. E ancora capaci di comunicare con platee sterminate usando il dono oggi così fuori moda dell'ingenuità.





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