Petrelli Sergio


Sergio Petrelli con la maglia di campione d'Italia
Sergio Petrelli
(Gent. conc. Famiglia Vespasiani)
Sergio Petrelli
Petrelli con lo scudetto

Difensore, nato ad Ascoli Piceno il 27 luglio 1944 da un pilota dell'Aeronautica militare (Italo Petrelli medaglia d'argento ai Campionati Mondiali di Bob a due a Cortina d'Ampezzo nel 1954 in coppia con Luigi Frigoli) e una maestra elementare, secondo di quattro figli.

Comincia a giocare a pallone a 14 anni, ad Ascoli, nella Del Duca Monte di Nove, mostrando agli arbitri la carta d'identità del fratello Corrado di 16 anni, età minima per giocare in prima categoria. Al terzo campionato, durante il quadrangolare finale di Torino, viene notato dai dirigenti della Juventus che lo vogliono nelle loro giovanili nelle quali Sergio vincerà due campionati Juniores. Tuttavia a 18 anni la società bianconera lo manda a farsi le ossa in serie C alla Carrarese; dopo un'apparizione nella Nazionale di serie C, nel 1965/66 viene rigirato in prestito al Pisa che a fine stagione verrà promossa in serie B grazie anche al bellissimo campionato di Petrelli coronato da 5 goal decisivi. L'anno successivo la Juventus lo manda al Verona, militante in serie cadetta: il primo anno è in prestito, il secondo è in comproprietà, il terzo è acquistato a titolo definitivo per un prezzo da record: 400 milioni di lire. Il Verona dello svedese Liedholm centra la serie A ed a Petrelli giunge la chiamata di Marchini, nuovo presidente della Roma. Così nel 1969 è in giallorosso sotto la guida di Helenio Herrera con il quale però si trova in aperto contrasto non condividendone i metodi d'allenamento. Sarà "el Mago" stesso, dopo tre stagioni, a volerlo mettere sul mercato. E' l'estate del 1972 e avviene un passaggio insolito ma indolore per i tifosi giallorossi: il difensore viene ceduto alla Lazio in cambio del portiere Michelangelo Sulfaro e di 18 milioni di lire.

Inizia così l'avventura in biancoceleste che lo porterà ai massimi livelli della sua carriera, in un periodo di eccessi e di vittorie culminato con lo scudetto del 12 maggio 1974. Tuttavia anche alla Lazio la partenza è complicata; il primo anno gioca come riserva solo 9 spezzoni di partita: Tommaso Maestrelli gli preferisce Mario Facco. Al secondo anno si parla già di una sua cessione ma l'infortunio di Facco rallenta le decisioni. La svolta per emergere arriva, per caso, in un derby di Coppa Italia del 9 settembre 1973: partito da titolare riesce a contenere l'attacco di Pierino Prati, l'idolo giallorosso, e a guadagnarsi la fiducia dell'allenatore. Da lì in poi diventerà inamovibile titolare nella stagione d'oro, un esemplare unico di difensore: Maestrelli confeziona per il suo numero due un ruolo su misura, marcatore e incursore allo stesso tempo. "El Pedro", questo il soprannome datogli dai tifosi laziali per la sua fama di abile pistolero, nato come ala, riesce a sdoppiarsi mirabilmente divenendo il terzino destro, ma di piede mancino, dello scudetto. Per lui il grande calcio finisce in biancoceleste; dopo quattro stagioni, 47 presenze e 2 reti in Campionato, 12 presenze e 3 reti in Coppa Italia e 6 presenze in Coppa UEFA, nell'estate del 1976, quando lo spirito di corpo della Lazio si sta pian piano sfaldando, Sergio si riavvicina a casa e scende in C con l'Anconitana. Poi scivola in quarta serie, nel Tortoreto, come allenatore-giocatore privo del patentino di Coverciano. Nella stagione 1978/79 va all'Aquila dove terminerà la sua carriera nel 1982 a 38 anni. Nella stagione 1996/97 allena il Lampedusa (Promozione).



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