Viani (I) Giuseppe Ferruccio


Giuseppe Viani

Giuseppe Ferruccio Viani, detto Gipo, è nato a Treviso il 13 settembre 1909 ed è morto a Ferrara il 6 gennaio 1969.

Ha iniziato la sua carriera nell'Olimpia Treviso nel 1924/25 dove giocò nelle squadre giovanili prima di passare al Treviso, in serie C, nel 1926/27 e dove restò due stagioni, giocando complessivamente 21 partite e segnando 10 reti. Nel 1928/29 venne acquistato dall'Ambrosiana Inter, nata proprio in quell'anno dalla fusione dell'U.S. Milanese (che l'aveva comprato insieme al suo concittadino e coetaneo Visentin) e l'Internazionale. L'allenatore Viola da mezz'ala lo trasformò in centro mediano con ottimi risultati. Con la compagine nerazzurra disputò sei stagioni sommando 128 gare, 14 reti e conquistando lo scudetto nel 1930. Nel 1934/35 passò alla Lazio e vi restò quattro stagioni per un totale di 114 gare e 1 rete. Nel 1938/39 giocò nel Livorno 27 gare per poi passare alla Juventus dove disputò 5 partite. L'anno successivo si trasferì a Siracusa in serie C senza disputare nessuna gara e concluse la carriera nella Lucchese, in serie B, in cui gioco 7 partite e segnò una rete. Nella sua carriera di calciatore giocò in Nazionale B una partita contro il Lussemburgo a Genova (8-1). Mentre stava terminando la carriera di calciatore, il Segretario Generale della Federazione Calcio Barassi gli consigliò di divenire allenatore e fu egli stesso a concedergli la tessera e a scrivere una lettera a tutte le società. Rispose il Siracusa e Gipo andò in Sicilia volentieri. Dopo un altro anno nel Benevento, guidò la Lucchese, il Palermo, la Roma, che riportò subito in serie A dopo la retrocessione, il Bologna, il Milan e nel 1960 la Nazionale Olimpica. Quando allenò il Milan volle al suo fianco Nereo Rocco con cui aveva condiviso l'esperienza olimpica. Con i rossoneri vinse due campionati, 1956/57 e nel 1958/59, e una Coppa dei Campioni a Wembley nel 1963 contro il Benfica insieme a Rocco.

In seguito entrò in contrasto con il presidente Riva, subentrato a Rizzoli, e scelse di andare ad allenare il Genoa. Nel 1966 fu vittima di un gravissimo incidente automobilistico che lo ridusse in fin di vita. Ripresosi, guidò prima il Bologna e poi l'Udinese in serie C. Conclusa in Friuli la sua carriera di allenatore, divenne Direttore sportivo del Milan. Astuto e competente anche in questo nuovo ruolo, di lui resta vivo il ricordo dello scambio, vantaggiosissimo per il Milan, che concluse con la Roma. In cambio di un declinante Benitez ebbe dalla società giallorossa i fortissimi Sormani e Schnellinger. Del periodo laziale resta il ricordo di un giocatore fortissimo ed intelligente. Abilissimo nel difendere e capace di impostare l'azione offensiva, calciava con ambedue i piedi e grazie alla sua prestanza fisica (m 1,83 per 77 kg) era un ottimo colpitore di testa. Corretto ma roccioso, costituì con Attilio Ferraris (IV) e Octavio Fantoni (II) un reparto mediano tra i migliori in Italia in cui i tre giocatori, diversi per attitudini, sapevano completarsi ottimamente. Al momento della sua morte, avvenuta per infarto, era in trattative con il presidente Umberto Lenzini per venire, in qualità di Direttore sportivo, nella società biancoceleste. Come allenatore adottò un modulo tattico efficacissimo che prevedeva l'eliminazione del classico centravanti d'area e un gioco offensivo basato sulle iniziative sviluppate sulle fasce laterali da cui partiva il servizio per il centro occupato dai giocatori che, a turno, vi si inserivano e potevano concludere, privando le difese avversarie dei consueti punti di riferimento. Tale sistema innovativo fu chiamato, in onore del suo inventore, "Vianema".





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