Bottai Giuseppe: differenze tra le versioni
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Giuseppe Bottai partecipava alle escursioni organizzate dalla S.P. Lazio accompagnato dalla famiglia. Volontario nella prima guerra mondiale negli Arditi, nel [[1919]] incontrò Benito Mussolini e partecipò attivamente alla fondazione dei Fasci di Combattimento romani. Prese parte alla Marcia su Roma. Fu l'architetto del corporativismo fascista, contribuendo in modo decisivo alla stesura della Carta del Lavoro del [[1927]]. Amministrò la capitale italiana (1935–1936) e, per un brevissimo periodo dopo la guerra d'Etiopia, la capitale eritrea/etiopica. Nella veste di Ministro dell'Educazione Nazionale, varò la Carta della Scuola (1939), volta a riformare il sistema scolastico unendo lo studio al lavoro. Nello stesso anno emanò la celebre Legge Bottai per la tutela dei beni artistici e storici, tuttora considerata un pilastro della legislazione culturale italiana. Firmò e applicò le leggi razziali del [[1938]] nel mondo della scuola e dell'università, espellendo docenti e studenti ebrei — una macchia indelebile che i critici storici gli hanno sempre contestato. Fondò riviste di immenso spessore culturale come Primato e Critica Fascista, nate per accogliere il dibattito e l'intelligenza dei giovani del tempo, molti dei quali sarebbero poi diventati i massimi intellettuali e politici dell'Italia repubblicana e antifascista. Scontento della sottomissione di Mussolini alla Germania di Hitler, la notte del [[25 luglio]] [[1943]] fu tra i firmatari dell'Ordine del giorno Grandi, che sfiduciò formalmente il Duce e causò il crollo del regime. Per sfuggire alla cattura e combattere il nazismo, si arruolò con l'identità fittizia di Andrea Battaglia nella Legione Straniera francese. Combatté in prima linea contro le truppe tedesche fino alla fine del conflitto. Dopo l'amnistia, si ritirò completamente dalla politica attiva. Riprese l'attività giornalistica fondando la rivista Abc e continuò a scrivere fino alla morte, avvenuta nel [[1959]]. |
Giuseppe Bottai partecipava alle [[S.S. Lazio Escursionsmo|escursioni]] organizzate dalla S.P. Lazio accompagnato dalla famiglia. Volontario nella prima guerra mondiale negli Arditi, nel [[1919]] incontrò Benito Mussolini e partecipò attivamente alla fondazione dei Fasci di Combattimento romani. Prese parte alla Marcia su Roma. Fu l'architetto del corporativismo fascista, contribuendo in modo decisivo alla stesura della Carta del Lavoro del [[1927]]. Amministrò la capitale italiana (1935–1936) e, per un brevissimo periodo dopo la guerra d'Etiopia, la capitale eritrea/etiopica. Nella veste di Ministro dell'Educazione Nazionale, varò la Carta della Scuola (1939), volta a riformare il sistema scolastico unendo lo studio al lavoro. Nello stesso anno emanò la celebre Legge Bottai per la tutela dei beni artistici e storici, tuttora considerata un pilastro della legislazione culturale italiana. Firmò e applicò le leggi razziali del [[1938]] nel mondo della scuola e dell'università, espellendo docenti e studenti ebrei — una macchia indelebile che i critici storici gli hanno sempre contestato. Fondò riviste di immenso spessore culturale come Primato e Critica Fascista, nate per accogliere il dibattito e l'intelligenza dei giovani del tempo, molti dei quali sarebbero poi diventati i massimi intellettuali e politici dell'Italia repubblicana e antifascista. Scontento della sottomissione di Mussolini alla Germania di Hitler, la notte del [[25 luglio]] [[1943]] fu tra i firmatari dell'Ordine del giorno Grandi, che sfiduciò formalmente il Duce e causò il crollo del regime. Per sfuggire alla cattura e combattere il nazismo, si arruolò con l'identità fittizia di Andrea Battaglia nella Legione Straniera francese. Combatté in prima linea contro le truppe tedesche fino alla fine del conflitto. Dopo l'amnistia, si ritirò completamente dalla politica attiva. Riprese l'attività giornalistica fondando la rivista Abc e continuò a scrivere fino alla morte, avvenuta nel [[1959]]. |
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Versione delle 17:42, 21 giu 2026
Nato a Roma il 3 settembre 1895 e ivi deceduto il 9 gennaio 1959.
Giuseppe Bottai partecipava alle escursioni organizzate dalla S.P. Lazio accompagnato dalla famiglia. Volontario nella prima guerra mondiale negli Arditi, nel 1919 incontrò Benito Mussolini e partecipò attivamente alla fondazione dei Fasci di Combattimento romani. Prese parte alla Marcia su Roma. Fu l'architetto del corporativismo fascista, contribuendo in modo decisivo alla stesura della Carta del Lavoro del 1927. Amministrò la capitale italiana (1935–1936) e, per un brevissimo periodo dopo la guerra d'Etiopia, la capitale eritrea/etiopica. Nella veste di Ministro dell'Educazione Nazionale, varò la Carta della Scuola (1939), volta a riformare il sistema scolastico unendo lo studio al lavoro. Nello stesso anno emanò la celebre Legge Bottai per la tutela dei beni artistici e storici, tuttora considerata un pilastro della legislazione culturale italiana. Firmò e applicò le leggi razziali del 1938 nel mondo della scuola e dell'università, espellendo docenti e studenti ebrei — una macchia indelebile che i critici storici gli hanno sempre contestato. Fondò riviste di immenso spessore culturale come Primato e Critica Fascista, nate per accogliere il dibattito e l'intelligenza dei giovani del tempo, molti dei quali sarebbero poi diventati i massimi intellettuali e politici dell'Italia repubblicana e antifascista. Scontento della sottomissione di Mussolini alla Germania di Hitler, la notte del 25 luglio 1943 fu tra i firmatari dell'Ordine del giorno Grandi, che sfiduciò formalmente il Duce e causò il crollo del regime. Per sfuggire alla cattura e combattere il nazismo, si arruolò con l'identità fittizia di Andrea Battaglia nella Legione Straniera francese. Combatté in prima linea contro le truppe tedesche fino alla fine del conflitto. Dopo l'amnistia, si ritirò completamente dalla politica attiva. Riprese l'attività giornalistica fondando la rivista Abc e continuò a scrivere fino alla morte, avvenuta nel 1959.
- Rassegna stampa
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Bottai partecipa a un'escursione della Lazio
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Un'altra escursione con Bottai e famiglia