24-25 Agosto 2012 Mostra/conferenza su Ezio Sclavi

Da LazioWiki.



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La scheda di Ezio Sclavi


Ezio Sclavi

Il calciatore, l'artista

"Un uomo d'Oltrepò"

Il luogo nativo

Ezio Sclavi nacque in Oltrepò Pavese a Montù Beccaria da genitori provenienti da Monteveneroso, un nucleo di poche case da cui è originario il ceppo degli Sclavi, oggi frazione di Canneto Pavese (Pavia), il 23 marzo 1903 e morì ad Arma di Taggia (Imperia) il 31 agosto 1968. Il paese natio dista pochissimi chilometri da Stradella, località famosa per la fabbricazione di fisarmoniche, dove Ezio praticò alcune attività sportive come l'atletica nelle specialità della corsa ad ostacoli ed il salto in alto nelle quali raggiunse ottimi risultati ed anche il calcio nella squadra cittadina della Stradellina, ma senza particolare successo.


Panorama di Montù Beccaria
Monteveneroso
Canneto Pavese
Le colline d'Oltrepò con vigneti
Una vecchia foto di Stradella
La Torre Civica di Stradella

La Basilica di San Marcello a Stradella


Ezio Sclavi a Roma

Vista dall'alto della zona del Foro Italico: da sinistra lo Stadio Olimpico, lo Stadio dei Marmi, il Ministero degli Affari Esteri, lo Stadio della Farnesina; in basso a destra lo Stadio Flaminio nelle cui adiacenze sorgeva il Campo della Rondinella


La vicenda sportiva di Ezio Sclavi

La vicenda sportiva di Ezio Sclavi è indissolubilmente legata ad un giorno, il 22 luglio 1923, in cui egli non faceva ancora il calciatore, ma che fu importante per la Lazio e, di riflesso, per Ezio. Alla Rondinella si svolse la partita di ritorno tra i Capitolini e il Genoa che avrebbe deciso le sorti del campionato. Il Genoa, vincitore del girone nord, incontrò la Lazio, vincitrice del girone centro-sud, dopo che la partita di andata aveva visto trionfare i rossoblù per 4-1. La partita di ritorno alla Rondinella fu quasi una formalità per i campioni liguri, che si imposero per 2-0 conquistando il loro ottavo titolo, ma diede modo di far comprendere a tutti che il gioco del calcio aveva raggiunto larghi strati della popolazione e gli stadi non bastavano più per contenere la folla di appassionati che delirava per vedere un incontro come quello della Rondinella e soprattutto si capì che l'epoca del dilettantismo puro era finita e che, quindi, bisognava impostare le società di calcio su precisi modelli economici.


La Lazio si batte per la conquista del titolo nazionale con il Genoa
Roma - 22 luglio 1923
Ezio Sclavi, militare, assiste da spettatore all'incontro


Lontani i tempi in cui Luigi Bigiarelli aveva scelto i colori biancocelesti in onore dell'ideale olimpico più genuino. Proprio quel giorno la Lazio indossò una maglia con l'azzurro intenso al posto del celeste come se la variazione cromatica, inconsciamente scelta, segnasse il discrimine tra il periodo pionieristico e le disincantate prospettive del nuovo modo di intendere il calcio. Dopo quella partita la Lazio vide andarsene alcuni fondamentali giocatori che approdarono nei grandi club del nord, i soli che potevano garantire loro stipendi e ricompense. Nella Lazio il Presidente era Fortunato Ballerini, uomo all'antica che inorridiva solo al pensiero di una commistione tra denaro e sport, mentre uno dei principali dirigenti era Olindo Bitetti, uomo di più moderne vedute, che desiderava trattenere nella Lazio i giocatori Faccani, Ragazzani e il portiere Agazzani che volevano andare a percepire un ingaggio in altre società. Il più potente, Ballerini, la ebbe vinta e i tre campioni si accasarono altrove. Ezio Sclavi, militare, assiste da spettatore all'incontro. L'"idea" era salva ma la Lazio si trovò priva dei giocatori più forti. E' a questo punto che entrò in ballo il destino. Alla Farnesina si riunivano tutti i giorni i soldati di leva che nella vita civile si dedicavano alle varie discipline sportive. Tra loro c'era un certo Ezio Sclavi che aveva praticato il salto con l'asta e la corsa piana, con ottimi risultati, sin dalla prima giovinezza trascorsa a Stradella, cittadina prossima al paese natale di Ezio. Fisico eccezionale su cui era impostato un volto sghembo, irregolare e così marcato da sembrare un nodo di ulivo. Il ragazzo si accorse che i commilitoni che praticavano il calcio godevano di un numero maggiore di uscite e poichè non amava la vita di caserma, decise di fare il giro delle società calcistiche romane per chiedere di essere provato come portiere. L'esperienza pregressa nel ruolo l'aveva avuta nella squadra del suo paese di residenza, la Stradellina, ma con risultati così disastrosi da essere stato cacciato dalla squadra. Le risposte delle società interpellate furono tutte negative. Quel 22 luglio, Sclavi fu inviato alla Rondinella con il suo reparto per montare delle tribunette supplementari atte a contenere il gran numero di spettatori previsti. Finito il lavoro, Ezio ne approfittò per reiterare la richiesta di effettuare un provino anche ad un dirigente laziale presente allo stadio. La risposta fu ancora negativa. La sera, come spesso accadeva, Sclavi si recava nel chiosco caffè di Piazzale Flaminio per passare le ore di libera uscita insieme ad alcuni commilitoni.



Una formazione della Lazio nella stagione 1923/24. Ezio Sclavi è al centro con il berretto.


Decisero di iscriversi ad un torneo di calcio amatoriale che si stava organizzando a Roma e cominciarono a incontrarsi con le altre squadre. In una di queste partite erano presenti alcuni soci della Lazio che furono molto colpiti dalle doti fisiche e dall'agilità di Ezio Sclavi. In breve fu tesserato per la Lazio e cominciò ad allenarsi con i giocatori biancocelesti. Con sua grande sorpresa gli fu detto che avrebbe esordito titolare in porta nella prima giornata del campionato 1923/24 contro la temibile Fortitudo. Iniziò così la carriera del più leggendario, eroico, generoso, appassionato, epico giocatore che abbia mai indossato la casacca biancoceleste. Il portiere laziale disputò il campionato con un rendimento che andò oltre le più ottimistiche previsioni. Nel 1925 tre giocatori biancocelesti, lo stesso Sclavi, Vojak e Cattaneo, che svolgevano il servizio militare a Roma, furono congedati. Tutti e tre volevano restare alla Lazio ma la linea di Ballerini, come già detto volta al dilettantismo più radicale, non prevedeva nessun riconoscimento economico e quindi i tre calciatori furono costretti a tornare al nord dove avrebbero potuto guadagnare qualcosa con il gioco del calcio. Il più insistente nella richiesta di restare a Roma fu Sclavi che arrivò a dichiarare che si sarebbe accontentato del solo vitto giornaliero pur di rimanere. Anche in questo caso la risposta fu negativa.


Piazzale Flaminio a Roma. Nel piccolo bar a sinistra (con l'orologio) nel luglio 1923 i dirigenti laziali contattarono per la prima volta Ezio Sclavi.
Stadio della Rondinella. Rarissima foto del 1929 quando vi giocava Ezio Sclavi.


Il portiere e Vojak furono allora ingaggiati dalla Juventus che, senza sborsare un centesimo, si accaparrò i due forti calciatori. Alla Lazio il posto di Sclavi fu dato a Niccolini, ex portiere della Pro Roma. Mentre il 7 luglio 1927 il C.O.N.I. sconvolse la struttura dei campionati con scelte che penalizzarono la Lazio, quando quest'ultima aveva già dovuto assistere, impotente, al passaggio del suo miglior giocatore, Fulvio Bernardini, all'Internazionale, una bella notizia rasserenò un po' gli animi. Ezio Sclavi, dopo una stagione alla Juventus in cui aveva fatto da riserva a Combi e aveva giocato una sola volta a Parma, aveva rifiutato il prolungamento del contratto e chiedeva di poter tornare alla Lazio, forte del fatto che la cessione di Bernardini aveva fatto cadere le ultime anacronistiche barriere dei puritani. Questa volta la società non ci pensò un attimo e ingaggiò seduta stante il giocatore. Era talmente certa delle sue qualità che nel campionato seguente lo fece giocare, oltre che in porta, anche nel ruolo di centravanti. E' per questo che, oltre che per l'abitudine dei giornali dell'epoca di non riportare sempre le formazioni delle squadre limitandosi alle sole scarne cronache risulta impossibile risalire al numero delle partite effettivamente giocate da Ezio prima dell'introduzione del Girone unico. Comunque Sclavi non fu un uomo dalla personalità semplice. Ciò ha costituito spesso un pregio ma altre volte anche un limite.



Lazio 1924/25. Sclavi è al centro seduto.


Un avvenimento rivelatore dell'uomo Sclavi accadde il 7 novembre 1926. La Lazio giocava in casa con la Liberty Bari e si trovava in vantaggio per 1-0. Verso la fine del primo tempo una palla lenta arrivò dalle parti di Ezio che si accinse a rinviarla in tutta tranquillità. Forse una zolla di terra ne deviò la traiettoria e Sclavi, sicuro di calciare, si accorse troppo tardi che la sfera era rotolata in rete. Durante l'intervallo il pubblico offese a lungo il portiere e qualcuno gli urlò di essersi venduto la partita. La Lazio alla 2-1 ma da quel giorno Ezio non avrà nessun riguardo per il pubblico, ignorandolo persino nei momenti più belli. Evitata nel 1927, per merito del Gen. Giorgio Vaccaro, la funesta fusione con le altre squadre di Roma per dar vita all'A.S. Roma, la Lazio continuò a partecipare con alterne fortune ai vari campionati sempre fiera della sua specificità e del suo ideale. Sclavi divenne il perno e il riferimento della squadra. Salvò, con parate magnifiche, la sua squadra dalla retrocessione nel drammatico spareggio di Milano con il Napoli del 23 giugno 1929 e questa partita deve essere raccontata per capire cosa fu Ezio per la Lazio. La squadra biancoceleste era in vantaggio per 1-0 alla fine del primo tempo. Al 55' Sallustro pareggiò e subito dopo Saraceni (II) provocato da Fenili, colpì con un pugno l'avversario e venne espulso. Con la Lazio in dieci Innocenti (II) non ebbe difficoltà a portare il Napoli sul 2-1. La Lazio appariva tramortita e solo le portentose parate di Ezio impedirono ai partenopei di chiudere la partita. Sclavi, piangendo a dirotto vedendo la rassegnazione in alcuni suoi compagni, urlava e li implorava di reagire.

Insieme a lui anche Caimmi non volle arrendersi e proprio quest'ultimo, vedendo il compagno Rier che non correva più, lo andò a colpire. Sclavi, che era il capitano, schizzò fino a centrocampo per dividere i due contendenti e convinse l'arbitro a non espellerli. Caimmi, preso dal nervosismo, sferrò un violentissimo schiaffo sul volto di Ezio che reagì abbracciandolo con uno stoicismo assoluto. Cevenini (V) pareggiò per la Lazio con un goal fortunoso. Si arrivò ai supplementari e Sclavi parò tutto, tanto da essere soprannominato dai tifosi napoletani "San Pietro". La partita finì e quel punto consentì alla Lazio di salvarsi e condannò il Napoli. Grandi le feste nello spogliatoio laziale ma mentre Caimmi era sotto la doccia, si vide raggiungere da uno Sclavi che si liberò della rabbia accumulata in campo, abbattendo con un pugno l'amico che, consapevole, non reagì. Ancora durante un Lazio-Ambrosiana del 27 ottobre 1929, Sclavi venne colpito da un calcio in testa da Balestrini che gli procurò un lungo svenimento. Rientrato in campo con la testa sanguinante, Ezio contribuì al pareggio per 1-1 con quella fortissima formazione. Il 27 aprile 1930 Lazio e Milan AC pareggiarono 0-0. Sclavi era preoccupato perchè la situazione di classifica non era confortante.

...Continua...



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