Francisco dos Santos - Il calciatore e l'artista

► La scheda di Francisco Dos Santos
Francisco dos Santos sarà ricordato nella storia dell’arte come uno dei più grandi artisti e calciatori dei primi anni del ventesimo secolo. Morì nel pieno della sua attività, la sua vita non fu di lunga durata e questo gli impedì di manifestare ulteriormente il suo talento. Può essere considerato senza alcun dubbio la personalità riomorense storicamente e culturalmente più illustre. Nacque nel piccolo villaggio di Paiões, nel circondario della parrocchia di Rio de Mouro, nella municipalità di Sintra, nella mattina del 22 ottobre 1878 da una famiglia molto umile. All’età di due anni perse il padre contadino. Sin da bambino denotò una spiccata attitudine al disegno e al modellato, tanto che sua madre insistette molto affinché il parroco di Paiões scrivesse una lettera di presentazione per permettere al piccolo Francisco di essere accolto nel Collegio Casa Pia di Lisbona, dove avrebbe potuto risiedere e studiare. In questa lettera il parroco sottolineava come la mamma del ragazzo, Adelaide Sophia Duarte, fosse di modestissime condizioni ma molto dedita all’educazione di Francisco e di un’altra figlia, nata qualche mese dopo la morte del marito José Duarte dos Santos. La lettera porta la data del 1 dicembre 1885.
Casa Pia rispose affermativamente e Francisco nel 1888 cominciò a frequentare i corsi regolari al fine di essere formato intellettualmente, culturalmente e artisticamente. Fin da subito denotò notevoli attitudini artistiche unite a talento e creatività. Il suo maestro di disegno fu Eduardo Augusto da Silva che ne intuì subito le doti non comuni. Terminati i suoi studi alla Casa Pia, nel 1893 si iscrisse alla Scuola di Belle Arti di Lisbona dove scelse di frequentare il Corso Generale di Disegno sotto la guida di José Simões de Almeida. Al termine del 1° anno fu premiato con una medaglia di bronzo per aver ottenuto 18 punti all’esame di disegno. Successivamente si dedicò allo studio delle tecniche della scultura e nell’anno accademico 1897/98 superò con ottime votazioni tutti gli esami. Ciò gli permise di ricevere la medaglia di bronzo per un’opera dal titolo Studio di una testa e per la modellazione tratta da uno schizzo. Nel 1899 fu premiato con una medaglia d’argento per le alte votazioni riportate agli esami. Lo stesso avvenne anche nell’anno successivo in cui sostenne la prova di diploma eseguendo un bassorilievo dal titolo Il giuramento degli Orazi.
Nel 1901, nell’Esposizione della Società Nazionale delle Belle Arti, partecipò con il busto di Alfredo da Costa Campos e uno Studio per una testa che gli valsero una menzione d’onore. Nel libro dedicato ad alcuni ex alunni di Casa Pia, nella pagina relativa a Francisco Simões Margiochi, Francisco dos Santos, invece di scrivere una dedica, lasciò due disegni. In uno è rappresentato un giovane uomo dall’espressione drammatica, nell’altro il profilo di una donna dal volto sereno. (Fig.1). Nel 1903 vinse il 1° Premio per la copertina della rivista dell’Esposizione della Società Nazionale delle Belle Arti in cui inserì l’immagine di un suo bassorilievo. Nello stesso anno partecipò al concorso statale per un pensionato di perfezionamento a Parigi in cui i suoi maggiori rivali furono Costa Mota e José Simões de Almeida. Francisco vinse la borsa di studio con un’opera in gesso, oggi situata nell’ Accademia di Belle Arti di Lisbona, avente per tema la Morte della Vergine. (Fig. 2) e poco dopo partì per la Francia. L’ammontare della sua borsa fu molto alto (60.000 réis) ma la cifra gli fu corrisposta solo nel 1904, per cui i primi mesi di vita a Parigi furono assai duri, tanto che spesso in età matura raccontava di come fosse stato costretto a inserire fogli di giornale sotto gli abiti per proteggersi dal freddo. Nella capitale francese ebbe come maestro il grande R.C. Verlet e ciò gli consentì di perfezionare notevolmente la sua tecnica. Scolpì un’opera in gesso di ampio respiro che doveva essere inviata a Lisbona nel rispetto degli obblighi previsti nel regolamento per l’assegnazione della borsa di studio. Concepì anche, nel 1905, due sculture dal titolo Pequeno Egìpcio, oggi al Chiado, e Madrugata (L’Alba) (1906), conservata all’Accademia di Belle Arti di Lisbona. (Fig. 3).
Durante il soggiorno in Francia cominciò a studiare anche le tecniche di esecuzione e di fusione di opere in bronzo.
Nel 1906 conseguì un’altra borsa di studio grazie ad un ricco lascito del Visconte di Valmor. Questi nel suo testamento aveva destinato una cospicua somma per permettere a giovani artisti portoghesi di accertato talento di perfezionarsi all’estero. Francisco fu assegnato a Roma dove giunse alla fine del 1906. Con lui c’era la sua compagna francese, Nadine Duboeuf. Poiché il regolamento prevedeva che il denaro fosse inviato solo dopo la creazione di un bozzetto che, divenuto scultura in marmo, avrebbe costituito la sua prova di esame finale, Francisco si mise rapidamente all’opera e inviò il manufatto. Sfortunatamente il collo contenente la scultura fu collocata per errore in un deposito della dogana e non giunse mai a Lisbona. La famiglia dos Santos visse, pertanto, in condizioni precarie tanto che Francisco fu costretto a impartire a pagamento delle lezioni di lingua francese. Non riuscì a pagare l’affitto dell’appartamento in cui viveva, in via Flavia n. 72 (Fig. 4), per ben sei mesi e spesso i suoi vicini lo aiutarono economicamente nell’acquisto di generi alimentari anche perché impietositi dalla nascita, l’8 ottobre 1907, di un bambino di nome Francesco, nato a Roma, che fu riconosciuto legalmente come suo figlio dallo scultore. (Fig. 5).
Durante il suo soggiorno a Roma, mentre era a passeggio a Villa Borghese con il suo fox terrier, incontrò la squadra di calcio della Lazio che si allenava e presto ne divenne un titolare nel ruolo di centrocampista. Era la primavera del 1907. Poiché erano diversi mesi che non praticava il calcio, il suo ingresso nella formazione biancoceleste fu molto graduale, ma grazie alla sua abilità tecnico-tattica e al suo carisma, nel breve volgere di pochi mesi divenne il capitano dei biancocelesti capitolini. (Fig. 4)