24 Febbraio 1974

Da LazioWiki.

Scrive La Stampa:

Anche il calcio ha la sua vicenda all'« italiana » che ha per protagonista il centravanti della Lazio e della Nazionale Giorgio Chinaglia. Si è scoperto improvvisamente che «Long John », come viene chiamato per le sue origini calcistiche inglesi, non è tesserato come professionista della palla rotonda. Egli è soltanto un semiprofessionista ed è scritto ben chiaro sul contratto che lo lega alla società biancoazzurra. La singolare posizione del giocatore si è mantenuta in piedi per anni senza che la nostra Federazione si accorgesse della carenza legislativa che affermi con chiarezza la differenza fra giocatore professionista e dilettante. E' strana anche la « distrazione » della Lazio la quale non ha pensato a legittimare la posizione del giocatore che è rimasta la stessa di quando venne acquistato dall'Internapoli, squadra militante in serie C.

La storia si può cosi riassumere per arrivare poi alla conclusione all'« italiana » di cui si accennava all'inizio: Il giocatore arrivò in Italia proveniente dalla federazione inglese? Cozzando la sua importazione contro il veto federale, ottenne una deroga speciale, risultando incontrastata la sua discendenza italiana. La Internapoli lo tesserò dopo una breve pratica nella Massese come dilettante, in qualità di semiprofessionista, essendo l'Internapoli un club di serie C. Quando la Lazio l'ingaggiò, continuò a tesserarlo come semiprofessionista e ancora oggi è in questa posizione di cartellinamento. Ora c'è di mezzo la sua attività extra sportiva che costituisce l'unica eccezione in materia. A questo punto due sono i casi: o dall'anno prossimo Chinaglia dovrà essere tesserato dalla Lazio come professionista o saranno modificate le norme federali, nel senso che i semiprofessionisti non potranno svolgere attività collaterali, come adesso accade ai professionisti.

La scoperta di Chinaglia semiprofessionista è venuta fuori in seguito alle iniziative pubblicitarie del giocatore che sta girando alcuni caroselli televisivi per una nota marca di whisky. Giorgio ha inciso anche un disco che fa parte della colonna sonora del film « L'arbitro » che viene proiettato da alcuni giorni nelle sale cinematografiche. Ma se non ne avessero parlato i giornali, la nostra Federazione avrebbe forse continuato tranquillamente a ignorare il caso. Il presidente Franchi ha detto che il consiglio federale se ne occuperà al più presto facendo rilevare nello stesso tempo che « non ci sono state né frodi e né pratiche di malafede da parte di nessuno ». E' vero. Eccetto, però, una macroscopica « noncuranza» che ha consentito al giocatore di intascare centinaia di milioni alla barba di evasivi regolamenti. Evidentemente Chinaglia sapeva di trovarsi in una botte di ferro e non ha esitato ad accettare le favolose offerte della pubblicità mentre altri suoi compagni, famosi quanto lui, hanno dovuto finora rifiutare perché « professionisti ».

Secondo un suggerimento avanzato a suo tempo dall'Associazione calciatori (nel caso che in futuro sia consentito ai tesserati professionisti svolgere attività extracalcistiche), gli atleti più famosi che avrebbero ricevuto offerte di reclamizzare un prodotto, avrebbero dovuto versare una percentuale da stabilire in favore della stessa associazione. Ma Chinaglia sembra aver precorso i tempi. Qualche giorno fa, dopo un allenamento a Tor di Quinto, disse a proposito dei suoi caroselli pubblicitari che sta girando:« Io non so quale cifra devo versare all'Associazione calciatori. Sono loro che devono farsi vivi. Io per ora penso soltanto a intascare. Poi si vedrà ». E il signor Chinaglia, « semiprofessionista », continua tranquillamente a intascare. Non solo i proventi dei caroselli, ma anche le centinaia di milioni che paga la Lazio per i suoi gol, senza contare la percentuale sugli incassi (si parla del 9 per cento) di cui sembra che il giocatore abbia diritto. Il « dilettante » Giorgione fa benissimo a sfruttare la sua popolarità servendosi dell'astutissima scappatoia. La colpa è solo dei dirigenti che glielo consentono.

In un Paese che quotidianamente si nutre di scandali, il caso Chinaglia non è destinato a suscitare larga sensazione: resterà entro limitati confini d'interesse. Alla gente che va alla partita la domenica poco importa se il centravanti della Lazio è professionista della palla rotonda oppure è calciatore a mezzo servizio che per le leggi federali subordina il gioco del calcio ad altre attività non meno lucrose (canto, cinema, pubblicità, boutique). Chinaglia guadagni pure i milioni che vuole, bravo se ci riesce; essenziale è che egli la delizi con un football sopraffèno e le regali in ogni partita gol entusiasmanti. La paradossale vicenda del giocatore laziale, attualmente capocannoniere del campionato e centravanti della Nazionale, non avrà riflessi negativi sul governo del calcio italiano, principale responsabile dell'assurda situazione, poiché alla maniera italiana si troverà la via di soffocarla o d'insabbiarla (Franchi ha già messo le mani avanti preannunciando modifiche alle norme federali affinché mai più si ripetano esempi del genere); è però indubbio che questa vicenda verrà usata e forse strumentalizzata dai « professionisti » della palla rotonda i quali chiedono da tempo, inascoltati, il diritto di reclamizzare televisori, frigoriferi, abiti, profumi o cose del genere allo stesso modo che « Long John » raccomanda ai bevitori di whisky una particolare marca.

Il semiprofessionismo di Chinaglia e in fondo il frutto di giustificate deroghe, di facile acquiescenza, di pigrizia di funzionari della federazione (sembra che Franchi sia caduto dalle nuvole quando gli sono stati chiesti chiarimenti poi, abile in dialettica come egli è, ha trovato le parole adatte per uscire dall'imbarazzante situazione), un insieme di favorevoli circostanze maturate all'ombra del quieto vivere. Se risponde a verità la voce che Chinaglia percepisce a termini di contratto la percentuale del nove, per cento sugli incassi della Lazio (a esempio, otto-nove milioni in occasione della recente partita tra Lazio e Juventus), sorprendente e la passiva approvazione dei suoi compagni di squadra che certo non fruiscono di cosi generose clausole, a meno che essi non sappiano, e ciò è assai probabile, o tacciano perché in contropartita Lenzini ha offerto altre cose. Lo stesso presidente della Lazio non ha valutato nella giusta misura i rischi che egli corre. Proprio per questa posizione di giocatore a mezzo servizio, Chinaglia un giorno potrebbe anche rifiutare la sua cessione ad altre società, e non vi sarebbero magistrati (qualora la cosa finisse dinanzi a un tribunale), disposti a non riconoscere il diritto del giocatore.

Da segnalare che la Lazio primavera è in finale con del Torneo di Viareggio. Incontrerà la Fiorentina.