Domenica 11 dicembre 1938 - Torino, stadio Benito Mussolini - Juventus-Lazio 1-0

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11 dicembre 1938 - 560 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1938/39 - X giornata

JUVENTUS: Bodoira, Foni, Buscaglia C., Depetrini, Monti, Varglien I, Borel II, Varglien II, Gabetto, Busidoni, Defilippis.

LAZIO: Blason, Faotto, Monza (II), Zacconi, Ramella, Milano, Busani, Riccardi, Piola, Camolese, Capri. All. Giuseppe Viola.

Arbitro: sig. Ciamberlini di Sampierdarena.

Marcatori: pt 26' Gabetto.

Note: pioggia forte, terreno allentato e scivoloso.

Spettatori: 6.000.

Fasi della gara
11dic38.jpg
Il goal di Gabetto
Salvataggio in angolo di Blason
Uscita di Blason protetto da Milano

Poteva andar meglio, ma avrebbe anche potuto andar peggio per la povera Juventus. Sino al momento di mandare in campo la squadra Rosetta è rimasto in dubbio sulla formazione da schierare. Rava aveva dovuto rinunciare a giuocare e Foni accusava ancora un acuto dolore; Bellini non aveva fatto che una capatina negli spogliatoi per salutare i compagni e per Borel e Varglien II sussistevano tutti i dubbi generati dal loro sommario grado di efficienza e dalla non perfetta guarigione di vecchie ferite.

La forza degli avversari, le debolezze proprie, lo stato del terreno, reso pesante dalla pioggia insistente, preoccupavano e davano alla gara, per parte juventina, un carattere di avventura della quale non era facile vedere il lieto fine. Tutto per il meglio invece tutto andò bene. Perché la squadra fece più del previsto e del prevedibile e perché gli avversari avevano, dal canto loro, altrettante gatte da pelare.

E cosi fu che, una volta tanto, un tappo tondo servi a turare un buco quadro... I « bianco-neri » iniziarono l'incontro di buona lena. Il fango li aiutò, spegnendo inesorabilmente il giuoco minuto che la Lazio tentava organizzare con i tre uomini del trio centrale d'attacco e permettendo alla mediana juventino di lavorare in forza.

Partirono bene e ben presto lo svelto Gabetto mise negli imbarazzi la difesa romana, resa incerta dall'avanzamento di Zaccone a mediano e dall'inclusione di Faotto a terzino. Per dieci minuti l'area laziale fu il palcoscenico sul quale gli attaccanti si produssero ottenendo un paio di calci d'angolo ed impegnando Biason.

Poi il giuoco si equilibrò e parve, anzi, che la Lazio potesse davvero innalzarsi sino a prendere il sopravvento. Busani si trovò solo con la palla e mancò il bersaglio, commettendo la prima delle molte corbellerie delle quali infiorò tutta la sua gara; Camolese spedì a lato un paio di palloni; Piola ... fece vivo con qualche avanzata e qualche tiro che Bodoira dovette parare a mani aperte. Si ebbe l'impressione, in questi brevi momenti di offensiva degli « azzurri », che la Juventus tentennasse e che la prima linea laziale, una volta trovata la giusta cadenza, riuscisse a passare.

Passò la Juventus, invece. Al 26' Gabetto scattò su di un passaggio di Busidoni, piegò a sinistra, lasciò sul posto Faotto e quando vide che anche il portiere s'era deciso ad avanzargli incontro, mise in rete raso terra, sulla destra. Un goal che, per la rapidità della manovra e lo stato del terreno in area risultò un piccolo capolavoro.

Un minuto dopo l'intraprendente centro attacco ripetè la prodezza, ma il punto non venne concesso. La riscossa laziale ebbe a protagonista Piola. Non è in grandi condizioni il ragazzone e neppure ha compagni capaci di aiutarlo in modo intelligente, ma quando avanza con la palla, quando si appresta a tirare, si ha pur sempre un pericolo serio in atto.

Pensò Bodoira a tuffarsi su di un pallone basso ed a bloccare due botte diritte, così da permettere aìla sua squadra di restare in vantaggio. Se si fosse fatto punto al 45' non si sarebbe perso nulla di interessante. Nella ripresa il giuoco calò sensibilmente di tono.

Ressero i difensori, ma gli attacchi andarono avanti ad occhi bendati. Emergeva Depetrini, magnifico per continuità, combattività e forza, e scompariva Varglien II impantanato in un giuoco irritante. S'affermava Monti, ma s'affievolivano le energie di Borei, di Busidoni, di Defiltppis. Foni affermava con qualche colpo maestro la sua limpida classe; Buscaglia si arrangiava con le cento astuzie del suo repertorio di calciatore eclettico.

La squadra, però, annaspava. Fu più volte sul punto di segnare ancora, ma avrebbe anche potuto subire il pareggio solo che la Lazio non avesse malamente sciupato le occasioni che le si offrirono. Proprio all'inizio del secondo tempo si ebbe avanti a Bodoira una mischia che permise a Busani, Piola, Riccardi e Camolese, nell'ordine, di fallire il tocco giusto per mettere in rete da pochi passi.

E proprio a due minuti dalla fine un calcio di punizione ed un tiro d'angolo provocarono un'altra situazione punto lieta per la Juventus, ma non ne sortì nulla. A nulla del resto era valsa la offensiva juventina sviluppata fra i due momenti laziali,ai quali si è accennato. Varglien II ebbe i palloni migliori ma li sciupò; Gabetto centrò, alla mezz'ora, un pallone che passò avanti porta senza essere raggiunto e deviato da un bianco-nero; un tiro di Depetrini fu parato a mani alte in angolo; i terzini ed i mediani romani non lesinarono i falli per salvarsi nei « corpo a corpo ».

Molto lottare per nulla. S'era fatto sera ormai, pioveva ancora, qualche uomo era imbrattato di fango da capo a piedi. La fine fu salutata con doppia gioia: per la vittoria e per la fretta di andare a casa, lontano da Quell'atmosfera grigia e pesante. Questa volta ci sia permesso di non giudicare due squadre che si sono presentate in formazione occasionale e che, uscite da un mare di guai, sono tuttora in via di convalescenza.

Certo delle due la Juventus fu la migliore; più compatta, più sicura, meglio impostata. Gli uomini di maggior classe si sono imposti come più redditizi: Foni, Buscaglia, Depetrini, Monti, Gabetto. Gli altri fecero del loro meglio, ma alcuni non raggiunsero la sufficienza.

La Lazio non ama gare del genere: cosi dure, così faticose. E' fatta per una manovra svelta, non per la lotta. Faotto preoccupò in difesa, Ramelia non ebbe una giornata felice, Zacconi s'arrangiò, ma fu troppo falloso. All'attacco la musica è sempre quella. Piola fa, e gli altri disfano. Busani è l'ombra del bel giocatore della scorsa stagione. Riccardi non ha rilievo. Camolese lavora più come mediano che come avanti. Capri s'è fatto vivo troppo di rado. Una squadra da ritoccare, da registrare, da potenziare. Così come è ora non va. Almeno per le mete più alte.

Fonte: La Stampa firma Luigi Cavaliere.