Domenica 23 ottobre 1977 - Milano, stadio San Siro – Inter-Lazio 1-1

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23 ottobre 1977 - 1943 - Campionato di Serie A 1977/78 - V giornata

INTER: Bordon, Bini, Fedele, G.Baresi (69' Muraro), Canuti, Facchetti, Oriali, Marini, Anastasi, Merlo, Altobelli. A disp.: Cipollini, Scanziani. All. Bersellini.

LAZIO: Garella, Ammoniaci, Ghedin, Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli, Agostinelli, Giordano, D'Amico (64' Lopez), Badiani. A disp.: Avagliano, Pighin. All. Vinicio.

Arbitro: sig. Prati (Parma).

Marcatori: 37' Altobelli, 63' Garlaschelli.

Note: giornata uggiosa con foschia. Terreno in discrete condizioni. Ammoniti: D'Amico, Giordano, Ammoniaci, Manfredonia. Presente in tribuna il ct della Nazionale Enzo Bearzot. Il goal di Garlaschelli viene spesso erroneamente attribuito a Giordano.

Spettatori: 45.000 circa (27.693 paganti).

Il biglietto della gara
Il ritaglio de L'Unità
D'Amico e Agostinelli
La cronaca della gara
Un tentativo di Anastasi (gent. conc. Francesco di Salvo)
La rete di Altobelli (gent. conc. Francesco Di Salvo)
Altobelli esulta, Garella si dispera (gent. conc. Francesco di Salvo)

Da un calcio nebbioso emergono le teste di Altobelli e Garlaschelli ed è come se il soffio del vento squarciasse il grigiore della scena. Sono colpi secchi, come quelli delle caldarroste sul fuoco: bastano comunque per ravvivare lo spettacolo, per esaltare e poi deprimere la folla di San Siro. Quando Anastasi aggiunge due autentiche prodezze — ah, quella mezza rovesciata col pallone all'incrocio dei pali — qualcuno deve avere la sensazione che lo stadio abbia riacquistato l'antico splendore, anche perché da Roma arriva l'eco della vittoria del Milan e del suo primo posto in classifica. Tutto questo però non basta per fare vincere l'Inter, che deve accontentarsi del pareggio; il suo carburante si esaurisce nel primo tempo: nella ripresa deve fare l'autostop, ma l'auto che trasporta la Lazio mica si ferma, non abbocca e restituisce lo sgarbo. Vinicio così può fare riposare il suo testone evitando un altro richiamo da parte dell'attento Prati. Alla fine si esce fra qualche accenno di fischio, ma la maggioranza sfolla senza sfogarsi. Qualcosa in fin dei conti si è visto. Programmata in nuova edizione tattica dal computer di Bersellini, l'Inter è mancata in alcuni uomini denotando comunque maggiore propensione all'ordine rispetto al passato. Non è che tutta la classe si sia messa in riga: qualche discolo continua a sgarrare, ma è evidente l'intento di migliorare. Soprattutto con un Merlo che merita il premio per la disciplina, che si impone e che cerca di imporre: è vero che il gol del pareggio laziale è scaturito apparentemente da un suo errore, ma se si scava nel fondo della verità emerge che la colpa è più di Marini (che gli stava a pochi passi e non accennava a smarcarsi per ricevere la palla). A che cosa serve dirigere il gioco se poi i compagni fingono di assecondarlo, oppure si nascondono per non ricevere il pallone ? Naturalmente non è il caso di Marini, anche se nella circostanza il centrocampista ha contribuito all'errore determinante: pur non sentendosi bene, lui è andato in campo e ha giocato con la rabbia fra i denti. Il discorso è alquanto generale in un'Inter che vorrebbe realizzare ma le manca ancora la necessaria continuità per poter raccogliere in rapporto a quanto semina. Forse il meccanismo predisposto da Bersellini avrebbe funzionato meglio se la Lazio avesse recitato secondo il copione, cioè attaccando. Invece la Lazio di Vinicio, pur essendo per carattere più propensa ad avanzare che non ad arretrare, ha finito per difendersi rimediando soltanto una conclusione in porta, quella del gol di Garlaschelli. Al contrario l'Inter, dopo avere segnato con Altobelli sullo splendido « assist » di Canuti, completamente libero di avanzare e di smistare il pallone, ha avuto l'occasione di raddoppiare con Oriali, sprecando malamente l'opportunità. « Piper » non poteva sbagliare: la porta era vuota, tutti guardavano verso la zona laterale dalla quale era partito lo splendido cross di Pietruzzu Anastasi: anzi, qualcuno aveva fatto un passo in avanti, sbilanciandosi. Oriali ha girato il pallone di testa fuori annullando la sentenza definitiva. Con due reti sulla groppa, con un centrocampo evanescente se non proprio inesistente, col fantasma di Cordova (suo il cross del pareggio: poi ha levato il pugno per un quarto d'ora verso il cielo come se volesse mettere kappaò chissà quale destino), con un Altobelli (Agostinelli ndr) al quale non è bastata neppure la bionda chioma per mettersi in mostra, con un D'Amico non ancora in piena funzione fisica, la Lazio chissà quale miracolo avrebbe dovuto meritare per pareggiare. Raggiunto l'1 a 1, ci sono stati due spunti da favola di Anastasi. Due azioni tipo quelle che piacevano a Boniperti. La prima al 27' su cross di Baresi, con una mezza rovesciata che ha mandato il pallone nell'angolino alto sulla sinistra di Garella: la seconda cinque minuti dopo, quando Anastasi improvvisamente è esploso col suo sinistro da una ventina di metri. Molti portieri, forse la maggioranza, sarebbero andati a raccogliere mestamente il pallone in rete: non è stato il caso di Garella, che ha risposto dapprima con un balzo prodigioso e poi con una deviazione altrettanto fulminea in angolo. Due parate che potrebbero inquadrare il valore di un portiere alquanto discusso e sulle cui virtù sembra credere nella Capitale soltanto Vinicio. Due conclusioni da parte di Anastasi che hanno confermato quanto di buono era stato svolto nel primo tempo dal centravanti e che confermano le sue possibilità di ripresa. Peccato che in occasione della sua più bella partita con la maglia nerazzurra (i tifosi lo hanno applaudito a scena aperta e poi alla fine lo hanno aspettato all'uscita gridando « Pietro, Pietro »), il compagno di prima linea Altobelli sia emerso soltanto nello stacco di testa che lo ha portato al gol. Neppure l'innesto di Muraro è servito ad alimentare le speranze dell'Inter e le possibilità di Anastasi di coronare il suo splendido pomeriggio con un gol. Era scritto che la Lazio pareggiasse nonostante una prova generale alquanto sbiadita: non manca, comunque, alla squadra di Vinicio un buon temperamento, quello che ci vuole nel calcio per raddrizzare le giornate storte.

Fonte: La Stampa