Domenica 2 marzo 1980 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 1-2

Da LazioWiki.

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2 marzo 1980 - 2033 - Campionato di Serie A 1979/80 - XXII giornata

LAZIO: Cacciatori, Tassotti, Citterio, Wilson, Manfredonia, Zucchini, Manzoni, A.Lopez (65' Garlaschelli), Giordano, D'Amico, Viola. A disp.: Avagliano, Pighin. All. Lovati.

ROMA: P.Conti, Maggiora, De Nadai, Rocca, Turone, Santarini, B.Conti, Giovannelli, Pruzzo, Benetti, Ancelotti. A disp.: Tancredi, Peccenini, Ugolotti. All. Liedholm.

Arbitro: Menicucci (Firenze).

Marcatori: 60' Pruzzo, 75' D'Amico, 85' Giovannelli.

Note:

Spettatori: 50 mila circa.

L'ingresso in campo delle squadre
Wilson in difesa della porta
Un momento della partita
Lopez, Wilson (seminascosto), Manzoni, Giordano (sullo sfondo) e Manfredonia
Una fase della gara
Cacciatori sventa una minaccia
La rete di Pruzzo
La cronaca della gara
Il biglietto della gara
Giordano tallonato da Turone
L'esultanza di D'Amico dopo la rete (gent.conc. Lorenzo D'Amario)

Un derby per uscire dai guai: così era considerata alla vigilia la sfida tra Lazio e Roma. Vincendo la partita, un po' per meriti propri, molto per i colossali demeriti degli avversari, la Roma si è tolta dall'umido, slanciandosi verso la zona alta della classifica. La Lazio, invece, nei guai ci è rimasta in pieno, ancorata al quart'ultimo posto, con la sola e relativa sicurezza che le viene dai tre punti di margine sul Catanzaro e con seri problemi di gioco che la caotica situazione societaria e la tensione per l'affare delle scommesse non aiutano certamente a risolvere. Il derby è finito 2-1 per i giallorossi ed il risultato risponde alla logica, anche se non si può dire certo che quella vista ieri all'Olimpico sia stata una squadra dominatrice.

La differenza tra le due contendenti si può sintetizzare soprattutto nel modo in cui esse sono riuscite a mascherare l'assenza per infortunio degli uomini di maggior spicco del centrocampo. Nella Roma il vuoto lasciato da Di Bartolomei è stato coperto in modo più che onorevole da Giovannelli, non solo autore della rete decisiva ma anche il più deciso e continuo di tutta la squadra. Il buco provocato da Montesi nella Lazio è invece rimasto tale, non solo in fase di impostazione del gioco — del tutto inesistente o quasi — ma anche e soprattutto in fase di filtro del gioco avversario. Sotto questo aspetto l'assenza di Montesi, rimpiazzato fiaccamente dall'incerto Lopez, si è addirittura trasformata in una voragine, offrendo al pur compassato Benetti una libertà d'azione tale da consentirgli di risultare, nella ripresa, il principale animatore del gioco giallorosso ed in pratica il più appariscente protagonista della vittoria romanista.

I primi 45 minuti di gioco, tutto sommato abbastanza squallidi, non autorizzavano certo a sperare che la partita potesse sbloccarsi dallo 0-0. Ma, pur nel disordine tattico generale, si era intravista una Roma meglio disposta, più determinata, impegnata a lavorare ai fianchi l'avversario soprattutto grazie alla forsennata attività, su tutti i fronti d'attacco, del provocatore Bruno Conti, la cui aggressività innervosiva piuttosto i difensori laziali. Sul fronte opposto Giordano, chiuso nella morsa di Turone e Santarini e troppo isolato per non trovarsi costantemente esposto alla rischiosa ma efficace trappola del fuorigioco, chiedeva invano collaborazione al gioco senza nerbo dei compagni.

Il fatto che l'unica vera occasione da gol venisse fallita dalla Lazio, per un colpevole indugio di D'Amico lanciato in contropiede, contrastava insomma col quadro generale del gioco. Nella ripresa però, grazie alla costante spinta di Giovannelli e del liberissimo Benetti, la partita tornava su binari logici. Il gol di Pruzzo al 57', deviando di testa una punizione di Bruno Conti, segnava un benefico cambio di ritmo nel gioco, con la Lazio protesa alla ricerca del pareggio, raggiunto al 72' con D'Amico e capace di sfiorare, sullo slancio, anche un clamoroso capovolgimento del risultato grazie ad un momento di sbandamento della Roma, che tra i pali il rientrante Paolo Conti non appariva molto sicuro. Passato il momento critico, tuttavia, la bacchetta di direzione del gioco passava nuovamente nelle mani di Benetti, troppo esperto malgrado i suoi limiti atletici, per non approfittare di tanta libertà. Quando, ad otto minuti dal termine, un traversone di Romeo, respinto malamente da Manzoni, ha offerto a Giovannelli la palla per siglare il secondo gol, è sembrato tutto logico, insomma.

Il derby Lazio-Roma, cominciato fra la disapprovazione dei tifosi delle due schiere, ha preso quota nel secondo tempo culminando fra l'entusiasmo sfrenato dei giallorossi vittoriosi. L'immagine della felicità veniva offerta sulla porta degli spogliatoi dal presidente della Roma Viola: «Sono soddisfatto della Roma, niente da dire sul punteggio che ritengo esatto. Non parlo mai dei singoli, ma stavolta, voglio dire che Benetti è stato formidabile». Non crede che la capitale meriti, però, spettacoli migliori sul piano tecnico? «In questa città la Roma sta facendo cose egregie - è stata la risposta piuttosto polemica del presidente -, non bisogna dimenticare che la squadra sta nascendo in questa stagione». Crede che la Lazio possa rischiare la serie B? «Speriamo di no. Se i nostri cugini hanno bisogno di assistenza morale io sono pronto a fornirgliela». Liedholm, freddo come sempre, non è apparso emozionato neppure nell'occasione più sentita dalla tifoseria capitolina: «La Lazio ha iniziato la gara con ritmo frenetico. Giordano si è reso pericoloso - ha dichiarato l'allenatore - poi, mentre loro si spegnevano, la Roma è cresciuta a vista d'occhio. Ha preso gradatamente in mano le redini del confronto e non le ha più mollate». Non è mancata da parte dello svedese la solita battuta ironica quando gli è stato chiesto di rispondere sulla differenza notata fra le due compagini: «La Lazio è piena di campioni, possiede individualità di valore. Noi siamo stati più squadra, con un gioco meno spettacolare, ma molto valido sul piano dell'agonismo e della volontà. Ritengo che il successo sia meritato». Pruzzo aveva dimenticato addirittura di asciugarsi, dopo la doccia, per raccontare il suo gol: «Sono riuscito a saltare un attimo prima di Cacciatori. Gli ho tolto la palla quando stava per bloccarla. Sono immensamente felice anche perché la gara ad un certo punto si è fatta drammatica con la sua altalena di marcature». Benetti, circondato dai giornalisti che si complimentavano con lui, se n'è uscito con una battuta: «E' stata la partita del volli, fortissimamente volli». Sullo stesso tono euforico gli altri giudizi dei romanisti, mentre nello spogliatoio laziale si respirava un clima di pesante imbarazzo. L'allenatore Lovati, rifugiato in un angolo, con il volto ancora tirato, ha avuto parole piuttosto dure per la squadra: «La Roma ha giocato meglio, ha meritato di vincere. In novanta minuti noi abbiamo forse avuto più occasioni. Ma si è trattato di episodi sporadici. Siamo stati sopraffatti specialmente a centrocampo. La nostra colpa è stata quella di non essere riusciti ad aggredire gli avversari. Sul punteggio di uno a uno, siamo stati proprio dei polli. Mentre molti miei giocatori erano fermi a discutere sulla palla della vittoria mancata, la Roma in contropiede andava a segnare la rete del successo». La legittimità della vittoria romanista è stata cavallerescamente ammessa da tutti i giocatori biancoazzurri che sono apparsi particolarmente abbattuti per l'appuntamento mancato a cui tenevano di più. Per quanto riguarda l'ordine pubblico, non si sono verificati incidenti di rilievo. Lo stadio era circondato da un imponente schieramento di quasi 5 mila uomini fra poliziotti e carabinieri. Agli ingressi sono state effettuate accurate perquisizioni. Sequestrate decine di armi improprie. C'è stato qualche tafferuglio fuori dello stadio, alcune auto sono state danneggiate. Ma nel complesso il pomeriggio è trascorso in piena tranquillità. E' stato tuttavia registrato un episodio penoso, questa volta non causato dalla violenza. Uno spettatore. Marcello Valle, di 54 anni, padre di due figli, è deceduto per collasso cardiaco.

Fonte: La Stampa