Domenica 2 novembre 1980 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Rimini 1-0

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2 novembre 1980 - 8 - Campionato di Serie B 1980/81 - VIII^ Giornata

LAZIO: Moscatelli, Spinozzi, Citterio, Perrone, Pochesci, Mastropasqua, Viola, Sanguin, Chiodi, Bigon (68' Ghedin), Greco (70' Cenci). A disp. Nardin, Pighin, Albani. All. Castagner.

RIMINI: Petrovic, Merli, Buccilli (61' Chiarugi), G.Rossi, Favero, Parlanti, Saltutti, Mazzoni, Bilardi, Biondi, Donatelli (75' C.Sartori). A disp. Bertoni, Stoppani, Traini. All. Bruno.

Arbitro: Sig. Lanese (Messina).

Marcatori: 50' Viola.

Note: ammoniti G.Rossi, Spinozzi e Ghedin. Esordio nella Lazio per Stefano Chiodi dopo la squalifica per il calcioscommesse. Presente in tribuna Vincenzo D'Amico.

Spettatori: 30.000 circa di cui 14.379 paganti.

Il biglietto della gara
Bigon ci prova di testa
Abbracci dopo il goal di Viola
Chiarugi e Chiodi

Disputando una delle peggiori partite del campionato, la Lazio ha battuto di stretta misura il Rimini e si è portata da sola in testa alla classifica. La squadra di Castagner ha giocato in modo appena decente soltanto i primi venti minuti della ripresa, durante i quali ha siglato la rete del successo con Viola. Al 50', per un fallo di Buccilli su Mastropasqua, l'arbitro concedeva una punizione che batteva Citterio dalla parte laterale destra dell'area avversaria. Il cross del terzino veniva deviato al volo da Viola, che indovinava il bersaglio. Con la rete di vantaggio, svaniva per i biancoazzurri l'incubo che aveva preso consistenza durante un primo tempo davvero penoso. Neppure si poteva sbandierare l'alibi di un Rimini tanto in gamba da mettere in difficoltà i laziali.

Infatti i romagnoli si erano limitati a disputare un'onesta partita difensiva, che tuttavia si era rivelata sufficiente per imbrigliare gli avversari. La compagine romana, carente in ogni reparto, si muoveva con una lentezza esasperante, senza idee, con una sufficienza che spesso faceva balzare dalla panchina Castagner carico di rabbia. L'innesto di Chiodi, che esordiva all'Olimpico dopo la squalifica di 6 mesi per lo scandalo delle scommesse, si rivelava un mezzo fallimento. La colpa tuttavia non era del giocatore, che pure ha avuto qualche sprazzo felice, ma della squadra intera. Nessuno si salvava dal naufragio, con l'eccezione di Perrone e Pochesci, apparsi autoritari e precisi. Troppo poco. Alla Lazio servivano i gol e soprattutto la dimostrazione di poter giostrare facendo valere una marcata superiorità, ma le veniva a mancare la fisionomia della squadra che marcia sicura.

Rimini, probabilmente condizionato dal nome dell'avversaria, tentava qualche timido contropiede, si affidava a una manovra prevalentemente difensiva in cui facevano bella figura il portiere Petrovic, fra i migliori in campo, Parlanti, Mazzoni e Biondi. Solo allo scadere del primo tempo, tutto da dimenticare, la partita aveva un sussulto. I protagonisti erano soprattutto l'arbitro, assai incerto per tutto l'incontro, e un guardalinee, che alzava la bandiera per un fuori gioco di Chiodi. Ma l'azione proseguiva. Dopo essere tornata verso il centro del campo, la palla perveniva a Mastropasqua, in posizione regolare, che colpendo al volo segnava un bel gol. Il direttore di gara concedeva in un primo tempo il punto, poi, cedendo alle insistenze del romagnoli, interpellava il suo collaboratore e annullava la rete, scatenando proteste in campo e sugli spalti. Nella ripresa, la Lazio è apparsa subito più determinata. Le manovre scorrevano più fluide e rapide, ma soprattutto i biancoazzurri sembravano animati da una maggiore convinzione delle loro potenziali possibilità.

Il Rimini stringeva ancora di più le sue file, ma al 50' doveva arrendersi. Sembrava ormai che per la Lazio la strada fosse tutta in discesa. Viola e Sanguin erano gli animatori principali del gioco biancoceleste, che ha tenuto banco per oltre un quarto d'ora, sfiorando la seconda marcatura con Sanguin e Greco. Ma si trattava di un fuoco di paglia, spento anche dall'entrata in campo di Chiarugi e Sartori. Il cedimento dei laziali diventava ancora più evidente quando Bigon, colpito da un crampo, lasciava il posto a Ghedin. La scelta di Castagner destava parecchie perplessità. Ghedin si distingueva solo per entrate sull'avversario al limite del regolamento, finendo ovviamente nell'elenco degli ammoniti. Il Rimini prendeva coraggio. Le caratteristiche della partita si ribaltavano. La Lazio si difendeva affannosamente rischiando di essere raggiunta, almeno in tre occasioni, sciupate da Mazzoni e Bilardi. Al fischio del mediocre arbitro, sulla gara rimaneva sospeso l'interrogativo: cosa sarebbe accaduto se il Rimini avesse giocato la sua partita con il tono autoritario sfoderato solo dopo essere andato in svantaggio ?

Fonte: La Stampa