Franceschini Livio

Da LazioWiki.


Livio Franceschini ai Campionati europei di Riga del 1937 dove l'Italia vinse la medaglia d'argento. Nella formazione vi erano altri due cestisti biancocelesti: Varisco e Bessi
Livio Franceschini
Livio Franceschini con la maglia della Ginnastica Roma,1935
Il palmarès di Franceschini

Cestista. Nato a Trieste il 14 aprile 1913. E' una delle prime stelle della storia della pallacanestro italiana. Con la Ginnastica Triestina vince lo scudetto nel 1932 e nel 1934. Si trasferisce quindi nella Capitale e con la Ginnastica Roma conquista il suo terzo titolo nazionale. Dopo aver preso parte ai Giochi Olimpici di Berlino approda alla Lazio per il Campionato 1936/37; riveste il ruolo di capitano e allenatore della squadra. Dopo un'altra annata con i biancocelesti con un ottimo quinto posto finale, torna a Trieste dove, nel 1939, si assicura ancora uno scudetto. Sedici sono le sue presenze in Nazionale con 170 punti al proprio attivo. Tra i suoi allori vi è da registrare anche la Medaglia d'Argento conquistata dalla Nazionale italiana ai Campionati europei di Riga nel 1937, quando Franceschini vestiva la maglia biancoceleste della Lazio Pallacanestro.

Franceschini fu anche buon pittore. Durante la Seconda Guerra Mondiale, con il suo Reggimento, partecipò alla difesa di Roma contro i nazisti a seguito degli avvenimenti dell'8 settembre 1943.

Dal "Piccolo" di Trieste riportiamo questo articolo:

"Un triestino eclettico"

19 luglio 2004 — pagina 16 sezione: Trieste

"Ho letto con grande interesse il volume «Trieste nascosta», di Halupca/Veronese, edito dalle Assicurazioni Generali. Essendo un estimatore di tutto quello che si scrive sulle origini della nostra città, dalla storia alla cultura, alle numerose etnie che qui continuano ad essere presenti, ho pensato che sarebbe bello se il nostro quotidiano riservasse uno spazio per portare alla ribalta quei nostri concittadini che, per loro umiltà, vissero nell’ombra pur avendo capacità non comuni. Uno di questi è stato Livio Franceschini, nato a Trieste. Suo padre aveva un’attività commerciale in via Marconi. I suoi figli, tre maschi e una femmina, nel periodo della loro giovinezza hanno frequentato la vicina chiesa di via del Ronco. In questa chiesa, non ancora parrocchia, è tuttora insediata la confraternita della Compagnia di Gesù. Livio frequentò il liceo, s’iscrisse all’università ma non portò mai a compimento i suoi studi perché sposò prima di tutto la sua attività sportiva. S’iscrisse alla gloriosa Società Ginnastica Triestina, sezione pallacanestro. Squadra, per tanti anni, campione d’Italia. Assieme a Bessi e Novelli arrivano fino in nazionale e partecipano ai campionati europei in Lituania. Siamo alla vigilia dell’ultima guerra e anche Livio è chiamato alle armi. Prima di lasciare Trieste contrae matrimonio con una persona impegnata nel ramo industriale. Ufficiale dei granatieri è trasferito a Roma. Addetto militare della Regina Elena, s’innamora di una damigella di Corte. È chiamato a giocare nella Società Lazio. Presidente del sodalizio era Bruno Mussolini. Nella stessa squadra giocava Vittorio Gassman: diventeranno grandi amici. Intanto la guerra incalza. Con il suo reggimento Livio partecipa alla difesa di Roma. Ritornato a Trieste s’innamora della pittura. Trova ospitalità nella mansarda dello stabile di via Manzoni 8, allora Casa del giovane. In quell’ambiente spazioso e pieno di luce Livio inizia la sua nuova attività. Da prima predilige l’acquerello. I temi gli sono suggeriti dalla sua stessa città: Marine, San Giusto, vele, ecc... Più tardi trova un modo particolare di dipingere nature morte, usando colore a tempera con un misto di olio e patinato fresco. I colori preferiti vanno dal blu forte per il fondo e, sempre meno forte, fino ad arrivare a un grigio tenue. Il vero personaggio è il rosso impregnato. I fiori assumono con questo colore una luce particolare. Le sue opere sono esposte in diversi edifici privati e pubblici. Nei momenti di relax, si porta nel bar di via Gambini dove, fra un caffè e una sigaretta, intrattiene gli amici in conversazioni che spaziano dalla cultura alla politica al mondo del lavoro. Ha pochi rapporti con gli artisti triestini. Rare volte si porta in un locale di via Geppa, ritrovo della crema dei pittori nostrani: non era il suo ambiente. Portava sempre con sé un notes e mezza matita Fila, e al tavolino schizzava disegni. Soltanto per caso venni a sapere che quel notes conteneva anche argomenti del tutto estranei al suo lavoro: stava preparando un romanzo giallo. Finita la bozza, non trovò l’editore perché Livio era uno sconosciuto! Un giorno, al mio rientro da un lavoro fuori città, seppi che, silenziosamente, Livio ci aveva lasciati. Nessuno si meravigliò: era suo costume! Mi piacerebbe, con gli stessi intenti con cui è stato scritto il libro «Trieste nascosta», trovare un ente, un comitato che rivaluti questo nostro concittadino presentando ai triestini le opere di Livio Franceschini."

Lodovico Cufersi

  • Cufersi scrive erroneamente di Bruno Mussolini presidente della Lazio Pallacanestro e di Vittorio Gassman giocatore della stessa. In realtà il figlio del Duce e il giovane attore facevano parte della S.S.Parioli.