Terracina Giacomo

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Giacomo Terracina

Cestista. Nato a Roma il 28 ottobre 1915 in Via del Tempio n. 4. Morto a Buchenwald il 7 aprile 1945. Fu un ottimo giocatore della Sezione Pallacanestro della Lazio con cui disputò il campionato di Prima Divisione 1938/39. L’anno successivo passò alla Parioli. Agghiacciante un breve trafiletto presente su “Il Littoriale” del 1940 in cui si presentavano le squadre che avrebbero partecipato al campionato: elencando i giocatori della Parioli, l’anonimo cronista si chiedeva cosa ci facesse Terracina nella formazione, con chiaro riferimento alle appena promulgate Leggi Razziali che vietavano alle società sportive, e non solo, di schierare atleti ebrei.

Sposato con Enrica Di Segni, da cui ebbe la sua unica figlia Virginia nata a Roma il 2 giugno 1943. Il 16 ottobre dello stesso anno madre e figlia furono arrestate nel corso della razzia nazista nel ghetto. Giacomo al momento della cattura dei suoi cari non era in casa, ma spinto dall’amore verso la moglie e la figlioletta, le raggiunse al Collegio Militare di Via della Lungara, dove i prigionieri erano stati trasferiti, nel tentativo di metterle in salvo. Era riuscito, infatti, a rientrare nel suo appartamento per prendere del denaro da consegnare ai tedeschi in cambio della liberazione dei suoi cari, ma fu arrestato. Il 18 ottobre alla stazione Tiburtina un treno attendeva i prigionieri. Furono caricati su dei vagoni piombati diretti ad Aushwitz-Birkenau insieme ad altre 1023 persone. Appena il convoglio giunse a destinazione, il 23 ottobre, la piccola Virginia fu tolta ai genitori e immediatamente soppressa. Aveva quattro mesi. Nel gennaio 1945 a Bergen Belsen morì Enrica. Giacomo, cui avevano tatuato sul braccio il numero di matricola 158625, fu trasferito da Aushwitz a Buchenwald a causa dell’incalzare dell’Armata rossa. Ammalatosi durante la marcia di trasferimento svoltasi in condizioni estreme, morì di stenti appena giunto al campo.

Le “Stolpersteine” (Pietre d'inciampo) con i nomi dei membri della famiglia Terracina soppressi nei campi di sterminio nazisti, sono murate sul marciapiede antistante il palazzo natio di Via del Tempio n. 4.