Domenica 19 febbraio 1989 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0


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19 febbraio 1989 - 2401. Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1988/89 - XVIII giornata - Inizio ore

LAZIO: Martina, Marino (65' Dezotti), Monti, Pin (84' Muro), Gregucci, Piscedda, Di Canio, Icardi, Rizzolo, Acerbis, Sosa. A disp. Fiori, Beruatto, Gutierrez. Allenatore Materazzi.

CESENA: Rossi S., Gelain, Limido, Bordin, Calcaterra, Jozic, Chierico (62' Chiti), Piraccini, Agostini M., Domini (74' Traini), Holmqvist. A disp. Aliboni, Masolini, Aselli. Allenatore Bigon.

Arbitro: D'Elia (Salerno)

Note: ammoniti Chierico, Icardi e Limido. Calci d'angolo: 3-1 a favore del Cesena.

Spettatori: 30.000 circa di cui 15.280 paganti e 11.337 abbonati per un incasso complessivo di £. 664.190.000.

Il biglietto della partita
La cronaca della partita sulle pagine de "Il Tempo"
Rubel Sosa crea scompiglio nella difesa del Cesena

Riecheggia all'Olimpico un silenzio che vale più di mille parole. Silenzio fuori ordinanza perché silenzio di gioco oltre che di risultati. La Lazio non c'è più, si è contratta in se stessa, incartata in fragili schemi senza sbocchi. Il Cesena sembrava un muro gommoso, che più tenti di perforarlo più ti respinge lontano, ti fa ricominciare daccapo, ti ingarbuglia la manovra. Una discreta squadretta, quella romagnola di Bigon, che ha fatto la stessa bella figura che la maliziosa Lazio di inizio stagione le aveva imposto all'andata. Materazzi ha le sue colpe. Stavolta per "smontare" un caso-Marino che invece esiste eccome, e proprio dalla partita d'andata, ha spedito il capitano sulla fascia sinistra a contrastare l'innocuo Chierico. Partendo dal solito, cervellotico, presupposto che una Lazio tecnicamente superiore debba anche in casa preoccuparsi prima di tutto delle avversarie. Beruatto, molto più offensivo, avrebbe ben presto costretto il "pel di carota" ex giallorosso sulla difensiva, imponendogli ben altro dinamismo. Perso un uomo così, Pin, Icardi e Acerbis hanno dovuto come spesso accade sudare per sei: quasi subito imballandosi a discapito della sagacia tattica. Non si sono visti una giocata di prima, una verticalizzazione, un tentativo efficace di velocizzare la manovra. Il miracolo, in questo sconquasso tattico, poteva arrivare solo dai babies o dal sinistro sapiente di Sosa. Di Canio mantiene ancora il genio un gradino sopra la sregolatezza, Rizzolo è apparso stavolta impreciso nel controllo e poco pronto in area di rigore. Quanto all'uruguayano, cerca sempre il numero a effetto ma, con Muro ancora una volta relegato in panchina, è l'unico che provi a inventare. Per fortuna regge benissimo la difesa, Martina ne è uscito coi guanti quasi intonsi. Anche Rossi, portierone sul tetto del campionato col suo metro e 94, ha corso pochi rischi: di nome fa Sebastiano ma, a differenza del suo Santo, non ha visto frecce dalle sue parti, solo "stracci bagnati". Il pubblico laziale non è più neanche stizzito, appare quasi indifferente. Con questo spirito ha accolto il rigore reclamato da Di Canio al 31', stretto da Jozic e ostacolato da Limido. Non era forse dei più limpidi e non ha dunque impietosito lo svagato arbitro D'Elia. Sotto gli occhi di Concetto Lo Bello, in tribuna con Chinaglia e mezza Lazio dei bei tempi.

Fonte: Il Tempo