La costituzione della Lazio S.p.A.



Dal Corriere dello Sport del 21 marzo 1967
Dal Corriere dello Sport del 28 aprile 1967
Dal Corriere dello Sport del 21 marzo 1967
Dal Corriere dello Sport del 28 aprile 1967
Dall'Unità del 28 aprile 1967

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Dal Corriere dello Sport del 21 marzo 1967:

La Lazio è S.p.A. La vecchia società si è sciolta ieri sera in un quieto teatro di periferia, dopo 67 anni di vita. "E' un atto necessario quello che dobbiamo compiere - aveva detto il prof. Siliato nell'aprire i lavori dell'assemblea - anche se ci piange il cuore". E l'atto è stato compiuto alla unanimità da circa cento soci, ma da 259 voti, sommando le deleghe. Umberto Lenzini è stato nominato liquidatore della vecchia e promotore della nuova società, come era nelle generali previsioni. Tutto sommato si è trattato di un'assemblea tranquilla, anche se non sono mancati gli interventi a volte duri che qualcuno dell'opposizione ha rivolto a Umberto Lenzini. Ma la constatazione che per prima balza evidente riguarda la stima e la fiducia che la massa ripone nell'ex commissario biancazzurro che da oggi assume la veste di liquidatore. Praticamente l'assemblea ha rimesso tutto il futuro della Lazio nelle mani di Lenzini e gli ha concesso quindi anche la facoltà di apportare, secondo coscienza, quei tagli che egli riterrà opportuno fare sugli esborsi che fino a questo momento egli stesso ha effettuato per tenere in piedi la Lazio.

"E' un controsenso - ha urlato a questo punto l'ing. Ercoli - siamo seri. Lenzini diventa liquidatore di se stesso...". E' a questo punto che l'assemblea si è infuocata, ma già prima aveva avuto punti scabrosi come vi diremo se avrete la bontà di seguirci. Nelle modifiche apportate allo statuto federale era stato inserito da Lenzini, nella sua qualità di promotore della nuova società, doveva essere affiancato dall'ing. Ercoli e dal generale Vaccaro, ma prima l'avv. Manna e subito dopo Fabiani avevano chiesto i motivi per cui l'ing. Ercoli e il generale Vaccaro figuravano accanto a Lenzini quando invece avrebbe dovuto essere l'assemblea semmai a fare altri nomi. Sull'argomento intervenivano anche Bitetti, Desanto, Castiello, Tessarolo e Petrolillo, che proponevano varie soluzioni, facevano altri nomi, cosicché il professore Siliato credeva opportuno fare prendere una decisione allo stesso Lenzini. Il momento era delicato, ma Lenzini se la cavava nella maniera più brillante: "Per non scontentare nessuno, preferisco restare solo". Un attimo di suspense. poi molti applausi partivano all'indirizzo del commissario, il quale più tardi precisava che proprio come voleva la maggioranza dell'assemblea formerà in seguito una commissione di suo gradimento che dovrà coadiuvarlo nel lavoro. Sinceramente la decisione di Lenzini nessuno se l'aspettava e i primi a rimanerci male, ovviamente, sono stati proprio il generale Vaccaro e l'ing. Ercoli. Le parole di quest'ultimo sono state testualmente le seguenti: "Da oggi in poi non sarò più collaboratore di Lenzini. Il commissario mi aveva chiamato perché era in difficoltà ed eravamo già d'accordo che sia io sia il generale Vaccaro avremmo dovuto affiancarlo nel lavoro". L'avv. Petrolillo riteneva opportuno a questo punto far notare che il liquidatore della vecchia società e il promotore della nuova, dovevano essere due soggetti giuridici distinti, perché le cariche sono in contrasto fra di loro. "Mi affido alla saggezza di tutti perché non si debba incappare in inconvenienti che non avevamo previsto".

Ma il prof. Siliato, che con la consueta abilità ha tenuto molto bene le redini del dibattito, faceva notare che per disposizione tassativa della Federcalcio il liquidatore e il promotore debbono essere la stessa persona. Il dott. Gian Casoni illustrava quindi che il presidente della nuova società non sarà necessariamente il liquidatore ma che verrà nominato dal Consiglio di Amministrazione. "D'accordo - è intervenuto il socio Monacelli - ma Lenzini adesso deve restare solo e deve essere soltanto lui a scegliersi i collaboratori". Cancellati i nomi di Vaccaro e di Ercoli, lo statuto, come abbiamo già detto, è stato approvato all'unanimità, alla presenza del notaio dott. Ottorino D'Andrea. Proprio per la mancanza del notaio che per una deprecabile dimenticanza non era stato invitato, l'assemblea ha avuto inizio con circa un'ora di ritardo sull'orario prestabilito. Per acclamazione il prof. Siliato veniva eletto presidente dell'assemblea, quindi venivano nominati scrutatori i soci Del Fiume e Serena. Lenzini leggeva la sua relazione e faceva un po' la cronistoria della sua attività passata e di quella che dovrà svolgere, quindi il prof. Siliato metteva tutti al corrente della situazione. "Il nostro passivo è superiore ai 900 milioni ma può essere sanato attraverso il finanziamento della Federcalcio (450 milioni), la rinuncia dei crediti da parte di alcuni soci (150 milioni), e il reperimento di capitale sociale attraverso le azioni per altri 150 milioni. Il restante passivo dovrà essere transatto in percentuale per cui il 1. luglio 1967, quando la Lazio S.p.A. prenderà a funzionare, il disavanzo della nuova società dovrebbe essere di circa 85 milioni. E' un'operazione complessa ma che consentirà alla Lazio di incamminarsi su binari più scorrevoli".

Poi si aprivano le conversazioni e si avevano gli interventi di Bitetti - vecchia gloria della Lazio -, che illustrava la passata triste esperienza della società per azioni che affiancava la Lazio e concludeva affermando: "Non è questa la strada giusta per sanare il male principale che afflige il calcio italiano". La frecciata era per il presidente Pasquale e, comunque, Bitetti diceva testualmente che "Pasquale doveva creare qualcosa di meglio di quello che ci ha offerto oggi". Chiarimenti sulla nuova società chiedevano anche i soci Monacelli, Manna, Novaro, Rendina e Jannucci. Quest'ultimo chiedeva quanto tempo ci vorrà per avere i soldi della Federcalcio e il prof. Siliato rispondeva che il termine fissato è quello del 30 giugno. La discussione si apriva sul capitale e sulle somme sborsate dai vecchi dirigenti. L'ing. Ercoli proponeva che Lenzini rinunci ai suoi crediti nei confronti della Lazio, come hanno fatto tutti i presidenti del passato. "Dei creditori precedenti - affermava l'ing. Ercoli - non si parla. Perché? Io pure ho tirato fuori soldi per la Lazio, e allora dovrei essere anch'io un privilegiato". Il generale Vaccaro si associava: "Non si deve precostituire una maggioranza in seno alla nuova società, altrimenti gli stessi privilegi che concediamo a Lenzini dovremmo concederli a tutti gli altri che prima lo hanno preceduto al timone". In favore di Lenzini intervenivano Valenzuolo e De Luca i quali affermavano che non era umano chiedere al commissario una così gravosa rinuncia. L'ing. Ercoli precisava che non chiedeva assolutamente a Lenzini un sacrificio tanto gravoso ma che le sue spettanze fossero liquidate a parte, alla stessa stregua degli altri creditori, e insomma che Lenzini non impiegasse il capitale già sborsato per la Lazio nell'acquisto di nuove azioni. Per mettere tutti d'accordo interveniva il dott. Gian Casoni il quale proponeva di elevare il capitale sociale fino a 400 milioni. La proposta era accettata, quindi si passava al taglio delle azioni che veniva fissato in lire 25.000 cadauna.

Successivamente si apriva la discussione sui diritti dei soci vitalizi e su richiesta di Novaro e Magliocchetti veniva stabilito il prezzo di acquisto delle tessere per lo stadio nella misura del cinquanta per cento del costo più l'addebito del bollino federale. Praticamente le stesse facilitazioni che i vitalizi hanno goduto fino ad oggi. A questo punto l'assemblea era chiusa. Jannucci chiedeva un circolo per la Lazio; Novara ringraziava caldamente il prof. Siliato per l'opera svolta e lo invitava ad essere sempre più vicino alla Lazio. Dal canto suo il prof. Siliato rivolgeva un caldo ringraziamento a tutti gli intervenuti e un forte incitamento alla squadra di battersi con maggiore vigore. Subito dopo abbiamo avvicinato Lenzini. Il commissario appariva soddisfatto. "Ho ricevuto questa sera una grande manifestazione di stima, di fiducia e di simpatia. Sono grato a tutti. So che il mio lavoro è molto difficile ma prometto che mi impegnerò al massimo per mettere in piedi una forte società ed una grande Lazio a partire dal prossimo campionato".


Dal Corriere dello Sport del 28 aprile 1967:

"Con atto a rogito del professor Ottorino D'Andrea, coadiutore del notaio dr. Tito Staderini di Roma, si è costituita la Lazio S.p.A. con sede in Roma, via Col di Lana, 8. E' stato eletto amministratore unico il rag. Umberto Lenzini, il quale procederà a tutti gli adempimenti previsti dalla relativa delibera della FIGC".

Questo il comunicato emesso ieri sera dalla Lazio con il quale si dà notizia dell'avvenuta costituzione della S.p.A. nei termini previsti dalla legge, dopo l'assemblea generale dei soci che, come si ricorderà, ebbe luogo il 20 marzo. E' un atto importante per la Lazio che si allinea con le altre consorelle e getta le basi per la disputa del prossimo campionato. Tuttavia ci sembra opportuno far rilevare che per Umberto Lenzini il difficile comincia proprio adesso. Entro il mese di giugno infatti - perché la Lazio S.p.A. riveva l'approvazione del Tribunale di Roma e diventi operante - dovranno essere versati i trecento milioni per il capitale sociale della nuova società. Come abbiamo scritto in altre occasioni, la metà di questo capitale è già disponibile essendo stato accumulato dalla riuncia dei crediti che alcuni ex consiglieri vantavano nei confronti della Lazio; gli altri 150 milioni, invece, dovranno essere reperiti tra gli "amici" o più propriamente dalla sottoscrizione delle azioni. Abbiamo affrontato l'argomento con Umberto Lenzini che si è dichiarato del tutto fiducioso.

"Grosse difficoltà non dovrebbero sorgere, la situazione non è affatto preoccupante. Lei può scrivere che la Lazio diventerà società per azioni come tutte le altre consorelle. C'è qualche amico fidato sul quale poter contare e, comunque, io confido molto nella sottoscrizione delle azioni. Per adesso abbiamo compiuto un passo molto importante costituendo ufficialmente la nuova società della quale è entrato già a far parte il signor Aldo Magliocchetti, ex consigliere della Lazio che riscuote la fiducia di tutti e che ho chiamato a collaborare". Aldo Magliocchetti dunque è il primo socio della nuova Lazio. Domani Lenzini invierà una lettera a tutti i "vitalizi" per mantenere una promessa fatta in assemblea e cioè per mettere a loro disposizione le prime azioni della società il cui taglio, com'è noto, è di 25 mila lire cadauna.

"Le azioni - ha continuato Lenzini - saranno a disposizione di coloro i quali vorranno sottoscriverle fra una quindicina di giorni al massimo. Personalmente conto su una larga adesione per dare una base solida alla nuova Lazio". Lenzini è ottimista e nel mentre lavora per la nuova società, si sta interessando attivamente anche della squadra del futuro. Giusto ieri ha avuto un lungo colloquio con Roberto Fiore e con Maino Neri coi quali ha affrontato il problema del prossimo campionato ed ha stilato un programma che però potrà essere attuato soltanto se la squadra riuscirà ad evitare la retrocessione. Per quanto riguarda Roberto Fiore sembra assodato che l'ex presidente del Napoli entri a far parte attiva della nuova Lazio a partire dalla prossima stagione ed è proprio sulla "competenza" di Fiore e sul suo dinamismo che Lenzini punta a dare ai tifosi biancazzurri una compagine degna della loro passione.



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