Ercoli Andrea


Andrea Ercoli

Sportivo e dirigente biancoceleste, nato a Roma il 18 giugno 1908 in Piazza San Cosimato n. 63, da Carlo, negoziante, e Margherita Santececca, ed ivi deceduto il 9 settembre 2005. Ha partecipato alla vita della società biancazzurra per quasi 75 anni ricoprendo svariati incarichi.

Ultimo di sette fratelli, era rimasto orfano di padre nel 1916. Nato e cresciuto a Trastevere in Piazza San Cosimato n. 63, era stato allevato con amore dalla mamma e dai fratelli, uno dei quali, Luciano, morì nell'aprile 1920 per gli esiti di una malattia contratta in guerra. Nel 1923, grazie all'amicizia fra il fratello Giuseppe e Augusto Parboni, entra nei giovanissimi della Lazio, come raccattapalle. Da questo momento la sua vita sarà indissolubilmente legata a questa società e a questi colori. Suo fratello Giuseppe è invitato a far parte del consiglio direttivo e si distingue subito, perché nel 1924 ingaggia, pagandolo personalmente, l'allenatore Ungherese Desiderio Koszegi. Grazie al fratello, il giovane Andrea inizia molto giovane a frequentare l'ambiente laziale e ne rimane coinvolto ed affascinato. Dopo essersi diplomato geometra nel 1933, frequenta la Scuola Allievi Ufficiali di Spoleto giocando anche nella locale squadra di calcio. Dopo la morte prematura dell'amato fratello, nel 1933, assume la responsabilità dell'azienda agricola di famiglia.

Il lutto lo distoglie per un po' dalle vicende societarie, ma una chiamata del presidente Eugenio Gualdi gli apre le porte del consiglio societario, dove a detta del patron "Un Ercoli, nella Lazio, non può mancare". Partecipa, come capitano del Genio automobilisti, nella guerra d'Etiopia nel 1935-1936. Racconterà nelle sue memorie che quella spedizione era come cavalcare le orme di Luigi Bigiarelli, ma con diversa fortuna. Rientrato in patria, diviene presidente del Trastevere, piccolo sodalizio che partecipava al campionato regionale. Ma quasi subito rientra alla Lazio. Appassionato pilota automobilistico, il 26 giugno 1939 vince la corsa del Terminillo al volante di una Fiat 1100 e poco dopo, il 3 dicembre 1939, viene eletto presidente della Lazio Calcio. Curioso il richiamo che ha da parte del Gen. Giorgio Vaccaro perché Ercoli aveva voluto premiare la squadra pagando di tasca sua il ritorno da una trasferta, anziché in seconda classe, con delle comode cuccette in vagone letto. Per l'epoca la cosa non è tollerabile e il Generale minaccia seri provvedimenti in caso di recidiva. Nel 1940 è richiamato sul fronte albanese per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale da cui torna un anno dopo, trovando la Lazio in piena zona retrocessione. Proprio nel 1940, nella seduta del 18 settembre, viene eletto Consigliere della società. Agli inizi del 1941 è di nuovo presidente della Sezione Calcio.

Sono anni bui e sia pur con i Tedeschi occupanti si riesce ad organizzare e a vincere il Campionato Romano. Dopo la guerra si ricomincia con Remo Zenobi "deus ex machina" delle sorti biancazzurre. Ercoli vede avvicendarsi presidenti, campionati, gioie e delusioni. I momenti difficili sono tantissimi. Lui ricopre quasi tutte le cariche, compresa quella di presidente. Poi, con l'avvento di Umberto Lenzini, le cose cambiano in meglio anche se i primi anni sono un alternarsi di promozioni e retrocessioni; con l'arrivo di Giorgio Chinaglia e Tommaso Maestrelli, la Lazio spicca il volo fino a conquistare l'ambito scudetto nella stagione 1973/74. Ercoli è uno dei vicepresidenti e, a volte, si scontra con Chinaglia arrivando persino a minacciarlo di acquistare il cartellino e spedirlo in tribuna. Nonostante ciò fra i due c'è molta stima. Gli anni passano e la Lazio ritorna nella serie cadetta. A causa dell'età avanzata pian piano Ercoli si distoglie dalla vicende societarie.

Nel 1999 scrive un libro di memorie "Io e la Lazio, 75 anni insieme". Riesce a vivere da lontano le vittorie dell'era Cragnotti, prima di spegnersi in una calda mattina del settembre 2005, per ironia della sorte, nello stesso giorno e mese in cui scomparve anche Sante Ancherani. Aveva 97 anni.





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