Mesones Luis Ignacio


Ignazio Mesones
Ignazio Mesones, ormai cieco, durante il processo
La morte di Ignazio Mesones sul Messaggero del 27/04/1929
Dal Messaggero del 5/01/1918 la cronaca del ritrovamento del cadavere di Maria Rotellini alias Bice Simonetti
Una delle udienze del processo sulle pagine de "Il Popolo Romano" dell'11 aprile 1922
La firma di Ignazio Mesones

Nuotatore e podista. Chiamato Ignazio e nelle cronache riportato come Mesones Luigi per distinguarlo dal fratello Alberto. Nato a Roma l'11 luglio 1880 e deceduto a Turi (BA) il 26 aprile 1929.

Figlio dell'avvocato Emanuele Maria, diplomatico peruviano. Fratello di uno dei fondatori della Lazio Alberto e socio della medesima. Fece parte prima della società Rari Nantes che aveva la sede all'Albero Bello poi, sempre assieme al fratello e a Corrado Corelli, della società "Urbe e Farfa" da loro fondata.

Il Mesones, dopo la prima guerra mondiale, fu al centro di una delle pagine di cronaca nera più famose di Roma per aver ucciso, forse, la moglie. Morì nel carcere di Turi cieco e debilitato dalla sifilide che gli aveva intaccato il midollo. Pochi mesi prima della morte era stato ricoverato all'ospedale per problemi alla gola, confortato dalle amorevoli cure della madre. In quel periodo nello stesso carcere era detenuto Antonio Gramsci.


Così scrive La Stampa il 27 aprile 1929:

Bari, 26 notte. Ignazio Mesones, del quale i giornali si occuparono a lungo all'epoca del processo per l'assassinio di sua moglie Bice Simonetti, figlia di un noto antiquario romano, è morto stamane nel Penitenziario di Turi. La vita del Mesones, figlio del Ministro del Perù a Roma, fu avventurosissima e dopo una fase di vagabondaggio in Europa e specialmente nella Corte del Granduca Sergio a Pietroburgo, culminò a Roma tra il 1911 ed il 1920. Durante questo periodo il Mesones, allora giovane bellissimo ed elegante, ebbe occasiono di conoscere la figlia del comm. Simonetti, Bice, allora sedicenne, stringendo con lei una relazione, che doveva dare luogo il 20 ottobre 1914 alla fuga della fanciulla dalla casa paterna ed alle nozze fra la Simonetti e il Mesones, divenuto frattanto cieco. Nello stesso tempo il Mesones era preso da una violenta passione per la giovane Maria De Angelis, amante di un altro giovane romano, con il quale la donna aveva avuto un bimbo, Giacomino.

La sera del 31 dicembre 1917 la Bice Simonetti usciva di casa, dimessamente vestita, e da quel giorno nessuno la vide più. Il Mesones fece credere ai genitori della moglie quella questa era partita per lontani paesi; ma la mattina del 4 gennaio 1918 al Lungo Tevere Marzio si rinveniva un cadavere di donna identificata in un primo tempo per certa Maria Rotellini; cadavere che nel 1920 veniva riesumato, in seguito ad alcune rivelazioni, e riconosciuto per quello della Bice Simonetti scomparsa. Mesones, imputato di uxoricidio, compariva dinanzi alla Corte d'Assise, ove dopo un clamoroso processo durato 42 udienze, l'11 maggio 1922 i giurati lo condannavano a 23 anni e 9 mesi di reclusione. Così Mesones da Regina Coeli passò nel 1923 alla Casa penale di Soriano e di là al Penitenziario di Turi, ove ha vissuto per circa sei anni. Anche nel reclusorio di Turi, il Mesones voleva apparire come l'antico elegante "viveur", e sotto la casacca del galeotto manteneva qualche pretesa di eleganza, facendo uso a guisa di pigiama del vestito a rigoni, mantenendo sempre il viso accuratamente rasato e le mani anche esse curatissime. Spesso interrogato sulla sua infermità dichiarava: che la cecità contribuisce a deprimere o ad esaltare il nostro sistema nervoso. Io sono alle volte scontento perché non posso leggere, né scrivere: anche il sistema di lavoro per i ciechi mi stanca molto e facilmente. Ma dopo 6 anni, circa due mesi fa, le condizioni di salute del cieco si aggravavano lentamente; e la madre del recluso si recava al penitenziario preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Sopravvenuto un notevole miglioramento la madre era ripartita, ma improvvisamente le condizioni del Mesones si sono aggravate e stamane egli è deceduto.


Nel giugno 2017 il giornalista e scrittore Vincenzo Cerracchio ha pubblicato un romanzo di genere noir in cui viene raccontata la vicenda umana di Ignazio Mesones. Il titolo del libro è "Uno sparo nel buio".



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