Olivieri Rinaldo


Rinaldo Olivieri

Attaccante, nato a San Benedetto del Tronto (Ap) il 1 gennaio 1935, deceduto il 5 febbraio 1991. Detto "Renato".

Cresciuto nella Sambenedettese, nell'estate 1952 viene acquistato dalla Spal. Con la squadra di Ferrara si mette in buona luce alternandosi nel ruolo di interno e di ala. Nel 1955 viene acquistato dalla Lazio per fare da riserva a Muccinelli. Trova poco spazio, gioca 11 partite realizzando 4 gol cui vanno aggiunte le 14 presenze e 6 gol con la squadra Riserve con cui si aggiudica il Campionato Cadetti. Nell'estate 1956 viene ceduto definitivamente alla Triestina. Passa in seguito all'Atalanta dove rimane per 5 stagioni prima di tornare e chiudere la carriera alla Sambenedettese. Vanta 2 presenze nella Nazionale B.

dal sito: http://www.tuttosamb.it/

Rinaldo Olivieri, detto Renato, nasce a San Benedetto l’1-1-1935. Per molte ragioni Renato è lui stesso San Benedetto, giocatore simbolo di un’intera generazione. Fra i fantastici ragazzi sambenedettesi che hanno dato tutto per la maglia rossoblu , Olivieri spicca, facendosi largo a suon di gol in giro per l’Italia. Olivieri è leggenda, ha fatto gonfiare il petto a moltitudini di tifosi, sebbene non resti a lungo nella sua città natale come altri atleti del suo tempo. Il suo è l’esempio di chi ha avuto “fame” di emergere e poi ce l’ha fatta. Di temperamento volitivo, non ci stava mai a perdere, si faceva rispettare da tutti (il campione Omar Sivori diventerà suo amico) e ha in sé il dna del marinaio, lo stesso della sua gente . Renato viene a mancare nel Febbraio 1991.

Il suo ruolo d’elezione è stato ala destra, talvolta centravanti di manovra /mezzala (altezza m 1,71, peso Kg 67). Le statistiche dicono che vanta 69 reti in carriera, 34 delle quali messe a segno in serie A con le maglie di Spal, Atalanta e Triestina. Tecnicamente è forte di piede e di testa, “ha il tempismo di staccare 20 cm da terra restando sospeso in aria…”, dice capitan Beni in una recente intervista. Vince una classifica cannonieri di serie C, una Coppa Italia (Atalanta 1962-63) e segna gol pesanti praticamente contro tutte le big del calcio Italiano. Grazie ai suoi indiscussi meriti sportivi viene convocato otto volte in azzurro e veste la maglia della Nazionale B in due occasioni: con l’Inghilterra e la Svizzera.

“Renato”, da noi lo chiamavano così, apprende ben presto i rudimenti del calcio dallo zio materno, Aldo Ulissi, leggendaria ala sinistra rossoblu dell’anteguerra; a 14 anni gioca nell'Ardimento, importante società cittadina in cui disputa un campionato di lega giovanile. Nel frattempo il ragazzo deve imbarcarsi su un peschereccio per aiutare la famiglia. L’anno seguente la Samb lo preleva per affidarlo alle cure sapienti di “papà” Notti; ben presto sarà il vercellese Valeriano Ottino, esperto allenatore/giocatore della Samb ad accorgersi delle sue doti, lanciandolo con la prima squadra nello spietato campionato di serie C 1952/53 girone nazionale. La sua carriera si apre ufficialmente a Mantova, quando è appena diciassettenne, il 23 Novembre 1952. Nonostante sia un battesimo del fuoco e la Samb subisca una pesante sconfitta, Rinaldo fa un ottimo debutto. L’allenatore decide di farlo maturare nelle riserve per consentirgli di completare per bene la preparazione fisica. Quando il campione del mondo Pasinati subentra sulla panchina rossoblu Olivieri è già fisicamente a posto e pronto per l’inserimento definitivo in rosa. Batte senza problemi la concorrenza di attaccanti affermati e con il Livorno gioca una splendida partita suggellata dal primo gol in rossoblu. Le sue parole quando in una vecchia intervista ricorda la prima rete: “Lo rammento per un particolare che mi è ancora caro. “Peppenuccie” Camiscioni mi regalò, allora, 5000 lire (il premio partita nel 1953 era di 2000 lire) e mi raccomandò: “toh Renà, vattece a cumprà du bistecche”. Un piccolo aneddoto che ci fa assaporare un calcio che non c’è più! Da quella partita le prestazioni diventano un crescendo tanto che il “piccolo” Olivieri contribuisce in modo decisivo alla salvezza della Samb. Il giovane pescatore naturalmente attira gli sguardi di molti tecnici. Alla fine della stagione di serie C 1952/53 colleziona 17 presenze (due reti) mettendosi in luce per la rapidità con cui smista il pallone, per l’innato senso dello smarcamento e per il suo piede dal quale partono tiri potenti e precisi. Queste sue innate capacità conquistano Paolo Mazza, presidente della Spal e cacciatore di giovani talenti da far esordire in serie A. La Samb in cambio della sua cessione riceve dalla Spal denaro, un portiere (Enore Zanoni) e il passaggio definitivo in rossoblu di un altro giocatore simbolo: Alberto Astraceli. Trasferitosi a Ferrara va subito in gol, diciottenne, il 13 Settembre 1953, contro il Novara ed il resto è storia da leggere sugli almanacchi. Sceso in B con la maglia rosso-alabardata della Triestina Renato segna un gol alla Samb. Questa la sua risposta quando un giornalista, a distanza di tempo, gli chiese cosa provò in quella occasione: “…Fu una rete istintiva, non provai alcuna soddisfazione; dopo la rete un grosso nodo mi assalì alla gola, fu un giorno terribile”.

I suoi tifosi, anche a distanza di decenni, ricordano bene come “Renato” bruciava nello scatto i difensori, dandogli talvolta 2 metri di distacco su 5. La carriera di Olivieri, dopo una lunga militanza fra serie A e B, si chiude nella sua San Benedetto dove disputa le stagioni 1963/64 e 1964/65, con 49 presenze e 21 gol. Vince anche in C la classifica cannonieri con 17 gol e facendo segnare molte reti ai suoi partner d’attacco Pucci e Caposciutti grazie al suo ultimo tocco illuminante. Unico suo cruccio: il non aver riportato la Samb in B subito dopo la retrocessione. Solo ventinovenne Renato appende le scarpe al chiodo e intraprende la carriera d’allenatore vincendo diversi campionati regionali.

Con Olivieri San Benedetto, seppur piccola cittadina si conferma una vera e propria culla del calcio provinciale, soprattutto grazie ai saggi intendimenti di personaggi dalla grande levatura sportiva e morale come il presidente Roncarolo, il direttore generale Lucio Palestini… i quali decidono con fermezza di coltivare il vivaio. Già all'epoca di Olivieri si avverte dappertutto il problema gravoso delle società in fallimento e dei dissesti finanziari imputabili alle spese pazze. Le testate sportive come Corriere dello Sport, Lo Sport Illustrato… si accorgono della felice eccezione di San Benedetto, località in cui il calcio rappresenta un fenomeno sociale; i giornalisti si soffermano sulla nostra piccola realtà con stupore… l’analizzano, infine la prendono a modello. Il periodico “il Campione”, nel 1953 dedica una pagina a Olivieri, il ragazzo dalle umili origini marinare e al caso della Samb, società dal bilancio in attivo (!).


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