Viola Fernando


Fernando Viola
Viola con la maglia della Juventus nel 1973
Fernando Viola
Viola in azione
Fernando Viola con Re Cecconi e D'Amico nel 1976
Viola in una pausa di allenamento

Centrocampista, nato a Torrazza Piemonte (TO) il 14 marzo 1951 e deceduto a Roma il 5 febbraio 2001.

Esordì a 20 anni nella Juventus nel campionato 1971/72 quando giocò 4 partite e si trovò Campione d'Italia. Ma l'illusione di divenire protagonista con la maglia bianconera durò poco. A fine stagione fu spedito a Mantova in Serie B dove fece il titolare disputando 36 gare e segnando 2 reti. Cresciuto fisicamente e tatticamente, la Juventus se lo riprese ma, nei due campionati seguenti, giocò solo 17 partite segnando una rete. Ceduto al Cagliari, nel campionato di Serie A 1975/76, disputò 28 partite e mise a segno 3 reti. Venne notato da alcuni osservatori biancocelesti e fu acquistato con il consenso di Vinicio, che tentava di ricostruire la squadra dopo i fasti dello Scudetto, nella stagione 1976/77.

Viola stentò ad imporsi in quella squadra di campioni ma riuscì a disputare 20 partite ed a segnare 2 reti. Nel 1977/78 fu dato in prestito al Bologna e giocò 18 gare realizzando una sola rete. Tornò l'anno successivo, con Roberto Lovati, ma subì un serio infortunio e le partite giocate furono solo 13. Nel 1979/80 le partite furono 28 ma la Lazio retrocesse per motivi legati al calcio scommesse, nonostante il buon campionato disputato da Fernando. Ilario Castagner, in Serie B, non volle privarsi del centrocampista piemontese e, nei due tornei disputati nella serie cadetta, Viola disputò 61 incontri segnando 11 reti. Con la Lazio colleziona 121 presenze e 12 reti in Campionato.

Un nuovo trasferimento al Genoa in Serie A, durato due campionati, il 1982/83 e il 1983/84, con i rossoblù 54 gare ed una rete, poi l'anno seguente scese a Barletta in C1 dove segnò 3 reti in 32 incontri ed a fine stagione abbandonò il calcio sebbene, per pura passione, continuasse a calcare il terreno di gioco, a livello amatoriale, ancora per un anno nel Subiaco. Nel frattempo Fernando, giocatore e uomo colto e motivato, si laureò in Lingue e per un certo tempo esercitò la professione di intermediario nell'ambito dei trasferimenti dei calciatori da e per l'estero.

Fernando Viola è stato un calciatore solido e con buona visione del gioco. Dotato di tecnica e di un tiro potente ha sempre segnato dei bei goal con tiri da fuori area ben calibrati. Le sue discrete doti di creatività e fantasia e la sua correttezza, sono sempre state apprezzate dagli allenatori. E' mancato forse un po' dal lato caratteriale ma i suoi interessi fuori del calcio lo hanno forse distratto rispetto alla feroce determinazione che è necessaria nel professionismo. Gentile e affabile con tutti, ha lasciato un vuoto tra gli sportivi, soprattutto laziali, quando scomparve ad appena cinquant'anni per un assurdo incidente stradale accaduto mentre viaggiava in motorino in Viale Parioli a Roma. Nella capitale, del resto, aveva messo su famiglia e aveva deciso di risiedere.

Così scrisse il Corriere della Sera all'indomani del tragico incidente:

Continua la serie di lutti che ha colpito la squadra negli anni dopo lo scudetto del 1974. L'ex mezzala biancoceleste muore in un incidente con la moto in viale Parioli. Arrivò alla Lazio nel 1976. A dicembre morì Maestrelli. Un mese dopo, gennaio 1977, morì Re Cecconi. Era la Lazio del dopo scudetto, Fernando Viola ne aveva vinti già due con la Juventus. Il presidente era Lenzini, il medico Ziaco, l'accompagnatore Bezzi. Lazio sciagurata, segnata da un destino tragico. Tutti morti. Ieri pomeriggio, intorno alle 13, in viale Parioli, all'altezza del civico 12, davanti all'istituto San Gabriele, e' morto anche lui, Viola. Avrebbe compiuto 50 anni a marzo. Incidente stradale. Tremendo. Viale Parioli chiusa 5 ore, fino alle 18.30. La dinamica ora la cercherà di chiarire il pm Federica Dito.

L'ex calciatore (poi avvocato specializzato in infortunistica stradale!) arrivava da piazza Ungheria a bordo del suo scooterone Suzuki "Burgman 400", con in testa il casco integrale, omologato. Doveva correre a Frosinone per il funerale di un'amica di famiglia, Pina, morta di ictus. A Frosinone l'aspettava già la moglie Patrizia. Velocità sostenuta, ma la strada era sgombra - racconta un testimone, il portiere del civico 12, Antonio Bo - stranamente un lunedì senza traffico. Dalla parte opposta, però, una Volvo bianca, guidata da un piccolo imprenditore di 41 anni, stava tentando un'inversione. Forse per immettersi in un passo carrabile lì di fronte, forse per parcheggiare o tornare indietro. La segnaletica in quel punto è chiara: la striscia è tratteggiata, consente la manovra. Viola ha frenato, ci sono i segni per terra, 9-10 metri, ma non è riuscito a evitare l'impatto. Ha urtato il fanale anteriore destro della Volvo ed è rovinato in terra, a faccia avanti, perdendo moltissimo sangue. I soccorsi sono arrivati subito, invano. Un secondo testimone è convinto che sia stato il parabrezza, nel frantumarsi, a tagliargli la gola. Ma i vigili urbani del II gruppo parlano di "sospetta frattura alla base del cranio". Quando hanno riaperto la strada, dieci metri piu' avanti, un'altra moto e' caduta. "Qui le macchine sono spesso in doppia fila, è pericoloso", dice Clemente Mimun, direttore del Tg2, lazialissimo, che passa, si ferma e resta colpito dalla notizia. Viola era sposato, papà di due ragazzi, di 14 e 15 anni. Centrocampista di fantasia, sostituì Frustalupi, il regista dello scudetto. Morto nel 1990 in un incidente stradale.

Articolo a firma di Fabrizio Caccia





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