Monza (II) Alfredo: differenze tra le versioni
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Alfredo Monza arriva in maglia biancazzurra all'inizio della stagione [[1935/36]] proveniente dal Livorno. |
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Con la Lazio gioca sempre senza saltare mai una gara e arriva a disputarne ben 222 di fila. |
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L'unica rete realizzata con la Lazio è un capolavoro di balistica: infatti il [[5 novembre]] [[1939]], in un incontro con il Bologna, con un tiro da oltre 60 metri, trafigge il portiere felsineo incredulo. |
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Nel campionato di guerra [[1943/44]] veste la casacca della Cremonese perchè si trova militare al nord e poi, per lo stesso motivo, della Pro Patria. |
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Finita la carriera agonistica si dedica ad allenare e viene chiamato addirittura sulla panchina biancoceleste assieme a [[Canestri Dino|Canestri]] alla fine del campionato [[1957/58]], nel tentativo, poi riuscito, di salvare la Lazio dalla retrocessione. |
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Compiuta l'impresa, passa il comando ad un altro laziale: [[Bernardini Fulvio|Bernardini]]. |
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Ogni domenica è allo stadio e non disdegna neanche le trasferte, mischiato insieme agli altri tifosi. |
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Diviene molto amico di [[Re Cecconi Luciano|Re Cecconi]], suo quasi compaesano, e non crede ai suoi occhi nel vedere la Lazio di [[Maestrelli Tommaso|Maestrelli]] lottare per i vertici del campionato. |
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Alfredo Monza arriva in maglia biancazzurra all'inizio della stagione [[1935/36]] proveniente dal Livorno. Si fa subito notare sulla fascia sinistra come difensore arcigno e invalicabile. Con la Lazio gioca sempre senza saltare mai una gara e arriva a disputarne ben 222 di fila. L'unica rete realizzata con la Lazio è un capolavoro di balistica: infatti il [[5 novembre]] [[1939]], in un incontro con il Bologna, con un tiro da oltre 60 metri, trafigge il portiere felsineo incredulo. Nel [[Campionato|campionato]] di guerra [[1943/44]] veste la casacca della Cremonese perchè si trova militare al nord e poi, per lo stesso motivo, della Pro Patria. Finita la carriera agonistica si dedica ad allenare e viene chiamato addirittura sulla panchina biancoceleste assieme a [[Canestri Dino|Dino Canestri]] alla fine del [[Campionato|campionato]] [[1957/58]], nel tentativo, poi riuscito, di salvare la Lazio dalla retrocessione. |
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Il [[12 maggio]] [[1974]] la sua Lazio si era laureata [[1973/74|Campione d'Italia]] per la prima volta, e Monza poteva quindi recarsi a cuor leggero in trasferta a Bologna, prima partita dell'anno che seguiva fuori casa, così come aveva promesso agli amici. |
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Compiuta l'impresa, passa il comando ad un altro laziale: [[Bernardini Fulvio|Fulvio Bernardini]]. I soldi guadagnati durante la carriera vengono investiti nell'acquisto di due pensioni nei pressi di via Nazionale, che gli danno da vivere più che bene e che gestisce assieme all'unico figlio, Luciano, e alla moglie. Ogni domenica è allo stadio e non disdegna neanche le trasferte, mischiato insieme agli altri tifosi. Diviene molto amico di [[Re Cecconi Luciano|Luciano Re Cecconi]], suo quasi compaesano, e non crede ai suoi occhi nel vedere la Lazio di [[Maestrelli Tommaso|Maestrelli]] lottare per i vertici del [[Campionato|campionato]]. |
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Come un tifoso qualsiasi si era accomodato in uno dei numerosi pullman che portarono oltre 10.000 tifosi biancocelesti in Emilia per festeggiare degnamente lo [[Scudetto]]. |
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Ma la sorte, beffarda, lo aspettava al ritorno, quando all'altezza di Magliano Sabino, sull'autostrada del sole, il suo pullman tamponava un T.I.R. adibito al trasporto di farina targato SI 143534. |
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Erano passate da poco le 2 di notte e il pullman con 22 tifosi a bordo si andava ad incastrare nel rimorchio dell'autotreno. |
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Si spense così la vita di un grande atleta e tifoso laziale che tante soddisfazioni aveva regalato ai suoi sostenitori e aveva fatto della Lazialità uno stile di vita. |
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Image:Monza_Alfredo9.jpg|Nel 1940 "Il Littoriale" celebra le 200 partite di Monza. |
Image:Monza_Alfredo9.jpg|Nel 1940 "Il Littoriale" celebra le 200 partite di Monza. |
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Versione delle 19:06, 20 nov 2010




Terzino, nato a Busto Arsizio (VA) il 12 agosto 1912, deceduto a Monterotondo (RM) il 20 maggio 1974.
Alfredo Monza arriva in maglia biancazzurra all'inizio della stagione 1935/36 proveniente dal Livorno. Si fa subito notare sulla fascia sinistra come difensore arcigno e invalicabile. Con la Lazio gioca sempre senza saltare mai una gara e arriva a disputarne ben 222 di fila. L'unica rete realizzata con la Lazio è un capolavoro di balistica: infatti il 5 novembre 1939, in un incontro con il Bologna, con un tiro da oltre 60 metri, trafigge il portiere felsineo incredulo. Nel campionato di guerra 1943/44 veste la casacca della Cremonese perchè si trova militare al nord e poi, per lo stesso motivo, della Pro Patria. Finita la carriera agonistica si dedica ad allenare e viene chiamato addirittura sulla panchina biancoceleste assieme a Dino Canestri alla fine del campionato 1957/58, nel tentativo, poi riuscito, di salvare la Lazio dalla retrocessione. Compiuta l'impresa, passa il comando ad un altro laziale: Fulvio Bernardini. I soldi guadagnati durante la carriera vengono investiti nell'acquisto di due pensioni nei pressi di via Nazionale, che gli danno da vivere più che bene e che gestisce assieme all'unico figlio, Luciano, e alla moglie. Ogni domenica è allo stadio e non disdegna neanche le trasferte, mischiato insieme agli altri tifosi. Diviene molto amico di Luciano Re Cecconi, suo quasi compaesano, e non crede ai suoi occhi nel vedere la Lazio di Maestrelli lottare per i vertici del campionato.
Il 12 maggio 1974 la sua Lazio si era laureata Campione d'Italia per la prima volta, e Monza poteva quindi recarsi a cuor leggero in trasferta a Bologna, prima partita dell'anno che seguiva fuori casa, così come aveva promesso agli amici. Come un tifoso qualsiasi si era accomodato in uno dei numerosi pullman che portarono oltre 10.000 tifosi biancocelesti in Emilia per festeggiare degnamente lo Scudetto. Ma la sorte, beffarda, lo aspettava al ritorno, quando all'altezza di Magliano Sabina, sull'Autostrada del Sole, il suo pullman tamponava un T.I.R. adibito al trasporto di farina targato SI 143534. Erano passate da poco le 2 di notte e il pullman con 22 tifosi a bordo si andava ad incastrare nel rimorchio dell'autotreno. Monza, in condizioni disperate, veniva trasportato in ambulanza all'ospedale di Monterotondo dove all'alba spirava. Insieme a lui morivano Franco Pelliccetti, di 45 anni, autista del pullman, ed Emilio Corona, di 64 anni, titolare di un negozio di barbiere a via Isonzo. Altri 10 tifosi erano ricoverati in condizioni gravi nei vari nosocomi vicini al luogo dell'incidente. Si spense così la vita di un grande atleta e tifoso laziale che tante soddisfazioni aveva regalato ai suoi sostenitori e aveva fatto della Lazialità uno stile di vita.
- Galleria di immagini
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Un'immagine di Alfredo Monza
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La notizia della morte di Alfredo Monza riportata dal Corsport
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Alfredo Monza (si ringrazia la Redazione di Bustocco.it)
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Un disegno raffigurante Alfredo Monza
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Nel 1940 "Il Littoriale" celebra le 200 partite di Monza.