La morte di Ferruccio Mazzola: differenze tra le versioni
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Ferruccio Mazzola, scomparso a 68 anni dopo lunga malattia, è stato un personaggio complesso, con un continuo rapporto dialettico e spesso conflittuale con il mondo del calcio. Che gli deve comunque molto. Per prima cosa, era stato lui a convincere il fratello, Sandro, più vecchio di due anni e mezzo, a non abbandonare il calcio, quando stava per dedicarsi al basket, per le troppe pressioni legate al cognome che portava e per le eccessive attese della gente, che ricordava la grandezza di Valentino, per alcuni il più grande calciatore italiano del dopoguerra. «Noi siamo gente di calcio, noi a calcio dobbiamo giocare; non siamo nati per tenere il pallone in mano», ripeteva Ferruccio e alla fine era stato capace di convincere Sandro a non mollare. |
Ferruccio Mazzola, scomparso a 68 anni dopo lunga malattia, è stato un personaggio complesso, con un continuo rapporto dialettico e spesso conflittuale con il mondo del calcio. Che gli deve comunque molto. Per prima cosa, era stato lui a convincere il fratello, Sandro, più vecchio di due anni e mezzo, a non abbandonare il calcio, quando stava per dedicarsi al basket, per le troppe pressioni legate al cognome che portava e per le eccessive attese della gente, che ricordava la grandezza di Valentino, per alcuni il più grande calciatore italiano del dopoguerra. «''Noi siamo gente di calcio, noi a calcio dobbiamo giocare; non siamo nati per tenere il pallone in mano''», ripeteva Ferruccio e alla fine era stato capace di convincere Sandro a non mollare. |
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Al contrario di Sandro, Ferruccio vive a con la madre a Cassano d’Adda, subito dopo la separazione dei genitori. La tragedia di Superga aveva riunito la famiglia e i due fratelli. Ma chiamarsi Mazzola, essere figlio di Valentino e ritrovarsi a 18 anni con un fratello già campione d’Italia al primo anno da titolare dell'Inter ([[1962/63]]) non era un’esperienza facile. Ferruccio, alto soltanto 167 centimetri per 61 chili, era un giocatore di tecnica straordinaria, persino più bravo del fratello (che invece era più veloce di lui), più mezz’ala che attaccante. Nell’Inter aveva giocato una sola partita, l’[[8 ottobre]] [[1967]] (1-0 contro il Vicenza), dopo due anni nel Venezia (la squadra dove era sbocciato il padre, prima di passare al Torino), poi era passato al Lecco, alla Lazio, alla Fiorentina, ancora alla Lazio nel biennio con [[Maestrelli Tommaso|Maestrelli]] (secondo posto e scudetto), prima di chiudere nel Sant’Angelo Lodigiano e poi in Canada nell’Edmonton Drillers. |
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Anche da allenatore, Ferruccio ha dimostrato di avere un carattere forte e spigoloso, ma questa sua rigidità non gli aveva impedito di vincere due campionati di C2 con il Siena ([[1984/85]]) e con il Venezia ([[1987/88]]). Nel [[2004]], pubblicò il libro «Il terzo incomodo», nel quale lanciava pesanti accuse al mondo del calcio per l’abuso di pratiche dopanti negli anni Sessanta e Settanta. Questo gli scatenò una causa promossa dall’Inter (che era stata tirata in ballo, con riferimento alle morti di Picchi, Tagnin e Bicicli) , ma nella sua denuncia non si fermò al club nerazzurro, perché aveva fatto riferimento anche a Fiorentina (le morti di Beatrice, Ferrante, Saltutti), Lazio e Roma (il caso Taccola). |
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UOMO «CONTRO» - L’ostracismo del mondo del calcio non gli ha impedito di allenare per divertimento i ragazzi della Borghesiana, la squadra del suo quartiere a Roma, dove ha vissuto fino ala fine. Dal 2005 è stato presidente dell’associazione Futursport International, per il recupero di adolescenti in stato di disagio sociale e di lavorare nell’Associazione vittime del doping, fondata dai familiari di Bruno Beatrice. Un uomo di battaglia, sempre «contro», che avrà anche commesso qualche errore, ma che ha sempre pagato in prima persona. Adesso, dopo aver molto sofferto, riposa in pace. |
UOMO «CONTRO» - L’ostracismo del mondo del calcio non gli ha impedito di allenare per divertimento i ragazzi della Borghesiana, la squadra del suo quartiere a Roma, dove ha vissuto fino ala fine. Dal 2005 è stato presidente dell’associazione Futursport International, per il recupero di adolescenti in stato di disagio sociale e di lavorare nell’Associazione vittime del doping, fondata dai familiari di Bruno Beatrice. Un uomo di battaglia, sempre «contro», che avrà anche commesso qualche errore, ma che ha sempre pagato in prima persona. Adesso, dopo aver molto sofferto, riposa in pace. |
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Versione delle 20:28, 7 mag 2013
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► La scheda di Ferruccio Mazzola




La mattina del 7 maggio 2013 viene annunciata la morte di Mazzola (II) Ferruccio Mazzola dopo una lunga malattia che lo porta via a 68 anni. Cosi la stampa ricorda il giocatore:
Dal Corriere della Sera:
Ferruccio Mazzola, scomparso a 68 anni dopo lunga malattia, è stato un personaggio complesso, con un continuo rapporto dialettico e spesso conflittuale con il mondo del calcio. Che gli deve comunque molto. Per prima cosa, era stato lui a convincere il fratello, Sandro, più vecchio di due anni e mezzo, a non abbandonare il calcio, quando stava per dedicarsi al basket, per le troppe pressioni legate al cognome che portava e per le eccessive attese della gente, che ricordava la grandezza di Valentino, per alcuni il più grande calciatore italiano del dopoguerra. «Noi siamo gente di calcio, noi a calcio dobbiamo giocare; non siamo nati per tenere il pallone in mano», ripeteva Ferruccio e alla fine era stato capace di convincere Sandro a non mollare.
Al contrario di Sandro, Ferruccio vive a con la madre a Cassano d’Adda, subito dopo la separazione dei genitori. La tragedia di Superga aveva riunito la famiglia e i due fratelli. Ma chiamarsi Mazzola, essere figlio di Valentino e ritrovarsi a 18 anni con un fratello già campione d’Italia al primo anno da titolare dell'Inter (1962/63) non era un’esperienza facile. Ferruccio, alto soltanto 167 centimetri per 61 chili, era un giocatore di tecnica straordinaria, persino più bravo del fratello (che invece era più veloce di lui), più mezz’ala che attaccante. Nell’Inter aveva giocato una sola partita, l’8 ottobre 1967 (1-0 contro il Vicenza), dopo due anni nel Venezia (la squadra dove era sbocciato il padre, prima di passare al Torino), poi era passato al Lecco, alla Lazio, alla Fiorentina, ancora alla Lazio nel biennio con Maestrelli (secondo posto e scudetto), prima di chiudere nel Sant’Angelo Lodigiano e poi in Canada nell’Edmonton Drillers.
Anche da allenatore, Ferruccio ha dimostrato di avere un carattere forte e spigoloso, ma questa sua rigidità non gli aveva impedito di vincere due campionati di C2 con il Siena (1984/85) e con il Venezia (1987/88). Nel 2004, pubblicò il libro «Il terzo incomodo», nel quale lanciava pesanti accuse al mondo del calcio per l’abuso di pratiche dopanti negli anni Sessanta e Settanta. Questo gli scatenò una causa promossa dall’Inter (che era stata tirata in ballo, con riferimento alle morti di Picchi, Tagnin e Bicicli) , ma nella sua denuncia non si fermò al club nerazzurro, perché aveva fatto riferimento anche a Fiorentina (le morti di Beatrice, Ferrante, Saltutti), Lazio e Roma (il caso Taccola).
UOMO «CONTRO» - L’ostracismo del mondo del calcio non gli ha impedito di allenare per divertimento i ragazzi della Borghesiana, la squadra del suo quartiere a Roma, dove ha vissuto fino ala fine. Dal 2005 è stato presidente dell’associazione Futursport International, per il recupero di adolescenti in stato di disagio sociale e di lavorare nell’Associazione vittime del doping, fondata dai familiari di Bruno Beatrice. Un uomo di battaglia, sempre «contro», che avrà anche commesso qualche errore, ma che ha sempre pagato in prima persona. Adesso, dopo aver molto sofferto, riposa in pace.
repubblica
E' morto a Roma all'età di 68 anni, dopo una lunga malattia, l'ex giocatore di Inter, Lazio e Fiorentina ed ex tecnico, tra le altre di Spezia, Venezia e Siena, Ferruccio Mazzola. Nato a Torino il 1° febbraio del 1945, era il figlio minore di Valentino Mazzola e insieme al fratello Sandro ha formato una famiglia che è storia del calcio italiano. Ferruccio è nato a Torino, quando il fratello Sandro aveva tre anni e il padre era già grande, con la maglia granata. Una bomba rischiò subito di porre fine alla sua vita. Nacque sotto i bombardamenti, e forse gli fu subito chiaro che per lui sarebbe stata dura. La separazione dei genitori, una grave malattia, la felicità ritrovata. Tappe che preludono a una carriera di calciatore solo discreta per motivi tutti da leggere. A cavallo tra gli anni 1960 e 1970 giocò nel ruolo sia di interno che di mezzala nell'Inter, Lecco, Venezia, Fiorentina e, soprattutto, Lazio, squadra con la quale vinse lo scudetto nella stagione 1973-74, anche se non disputò neanche un minuto. Chiuse la carriera in Serie C, con il Sant'Angelo, non prima di aver provato l'esperienza americana con l'Hartford. Iniziò dunque una carriera di allenatore che lo portò a vincere con il Siena il campionato di Serie C2 1984-1985 e ad ottenere una promozione, sempre militando in Serie C2, con il Venezia nel 1987-1988.
NON SOLO CALCIATORE - Ha cambiato alcuni mestieri, sempre fedele al calcio: giornalista, allenatore, osservatore. Non ha cambiato carattere nè vita. Nel 2004 scrisse il libro autobiografico "Il terzo incomodo", edito da Bradipolibri, denunciando il diffuso uso di doping nel mondo del calcio durante gli anni Settanta. Ferruccio Mazzola viveva a Roma, dove ha allenato anche i ragazzi della Borghesiana, la squadra del suo quartiere. Dal 2005 era presidente dell'associazione "Futursport International" che si occupa, tramite lo sport, del recupero di adolescenti, in stato di disagio sociale, che si distinguono nell'attività calcistica. Dal 2006 era attivo anche nell'Associazione vittime del doping fondata dai familiari di Bruno Beatrice. Era osservatore per il Treviso.
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