Domenica 2 febbraio 1936 - Trieste, stadio Littorio - Triestina-Lazio 3-3

Da LazioWiki.

Stagione

Turno precedente - Turno successivo

2 febbraio 1936 - 468 - Serie A 1935/36 - XVII giornata

TRIESTINA: Tricarico, Geigerle, Loschi, Cuffersin, Castello, Spanghero, Pasinati, Chizzo, Mian, Busidoni, Colaussi.

LAZIO: Blason, Roggero, Monza (II), Baldo, Turchi, Viani (I), Guarisi (Filó), Uneddu, Piola, Gabriotti, Levratto. All. Alt.

Arbitro: sig. Bevilacqua di Viareggio.

Marcatori: 22' pt Colaussi, 28' pt Busidoni, 38' pt Mian (rig), 43' pt Gabriotti, 16' st Gabriotti, 24' st Uneddu.

Note: giornata ventosa. Terreno abbastanza buono anche se leggermente scivoloso. Angoli 4 a 3 per la Triestina.

Spettatori: 6000.


Le immagini non si riferiscono alla gara, in quanto per un disguido postale non sono disponibili. Nella prima sono inquadrati i tre autori delle reti giuliane. A destra Guarisi, alla destra biancoceleste e in basso la comitiva della Lazio nel ristorante triestino prima della gara
Il titolo de Il Littoriale
La cronaca de "La Gazzetta dello Sport"

Da Il Littoriale, che titola: “La Lazio in svantaggio di tre porte dopo 38’ risale la corrente e chiude in pareggio 3 a 3. Una partita dal finale tempestoso a Trieste”.

Ad un certo punto del primo tempo la Triestina conduceva con tre punti a zero: due usciti da azioni impeccabili e l'ultimo su rigore giustamente accordato dall'arbitro per un fallo su Mian.

Come ha pareggiato la Lazio. L'incontro pareva quindi definitivamente istradato verso una naturale vittoria triestina, tanto evidente, netta era stata fino allora la superiorità dei rossi sui valenti avversari e tanto visibili le lacune di questi in alcuni settori dell'attacco e della difesa. Neppure la grossa papera di Tricarico al 6' della ripresa, che faceva diminuire le distanze regalando agli ospiti un punto, sembrava tale da determinare un possibile rovesciamento della situazione; tanto è vero che per una quindicina di minuti del secondo tempo la squadra laziale ebbe a passare diversi seri pericoli e si deve alla storditaggine di Pasinati se appena iniziata ripresa Blason non dovesse raccogliere in fondo alla rete il quarto pallone. Poi avvenne che Piola riuscì a compiere una veloce incursione in area triestina, assecondato da Uneddu; nel corpo a corpo con Geigerle, il condottiero azzurro ebbe il sopravvento ma intanto Uneddu si era avanzato di troppo e si trovò a ricevere il pallone dal compagno in netta posizione di fuori gioco che il guardalinee prontamente segnalò all'arbitro: qui Tricarico, Spanghero e Uneddu rimasero un attimo a guardarsi poi l'azzurro approfittò rapidamente della situazione favorevole e spinse debolmente in rete il pallone che l'arbitro evidentemente di parere opposto a quello del segnalinee, convalidò, malgrado le proteste dei giocatori triestini. Otto minuti dopo, e precisamente al 24', una folata di Piola fu arrestata regolarmente da Loschi; e Uneddu, impossessatosi del pallone, lo mandò in fallo di fondo. Qui l’arbitro volle decretare invece il calcio d'angolo, e anche stavolta la sua decisione non fu consona al parere del segnalinee e naturalmente non ebbe nel pubblico accoglienza favorevole. Nacque così il terzo punto laziale, quello del pareggio, autore il bravo Baldo con la stretta collaborazione di Tricarico. Naturalmente da questo momento l'ambiente si riscaldò, pur mai degenerando, soprattutto per la lealtà e la cavalleria dei giocatori, che, pure impegnandosi fino allo spasimo, pure lottando aspramente per il possesso del pallone, mai vennero meno, volutamente, alle regole del rispetto reciproco.

Finale burrascoso. Mancavano soltanto quattro minuti al termine del incontro quando una serrata e violenta azione offensiva si scatenò nell'area romana, frutto delle superstiti energie dei giocatori triestini; la palla, battuta e ribattuta danzava sempre davanti Blason quando Busidoni, raccoltala al volo riusciva a scaraventarla con violenza in direzione della porta. Si vide Uneddu balzare a braccia protese e colpirla violentemente con la fronte e respingerla distante. Tutto il pubblico scattò come un solo uomo a reclamare il rigore, convinto che il giocatore azzurro avesse respinto il pallone con le mani aperte e certamente l'impressione ottica della folla fu questa, perché mai si vide tanta unanimità nell'individuare un fallo, come stavolta. Il finale fu quindi piuttosto burrascoso e fu fortuna se la esasperazione dei tifosi si sfogò soltanto nel getto di qualche cuscino. Ma i clamori e le grida non fanno risultato rimane quindi nell'animo egli appassionati la sicurezza che anche stavolta alla quadra del cuore è stato fatto un grosso torto e che il responsabile del pareggio sia stato l'arbitro. In coscienza si può affermare che quel fatale calcio d'angolo era proprio inesistente e che il fuori gioco di Uneddu era tanto lampante quanto quello di Mian che nel primo tempo si vide annullare un bellissimo punto per... pochissimi centimetri. Ma gli arbitri possono anche errare; e di questo non sarebbe il caso poi di drammatizzare più del dovuto. Senonché la Triestina da qualche tempo ha fatto le spese di ripetuti errori arbitrali; e l'esasperazione del pubblico locale è quindi giunta ad un punto tale da seriamente impensierire. La reazione odierna per un fallo che non sussisteva, ma che la massa all'unanimità credette di riscontrare, denota appunto che, essendo colma la misura, si giudica ormai più che altro, secondo preconcetti e precedenti.

Se Tricarico non fosse stato creduto... Fatta quest'ampia premessa, diremo che fu errore credere a Tricarico che garantiva sulle sue perfette condizioni fisiche e questo errore è costato due punti che in condizioni normali il valoroso portiere triestino avrebbe agevolmente parato, tanto poco pericoloso è stato infatti oggi l'attacco laziale, che raramente la porta triestina è stata messa in pericolo; unica preoccupazione dei difensori locali è stata quella di chiudere Piola e impedirgli di tirare e naturalmente la guardia al condottiero azzurro è stata tanto vigile e premurosa, da non dargli la possibilità di guardare mai in faccia il portiere alabardato. Non è stato compito agevole questo, perché richiede spesso l'intervento anche di tre uomini ma l'impresa di frenare Piola riuscì appieno ai difensori. Levratto, dopo un inizio gagliardo, si spense in fretta, e Guarisi alle prese con un tecnico come Spanghero, poche volte riuscì a creare seri pericoli, mai a stringere al centro e mettere a bersaglio, qualche pallone insidioso. I due interni si mostrarono utili alla mediana alla quale fu addossato un lavoro gravosissimo, svolto abbastanza lodevolmente per quanto riguarda distruzione, non altrettanto utile in quello costruttivo. Il solo Turchi fu ammirevole per piglio tecnico e soprattutto nel lavoro di testa ebbe periodi bellissimi. Indietro il buon Blason dovette svolgere un lavoraccio faticosissimo per tappare più di qualche falla dovuta ai compagni di difesa, spesso traballanti sotto l'incalzare impeccabile delle alabarde; ed ancora una volta il guardiano si distinse per doti feline e il preciso colpo d'occhio, nonché nella che ci è apparsa nettamente migliorata.

Busidoni ha ripreso in pieno. Delle alabarde fu ammirevole l'impeto e la bella condotta tecnica e la sagace impostazione di gioco con le quali disputarono il primo tempo. Il rientro di Busidoni, che dovette occupare il posto di Chizzo, fu pieno di promesse e confermò la felice ripresa del bravo atleta sul quale si potrà fare maggiore assegnamento nelle prossime partite, quando la forma sarà perfetta ed il fiato meno grosso. Chizzo, che sostituiva Rocco, squalificato, fu ammirevole per il brio e l'accortezza con le quali condusse innumerevoli azioni e si può dire che dei triestini fu l'uomo migliore, il più continuo e il più redditizio. Bene Mian, ottimo Pasinati, senza una certa imperdonabile ostinazione. Non troppo felice invece Colaussi, in grado di giocare molto meglio. La mediana si batté con puntiglio e fu giudiziosa negli appostamenti e nei rifornimenti, mentre la difesa, con un portiere in piena efficienza fisica, avrebbe ottenuto certo il dieci con lode. Dell'arbitro, che era il sig. Bevilacqua di Viareggio, si deve dire che a parte quei due errori che purtroppo furono decisivi le sorti della partita, fu energico nell'intervento falli e non proclive a lasciarsi prendere le redini dai giocatori più irrequieti.

La storia dei sei punti. Giornata opaca, che ci regalerà un po' di sole sul preludio della ripresa. Pubblico discreto: 5000 persone circa; terreno un po' pesante ma regolare. Blason deve subito esordire con interventi alti e bassi. Un calcio d'angolo per parte e al 18' una veemente azione di Piola che giunge fin fino a lato dei pali triestini e passa indietro ad Uneddu che raccoglie e tira con violenza. Tricarico respinge di piede. L’azione si rovescia fulminea. Castello-Pasinati e Mian; centrata di quest'ultimo a Colaussi, che ferma il pallone e lo scaraventa in rete con tiro diagonale fortissimo. Subito dopo Blason salva con il piede fortunosamente, come prima il suo collega, un secco tiro di Busidoni. Ma al 25' è nuovamente battuto dallo stesso Busidoni, il quale, malgrado sia trattenuto da Monza, riesce egualmente a ficcare la palla fra i pali con tiro debole ma preciso. Al 37' una rapida azione è intessuta fra Busidoni, Pasinati e Mian. Questi è prima trattenuto poi atterrato, mentre sta per tirare a due passi dalla porta e l'arbitro fischia il rigore che lo stesso Mian tramuta in punto con una folgorante saetta. Due minuti dopo un fallo contro la Triestina è battuto da Turchi: la palla fila sul portiere piazzato che l'afferra ma perde l'equilibrio, oltrepassa la linea della porta di mezzo metro e subito la respinge: ma l'arbitro ha già concesso il punto ed è quindi inutile il tiro conclusivo di Piola, che insacca subito dopo. Al 2' della ripresa un duello Piola-Loschi, si risolve in favore del terzino, che allunga a Busidoni. Questi a Pasinati, che supera due avversari e giunge fino ad un metro da Blason: tre compagni pronti a ricevere il passaggio chè il punto appare inevitabile, quando il portiere buttatosi a corpo morto riesce a deviare in angolo, sul troppo tardivo passaggio dell'ostinata ala triestina.

Da questo momento, pur premendo sempre, la Triestina si mette a giocherellare. La Lazio riprende confidenza, sguarnisce un po' le retrovie, prova qualche attacco in forza. La seconda incursione con Piola ed Uneddu è fortunata ed accorcia la distanza nella maniera su descritta. È il 16' di gioco: affiora qualche nervosismo, poi la musica riprende con i rossi nuovamente all'attacco. Ma la Lazio, e più precisamente Piola, insiste ancora in qualche zampata e al 24' il giochetto è fatto: dal calcio d'angolo accordato inopinatamente dall'arbitro e perfettamente battuto da Guarisi, la palla giunge a Baldo che la indirizza verso la rete: il tiro non è pericoloso; ma Tricarico che ha la spalla destra in disordine, e teme guai maggiori, si butta malamente ed azzecca una mezza parata: il cuoio rotola lentamente in rete. Tripudio nel campo laziale, sconforto e fischi in quello triestino. Al 28' Piola compie una prodezza personale ammiratissima: si beve quattro avversari ma tira troppo da distante forse, cosicché Tricarico, con un buon tuffo in avanti, riesce a bloccare. Poi il finale tumultuoso.