Domenica 3 maggio 1925 - Torre Annunziata - Savoia-Lazio 0-2
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3 maggio 1925 - Campionato della Lega Sud 1924/25 Semifinali Girone A - III giornata
SAVOIA: Visciano, Nebbia, Lo Bianco, Borghetto, Gaia, Cassese, Orsini, De Micheli, Bobbio, Cirillo, Scagliarini
LAZIO: Sclavi, Fiorini, Saraceni (II), Parboni, Bernardini, Nesi, Fraschetti, Filippi, Pardini, Ottier, Cattaneo
Arbitro: sig. Gasperini
Marcatori: st 6' Bernardini, 36' Fraschetti
Note: Nel finale, Sclavi para un calcio di rigore tirato da Gaia.



Nella cronaca tratta da "Lazio", organo ufficiale della Società Podistica Lazio.
Io propongo che l'insidioso campo dell’Oncino, a Torre Annunziata, sia proclamato sacro alle nostre vittorie! Là, dove una sorte infausta sembra preposta a troncare le gambe a quante squadre vi si avventurano, noi cogliamo regolarmente delle superbe fronde di lauro per il nostro serto. Questa volta, a dir vero, avevamo intrapreso il viaggio verso la poco ospitale terra con molte più preoccupazioni e con qualche speranza di meno. I titoli con i quali ci accingevamo a conquistar la vittoria, non erano certo dei più brillanti; e in più, c'era quella spina tremenda dei militari... La spina, per fortuna, si è spuntata; i militari hanno giuocato tutti ed anzi, il più elevato in grado di essi, ha ribadito, con un magnifico punto, la nostra netta vittoria.
Una carovana imponente era partita alla volta di Torre, a portare ai giocatori la voce appassionata di tutti i fedeli della Lazio, che attendevano la resurrezione completa. Il tifo emigrante, era raddolcito dalla presenza di numerose assidue del nostro clan. Questa è poesia, perché è risaputo che le donne sono le più tifose di tutti noi; ma insomma, la Regina azzurra in persona si era scomodata per accompagnare i suoi sudditi ed era logico che questi dovessero ripagarle l'altissimo onore… Non avevamo mai veduto il Savoia così deciso e così pericoloso. Come noi provati da due pessime esibizioni all'inizio delle semifinali, i bianco-scudati attendevano la bella occasione per risalire. Quale vittima migliore della Lazio, da immolare sull'altare della vittoria, che voltava loro insistentemente le spalle?
Essi si son gettati nella lotta a corpo perduto. Hanno giuocato una bruciante partita, senza eccessiva tecnica, ma con un ardore combattivo instancabile, con una volontà disperata di placare, nell'urlo appassionato del trionfo, la pungente amarezza accumulata nell’animo in quindici giorni di sconfortanti insuccessi. Il loro pubblico - tanto inaspettatamente corretto, questa volta - li ha incoraggiati e sospinti con caloroso entusiasmo. Invano. Sotto la furia irrompente dei primi attacchi la nostra difesa ha resistito incrollabile. “Cecetto” ha di nuovo mostrato identità di sangue col maggior fratello e Sclavi è stato una muraglia insormontabile a difesa della sua rete. Il nostro attacco è andato a sua volta a prender confidenza con Visciano. Il primo tempo è finito così, combattutissimo, senza nulla di fatto dalle due parti.
Nella ripresa, si è cercato da entrambe le squadre di infondere alle rispettive linee attaccanti una maggior forza di penetrazione. Il Savoia ha portato avanti Gaia e Cassese e la Lazio, Bernardini. La battaglia è subito serrata e veloce. È evidente la preoccupazione di assicurarsi un vantaggio che serva di sicura base di operazioni. Ma nonostante l’urlo incessante della folla, che pare voglia trasferire nei giocatori di Torre tutta la propria inesausta sete di vittoria, è Bernardini che costringe Visciano a chinarsi, per raccogliere in fondo alla rete il primo pallone. La reazione torrese è fremente, ma le puntate energiche di Gaia e i guizzi travolgenti di Cassese non la spuntano, contro la nostra difesa, vigile salda e sicura. Il nostro attacco ha invece tutt'altra impostazione e pone in maggiore imbarazzo le estreme linee dei bianchi. Al 36’ minuto è Fraschetti che riprende al volo un traversone di Ottier e manda nella rete un pallone bellissimo per precisione e potenza. È finita. Gli ultimi guizzi del Savoia sono improntati a una nervosità tremenda, tanto che Gaia tira proprio fra le braccia di Sclavi un compiacentissimo calcio di rigore, che avrebbe dovuto dare ai torresi (ma son proprio “torresi!”) la modesta gioia di salvar l'onore.
Rieccoci dunque in linea per la conquista del primato, con rinnovate speranze e con più fresca fiducia. Sul nostro campo, si può ripagare l'Anconetana con moneta sonante ed allora la strada, se non sicura, sarà almeno più facile. La squadra era formata: Sclavi, Saraceni II, Fiorini; Nesi, Bernardini, Parboni (cap.); Fraschetti, Filippi, Pardini, Ottier, Cattaneo. La carovana comprendeva: tutta la famiglia Fraschetti, (famiglia reale, per via della Sig.na Anita) Vittorio e Giulia Bernardini, Ercoli con la Signora e la sorella Sig.ra Maria, Martinelli con Signora e bambino, Marcello Celli, Tullio Greco, i tre fratelli Giuliani, Armando Ferri, “Oddo”, Mario Levi, Cardinali, Ghezzi, Bacchelli, Rigatti, Varini, Lapi, Perroni, Lamacchia, Okely, oltre ai giuocatori col cav. Baccani e Torchio.