Agosto 1986 la rivolta dei tifosi laziali - 1


Il Corriere dello Sport del 6 agosto 1986
La Polizia spara lacrimogeni contro i tifosi il 6 agosto 1986
Tifosi in agitazione il 6 agosto
Un momento della manifestazione del 6 agosto 1986
Un altra immagine delle proteste della tifoseria biancoceleste del 6 agosto 1986
Il Corriere dello Sport del 7 agosto 1986
Un momento della manifestazione del 20 agosto
Un articolo sulla protesta dei tifosi biancocelesti

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6 agosto 1986

Da La Stampa:

La Lazio è nel caos. Ieri i tifosi in agitazione hanno protestato vivacemente sotto la sede della Federcalcio e al Coni. I Calleri sono piombati a Gubbio e hanno convocato un'assemblea per la messa in liquidazione della società. Il glorioso sodalizio (86 anni di vita) rischia davvero di scomparire. Andiamo per ordine. Il consiglio direttivo della società biancazzurra è stato convocato per domani mattina alle 11,30. All'ordine del giorno ci saranno le dimissioni dell'intero consiglio composto dai due fratelli Calleri e dai quattro professionisti che rappresentano Bocchi. Come primo risultato di questa clamorosa presa di posizione ci sarà il blocco dei pagamenti degli stipendi arretrati ad alcuni giocatori oltre a tutti i debiti pendenti con Siae, Irpef e altro. Il consiglio poi fisserà una nuova assemblea che chiederà la messa in liquidazione della società.

Prevedibilmente la convocazione avverrà per fine mese, quando già sarà resa nota la sentenza della Caf. Bocchi e Calleri, se la commissione d'appello confermerà la sentenza, se ne andranno. Ieri i due fratelli Calleri hanno compiuto un breve viaggio a Gubbio, dove hanno radunato la squadra. Ai giocatori hanno lasciato carta bianca: "Chi vuole se ne può andare. Dovete decidere soltanto voi". I giocatori hanno ascoltato in silenzio, quindi hanno preso la decisione di restare per ora uniti in attesa della Caf. Il presidente biancazzurro è inviperito. "D'ora in poi nessuno prenderà più una lira da noi. Mi aspetto giustizia dalla Caf, la riammissione in B e anche senza penalizzazione". E chiudiamo con la cronaca di giornata.

La protesta clamorosa è stata portata avanti dai tifosi sotto la sede della Federazione. Un migliaio di persone ha effettuato un sit-in bloccando l'intera zona dalle 18 alle 19. I tifosi hanno cercato poi di allestire un corteo per dirigersi verso la sede del Coni. Poiché il corteo non era autorizzato, la polizia ha prima sbarrato la strada ai tifosi, poi ha risposto con alcuni candelotti al lancio di pietre. C'è stato un fuggi-fuggi generale ma fortunatamente, a quanto sembra, nessun ferito. Una quindicina di tifosi sono stati poi fermati e condotti in commissariato. Un paio di auto rovesciate, cristalli rotti, una pompa di benzina e alcune colonnine spartitraffico danneggiate sono il bilancio dei vandalismi durante la fuga dei tifosi che hanno annunciato per oggi una nuova manifestazione.

7 agosto 1986

Da La Repubblica:

"Voglio esprimere il vivo rammarico per un giudizio estremamente severo, che colpisce non solo la società biancoazzurra, ma anche tanta parte della comunità cittadina. Mi auguro che la Caf riveda quella sentenza e che la Lazio possa serenamente riprendere il suo cammino, confortata dalla solidarietà di quanti amano lo sport". Il sindaco di Roma, Nicola Signorello rappresenta solo una delle tante voci che si sono levate con accenti più o meno critici nei confronti della sentenza di Milano da parte del mondo politico. Le contestazioni più vivaci sono giunte dal senatore comunista Edoardo Penna: "Non credo che si possa organizzare un processo in queste condizioni, cioè dopo mesi e mesi di discussione e dibattiti sulle scommesse clandestine e sulle partite truccate. Siccome si parla di una legge che potrebbe dare altri soldi alle società di calcio, mi pare che sarebbe stato bene aspettare che i sette saggi nominati da Carraro avessero formulato regole di chiarezza nel settore". Il democristiano Learco Saporito ha censurato l'operato del direttorio voluto da Carraro: "I sette saggi hanno giudicato acidi alcuni commenti fatti sulla loro nomina, ma mi sembra che in questa vicenda la saggezza non si sia fatta sentire. Vorrei proprio sapere se il Coni ha qualcosa da dire su tutta la vicenda". Secondo il senatore Franco Evangelisti si tratta di una sentenza ingiusta. "La legge non è stata uguale per tutti". L'altra faccia della sentenza è tutta nella richiesta di un assessore della Regione Toscana, Francesco Colucci: vuole un girone ai mondiali '90. Dato che tre squadre toscane - Pisa, Empoli e Fiorentina - sono ora in serie A. "Non ci rimangiamo quello che abbiamo detto insieme a Renato Bocchi. Con la Lazio in C noi non andiamo". Lo ha detto ieri pomeriggio Gian Marco Calleri, presidente della Lazio, arrivato a Gubbio nel ritiro della squadra. "Sarà l'assemblea straordinaria - ha affermato Calleri - a stabilire il destino della squadra". Intanto domani a Roma si riunirà il Consiglio direttivo della squadra. Calleri ha parlato anche con i giocatori. "Abbiamo apprezzato molto il vostro attaccamento - ha detto loro -. Chi vuole andarsene può farlo, noi non costringiamo nessuno. Abbiamo ancora fiducia nella Caf, però, evidentemente, c'è qualcuno che vuole che la Lazio si sciolga".


In un altro articolo è riportato:

Per l'ultima grande battaglia di scartoffie hanno scelto Monte Mario, il colle più alto di Roma. L'Hotel Hilton, uno dei più prestigiosi e moderni della capitale domina la città. A poche centinaia di metri c'è lo stadio Olimpico, alla base del pendio sottostante l'imponente edificio del palazzo di giustizia con il suo viavai di avvocati, poliziotti e pregiudicati. Si ricomincerà fra tredici giorni, mercoledì 20: appuntamento con la Caf, commissione di appello federale, un congresso di vetusti giuristi e magistrati cui spetterà l'ultima parola sul Totonero. Tempi velocissimi, i tribunali del calcio non sono come quelli ordinari. Chiuso il processo di Milano, la Federcalcio si è affannata a trovare un luogo adatto per il dibattimento d'appello. In un primo momento la scelta era caduta sul Parco dei Principi, dove solitamente andava a dormire Sordillo, poi si era passati al Villa Pamphili, dove solitamente va la nazionale nei suoi soggiorni romani. Alla fine si è preferito optare per le attrezzature ed i grandi saloni dell'Hilton. Lì in alto, fra i turisti americani e giapponesi, un processo al calcio può anche passare inosservato. Gli uomini del processone, la grande comitiva del calcio-scandalo, è in fermento. Un centinaio di persone su di giri, una sessantina di avvocati assillati da 47 condannati: con 89 anni di squalifiche complessive da scontare, e nove possibili radiazioni all'orizzonte non c'è da star tranquilli. Già definiti i ritmi del nuovo processo: venerdì pomeriggio o sabato mattina al massimo saranno rese le motivazioni della sentenza della Disciplinare. Da quel momento scatterà un termine di tre giorni per la presentazione dei ricorsi, altri tre giorni, quindi per l'inserimento dei "terzi interessati" (c'è il Catanzaro ad esempio, che spera sempre di essere ripescato in serie A).

Tanto affanno, se si vuole essere pessimisti, per nulla. La Caf, dicono, non è tradizionalmente portata a sconvolgere i verdetti di prima istanza, soprattutto in favore dei condannati. Niente di preconcetto, intendiamoci, solo un banalissimo rilievo statistico. Del resto i componenti di questo illustrissimo tribunale di secondo grado sembrano balzar fuori, a dir poco, dalle tavole di Giustiniano. Professori di diritto, magistrati, giuristi, avvocati, guidati dal dott. Alfonso Vigorita, 75 anni, ex presidente di sezione alla Cassazione. Particolare importante: Vigorita era a capo della Caf anche nel 1980 (così come D'Alessio lo era alla Disciplinare). Gli imputati probabilmente avranno già fatto gli scongiuri, ricordando quel venerdì 25 luglio di sei anni fa. La Caf infatti incrudelì le sentenze di primo grado. La Lazio da dieci milioni di multa passò alla retrocessione in B, Giordano e Manfredonia da 21 mesi di squalifica passarono a tre anni e mezzo, Taranto e Palermo che in un primo momento l'avevano scampata si videro infliggere 5 punti di penalizzazione. Andò un po' meglio per Paolo Rossi (da 3 a due anni). C'è già una buona notizia per i 47 condannati dell'Hotel Quark: l'Ufficio Inchieste non presenterà ricorso. Contro De Biase non ci sarà più da combattere. I nemici stavolta diventeranno i benedetti "terzi interessati", quelli che vogliono retrocessioni e squalifiche per trarne immediato vantaggio, una bella promozione o salvezza a tavolino. Tutti nelle mani della Caf dunque, per l'ultimo atto dell'ultimo polpettone d'estate. Cosa cambierà? Quali decisioni del processo di Milano saranno stravolte? Chi ne trarrà vantaggio ? Più che di completi ribaltamenti di giudizio, bisogna parlare di correzioni giuridiche, di ritocchi. Anzitutto possiamo partire dalle assoluzioni. Difficilmente (escono indenni da questa storia Allodi ed il Napoli, il Bari, la Samb, l'Empoli ed il Brescia) ci saranno rivoluzioni nonostante in questo senso Monza e Catanzaro premano perché siano colpite più duramente Palermo e Catanzaro. Allodi è definitivamente al sicuro dunque, il Napoli anche.

Per ribaltare il giudizio bisognerebbe riesumare la storia dell'illecito Napoli-Udinese. Allodi, com'è noto, è stato assolto da un'accusa ex articolo 1 (condotta sleale). Potrebbe essere ridotta, accostando le due situazioni, la squalifica a Franco Janich, direttore sportivo del Bari, "troppo amico" di Carbone per passarla liscia. Anche qui non ci sono illeciti di mezzo. Ed è qui che gli avvocati attaccheranno duro: in un normale stato di diritto (ed il calcio, anche se ha un suo preciso ordinamento, non può sfuggire a certe regole di diritto generale, naturale come si dice) si può benissimo andar a cena con un assassino, senza per questo commettere un reato. Dove non sembrano esserci vie di scampo è nel caso Udinese-Mazza-Corsi. La conferma della retrocessione in B della squadra friulana è sicura, altrettanto la squalifica di Corsi. Un solo piccolissimo, fin troppo tenue, appiglio giuridico per Mazza che potrebbe cercare di scindere la posizione sua da quella di Corsi. Tentare di provare cioè che il direttore generale non lo mise mai al corrente dei suoi rapporti con Carbone, Salciccia e Reali. Ma Mazza avrà la forza di abbandonare Corsi, e poi esiste veramente la prova di tutto questo?

Grande battaglia invece ci sarà intorno alle sorti della Lazio. I legali contano molto in una completa revisione della sentenza, arrivata sulla scia di una esasperazione del concetto giuridico di responsabilità oggettiva (il filo conduttore è Carbone-Vinazzani-Lazio). Per salvare la Lazio però è necessario prima salvare Vinazzani. Gli elementi di difesa ? Carbone stesso lo scagiona, nelle telefonate il tono del giocatore risulta sempre molto elusivo (Carbone in pratica proponeva intrallazzi, ma lui tagliava corto), molto spesso le accuse sono di terza mano. Senza speranza ovviamente il Perugia, che comunque può ottenere almeno che gli vengano tolti i 5 punti di penalizzazione in C2; il Cagliari si batterà ancora perché gli venga riconosciuta la prescrizione per il match incriminato con il Perugia della stagione '84-85. Triestina e Palermo punteranno a farsi togliere la penalizzazione: il match incriminato le riguarda direttamente, è un illecito a pareggiare e non c'è responsabilità di dirigenti. Piccolo problema: se la Triestina venisse prosciolta (ed al Vicenza confermata la non promozione) dovrebbe fare lo spareggio con l'Empoli per la "A".

9 agosto 1986

Da La Repubblica:

Entro martedì i 47 condannati del totonero potranno presentare ricorso contro la sentenza di Milano. Stamani infatti saranno rese note le motivazioni del dispositivo emesso dalla Commissione Disciplinare. I giudici del calcio ieri hanno consegnato il dossier in Lega, le segretarie hanno dovuto sottoporsi ad un lungo lavoro di trascrizione. Nel frattempo la Federcalcio ha anche definitivamente fissato la data del processo d'appello: la Caf si riunirà il 21 agosto all'hotel Hilton di Roma. Occorrerà almeno una settimana prima di arrivare all'ultima e definitiva sentenza. Intanto le decisioni della Commissione disciplinare continuano ad avere strascichi. Al centro delle attenzioni il caso-Lazio. La società romana rischia di scomparire, i nuovi finanziatori minacciano di abbandonarla. Bocchi ed i fratelli Calleri hanno però deciso, per il momento, di aspettare almeno il giudizio della Caf. Ieri si è infatti riunito il consiglio direttivo della società. Al termine, ha preso la parola l'avv. Persiani, uno dei consiglieri: un preoccupante quadro della situazione. "E' stato deciso di attendere le decisioni della Caf - ha affermato - dopo, si prospettano due situazioni. In caso di esito positivo, di sentenza cioè a noi favorevole, si darebbe corso alla sottoscrizione di un aumento di capitale per ripianare le perdite e si convocherebbe un'assemblea per proporre un nuovo aumento di capitale che dovrebbe consentire alla società l'adempimento di tutti i suoi oneri. In caso negativo si proporrebbe all'assemblea la messa in liquidazione della società e quindi si procederebbe alla richiesta di fallimento". Il presidente Gian Marco Calleri ha affermato che non ci sono per il momento altri finanziatori pronti a rilevare la Lazio: "Nessuno si è fatto avanti offrendo sei miliardi" ha detto. Presente in Consiglio anche Renato Bocchi, l'uomo d'affari che con il suo intervento ha assicurato la sopravvivenza della squadra. Qualche parola amara: "I tifosi dimostrerebbero meglio la loro solidarietà nei confronti di squadra e società, e salvaguarderebbero meglio la propria dignità, sottoscrivendo abbonamenti, invece di fare cortei di protesta".

10 agosto 1986

Estratto da La Repubblica:

Sono esaminate alcune gare che porterebbero all'attuazione di "un fenomeno ricorrente nelle carte di questo procedimento, ma inedito per la disciplina sportiva: un "programma" inteso ad agevolare una società". Secondo la commissione "è vero che l'estromissione degli atti coperti da segreto istruttorio e l'impossibilità di utilizzare altre fonti di prova appartenenti al procedimento penale in corso costituiscono un limite al completo accertamento della verità, ma è altrettanto vero che - almeno con riferimento al programma Lazio - la prova appare solida e coerente". Un'accusa che si basa sulla testimonianza di Legrenzi. Ne vengono fuori rilievi che "pur fortemente indizianti, non appagherebbero del tutto, sotto il profilo probatorio, se non si potesse accertare in maniera oggettiva che vi era un interlocutore di Carbone in seno alla Lazio": Vinazzani. Il giocatore della Lazio ha ammesso i contatti con Carbone. Secondo la disciplinare le affermazioni di Carbone "che potrebbero essere anche valutate come millanterie per "farsi grande" agli occhi di Legrenzi, ove non fossero corroborate da riferimenti ulteriori, vengono avvalorate proprio dalle ammissioni del Vinazzani e nello stesso tempo le qualificano". Non trova credito la versione del calciatore di non aver mai considerato Carbone "persona capace di assumere iniziative di quel genere" e di aver attribuito scarso peso alla parola di Carbone stesso e di avergli "invariabilmente risposto con frasi generiche "non per acconsentire alle sue profferte, ma per tenerlo buono". Dice la commissione disciplinare: "la reiteratezza e l'inequivocità delle profferte illecite non potevano lasciare dubbi sulla loro effettiva portata e natura, specie in una persona come Vinazzani da tutti considerata - anche per i suoi trascorsi sportivi - equilibrata e riflessiva, ma certamente non ingenua".

"Sintomatico" perché "colora ulteriormente il tipo di rapporto fra i due "l'episodio della visita di Carbone a casa Vinazzani, presente Corsi: "esso dimostra quanto meno che Carbone poteva permettersi di piombare inatteso da Vinazzani, inserendosi in una riunione in cui il padrone di casa e il Corsi discutevano di argomenti assai delicati, quali la situazione economica della Lazio e la puntualità nel pagamento delle retribuzioni ai giocatori, in vista di un eventuale trasferimento del pacchetto azionario". Peraltro la disciplinare giudica "né logico né credibile che Vinazzani, non considerando illecite e comunque volendo rifiutare le proposte del Carbone, non abbia interrotto il discorso ed abbia consentito che gli "assalti" dell'interlocutore si protraessero in un consistente arco di tempo con riferimento a ben quattro gare di campionato". Il non aver troncato il rapporto "fornisce la prova che egli non rifiutava, ma anzi era consenziente agli interventi proposti dal Carbone". E la lettera fatta pervenire da Carbone alla disciplinare ? "Quale valore possa attribuirsi a tale dichiarazione ai fini del giudizio sulla colpevolezza o meno del Vinazzani è facilmente intuibile, ove solo si ponga attenzione al fatto che Carbone non ha deposto nel presente procedimento ed ha oltretutto espresso un non consentito giudizio". Per la commissione la lettera-dichiarazione diventa una "estemporanea ed isolata affermazione". Poi ci sono testimonianze che Carbone "ebbe ad attivarsi" per tutte e quattro le gare incriminate: "e certamente il Carbone non avendo interessi personali al riguardo e non essendo dedito, si noti, alle scommesse del totonero, non avrebbe avuto alcun motivo di attivarsi in proprio se non avesse avuto la certezza che l'accordo con la Lazio, rappresentata ai suoi occhi dal Vinazzani, non si era perfezionato a causa dell'evasività dell'interlocutore".

14 agosto 1986

Da La Repubblica un articolo a firma del giornalista Gianni Minà:

La prossima settimana la Commissione d'appello federale sancirà che calcio, cioè quali formazioni vedremo quest'anno nei campionati di A, B, C1 e C2. Forse la Caf rimedierà, aggiusterà alcuni verdetti partoriti dalla commissione disciplinare dopo le indagini e le condanne chieste da De Biase e dagli altri inquirenti federali. O forse aumenterà ancora il disagio, la sensazione sgradevole suscitata da indagini e sentenze dove la disparità di giudizio fra caso e caso è sospetta. Difficile dire in questo momento del pianeta calcio come finirà la storia, anche se, come mi faceva notare l'amico avvocato D'Innella, civilista attento e sensibile, il caso Vinazzani-Lazio ha innescato un pericoloso precedente che potrebbe permettere in futuro a qualunque malintenzionato di colpire una società avversa. Basterebbe infatti telefonare a una riserva in panchina due o tre volte proponendogli di "aggiustare" una partita e qualunque sia la sua risposta telefonica la sua squadra di appartenenza sarebbe condannata, eliminata, tolta di mezzo. Ma questa sensazione di imbarazzo, di fronte a certa sommarietà della giustizia federale, non nasce solo dalla credibilità concessa in certi casi e non in altri al nuovo pontefice del totonero Armandino Carbone. C'è la sensazione sgradevole di una giustizia amministrata secondo vecchie consuetudini o secondo suggerimenti di certi potentati calcistici e non secondo logiche accettabili, nasce dal ricordo di storie antiche e recenti "trattate" in tutt'altro modo dalla Federcalcio e dalla sua giustizia, con indagini carenti, conclusioni o affrettate o grottesche, realtà volutamente mai approfondite, salvataggi in extremis ed insabbiamenti.

Gli scheletri nell'armadio sono molti. Alcuni episodi è facile ricordarli: un Bologna-Juventus, per esempio, legato all'altro scandalo-scommesse, quello dell'80, in cui le due società furono accusate di essersi accordate per il pareggio; un Genoa-Inter di un paio d'anni fa, dove il direttore sportivo rossoblù Vitali, a fine partita, voleva farsi giustizia da solo su Salvatore Bagni che non aveva rispettato un pareggio che, si disse, stava bene a tutti. E c'è sempre il ricordo ancora di arbitri molto chiacchierati, ma mai seriamente inquisiti, mai "incastrati", e poi improvvisamente appiedati, a fine stagione, senza motivazioni chiare, credibili. E' successo a Terpin, al termine di un campionato nel quale, tra l'altro, aveva diretto in modo nefasto una Juventus-Perugia, o anche a Menicucci, sempre molto discusso, ma poi tolto di mezzo solo da una intervista concessa a un quotidiano. E si potrebbe ricordare ancora una grottesca indagine sulla Rondinella, squadra cara agli affetti del compianto presidente Franchi, accusata di responsabilità oggettiva in una partita in cui era stato comprato il portiere di una squadra avversa. Fu necessario un intervento dall'alto, per porre fine ad un tentativo di salvataggio impossibile e per salvaguardare invece la faccia sgualcita della giustizia federale. Ma è inutile continuare. L'apparato della giustizia federale fu edificato a Firenze per l'esigenza di Artemio Franchi, presidente intelligente e machiavellico, di tenere sotto controllo una struttura sempre più delicata in un mondo del pallone sempre più grande, industrializzato e ricco, ma purtroppo sempre più spesso condannato a finire nelle mani di dirigenti incapaci ma avidi, parvenus in cerca di censo ed escalation sociale, nuovi lanzichenecchi all'assalto della diligenza del pallone pronti a tutto pur di non perdere i vantaggi che il fenomeno calcio poteva loro regalare.

I risultati sono davanti agli occhi di tutti e sempre meno, col passare degli anni, il cambio dei presidenti, la scomparsa di Franchi, la giustizia federale ha saputo prevenire i misfatti, prevedere i punti deboli della struttura, indagare senza guardare in faccia nessuno, difendere insomma l'integrità del calcio. Dicono che De Biase ora si voglia dimettere perché si è accorto, con gli anni, di non riuscire ad applicare attorno e dentro al calcio il rigore che ha usato nella sua carriera di magistrato. Se è vero la constatazione gli fa onore, anche se proprio nella nascita fiorentina (a Coverciano) dell'apparato giudiziario federale sta il segreto, la spiegazione delle alterne fortune e del condizionamento palese o nascosto da parte di certo potere calcistico nei riguardi della giustizia del mondo del pallone. E tutti questi problemi sono diventati più grandi quando c'è stata una presidenza fragile o contraddittoria come quella dell'avvocato Sordillo. Ha scritto acutamente Bruno Perucca su "La Stampa" di Torino: "Le parti malate del calcio italiano non sono state guarite dai processi di questi anni e non lo saranno probabilmente nemmeno da quest'ultimo". Ecco credo che l'unica vera contraddizione nelle meritevoli iniziative messe in atto da Franco Carraro per rifondare il calcio italiano stia nel non aver cominciato (o non aver potuto cominciare dato il poco tempo) la sua opera cambiando completamente faccia alla giustizia federale, alle sue logiche, ai suoi metodi, ai suoi condizionamenti, alle pressioni che non riesce a respingere, perfino a certi suoi anacronistici strumenti come la "responsabilità oggettiva". E' stato un grave errore infatti far giudicare i nuovi colpevoli del calcio, dallo stesso apparato di giustizia causa e responsabile, per la sua parte, della situazione attuale di sfascio. Nessuna comunità, è noto, può vivere decentemente se ha una giustizia non dico malata, ma troppo chiaramente condizionata per anni dalle stesse logiche e dagli interessi delle stesse persone. Ma Carraro ha ancora tempo per rimediare.


In un altro articolo è riportato:

La segreteria della Commissione d'appello federale lavorerà anche a Ferragosto. Domani arriveranno in extremis gli ultimi ricorsi alla sentenza di Milano. I rigidi termini processuali stabiliti dai regolamenti della Federcalcio hanno portato a questo calendario assurdo. Società, dirigenti e giocatori avevano tempo fino al 12 per ritirare la sentenza in Federazione, da quel momento è scattato il termine di tre giorni per presentare l'appello. Il dossier delle memorie difensive si è intanto infoltito. Ieri pomeriggio la Lazio ha depositato la sua documentazione in segreteria. Diciassette cartelle di argomentazione per evitare la retrocessione in C1. I legali della società, Giuseppe Gianzi e Natalino Irti, affermano che non si può infliggere la stessa pena per la responsabilità diretta e per quella oggettiva. Inoltre, sempre secondo gli avvocati, non si può mettere sullo stesso piano una società coinvolta nell'illecito da un cospicuo numero di giocatori (Palermo), con una società che vede coinvolto in questa vicenda un solo tesserato (Vinazzani).

19 agosto 1986

Da La Repubblica:

Sessantadue ricorsi per un altro processo. E' quello davanti alla Caf, giovedì il via, quasi certamente lunedì le sentenze, definitive, inappellabili. Cinque giorni che dovranno definire la nuova fisionomia dei campionati. Sarà quella di De Biase, con Pisa ed Empoli in A, Udinese, Vicenza e Pescara in B, Lazio in C1, Perugia in C2 ? O cambierà qualcosa? L'ufficio inchieste non ha presentato reclamo, De Biase è soddisfatto delle sentenze del primo processo al nuovo scandalo del calcio, quello davanti alla Disciplinare. Tutte le società si sono appellate. Oltre a quelle coinvolte, anche quattro "terze interessate": il Bologna, che spera nella A, Pescara, Monza e Catanzaro, che vogliono un ripescaggio in B (il Pescara lo ha già ottenuto). Inoltre, ci sono i ricorsi di quasi tutti i tesserati condannati. La Caf dovrebbe unificare il processo con quello relativo alla serie C. Da esaminare i ricorsi di Cavese e Foggia, retrocesse in C2, e quelli di Rimini e Piacenza, contro le assoluzioni di Carrarese, Salernitana e Reggina; oltre, naturalmente, a quelli dei tesserati. Sei anni fa, la Caf retrocesse in B la Lazio (che in un primo momento aveva avuto solo dieci milioni di multa) proprio dando ascolto ad una "terza interessata", l'Udinese, che venne ripescata in A; inoltre due squadre, Taranto e Palermo, ebbero cinque punti di penalizzazione; la squalifica di Giordano e Manfredonia passò da 21 a 42 mesi; Rossi si vide ridurre la pena da 3 a 2 anni. Anche stavolta, uno dei "casi" principali è quello della Lazio. In 17 cartelle, gli avvocati Gianzi ed Irti hanno presentato il ricorso della società biancoceleste. Due i punti principali: Vinazzani, secondo gli avvocati, agiva per conto proprio; la sanzione inflitta alla Lazio sarebbe spropositata rispetto a quella inflitta al Palermo, visto che un solo giocatore è coinvolto in uno o più illeciti, non tutta la squadra, come nel caso dei siciliani (domani, prima di Lazio-Juve ci sarà un corteo di protesta dei tifosi laziali). Difficile che cambi la situazione dell'Udinese, mentre può sperare qualcosa il presidente Mazza; Triestina, Palermo e Cagliari puntano a farsi togliere la penalizzazione (in questo caso i friulani potrebbero fare lo spareggio per la serie A con l'Empoli); anche il Perugia spera di vedersi togliere almeno il -5 con cui dovrebbe partire in C2. Il processo davanti alla Caf si svolgerà all'hotel Hilton di Roma.

21 agosto 1986

Da La Stampa:

Circa ottomila tifosi della Lazio hanno partecipato a Roma alla manifestazione indetta per protestare contro la decisione del tribunale calcistico di retrocedere la squadra in serie C1, in seguito allo scandalo del "totonero". Il corteo, aperto da uno striscione su cui era scritto "Il popolo laziale urla giustizia" è partito da piazzale Flaminio e ha imboccato Lungotevere Arnaldo da Brescia per dirigersi verso lo Stadio Olimpico dove si è disputata l'amichevole Lazio-Juventus. Molti gli striscioni dei club romani e della regione, inneggianti al ritorno della squadra in serie A. I manifestanti, per lo più giovanissimi, si sono radunati per "gridare la loro rabbia contro l'ingiustizia subita", urlando slogan contro il capo dell'Ufficio inchieste della Lega, De Biase, e il presidente del Coni, Carraro. "Nulla ci distruggerà, torneremo in serie A", "Attenti al nostro odio", "E' ora di finirla con la mafia del calcio, ingiusta con i deboli, servile coi potenti", "Giustizia è sfatta" erano le parole d'ordine. Qualche scaramuccia, uno scontro davanti al circolo della Tevere Roma, ma nessun incidente grave. Il resto da oggi, attorno all'hotel Hilton sede del processo d'appello.


Da La Repubblica:

Un corteo lungo come una cicatrice, né troppo né poco. Tremilacinquecento, forse quattromila persone. Quattromila laziali con una cicatrice aperta, apertissima. Tante facce nel corteo, ma poco allegre, poco sorridenti. Facce sconosciute, tranne un paio: Carlo Pelonzi, assessore allo Sport del Comune di Roma e Michele Marchio, onorevole missino, uno che ha fatto anche interrogazione in Parlamento per la Lazio. Una passeggiata di un'ora e mezza, giusto il tempo di una partita, da piazzale Flaminio allo stadio Olimpico. Tre cellulari dei carabinieri davanti, tre dietro. Ma stavolta non è successo niente, o quasi. Un episodio davanti al circolo Canottieri Roma. "Sono entrati in sette od otto, dicendo: chi c'è dentro? Li abbiamo fatti uscire, andandosene hanno dato un paio di calci ad una porta". Una telefonata ad un giornale: "E' una vergogna, quei teppisti hanno sputato su un carro funebre". Nient'altro. Non ci sono state deviazioni verso la sede della Federcalcio, in via Allegri. Gli incidenti di due settimane fa non si sono ripetuti. Meno male, non avrebbero davvero fatto bene. Il corteo reclamizza una speranza, aspetta una sentenza. Aspetta la Caf, sperando che capovolga la decisione della commissione disciplinare. La Lazio in C, sarebbe la prima volta. L'altra metà di Roma non ci crede, non può crederci. La gente è arrivata a piazzale Flaminio dalle quattro, un'ora prima dell'appuntamento. Qualche deviazione verso piazza del Popolo è stata subito bloccata: "Di qui non si passa".

Una macchina dei carabinieri di traverso, ma anche un po' di autoregolamentazione da un altoparlante. Su e giù per piazzale Flaminio, macchine bloccate, turisti incuriositi, vigili divertiti. "Venite da questa parte, voi con gli striscioni". Poi: "Contrordine, venite sotto la banca, di là diamo fastidio". Cori, insulti a De Biase. Gira un volantino: "Ci perseguitano, come il profeta Geremia (?) e i primi cristiani. De Biase, ti ricordi Genoa-Inter e Bologna-Juve? Non pensare solo al Granducato di Toscana". Le telecamere delle Tv chiedono un po' di colore, qualche urlo, qualche saltello. Ordine prontamente eseguito. La partenza qualche minuto dopo le cinque e mezza. Dieci metri davanti a tutti c'è Carlo Pelonzi, l'assessore. "Lo faccio per la città. Quando ci fu il caso-Viola, rilasciai dichiarazioni di fuoco" - dice proprio così - "contro Sordillo. Era una macchinazione. E stavolta non c'è nulla contro la Lazio. Vinazzani? Ma se è implicato anche nel processo della serie C, con la Carrarese... Che c'entra Vinazzani con la Lazio? Via, devono assolverla, è ovvio che la assolveranno". La sua sicurezza fa invidia. Il primo striscione è quello degli Eagles Supporters. "Non state così vicini, che finimo subito". Via, per il lungotevere. "De Biase, non siamo toscani ma sempre italiani". Non ci sono gli attori, Montesano, Sandra Milo, la Vitti. Sembrava dovessero venire, ma il 20 agosto fa caldo... "Ora la nostra rabbia, ora la nostra lotta". Ma presto diventa quasi una scampagnata. Le facce adesso sono sudate, più che arrabbiate. "Giustizia è sfatta". Qualche coro contro la Roma, uno verso una ragazza al balcone ("nuda, nuda") che si affretta a tirare giù la serranda. "Attenti al nostro odio". E al Canottieri Roma stanno attenti, se avessero avuto un altro nome non ce ne sarebbe stato bisogno... "Lega mafia". I cori volgari cambiano, "torneremo, torneremo, torneremo in serie A". Di questi tempi, più un miraggio che una speranza. Verso lo stadio camminando, suona una tromba, un benzinaio regala un po' d'acqua. "Quanto manca?" Manca poco, la marcia è finita. Dentro lo stadio, aspettando la Caf, per vedere la Juve. Sperando di rivederla presto. Magari in campionato.


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