Dolso Arrigo


Arrigo Dolso

Centrocampista, nato a San Daniele del Friuli (UD) il 12 novembre 1946 e deceduto a Milano il 15 ottobre 2015.

Comincia nel 1960 nelle giovanili dell'Udinese (con la quale vince nel 1966 il Premio come Calciatore esemplare per la serie C, assegnato dal quotidiano Stadio al calciatore distintosi per qualità atletiche, tecniche, morali) e dalla squadra friulana viene acquistato nel 1966 dalla Lazio, su segnalazione di Nello Governato, che batte, offrendo ben 95 milioni di lire, la concorrenza del Bologna. Nella squadra bianconera aveva vinto il Campionato Primavera ed aveva avuto il premio del Guerin Sportivo come miglior calciatore della serie C. Nella Lazio, allenatore Umberto Mannocci (sostituito poi all'8^ giornata da Renato Gei), esordisce in Fiorentina-Lazio terminata 5-1 per i viola del 18 settembre 1966, in una stagione sfortunata che vede i biancocelesti retrocedere in serie B.

Disputa inizialmente 3 stagioni in maglia biancoceleste, dal 1966 al 1969 e, dopo una stagione in prestito al Monza (dal novembre 1969), ritorna a Roma dove rimane fino al novembre 1971, prima di essere ceduto in prestito al Varese. Con la Lazio colleziona 68 presenze e 6 reti in Campionato e vince la Coppa delle Alpi e 2 Campionati De Martino nel 1967-68 e 1970/71, inoltre totalizza 8 presenze in Coppa Italia, 1 in Coppa delle Fiere, 3 in Coppa Mitropa e 2 in Coppa delle Alpi. Con i biancorossi lombardi rimane una stagione per poi passare all'Alessandria dove gioca fino al 1976. In sequenza milita nel Benevento, nel Trapani, nel Grosseto e infine chiude la carriera nel Ravenna nel 1984.

Si stabilisce a Portoferraio (LI), capoluogo dell'Isola d'Elba, dove apre un bar e svolge anche l'allenatore in qualche squadra minore toscana e nei settori giovanili. Per un periodo ha svolto anche l'incarico di Direttore Sportivo nel Civitavecchia. Arrigo Dolso è stato un calciatore estroso, con un eccellente sinistro e una tecnica fuori del comune che lo hanno fatto paragonare a Mario Corso. Il carattere non solido, una certa apatia e i piaceri della vita, non gli hanno permesso di raggiungere quei livelli cui poteva ambire.



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