Domenica 24 dicembre 1972 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-0


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1752. Campionato di Serie A - XII giornata

LAZIO: Pulici F., Facco, Martini L. (59' Petrelli), Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Manservisi. (12 Chini). All. Maestrelli.

TORINO: Castellini, Lombardo M., Fossati, Mozzini, Zecchini, Agroppi, Rampanti, Ferrini, Bui, Crivelli, Pulici P. (12 Sattolo, 13 Toschi). All. Giagnoni.

Arbitro: sig. Giunti di Arezzo.

Note: cielo coperto, con pioggia a tratti. Temperatura rigida, terreno allentato. Ammonito all'81’ Manservisi per proteste. Angoli 3-2 (1-1) per la Lazio. Incidente a Martini che veniva poi sostituito. Al 13' Castellini respinge un calcio di rigore a Chinaglia. Presente in tribuna il C.T. della Nazionale Ferruccio Valcareggi.

Spettatori: 32.021: 13.375 abbonati e 18.646 paganti).

Il rigore parato a Chinaglia
Mischia in area granata
Long John ci prova di testa
Castellini para il rigore
Re Cecconi batte una punizione dal limite
La difesa granata messa sotto pressione da Garlaschelli
(Gent.conc. Giovanni Ernesti)
Una parata di Castellini

Il Torino è rientrato da Roma con un punto valido per la classifica e per il morale, ma con, i problemi di sempre, legati soprattutto all'altalena di infortuni che hanno condizionato di domenica in domenica la formazione che Giagnoni ha mandato in campo. Contro la Lazio mancava ancora Sala: Crivelli è stato bravissimo, uno dei più validi a centrocampo, ma i compagni invocano Claudio. Si ha la conferma, parlando con i giocatori — da Agroppi a Fossati, da Ferrini a Rampanti, da Mozzini a Pulici — di quanto sia importante per il gioco del Torino l'ex partenopeo, un'importanza ancora maggiore di quanto non si possa notare dalle gradinate. Per tutti Sala è il punto di riferimento sicuro, l'atleta che da respiro alla squadra quando è necessario, che porta avanti decine di palloni senza perderli, che dà tono al gioco di Rampanti e delle punte, che getta lo scompiglio fra gli avversari. Anche se privi del loro elemento migliore, per un tempo i granata hanno tenuto testa a Chinaglia e colleghi, superando bene la loro sfuriata iniziale e dominandoli addirittura a centrocampo nel finale, ma nella ripresa la Lazio si è scatenata, ed il cedimento dei granata è stato evidente, anche se mai si è trattato di una resa, ma sempre la squadra di Giagnoni ha cercato di rispondere col gioco. Tuttavia le respinte di Mozzini, Zecchini, Lombardo, raramente trovavano altri granata in grado di proseguire il discorso, e la palla tornava dalle parti dello splendido Castellini, ripresa o sospinta dalla crescente vena di Nanni e Re Cecconi, galvanizzati con i compagni dal risultato parziale di Firenze che vedeva in svantaggio i rivali cittadini della Roma.

Dopo dieci minuti la Lazio poteva passare su rigore, concesso con prontezza addirittura «eccessiva» da quel Giunti di Arezzo che sempre su penalty (a favore della Reggiana prima, negato al Torino poi) aveva già deciso l'eliminazione dei granata dalla Coppa Italia. E se si considerano il rigore inesistente di Palermo e quello concesso l'altra domenica al Verona, non c'è dubbio che contro il Torino gli arbitri hanno il «penalty facile». A Roma ci è parso che Ferrini, sia pure involontariamente (arrivava in area esausto dopo un lungo recupero), abbia urtato davvero la gamba di Chinaglia, ma ci stava un rigore anche in area avversaria su un affettuoso abbraccio a Fossati, e su alcune cinture operate ai danni di Bui. Che Castellini abbia poi parato il bolide di Chinaglia, ha una importanza relativa agli effetti di queste considerazioni. Si è trattato della conferma delle doti del portierone granata, che Valcareggi in tribuna ha ancora una volta apprezzato. E Castellini si è ripetuto parando consecutivamente una staffilata di Nanni e la ribattuta ravvicinata di Manservisi, quindi un colpo di testa di Garlaschelli che pareva ormai dentro, all'incrocio dei pali. Sul rigore c'è un gustoso retroscena. « Buttati a destra, te lo tira a destra », ha sussurrato Agroppi a Castellini ricordando le abitudini di «Long John», ma il portiere non ha ascoltato il compagno, e partendo sulla sinistra ha deviato la botta in corner. Chinaglia, che abbiamo affiancato mentre a testa bassa lasciava l'Olimpico, ha detto: « Ha ragione Agroppi, li tiro sempre dall'altra parte i penalty, sulla sinistra del portiere ne ho sbagliati tre su tre. Non so perché ho scelto quella direzione. Castellini è stato bravissimo. Non so, magari si è mosso prima, ma è stato bravo lo stesso. Per me è un periodo nero, spero nel 1973 ».

Per quanto bloccata sullo zero a zero dal Torino, la Lazio non ha deluso, anche se nel primo tempo la squadra ha sofferto non poco il gioco fitto e preciso del centrocampo granata. Nella ripresa, poi, tutto è stato più facile, ma bloccato Chinaglia (da Mozzini) non è che ci siano molti altri in grado di tirare in gol. Maestrelli ha questo problema, non certo quello della tenuta atletica dei giocatori. Cortese come sempre, il trainer biancazzurro a fine gara ha voluto salutare i granata uno per uno, dedicando a Castellini un caloroso « Auguri, campione » che il portiere granata ha accolto con un largo sorriso. Con il «giaguaro», i migliori del Torino sono stati Mozzini, Zecchini e Crivelli. Lombardo ha finito la partita con la febbre (influenza) e non ha ancora ripreso la preparazione, Ferrini ha giocato tutto il secondo tempo con una caviglia in disordine, e questo spiega qualche sua incertezza ed il calo di tutto il reparto, privo dell'elemento più generoso e continuo. Agroppi ha sofferto con il passare dei minuti, perdendo palloni preziosi in dribbling, ed anche Rampanti ha finito la gara stanchissimo. In avanti, Pulici ha avuto pochi palloni, ma si è battuto con notevole impegno; Bui è sceso in campo già handicappato dal solito dolore alla gamba, se ha reso meno del consueto ha delle valide scusanti. Domenica sera zoppicava, ora sta meglio ma è a riposo, almeno sino a giovedi, e dopo collauderà le sue condizioni. Adesso a Giagnoni si prospettano problemi di due tipi.

Recuperare gli infortunati (Bui, Sala che ha appena ripreso e non sarà disponibile contro il Milan, Ferrini, l'influenzato Lombardo) e cercare di ridare tono agli elementi che sembrano in un momento difficile. Una delle doti di Giagnoni è quella di non cercare scuse: « Non nascondo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, ci sono difficoltà e le affronteremo decisi. E' vero che il Torino è solito esplodere in primavera, è altrettanto vero che le girandole di formazione intaccano anche il rendimento dei singoli, ma voglio vederci chiaro. Chiedo aiuto anche ai medici, sino a giovedì visite per tutti, per accertare condizioni fisiche e tempi di recupero ». Giagnoni parla di allenamenti differenti, ma fra i giocatori nessuno si lamenta certo dei suoi sistemi. Ferrini sorride: « Tutti mi fanno i complimenti, ma se vado forte a trentatré anni è anche merito dei sistemi di allenamento ». Giagnoni cerca la soluzione di molti problemi, ma intanto c'è il Milan. Sabato è vicino, mentre il Torino avrebbe bisogno di un po' di respiro.

Fonte: La Stampa