Domenica 28 marzo 1954 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 0-1


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28 marzo 1954 - Campionato di Serie A 1953/54 - XXVI giornata

LAZIO: Sentimenti (IV), Antonazzi, Di Veroli, Fuin, Sentimenti (V), Bergamo, Burini, Bredesen, Vivolo, Lofgren, Fontanesi (I). All. Allasio.

UDINESE: Puccioni, Zorzi, Toso, Menegotti, Stucchi, Invernizzi, Ploeger, Szoke, Virgili, Beltrandi, Castaldo. All. Bigogno.

Arbitro: sig. Marchetti di Milano.

Marcatori: 10' Castaldo.

Note: bella giornata, vento leggero, campo in ottimo stato.

Spettatori: 30.000 circa.

Nelle dichiarazioni della vigilia Bigogno si era dichiarato sicuro di ottenere un punto a Roma. Invece l'Udinese si è aggiudicata l'intera posta facendo un decisivo passo verso la salvezza e mettendo nei guai la Lazio che sente sul collo il respiro delle inseguitrici. La vittoria dell'Udinese ha un'origine che si chiama "volontà" come atteggiamento e "tattica" come mezzo. Bigogno schiera la mezz'ala Beltrandi come quarto terzino e questo è bastato a sconvolgere il gioco dei biancocelesti. La sconfitta la Lazio non l'avrebbe meritata perché nessun uomo in maglia biancoceleste ha lesinato energie, impegno e l'attaccamento ai colori sociali e stato esemplare ma purtroppo è un periodo che ogni più piccolo errore viene punito e non c'è verso di cambiare la rotta. Dal punto di vista tecnico la Lazio ha confermato il suo difetto tradizionale: la coppia dei mediani contrasta poco e non ha la capacità di far ripartire il gioco nella fase offensiva. Devono quindi retrocedere anche gli interni che però, sfiancati dalla fatica, non ce la fanno a servire i lontani attaccanti. Nel caso di Lazio-Udinese vi è da riscontrare come, in quella zona centrale del campo, i friulani si sono avvalsi di un Menegotti e di un Invernizzi in splendide condizioni di forma e sapienti distributori di palloni. A nulla è valsa l'eccellente prova delle punte romane che hanno alternato virtuosismi a giocate spettacolari ma senza mai riuscire a infilare la palla in rete anche per merito di una difesa bianconera sempre concentrata ma anche molto fortunata. Quando Fuin e Bergamo ritroveranno la fiducia in se stessi e il passo dei giorni migliori, anche giocatori forti e abili come Lofgren, Bredesen e Vivolo potranno rintracciare la via della rete. Ieri il portiere Puccioni ha parato ogni tiro ma non sempre i capitolini troveranno simili baluardi. In attacco l'Udinese ha schierato due punte di valore elevato come Virgili e Castaldo che, pur se molto isolate, con le loro sgroppate hanno tenuto in soggezione la difesa biancoceleste. Due attaccanti moderni che sanno "attaccare la palla", come esortano a fare i "guru" del calcio del futuro e come in Italia tecnici informati come Bigogno e Frossi insegnano a fare ai propri giocatori. La cronaca della gara vedeva inizialmente una Lazio propositiva e brillante ma al 10' il goal dell'Udinese scompaginava tutti i piani tattici. Castaldo, nella posizione di mezz'ala sinistra, raccoglieva una deviazione di testa di Beltrandi e sparava una bordata al volo a mezza altezza improvvisa e violenta; "Cochi" la vedeva arrivare e si metteva in traiettoria ma improvvisamente il cuoio si abbassava e picchiava in terra a un metro e mezzo dal portiere che veniva scavalcato dal tiro. La Lazio, con tanta volontà, seguitava ad attaccare ma più passava il tempo più si capiva che la difesa udinese oggi era imperforabile. Al 29' una splendida discesa di Lofgren si concludeva con un tiro micidiale che Puccioni deviava in angolo con la punta delle dita. Sul corner zuccata di Fuin per Burini il cui tiro a botta sicura veniva bloccato placidamente dal portiere. Al 34' irresistibile azione Bredesen-Vivolo-Fontanesi con tiro conclusivo di quest'ultimo che Puccioni neutralizzava. Fino alla fine del tempo la Lazio spingeva senza però impegnare più di tanto l'estremo difensore friulano. Al 60' Allasio spostava Di Veroli su Virgili e Sentimenti V in attacco. Proprio quest'ultimo, al 61', metteva una bella palla al centro che Vivolo e Fontanesi non riuscivano a deviare in rete. Al 63' Stucchi intercettava con la mano ma l'arbitro non concedeva il rigore. Al 67' Bredesen, sugli sviluppi di un corner, tirava fuori di una spanna. Al 74' Sentimenti V sceglieva bene il tempo e di testa scavalcava le mani protese di Puccioni: sembrava goal ma la sfera, beffardamente, faceva la barba al palo e usciva sul fondo. Fino al termine i biancocelesti insistevano in maniera commovente all'attacco ma il risultato non cambiava. Nel prossimo turno la Lazio se la vedrà, fuori casa, con la capolista Fiorentina. La situazione è diventata maledettamente preoccupante per l'antica Società romana.





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