Sentimenti (IV) Lucidio


Lucidio Sentimenti
Lucidio Sentimenti IV
Una inconsueta figurina di Sentimenti IV
Un disegno raffigurante Sentimenti IV
Una figurina di Lucidio Sentimenti
Lucidio Sentimenti
Lucidio Sentimenti a Modena
Una parata di "Cochi". Nonostante l'altezza non elevatissima, Sentimenti (IV) aveva le braccia più lunghe di tutti i portieri della serie A dei primi anni cinquanta. Misuravano cm 86 dalla spalla all'estremità del dito medio
Un'immagine di "Cochi"
Un bel disegno di Sentimenti (IV)

Portiere, nato a Bomporto (MO) il 1 luglio 1920, deceduto a Torino il 28 novembre 2014. Soprannominato "Cochi".

Fu il quarto di cinque fratelli tutti giocatori che hanno militato in compagini di Serie A: Ennio (I), Arnaldo (II), Vittorio (III), Lucidio (IV), Primo (V). E' stato uno dei portieri più famosi del calcio italiano. All'età di quindici anni era apprendista calzolaio ma l'amore per lo sport lo portò a scrivere una lettera alle società calcistiche della sua zona offrendosi per qualsiasi ruolo in campo. Venne chiamato dal Modena, in Serie B e fu schierato anche in attacco. Nel 1938/39, anno del suo esordio in Serie A con i canarini, l'allenatore Caligaris decise di affidargli il ruolo di portiere.

Furono quattro stagioni di gloria per il giocatore che contribuì alla permanenza della squadra nella massima serie dal 1938/39 al 1941/42 con un'unica parentesi in B nel 1940/41. Risale al 17 maggio 1942, nella partita Napoli-Modena, un episodio clamoroso in quanto a tirare un rigore per il Modena fu incaricato proprio Lucidio che si trovò come portiere avversario suo fratello Arnaldo e lo superò spiazzandolo. I due fratelli non si parlarono per due anni, anche perché Lucidio prima del tiro aveva invitato Arnaldo a non frapporre la mano sulla traiettoria del pallone in quanto altrimenti gliela avrebbe spezzata con la potenza del tiro. Solo l'intervento paterno convinse successivamente i due fratelli a riappacificarsi. Nel Modena Lucidio giocò 86 gare in totale. Nell'estate del 1942 fu acquistato dalla Juventus che aveva come presidente Pietro Dusio e per allenatore Felice Borel. La squadra torinese aveva l'assoluta necessità di schierare un portiere affidabile in quanto l'anno precedente l'allenatore Munerati era stato costretto ad alternare ben cinque giocatori in quel ruolo, senza riuscirne a trovare l'elemento adatto. Gli inizi di Sentimenti IV in bianconero non furono positivi. Addirittura in un derby di campionato gli attaccanti granata lo superarono cinque volte e per questo fu accantonato per qualche domenica. Una volta riconquistato il posto, però, non lo lasciò più e divenne uno dei punti fermi della squadra.

Anche per Lucidio, come per quasi tutti i calciatori, la guerra determinò un forte condizionamento della carriera. Nel campionato di guerra 1944 a causa di una frattura alla mano, giocò diverse gare all'ala destra mettendo a segno quattro reti. Appena finito il conflitto esordì in Nazionale dove giocò in tutto nove volte: cinque partite mentre vestiva la maglia della Juventus e quattro con quella della Lazio. Di queste partite vi è da ricordare quella dell'11 maggio 1947, Italia-Ungheria 3-2, quando Sentimenti IV fu l'unico giocatore non torinista ad essere schierato in campo e considerando soprattutto che il portiere granata era nientemeno che Bacigalupo.

Alla fine della stagione 1948/49, con l'Italia ancora scossa dalla tragedia di Superga, la Juventus, ritenendo Sentimenti IV in fase discendente, cedette alle insistenze di Remo Zenobi, presidente della Lazio e del potente consigliere Eugenio Gualdi e lo vendette alla società capitolina insieme a Sentimenti (III). La Lazio, allenata da Sperone, aveva bisogno di sostituire il grande Gradella, che aveva preferito abbandonare il calcio piuttosto che lasciare la società biancoceleste e fece ricorso quindi ad un portiere come Lucidio, considerato fortissimo.

Sentimenti IV nella Lazio trovò nuovi stimoli e ben presto divenne, insieme a Vittorio, il vero leader della formazione. Nei primi tre campionati la Lazio conquistò il quarto posto e divenne una compagine di tutto rispetto, ammirata in tutta Italia. A ciò contribuì non poco Lucidio con un repertorio di interventi miracolosi rimasti nella memoria di ogni sportivo. La sua avventura a Roma ebbe termine nel 1954 dopo 170 partite e tre goal segnati su rigore. A proposito di rigori è da ricordare quello, una sorta di vendetta sportiva, che nel campionato 1953/54 parò a Boniperti a Torino, in un Juventus-Lazio finito 0 a 0 e che impedì ai torinesi di raggiungere l'Internazionale che si aggiudicò lo scudetto proprio con un punto di vantaggio. Lucidio fu ceduto l'ultimo giorno di mercato al Vicenza, in Serie B, dove disputò ottantadue partite e contribuì fortemente alla promozione dei veneti in Serie A. Nel 1957 decise di lasciare il calcio, ma poi cedette alle richieste del Torino Talmone e tornò a giocare sebbene per sole tre partite nel campionato 1958/59, all'età di trentotto anni.

Sentimenti (IV) Lucidio, detto "Cochi", era un portiere di limitata statura (m 1,70 per kg 70), ma dotato di una notevole forza esplosiva nelle gambe e di un colpo di reni formidabile. Non spettacolare, freddo, con un grande senso della posizione, coraggioso, dai riflessi prontissimi e combattivo, era insuperabile nelle uscite alte e innovatore, dal punto di vista tecnico, in quelle basse; convinto che con i piedi si arrivasse prima sul pallone che con le braccia, si gettava con gli stessi sull'accorrente avversario in un vero e proprio tackle in scivolata e quasi sempre riusciva ad intercettare il pallone. Tale caratteristica tecnica fu imitata da molti suoi colleghi, es. Fabio Cudicini, e riportò successo fino a che gli arbitri non tollerarono più questo gesto e cominciarono a decretare la massima punizione per questo tipo d'intervento. Gianni Brera lo definisce "freddissimo, determinista, dotato di una astuzia luciferina".

Se si vuole trovare un difetto in Lucidio, si può fare riferimento all'abuso di sicurezza nel "battezzare" fuori alcuni tiri da lontano, che invece qualche volta si infilarono a filo dei montanti. Per tale motivo i tifosi laziali, celiando un po', si dissero convinti che fosse miope e costrinsero la società a sottoporlo ad un'accurata visita oculistica. Sentimenti IV ebbe a Roma una larga popolarità e fu molto amato, confermando, per altro a ragione, la tradizione dei grandi numeri uno biancocelesti. Persino nella filmografia venne spesso citato; basterebbe ricordare l'immedesimazione che ne fece Carlo Delle Piane nel film "La famiglia Passaguai" giocando in spiaggia al calcio con il padre Aldo Fabrizi. L'ultima uscita pubblica di Lucidio Sentimenti, si è verificata nel 2006 a Torino, quando non ha voluto rinunciare a sfilare in campo in occasione del 109° Anniversario della Juventus, sotto braccio a Del Piero.









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