L'affare Gascoigne


Paul "Gazza" Gascoigne
Paul Gascoigne in maglia biancoceleste

La scheda di Paul "Gazza" Gascoigne

Qui di seguito riportiamo alcuni articoli de La Repubblica sull'acquisto del giocatore inglese Paul Gascoigne da parte della Lazio.


27 febbraio 1991

Ventidue miliardi di lire per farli venire in Italia ad ingrossare e ingrassare le file della legione straniera: il Tottenham ha deciso di vendere i suoi due figli prediletti, Gary Lineker, attaccante, 31 anni a novembre, e Paul Gascoigne, 24 anni a giugno, ruolo fantasia. Lineker é un vecchio sogno dei nostri club: in ordine di tempo gli ultimi a provarci erano stati Torino e Fiorentina. Gascoigne è il nuovo gioiello del calcio inglese: amato e odiato, come si compete ad una star autentica. E' sbocciato ai Mondiali: i giudizi su di lui passano dall'idolatria alla stroncatura. Senza vie di mezzo. Ma visto e considerato che i club italiani di soldi ne hanno tanti- e ora l'hanno scoperto tutti- ecco che il presidente della società inglese Nat Solomon, ha trovato la strada più facile per sanare il bilancio quasi fallimentare del suo club, vendere Gascoigne e Lineker, dopo aver tentato altre vie tortuose, anche quella di chiedere un aiuto (finanziario) all'avvocato Agnelli.

Il Tottenham é in crisi nera, e non solo tecnica, settimo posto in classifica, staccatissimo dalla zona che conta: ha un deficit di circa 25 miliardi di lire, ogni settimana paga alle banche 100 milioni di interessi passivi. L'ha detto Salomon ai 700 azionisti, infuriati (il Tottenham, come altri club inglese, è quotato in borsa): "Siamo disposti a vendere se riceveremo offerte importanti". Ed ha anche fissato il prezzo per i due: circa 20 milioni di dollari, 22 miliardi di lire. Ovvio che la quota più consistente è rappresentata da Gascoigne, perché Lineker è un po' stagionato, anche se segna sempre (soprattutto in Nazionale) con regolarità. Ma Gascoigne, detto Gazza, è il futuro: il meno inglese dei calciatori inglesi.

Il mio Baggio, la sua fantasia è una delizia per gli occhi, disse, al tempo dei Mondiali, il ct Bobby Robson che lo promosse titolare dopo mille titubanze e sotto la pressione dell'opinione pubblica inglese, dei giornali ultrapopolari, che hanno sempre stravisto per questo giovanotto grassoccio, goloso e rissoso. Un talento terribilmente trasgressivo, dalla lunghissima e colorita aneddotica: il discolaccio, nauthy boy, Gascoigne fu scoperto da papà John quando aveva solo 6 anni. Scartato dall'Ipswich, Paul iniziò la carriera di calciatore nel Newcastle: a 15 anni faceva l'attendente di King Keegan, gli lustrava le scarpe da gioco. A 18 anni Gazza arrivò finalmente alla prima divisione: da allora un crescendo, fra mille grane e atteggiamenti da clown: il pallone nascosto sotto la maglia, il tenero abbraccio ad una bambola gonfiabile regalo di un tifoso, gli sberleffi ad avversari, arbitri, supporter.

Il giocatore più spettacolare che mai s'è visto, dopo George Best, ma anche un hooligan che gioca a calcio: queste le etichette coniate per lui. Ma per lui ci sono soprattutto gli scherzi e gli scherni degli avversari: fatman (grassone), porky (non è necessaria traduzione...), anche lanci di tavolette di Mars invece delle classiche monetine. Poi, il Mondiale: da riserva a titolare. Trascinatore dei leoni d'Inghilterra: un tocco delicato, qualche genialità, lunghe assenze. Ma a un genio, o presunto tale, non si chiede anche la continuità. Di lui, ad Italia '90, si ricordano anche le lacrime dopo l'ammonizione contro la Germania nella semifinale di Torino. Poi il rientro a casa: qualche gol strappapplausi in campionato, qualche bizza di troppo (con conseguente squalifica), anche la scherzosa ma non troppo strizzatina ai genitali dell'arbitro Courtney... Chissà se in Italia Lo Bello glielo lascerebbe fare.

Perché il nodo è proprio questo: c'è il rischio che questo talentuoso e viziato giovanotto (guadagna un miliardo all'anno, più sponsor e premi: cifra record per l'Inghilterra) possa ingrossare la fila dei Greaves, dei Law, dei Rush, tutta quella foltissima pattuglia di giocatori britannici che da noi hanno lasciato più scandali e delusioni che gol. Ma Gazza ora si sente pronto. Anche se conserva qualche dubbio sulla nostra cucina, come se quella londinese fosse migliore. A tagliar corto ai suoi timori culinari, potrebbero essere mister Solomon e i suoi 700 azionisti: loro sono stufi di perdere soldi e gli italiani sono così ricchi (e ingenui)...


2 marzo 1991

Sarà molto curioso seguire l'avventura di Paul Gascoigne adesso che il Tottenham ha deciso ufficialmente di cederlo. Gascoigne è un vorrei ma non posso molto speciale per il calcio italiano. Costa caro, è matto, ha un ruolo difficile sempre sospeso tra genio e sregolatezza, per di più è inglese, razza, si dice, mai riuscita ad integrarsi bene nel calcio italiano. Insomma la paura di spendere l'incasso di un intero campionato (si parla di 17-20 miliardi) per mettersi in casa un altro problema, bloccherà a lungo quelle poche società che possono permettersi il suo acquisto. Ma che cos'è in realtà Gascoigne? E soprattutto, il suo talento vale il grande rischio ? Io credo senz'altro di sì. Gascoigne è giovane (24 anni), forte fisicamente e gioca in un ruolo che in Italia è molto sguarnito, quello di regista. Regista puro, classico, senza incertezze; una specie di De Sisti sregolato, con più tiro e più potenza. Un Bulgarelli più istintivo. Ma soprattutto una somiglianza di gioco e di figura impressionante con Eraldo Pecci. Che sia un fuoriclasse autentico per me non ci sono dubbi. Ma per esempio dubbi ne ha Graham Taylor, nuovo commissario tecnico della nazionale che lo ha messo fuori squadra. Io credo che Gascoigne potrebbe integrarsi bene e risolvere i problemi di molte squadre italiane. Per esempio il Napoli. Non bisogna pensarlo l'erede di Maradona. Gascoigne è un centrale tipico, costruisce gioco ed è capace anche all'occorrenza di marcare. Non è un fantasista grande e atipico. Non è l'uomo da cui si devono aspettare i gol, anche se ne segna molti (17 quest'anno tra campionato e Coppe: solo Rush, 20, ha fatto meglio). Io credo sia soprattutto un geniale facitore di gioco.


15 marzo 1991

Il fatto saliente di ieri, cioè la presenza a Londra di Gianmarco Calleri salito a trattare il trasferimento alla Lazio del migliore straniero non ancora arrivato in Italia, Paul Gascoigne, è anche un episodio emblematico, un momento che fa riflettere. In curioso stridente ed ormai lampante contrasto con l'angosciosa situazione finanziaria della Roma, il signor Calleri porta la Lazio al tavolo delle grandi potenze, perché se lo può permettere: la sua società è in attivo, ha un bilancio sano e di diritto si inserisce nella prima fascia amministrativa del calcio italiano; prima fascia, per parlare chiaro, significa comprare, vendere e affittare spendere a proprio piacimento, senza controlli, senza veti di Federazione e Lega.

Che Paul Gascoigne venga o no a Roma non cambia nulla; resta l'attuale situazione a far diventare notizia il sorpasso economico, a ribaltare quello che ormai era più che un luogo comune o un dato di fatto. Oggi come oggi infatti la Roma strapazzata e confusa non potrebbe né comprare né vendere giocatori senza autorizzazione. Sarebbe inserita nella terza fascia, quella dei reietti, obbligati a sanare i propri debiti prima di muoversi. Il problema attuale non è certo tecnico: non bastano 2 punti di differenza in campionato per affermare che la Lazio intesa come squadra di calcio sia superiore alla Roma. Anzi, il lavoro di Bianchi ha prodotto frutti importanti, spingendo i suoi in una virtuale semifinale di Coppa Uefa (profumi d'Europa che non si sentivano dal 1984) e rischiando seriamente di raggiungere la finale in Coppa Italia. Per un curioso quanto sinistro paradosso questa Roma ricorda la Juventus dello scorso anno che, pur consapevole di uno smantellamento imminente, generale e totale, riuscì a vincere Coppa Italia e Coppa Uefa. Coi paragoni possiamo fermarci qui, per azzardarsi oltre bisognerebbe trovare i 70 miliardi con cui la Juventus si è rifatta il trucco, ma di questo parleremo tra poco. Cos'è successo realmente?

Dov'è finita la Lazio avventurosa dello scudetto cacciata dagli alberghi dove non pagava mai i conti o quella impazzita dei primi anni '80, travolta dal calcio scommesse, dalle bottigliate negli spogliatoi, annegata di debiti? E dove la Roma seria e prospera, orgogliosa dei propri bilanci, caparbia, fiera di essere la Roma dell'ingegner Viola e del senatore Viola? Analisi tanto frettolose quanto ingenerose porterebbero a concludere facilmente il sillogismo: se le cose stanno così, si vede che Calleri è stato molto bravo e che gli ultimi anni di Viola hanno costituito un disastro societario. Ma non si può sposare una tesi del genere, per lo meno non in toto. Viola è stato un grandissimo presidente ed un grandissimo personaggio. Ha portato la Roma a livelli altissimi: pur avendo molti nemici, non ha mai mollato ed ha vissuto di acrobazie economiche per far rimanere la sua Roma tra i potenti. Così sul bilancio della Roma hanno pesato operazioni disastrose come quelle di Bergreen, di Andrade, di Renato, giocatori deprezzati e invece tuttora validissimi come Policano, Baroni e via discorrendo, l'ingaggio di Cerezo diviso a metà con Mantovani pur di cacciare il brasiliano e qualche altra piacevolezza. Meglio allora, molto meglio l'affare Ancelotti che almeno ha portato in cassa quei soldi che l'anno seguente, a contratto scaduto, non sarebbero mai arrivati. La storia di Calleri è in questo senso agli antipodi: presa la Lazio sull'orlo della serie C insieme a Renato Bocchi, ha poi liquidato il compagno di cordata realizzando nel frattempo una politica aziendale accortissima: bassi gli ingaggi, disponibilità totale a cedere i pezzi pregiati come Di Canio, nessuna impennata da cicala e tanto lavoro da formica. Un esempio?

Pur di non mollare soldi a Troglio, Calleri ha rinunciato a Ruben Pereira, di cui era praticamente invaghito. E la fortuna non guasta, visto che Troglio, adesso, è un tassello preziosissimo nel mosaico di Zoff. Venisse Gascoigne, si può star certi che il bilancio quadrerà comunque. In che modo? Con la cessione di Sergio, tanto per non far nomi. Calleri è molto bravo anche nei rapporti con le altre società, oltretutto, ed ha amici un po' dovunque. Guai a dire che la Juventus gli ha dato una mano mettendolo in contatto con Gascoigne, dunque non diciamolo, ma che male c'è ad avere legami affettuosi con un club che oltretutto hai anche battuto sul campo? In questa chiave di lettura bifronte vanno visti anche i disagi provocati dal Mondiale ed i relativi indennizzi. Vero che sia la Roma sia la Lazio sono state dirottate al Flaminio subendo in teoria danni analoghi.

Ma è vero anche che la Roma era strutturata da Olimpico. Era una squadra che puntava in alto, e la Lazio di Calleri aveva filosofia esportabile anche nella più ridotta capienza del Flaminio. In ogni caso, i circa 10 miliardi arrivati a Trigoria fra indennizzo e proventi della schedina mondiale sono serviti solo a turare una falla; circa 9 miliardi piovuti in testa a Calleri rappresentano una voce attiva. E adesso? Calleri continuerà la sua politica oculata, vivrà maggiori difficoltà perché i giocatori alzeranno le loro pretese, soprattutto se la squadra continuerà ad andare così bene. Se riuscirà a resistere, tanto di cappello, ma sarà dura.


19 marzo 1991

"All you need is love" canta Paul Gascoigne in Inghilterra, canta l'inno pacifista dei Beatles, aspettando di sbarcare in un mondo nuovissimo, almeno per lui: l'Italia, Roma, la Lazio. "Qualunque cosa faccia nella vita deve essere divertente, se non lo è vuol dire cho ho fallito", dice Gazza che ha debuttato come cantante, incidendo un disco subito dopo l'operazione all'inguine. C'è un contratto italiano di cinque anni ad attenderlo adesso, stabiliti anche i dettagli, stabilito tutto, 800 milioni a stagione, la casa ai Parioli, la macchina, la possibilità di esportare da noi anche la Gascoigne Promotion, roba che solo Maradona ha. Una trattativa lampo, quella di Calleri che ora si gonfia come un pavone: questa Lazio ha i soldi, li ha già pronti freschi in banca (Gascoigne ne costa una ventina, di miliardi, fra annessi e connessi), questa Lazio si muove con la velocità delle grandi, battendo in contropiede gente come Tapie, padre-padrone del Marsiglia.

C'è ancora l'ultimo scoglio da superare, ma forse è piccolo, lo scopriremo prestissimo: c'è un timida cordata, capitanata da Venables, manager-allenatore, che tenta di rilevare il Tottenham, club allo sbando, soprattutto finanziario, che tenta di diventare padrona di tutto, bloccando così il trasferimento di questo folle giocatore da copertina. Ma la Lazio si sente forte. L'ultimo assalto, dopo quello londinese, si è avuto a Roma, dal pomeriggio di domenica a quello di ieri: Calleri, Regalia e Manzini da una parte, i due manager di Gazza, Stein e Lazarus, dall'altra. La garanzia, per la Lazio, che il giocatore è contento di giocare in Italia, la sicurezza che non potrà andare da nessun'altra parte, nemmeno se, per ipotesi, Tapie tenterà il gioco al rialzo. Il preliminare di contratto è già pronto per essere depositato in Lega il 10 aprile, quando si apriranno le frontiere '91-'92.

Gascoigne sarà, sarebbe, legato al club romano per 5 stagioni, non 3 più due di opzione come sembrava in un primo tempo. Non possono più fare marcia indietro, non possono più trattare con altri, assicurano da via Margutta i due artefici del colpaccio, Calleri e Regalia, mentre in sede piombano un inviato e un fotografo del Sun, mentre da Londra chiama stupita la BBC. Adesso manca il sì della borsa inglese, visto che il Tottenham è l'unico club quotato, ma è anche un club con l'acqua più che mai alla gola; manca anche l'abbandono di Venables e dei suoi soci (occulti). Poi l'affarone sarà ufficiale, la foto di Gascoigne con la maglia biancazzurra, chissà quanti abbonati in più. E Calleri sorride: i fantasmi del passato hanno battuto in ritirata.


27 aprile 1991

Gascoigne alla Lazio: arrivano altre conferme. Ieri il dirigente del Tottenham Nat Solomon era a Roma per definire gli ultimi dettagli di questa operazione che frutterà alla società inglese circa diciassette miliardi. Lapidarie le reazioni dei protagonisti di questa operazione di mercato. Il ds della Lazio Regalia ha detto solo: "Di Gascoigne parleremo a fine campionato. Per il momento non abbiamo nulla da dire...". Dall'Inghilterra si è alzata la voce del tecnico del Tottenham Terry Venables: "Per quello che so di questa storia, dico che Gascoigne dovrebbe lasciar perdere. E poi dubito che la Lazio abbia davvero i soldi necessari per dare a Paul l'ingaggio che si merita. Al mio giocatore dirò che ha solo 23 anni e che, se proprio vuole trasferirsi all'estero, in Europa ci sono club migliori". L'affare Gascoigne costringe la società biancoazzura a muoversi sul mercato con rapidità. Probabilmente sarà ceduto Sosa (25). Le prime richieste sono arrivate dalla Spagna.


25 maggio 1991

Nel giro di poche ore Lazio e Tottenham hanno trovato l'accordo sul futuro di Paul Gascoigne. Ieri a Londra, al termine di un lungo incontro nella sede della società inglese, le parti sono riuscite a riunire i loro punti fermi e trasformarli in un compromesso per certi versi clamoroso. Gascoigne infatti arriverà in Italia il 24 luglio. La data coincide con la vigilia del raduno della nuova Lazio. Non è escluso quindi che il giocatore possa seguire, anche se infortunato, i giocatori in ritiro.

Ma certamente le fasi si recupero e di rieducazione del ginocchio di Gascoigne saranno seguite direttamente dallo staff medico della società biancoazzurra. L'accordo è stato stilato in questi termini: la Lazio verserà in tempi brevi una prima rata dei sedici miliardi previsti dal contratto di trasferimento. Voci dall'Inghilterra parlano di quattro miliardi di sterline (otto miliardi di lire), ma l'esatta entità della cifra è sicuramente inferiore. Il giocatore resterà comunque proprietà del Tottenham fino al giugno del '92.

Una volta verificate le reali condizioni di Gascoigne e le sue possibilità di recupero, la Lazio sceglierà se avvalersi o no dell'opzione. Naturalmente il presidente Calleri si coprirà le spalle stipulando un'assicurazione che gli permetta, nel caso in cui le cose si mettano male, di recuperare, almeno in parte, la cifra spesa per l'opzione. Questo nuovo sviluppo ha fatto tornare il sorriso sulla faccia del centrocampista inglese che proprio ieri a dichiarato alla stampa di essere ottimista sul suo futuro.


23 agosto 1991

Il giorno degli abbracci e delle manganellate. Dei piccoli manager con la barbetta a punta e degli uomini della sicurezza stile Tonton Macoute. Paul Gascoigne, il campione malato, è arrivato a Roma. Aveva poche parole da offrire alla folla, ma è bastata solo la sua presenza, quella faccia rosea nascosta sotto un paio di ray-ban, per scatenare l'entusiasmo. L'aeroporto è esploso in un grido selvaggio, qualcuno ha provato a scavalcare le recinzioni, i poliziotti hanno sfoderato i manganelli neri, un paio di tifosi sono finiti a terra doloranti. E all'entusiasmo si sono aggiunti i lividi.

"Sono felice di essere a Roma. Ringrazio il presidente Calleri per avermi portato alla Lazio. Appuntamento a tutti per domani". Tutto qui, "Gazza" non si spreca perché non ama la stampa. Ogni suo movimento è registrato e analizzato da una troupe di fiducia, la Crysalis Television, ma quando si avvicina un fotografo o un giornalista estraneo, è il momento di innervosirsi e scappare. "Diventa claustrofobo quando ha la gente addosso" urlava un dirigente della Lazio prima che il Divino Infortunato uscisse dagli uffici della polizia per affrontare i flash. E nemmeno con il migliaio di tifosi che dalle prime ore del pomeriggio avevano affollato l'aeroporto è stato molto generoso: lo attendeva una Mercedes nera, di quelle lunghe venti metri usate per il Papa o per Gorbaciov, l'autista ha schiacciato l'acceleratore ed ha quasi messo sotto una dozzina dei ragazzi con bermuda e T-shirt "Lazio 100%".

La società Gascoigne & Co. ha trovato così un'altra giornata per autocelebrarsi. La gente ormai crede talmente al personaggio "Gazza" da non rendersi conto che dietro quegli occhiali scuri c'è un calciatore che non sa ancora se potrà tornare a fare il suo mestiere. Questa sera per Lazio-Real Madrid si attendono tra i quaranta e i cinquantamila spettatori, ma la squadra di Di Stefano e di Hugo Sanchez c'entra poco: gran parte verranno per lui, il campione hooligan dai muscoli spezzati, che saluterà il pubblico in italiano (ha già preso quattro lezioni, sa dire "Quanta pella ciente" e "cama stai?") e farà probabilmente un giro del campo. Ridacchiava il suo manager Mel Stein, barbetta bianca e occhi furbi, arrivato da Londra insieme al caro Glenn Roeder, l'amico di Paul, al padre John, un po' stralunato, a una funzionaria della Gascoigne Promotion e alla troupe della Crysalis.

Sorrideva compiaciuto per l'entusiasmo che il suo pupillo è riuscito a conservare. Il recupero sta procedendo secondo i piani stabiliti, ma l'infortunio resta molto grave: difficile avere, adesso, delle garanzie sul recupero del legamento cruciforme saltato in un pomeriggio di maggio a Wembley. La stessa Lazio ha chiesto e ottenuto una visita di controllo decisiva per il 31 maggio '92, oltre a coperture e controcoperture assicurative. Il giocatore invece non abbandonerà la sua amata fisioterapia nemmeno in questi giorni romani di vacanza e public relations. Ma in fondo sono gli stessi consumatori di abbonamenti a venire incontro ai dolori di Gascoigne, comunque vada a finire questa storia. Sugli striscioni dei tifosi non c'erano richieste di scudetti o posti nelle coppe europee, ma dichiarazioni di amore e promesse di grandi bevute di birra e grandi avventure erotiche.

Tutti insieme, Lui e quelli della Curva Nord. In questo enorme contenitore di passione e tifo, è difficile separare il sentimentalismo per il campione povero che fa le linguacce e piange quando perde l'Inghilterra, dall'esaltazione per l'arrivo di un giocatore che potrebbe cambiare faccia ad un centrocampo spesso in crisi di identità. Ma l'affare Gascoigne funziona così, e non saranno certo manager e dirigenti a buttare acqua sulle passioni dei tifosi impazziti. Lui intanto lavora, suda, scherza. Tra la fisioterapia e una barzelletta sugli irlandesi, si prepara ai giorni che contano veramente: il processo per la rissa a Newcastle, il prossimo settembre, la visita medica per dare l'ok alla sua guarigione e al suo contratto con la Lazio. Intorno a lui otto "gorilla" in doppiopetto, come negli incubi di una star del cinema.



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