L'aquila e la Lazio


Rapporti metrico-geometrici nella stemma della Lazio del 1906

L’aquila e la Lazio

Lo scrittore Kurt Vonnegut affermava che "la storia è solo una lista di sorprese. Può solo predisporci ad essere sorpresi un'altra volta". LazioWiki ritiene che queste parole siano il nucleo fondante di ogni ricerca storica e, con convinzione, le fa sue. Ci occupiamo di Storia, con la lettera maiuscola, perché rivolta ad una Società Polisportiva che, a suo modo, ha segnato il costume, la cultura e i valori civili di una città capitale, di una regione, di una Nazione e, progressivamente, ha affermato il suo modo d’essere e la sua particolare "Weltanschauung" a livelli internazionali. La Lazio, perché è di lei che parliamo, è infatti la più grande polisportiva del mondo e una delle più prestigiose. LazioWiki dal 2007, con le sue sole forze e grazie alla straordinaria passione di una decina scarsa di Soci, ha divulgato gratuitamente e senza fini di lucro (anzi, traendo dalle proprie tasche il denaro necessario per gestire il suo sito e affrontare le non indifferenti spese per le ricerche e per le sue pubblicazioni), decine e decine di migliaia di documenti e foto consultati giornalmente da un gran numero di appassionati e di professionisti della scrittura. LazioWiki ha ricostruito per punto e per segno la storia, fino al 2007 pressoché sconosciuta o superficialmente conosciuta, di questa gloriosa società romana, lasciando pochissimi vuoti e soprattutto depurando da leggende, stereotipi, falsità la genesi di questo tuttora vitalissimo sodalizio che porta i colori del cielo.

In questa nostra pagina noi desideriamo informare i tanti tifosi laziali dello stato dell’arte relativo all’origine e all’adozione del simbolo sociale: l’aquila. Moltissimo si è discusso su questo argomento e molto alto è stato il grado d’improvvisazione nella formulazione di teorie quasi sempre fantasiose o non suffragate da elementi documentali certi. LazioWiki ritiene, grazie alla scoperta fondamentale del socio Marco Impiglia, che lo stemma dell’aquila sia stato adottato nel 1906 a cominciare dal 17 marzo. Quindi questo simbolo non nasce con la Fondazione della Lazio, 9 gennaio 1900, né nel 1911, come a lungo creduto, né, tantomeno, è di origine fascista, come qualcuno ancora ritiene. Le nostre ricerche e le nostre ipotesi portano il primitivo uso dello stemma al suddetto giorno di marzo, il tutto motivato con tanto di documento fotografico inedito, sebbene consideriamo vangelo, come premesso, quanto affermato dal Vonnegut e quindi pronti ad essere "sorpresi" un’altra volta. Noi però una data l’abbiamo certificata e perciò, come in ogni processo di ricerca storiografica, sta a noi stessi o ad altri benemeriti centri di ricerca eventualmente smentire, con prova documentale, tale datazione.

Un aspetto che ci ha colpito, e che in questa sede desideriamo condividere con i lettori, è quello relativo all’iconografia e all’iconologia del disegno dello stemma del 17 marzo. Il disegno non è firmato e questo non consente di avere certezze. L’iconografia vede un’aquila ad ali raccolte che sormonta uno scudo svizzero a matrice triangolare leggermente bombato ai fianchi con sette fasce monocrome alternate chiare e scure che evocano il bianco e il celeste. Un cartiglio con le estremità a coda di rondine, attraversa diagonalmente lo scudo superando di poco la sua linea di contorno. Tale cartiglio reca la scritta a lettere maiuscole chiare su fondo scuro e recita S. PODISTICA LAZIO con carattere lapidario romano. L’estremità superiore del cartiglio è sostenuta dal becco dell’aquila i cui artigli stringono il bordo superiore dello scudo. L’aquila volge il suo sguardo a destra (come sempre in araldica) ed è a volo chiuso (ferma). Il suo essere poggiata, in araldica, assume un preciso significato: gli animali più rappresentati nelle "armi" nobiliari sono sempre stati il leone e, appunto, l’aquila. Essi sono l’emblema di forza, audacia e coraggio in relazione alla famiglia aristocratica che adotta simili maestose creature. Ben presto, tuttavia, l’uso dell’aquila ebbe il sopravvento su quello del leone in ragione del fatto che mentre il grande felino può manifestare le sue virtù solo sul terreno, il volatile può esprimersi sia in cielo che nell’ambiente del leone stesso con la stessa terribile efficacia.

Nello stemma presente nel documento del 17 marzo 1906, l’aspetto più singolare (e finora ignoto) è costituito da una sorta di contorno mistilineo che include lo scudo con l’aquila e una scritta interna a matrice quadrata che recita SOCIETA’ PODISTICA LAZIO ROMA. Un’altra scritta esterna riporta: FONDAZIONE IX GENNAIO MCM. Premettiamo che tra le tante rappresentazioni dell’aquila laziale solo in pochi casi è visibile questo motivo decorativo che fa da cornice. Già nello stemma del 1911 queste linee che circoscrivono lo scudo con l’aquila non appaiono. A livello iconologico il discorso è più complesso e desta notevole interesse. Il disegno è assolutamente congruente artisticamente con gli anni iniziali del primo decennio dello scorso secolo. In piena art nouveau, l’artefice dello stemma aderisce in maniera completa agli stilemi e ai caposaldi espressivi di questo movimento: il segno lieve ma privo di incertezze che diviene a volte più incisivo quasi a sottolineare il volume dell’oggetto rappresentato, la cura dei dettagli, la sinuosità del "ductus" che dona significato alla forma, l’equilibrio compositivo, caratterizzano la rappresentazione di un elemento naturale, l’aquila appunto, che però qui non è animale mitologico o deformato come spesso nella maniera simbolista, ma è realizzato tenendo in gran conto la sua vera essenza, sebbene bilanciata da un rigido processo geometrico che mira al controllo razionale della mente che mitiga e stempera la spinta violenta dell’istinto. In questo c’è Van de Velde, c’è Horta, c’è Morris e l’Arts and Crafts.

Laddove la forma naturale e organica dell’aquila poteva sfuggire al raziocinio umano ecco la necessità della "misura": lo stemma è, infatti, perfettamente inseribile in un quadrato. E’ alto quanto largo. E come se ciò non bastasse la cornice esterna è anch’essa un quadrato e ancora la scritta interna alla cornice è un ulteriore quadrato. Nel disegno allegato si può constatare come tutto sia finemente ragionato: un insieme di misure ricorrenti basate sulla sezione aurea che determina gli armonici rapporti metrici e mette in relazione una parte con il tutto generando l’armonia universale. E’ visibile all’uomo soltanto l’invisibile elevato a mistero, per dirla con Novalis. Nulla è casuale. La natura è cosa bella da rappresentare ma l’uomo deve poterne avere non il dominio come nel neoclassicismo, ma sicuramente il controllo. C’è filosofia in questa poetica artistica. La forma della cornice mistilinea può apparire spontanea ma anche qui c’è studio, c’è cultura, c’è un significato segreto non accessibile a tutti ma ai soli "iniziati". Qui la teosofia caratterizzante il Liberty internazionale va interpretata e declinata con la ricerca del rigore formale tipico dell’inesauribile lascito classico connesso alla nostra origine latina. E allora nel caso di specie la forma della cornice è assimilabile a un dromos che dà accesso ad una cella quadrata. E’ la planimetria della tomba romana repubblicana e della prima età imperiale, come se ne scoprivano tante tra fine ottocento e inizio secolo.

L’aquila al centro della cella, quindi simbolo di morte? Tutt’altro. Anzi rafforzativo dell’immortalità. L’aquila non è altro che la fenice risorgente, è l’eternità, è il suo provenire da meno infinito e andare a più infinito. Non teme il buio (la morte) e non teme il sole (si sa che nel mondo mitologico è l’unico animale che può fissare l’astro senza rimanere accecato, al fine di assimilare direttamente la luce della conoscenza). E se a qualcuno può venire in mente che queste interpretazioni siano bizzarrie del critico o dello storico dell’arte e siano lontane dalle intenzioni dell’artista, ecco l’altro elemento che ribadisce, che conferma, che fa da riprova. Nel dromos la linea della sottocornice termina in due spirali: motivo decorativo armonico ma anche simbolo, da sempre, del trionfo della vita sulla morte, dell’eterno ritorno, e di nuovo, quindi, dell’immortalità. Inoltre la cornice mistilinea genera sei angoli retti, emblemi del simbolo principale, insieme al compasso, dei Liberi Muratori: la squadra e conseguentemente sei pietre angolari che sono le solide basi di ogni costruzione sia fisica che spirituale. Il Sei è un numero mistico nel suo significato esoterico, in quanto è il numero dell’equilibrio e dell’ordine perfetto. Tutto ciò ci permette di giungere, tramite una lettura attenta, ad una conclusione che può disorientare, persino spiazzare noi uomini di oggi, ma che invece va letta nel suo contesto storico: la Società Podistica Lazio nasce permeata di influenze massoniche.

Ce lo rivelano molti elementi che si possono rintracciare nella nostra Enciclopedia e che è superfluo ricordare in questa sede. Ma è questo stemma che clamorosamente conferma l’assunto: l’aquila, le spirali, la tomba a camera, l’uso della geometria come ricerca della conoscenza assoluta e immutabile sono elementi che si esaltano nella simbologia dei Liberi Muratori. La Roma del primissimo Novecento, nel campo politico, amministrativo, culturale, artistico è massone. La massoneria era equiparabile all’apparato centrale di un partito sui generis, radicato nella società civile e che, in larga misura, occupava e controllava lo Stato. In campo figurativo vi sono artisti come Gian Domenico Romagnosi, Vittorio Grassi, Adolfo De Karolis, Paolo Paschetto e il suo maestro Duilio Cambellotti che tra ideologie socialistizzanti, idealiste, liberaliste, suggestioni teosofiche, adesioni alla teologia valdese e ai movimenti evangelici, si pongono come rappresentanti apicali del milieu artistico del tempo così permeato da ideologie iniziatiche. E tra questi artisti è proprio Duilio Cambellotti colui che è più vicino al mondo biancoceleste tanto da disegnare il diploma del vincitore nelle gare organizzate dalla Società Podistica Lazio ed è sempre lui che è amico del segretario della Società Emanuele Orano e dell’atleta e artista laziale Stanislao Dessy. Cambellotti fu anche molto vicino a Fortunato Ballerini e al Presidente onorario della Lazio, massone anch’egli, Paolo Boselli, futuro Presidente del Consiglio italiano.

E in quale anno Ballerini fa eleggere Boselli a Presidente onorario della Podistica? Naturalmente nell’anno della creazione dello stemma: il 1906. E’ significativo che è lo stesso Boselli colui che, sorprendentemente, fa dichiarare Monumento Nazionale una grande, ma non notissima, tomba romana situata in Sabina che, nel disegno della pianta, ricalca in maniera perfetta la forma mistilinea presente nello stemma della Lazio. E il toponimo di questa tomba è Massacci che pur qualche assonanza con il termine Massone ce l’ha. LazioWiki crede, per quanto esposto, che l’autore dello stemma con l’aquila sia proprio Duilio Cambellotti. Certi soggetti, certe forme, certi significati, gli stilemi usati, sono infatti paradigmatici di molte sue opere.





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