Ballerini Fortunato


Fortunato Ballerini
Fortunato Ballerini e Dorando Pietri
Ballerini nel 1909
La notizia della morte di Fortunato Ballerini
Il necrologio sul Messaggero

Fortunato Ballerini nasce a Sant'Angelo a Lecore, frazione di Signa (FI) il 16 ottobre 1852 e muore a Roma il 17 settembre 1940. Figlio di Ferdinando, ricco possidente, e di Adelaide Lenzi. Il suo vero nome di battesimo risulta essere Onorato Fortunato, ma fu chiamato sempre con il secondo nome proprio. Il suo Battesimo viene celebrato il 17 ottobre nella parrocchia di San Giovanni Battista e San Lorenzo a Signa.

Passa alla storia per essere stato il primo vero presidente della Lazio, non considerando tale il fondatore idealista e generoso Luigi Bigiarelli che, pur avendo avuto per primo "l'Idea", ne rifiuta fin da subito il patrocinio in nome dell'uguaglianza e della fratellanza, cardini di quello spirito olimpico che doveva unire tutti i soci sotto la bandiera bianca e celeste. Così, ufficialmente, la Lazio nasce senza presidente pur essendo Bigiarelli a tutti gli effetti la guida riconosciuta di quel manipolo di giovani e promettenti atleti, figli di una borghesia che sembra essersi dimenticata di loro, incapace di offrir loro un po' di sano divertimento per perdersi in passatempi frivoli e noiosi.

I biancocelesti, con in cuore le gesta degli Antichi Greci, concepiscono lo sport in modo assolutamente moderno, cimentandosi nel podismo, nella ginnastica, nel nuoto, nel canottaggio, nell'alpinismo, finchè, nel 1901, conoscono, per merito del socio naturalizzato francese Bruto Seghettini, un oggetto misterioso quanto affascinante fino ad allora mai visto a Roma: un pallone di cuoio per il gioco del calcio. In città, tra gli sportivi, è una sorta di rivoluzione e la Lazio si incarica di convocare per la prima volta un'assemblea tra soci il 29 marzo 1901 nella quale viene approvato lo statuto sociale ed eletto presidente il cavaliere Giuseppe Pedercini persona assai stimabile ma di salute cagionevole, e vicepresidente Paolo Pastori.

La sede sociale di Via Valadier è un continuo affluire di atleti e, già a partire dal gennaio 1901 quando la direzione generale dell'Audax Podistico Italiano è trasferita da Milano a Roma con sede proprio in Via Valadier, diventa il punto di riferimento per tutti gli Audax romani. Luigi Bigiarelli viene eletto direttore generale dell'A.P.I., il fratello Giacomo cassiere e Guido Annibaldi segretario.

Per far fronte alle prime spese necessarie ad arredare il rustico stanzone al pianterreno di Via Valadier, la Società è costretta a vendere i suoi primi trofei. Questo rappresenta un sacrilegio inconcepibile per l'idealista Bigiarelli, per il quale quelle medaglie hanno un valore spirituale insostituibile e così, amareggiato e spinto anche dall'esigenza di raggiungere il fratello emigrato in Belgio, abbandona Roma e l'Italia ma non la Lazio. Continuerà a correre con i suoi colori e ad onorarli di fronte al pubblico di tutto il mondo. "Orfani" della loro guida spirituale e con, sulla carta, un presidente poco presente per le cattive condizioni di salute, i soci si organizzano soprattutto intorno alle personalità dei Fondatori. Il 20 ottobre 1902 il destino della Lazio si incrocia con quello di un ironico e romantico personaggio e nessuno immagina che quest'uomo di mezza età, presentatosi in abiti borghesi ed ombrello al braccio a disputare una marcia di 100 km indetta dall'Audax, diventerà una pietra angolare di tutta la storia laziale, a cui seppe dare fin da subito una superiorità culturale e sportiva che culminò, il 2 giugno 1921, con il riconoscimento, per la Lazio, di Ente Morale.

La bizzarra idea di percorrere 18 ore di gara vestito a quel modo, sfidando le più ovvie convenzioni, sembra essere frutto della trovata di un pazzo, soprattutto se calata nel contesto di una società ancora ottocentesca nei costumi e un po' bigotta che inseguiva il progresso ma si confortava nelle tradizioni. E' invece da sola sufficiente a delineare la forza e l'intelligenza del personaggio in questione, avvolto quasi da un'aurea di leggenda, molto più avanti della sua generazione ancora imparruccata. Fortunato Ballerini è un uomo dell'alta borghesia, ex Presidente e tra i fondatori della "Società Ginnastica Roma", grand'ufficiale della Corona d'Italia e capo sezione del Ministero di Grazia e di Giustizia dove non raggiungerà mai i gradi più elevati perchè sulle sue note caratteristiche vi era scritto come accezione negativa "dedito allo sport": dunque non il primo arrivato.

Non c'è da stupirsi quindi se una personalità così all'avanguardia abbia subito colpito e affascinato i Laziali, pionieri e anticipatori, nel loro piccolo, dello sport moderno. L'incontro avviene quindi nella mattina del 20 ottobre 1902 ed è Tito Masini, vedendolo tagliare il traguardo come tutti gli altri concorrenti, a farsi coraggio e a presentarsi con Sante Ancherani e Guido Baccani a Ballerini offrendogli la presidenza della Società con queste semplici parole: "Solo uno come Lei è degno di essere il presidente della Lazio". Fortunato Ballerini lascia una testimonianza scritta su questo episodio: "Il socio Tito Masini, che lo scrivente incontra il 20 ottobre 1902 alla marcia dei 100 km, in 18 ore indetta dall'Audx Podistico Italiano, gli propone di assumere la presidenza della Lazio, ma egli se ne esime perché impegnato troppo come segretario della Federazione ginnastica. Ciò nonostante viene eletto nell'assemblea tenuta il 25 gennaio 1904. Come podista simpatizzante della Lazio, allora accetta la presidenza e se ne festeggia la nomina in un banchetto alla trattoria dell'Olmo in via Angelica. Qui inaugura la bandiera e pronuncia il suo primo discorso semi-umoristico, destando l'allegria dei convitati".

Come Segretario della Federazione Ginnastica, ruolo che ricopre dal 1888 al 1914, deve inizialmente esimersi dall'impegno, ma ha già fatto sua la causa biancoceleste e diventa subito un podista simpatizzante della Lazio. Passano due anni e il 25 gennaio 1904 l'assemblea dei Soci lo elegge presidente; stavolta il cav. Ballerini accetta e la nomina viene festeggiata alla trattoria dell'Olmo in via Angelica, dove il neo presidente pronuncia il suo primo discorso destando l'allegria dei convitati con un gran senso dell'umoria e dove, qualche mese più tardi, il 24 ottobre 1904, inaugura e bacia la bandiera della Lazio donata dalla madrina Anna Tobia in Massa, dal Vice presidente Paolo Pastori e dal cassiere Arnaldo Galvagni.

Sulle ali dell'entusiasmo portate da questo spirito illuminato, la giovane Lazio spicca il volo: non c'è manifestazione sportiva in cui manchi una rappresentanza biancoceleste, i premi e i trofei messi in palio diffondono la popolarità della Società che ora, grazie al suo nuovo presidente, può vantare grandi conoscenze tra le autorità politiche cittadine e nazionali. Eppure, tra le alte gerarchie, non tutti si dimostrano accondiscendenti con Ballerini, che viene posto di fronte all'aut-aut: o la Lazio o il Ministero. Ballerini, giocando d'astuzia, rinuncerà temporaneamente e in via del tutto formale alla presidenza, per poi riprenderla una volta ottenuta la promozione a capo divisione. Ma da lì in poi non sarà più tollerato che un uomo "dedito allo sport", come attesta una nota sulla sua cartella personale, ricopra cariche ministeriali e per questo motivo Ballerini non potrà più aspirare alla direzione generale.

Ma il suo spirito pragmatico e trascinatore non conosce ostacoli. Riceve l'incarico di trattare con il comitato olimpico internazionale l'assegnazione a Roma delle Olimpiadi del 1908, poi assegnate a Londra, ed è tesoriere dei Comitati Italiani per le stesse Olimpiadi del 1908 e del 1912. Nel frattempo studia scrupolosamente i libri contabili della Lazio, fino ad allora tenuti con premura dai fratelli Bigiarelli, poi ha a cuore di trovare un'altra sede sociale più ampia e accogliente trovandola in via Pompeo Magno. Infine, nel 1906, riesce a ottenere per i giovani calciatori un campo di allenamento che si rispetti, Parco dei Daini, nella verde e aristocratica villa Borghese. E' proprio qui che i pionieri del calcio romano apprendono dai seminaristi scozzesi e irlandesi, che vengono quotidianamente sfidati dalla brigata di Sante Ancherani, i primi trucchi del gioco divenendo ben presto imbattibili.

La Lazio incanta le folle e diventa il faro di luce dello sport cittadino, sempre sotto l'ala protettrice e la spinta propulsiva del suo Presidente "dedito allo sport".

Nell'anno 1912 viene di nuovo eletto Presidente della Società Sportiva Lazio. E' ancora Ballerini a confermarsi uomo dalle inesauribili risorse quando, nel 1913, in una partita amichevole contro l'Audace, Saraceni colpisce involontariamente con il pallone il volto di una nobildonna venuta ad assistere all'incontro: si tratta della moglie, Clementina Utili, del prefetto di Roma Angelo Annaratone e per i laziali l'incidente significa lo sfratto da Parco dei Daini.

Quella pallonata si rivela però un colpo di fortuna perchè permetterà ai biancocelesti di ottenere dal sindaco Ernesto Nathan, per intercessione del proprio instancabile presidente, il campo della Rondinella nel rione Flaminio, per gli allenamenti ed il campo della Farnesina per le partite ufficiali, oltre una golena di 100 metri sul Tevere per il nuoto ed il canottaggio. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale il campionato viene interrotto e la Rondinella, su decisione di Ballerini stesso, diviene orto di guerra e apre le porte alle donne che formano la sezione femminile e assistono maternamente nei vasti locali della sede sociale, spostatasi in Via Veneto, i figli dei combattenti. Intanto il re, con motu proprio, gli concede nel 1916 la Commenda della Corona d'Italia.

Tutte queste iniziative benefiche sono determinanti a innalzare la Lazio al più alto rango di nobiltà quando, il 2 giugno 1921, il regio decreto n. 907 la riconosce Ente Morale per le sue benemerenze sociali, culturali e sportive, coronando così l'immensa dedizione ai colori biancocelesti del suo presidente. Mai nella storia una società sportiva aveva ottenuto una così importante investitura che, oltre a onorarla e a distinguerla ulteriormente, le permetterà di sopravvivere, nel 1927, al rocambolesco tentativo di fusione delle diverse società romane, voluto da Mussolini per formare un'unica forte squadra che portasse il nome della capitale dell'impero fascista e potesse competere alla pari con le grandi squadre del nord: la AS Roma.

Con la fine della guerra, in seno alla Società, cominciano le prime divergenze tra Ballerini, strenuo difensore del puro dilettantismo nello sport, e altri soci e atleti più giovani capeggiati da Olindo Bitetti che invece intuiscono che il calcio si sta modernizzando e avviando verso il professionismo, sostenendo la necessità di stare al passo dei tempi per poter competere con le rivali. Il contrasto diventa insanabile nel 1925 quando i dirigenti decidono di cambiare la ragione sociale rinominando la "Società Podistica Lazio" in "Società Sportiva Lazio" per darle un connotato di "polisportività" e prepararla ad affrontare la nuova Divisione Nazionale. Così come era avvenuto per il padre fondatore Luigi Bigiarelli, per Ballerini gli ideali olimpici non possono essere messi da parte e così, arresosi di fronte alla realtà dei cambiamenti, è costretto in un gesto tanto doloroso quanto necessario: rassegnare le dimissioni per non ripudiare le proprie convinzioni.

Il marchese Giorgio Guglielmi ne raccoglie, anche se per brevissimo tempo, la pesante eredità. Finiscono così 20 anni di gloriosa presidenza durante i quali la Lazio era cresciuta in tutte le sue sezioni vantando più di 4.000 soci, riconoscendo in Ballerini il padre protettore, il maestro e l'anima pulsante di quel progetto di amicizia, generosità e fratellanza nato all'alba del secolo su una panchina di Piazza della Libertà. Egli tuttavia, nonostante l'età avanzata, continua a coltivare la sua passione sportiva e non perde mai quella caratteristica verve fantasiosa e ironica. Già nel 1922 aveva fondato la Roma Salus, dalla curiosa sigla "Società Astemio Longevo Universale Sanitaria". Salutista convinto, infaticabile podista, abile tiratore e giocatore di tamburello, a 81 anni si arrampica ancora sulle Dolomiti. Dopo 88 anni la sua incredibile esistenza si spegne a Roma, con il rimpianto di ogni sportivo, il 19 settembre 1940.





Pubblichiamo volentieri, ringraziandolo, un saggio del dott. Marco Impiglia sulla figura di Fortunato Ballerini.


FORTUNATO BALLERINI, IL NUME TUTELARE DELLA "PODISTICA"

Marco Impiglia – Società Italiana di Storia dello Sport


Fortunato Ballerini è stato, nella storia centenaria della Lazio, l'uomo che più di ogni altro ha contribuito agli sviluppi e ai destini biancocelesti. Egli assunse la presidenza del sodalizio nel 1904, al termine di uno dei periodi più difficili della sua vita. Nacque a Sant'Angiolo, presso Firenze, il 16 ottobre 1852. Segretario nel 1877 della Società Nazionale di Ginnastica Scherma e Tiro a Segno, dal 1888 assunse la stessa carica nella Federazione Ginnastica Italiana (FGI). All'epoca Ballerini si era già trasferito a Roma, dove aveva iniziato la carriera di funzionario nel Ministero di Grazia e Giustizia. Nel 1895 diresse, insieme a Romano Guerra, il terzo Concorso Ginnastico Nazionale, durante il quale per la prima volta due squadre di ginnasti si esibirono nella Capitale, all'interno del Velodromo al Salario, nella pratica del "giuoco del calcio". Fu tra i fondatori della Società Ginnastica "Roma" (1890), di cui divenne subito consigliere, poi vice presidente, infine presidente (1896).


Alla "Roma" promosse la costituzione della palestra popolare e della sezione femminile; fece innalzare un padiglione in legno e, andato a fuoco quello, uno in muratura. Nell'estate del 1898 lasciò la "società della stella" in seguito a dissidi interni. Si orientò allora verso il ciclismo, che aveva coltivato fin da giovanissimo, così come il tamburello e il nuoto. Fu tra i fondatori dell'Audax Ciclistico Italiano, un'associazione composta da uomini e donne della buona borghesia e che aveva per stemma una ruota sormontata da un'aquila. Abile tiratore, infaticabile podista, nel marzo 1902 conquistò, accompagnato dal nipote Ciro, il diploma dell'Audax Podistico, coprendo a piedi la distanza di 75 km. Il 20 ottobre di quello stesso anno partecipò, cinquantenne, a una prova di 100 km da svolgersi in diciotto ore, che portò a termine senza affanni, suscitando l'ammirazione degli altri concorrenti. Uno di loro, Tito Masini, socio della SP Lazio, gli propose di assumere la presidenza della giovane società.


Troppo impegnato come segretario della FGI, Ballerini declinò l'offerta, ma si fece socio della "Podistica". In quel periodo, il funzionario toscano stava cercando di ottenere i fondi per la partecipazione di una rappresentativa italiana ai Giochi Olimpici di Saint Louis. Il 1903 fu invece l'anno in cui Ballerini si dedicò anima e corpo alla candidatura di Roma per i Giochi del 1908. Egli fu l'unico ad appoggiare il conte Brunetta d'Usseaux, delegato italiano presso il CIO, che tentava di scuotere il prudente ambiente romano suggerendo di nominare un comitato provvisorio per l'attuazione del progetto Roma 1908. Mandò una lettera d'informazione al barone Pierre de Coubertin, che si disse entusiasta della proposta e promise di appoggiarla senza riserve. Ma quando i dirigenti della FGI bussarono a denari alla porta del Primo Ministro Giovanni Giolitti e a quella del sindaco Prospero Colonna, entrambi negarono ogni finanziamento da parte del Governo e del Municipio di Roma. Nel dicembre del 1903 si dimise dalla carica di segretario federale; questo fatto, unitamente alla morte del padre Ferdinando dopo lunga malattia, lo liberò da quegli "impegni" che avevano motivato il suo diniego all'offerta laziale dell'"audacissima" dell'ottobre 1902.


Cedendo alle insistenze di Masini, accettò di concorrere alla presidenza del sodalizio del quartiere Prati e ne assunse il comando la sera dell'8 agosto 1904, al termine di un'assemblea straordinaria. La sua elezione provocò l'uscita dai ranghi di Arturo Balestrieri, uno di quelli che pensavano la "Lazio" come una cooperativa di forze fisiche e morali che non necessitavano di incapsularsi nella rigida formalizzazione delle cariche e delle ripartizioni. Tuttavia, l'organizzazione burocratica della società era indispensabile per sopravvivere al naturale esaurirsi dell'originario impulso giovanile. Fortunato Ballerini, profittando delle sue relazioni e agganci, seppe inserire la Podistica nel gioco delle amicizie e dei favori personali. In un'epoca in cui non esistevano i concorsi pubblici e tutto veniva ottenuto dietro "raccomandazione" (nel senso migliore del termine, anglosassone e cioè di garanzia, non in quello degenerato di oggi), le sue numerose conoscenze garantirono la concessione del Comune di Roma alla "Lazio" dei terreni dove edificare i primi campi sociali: l'Uccelliera al Parco dei Daini (1908), il Poligono della Farnesina e poi la Rondinella (1914). Nonché di tutte le prestigiose sedi di cui la società dell'"aquila" (a proposito, il simbolo laziale per eccellenza fu con tutta probabilità un'idea di Ballerini) poté disporre fino al dopoguerra.


Per tutto egli trovava i mezzi, l'organizzazione, la sede, il campo: aveva intessuto una vasta rete di amicizie fra esponenti della politica, dell'amministrazione, dell'arte, dello sport, di cui si serviva per le sue iniziative, battendo ad ogni porta. Prima dello scoppio del conflitto mondiale trovò i soldi per mettere su una rudimentale casina ai Polverini, ad uso dei nuotatori. Nel dopoguerra fu decisiva la sua influenza nella concessione comunale del terreno a Ponte Risorgimento, come dimostrano dei documenti, forse provenienti dal suo stesso archivio privato, recentemente ritrovati. La fioritura delle "sezioni culturali", accanto a quelle sportive, fu essenzialmente un prodotto della sua concezione dell'unità del corpo e della mente, sempre in onore degli ideali classici. Egli pensava lo sport a trecentosessanta gradi. Fu pioniere e organizzatore del Tiro a Segno Nazionale, del Corpo dei Giovani Esploratori, della Federazione di Tamburello (nel 1910 fondò a Roma la Società "Urania" per il giuoco della palla) e del Comitato Olimpico Italiano.


Nel 1905, nel pieno della campagna per portare i Giochi a Roma, elaborò e stampò a sue spese un programma che comprendeva gare di: aeronautica, automobilismo, atletismo, caccia, canottaggio, colombofilia, football, ginnastica, ippica, lawn-tennis, nautica, nuoto, pallone, podismo, pompieristica, salvataggio in acqua, scherma, tamburello, tiro a segno, velocipedismo. Ecco spiegato il ventaglio delle discipline alle quali il presidente avrebbe indirizzato i suoi consoci della Lazio, se ne avesse avuta la possibilità. Rispetto a De Coubertin, Ballerini era anche più moderno nelle sue concezioni di base. Infatti, appoggiava l'educazione fisica femminile, laddove il Barone era notoriamente contrario al movimento delle suffragette. All'epoca della Grande Guerra, Ballerini creò una "sezione femminile" nella Podistica. Difese il punto di vista delle socie biancocelesti nel 1919, quando sorse il contrasto sull'utilizzo del campo della Rondinella. Nel primo dopoguerra, la Lazio di Ballerini aveva una Sezione Sportiva (di cui era presidente Olindo Bitetti oppure il marchese Guglielmi) che comprendeva svariate discipline: podismo, nuoto, atletica, calcio boxe, tennis, tamburello, ciclismo.


Come importanza, veniva subito dopo alla Sezione Sportiva la Sezione Escursionistica, costituita da Ballerini intorno al 1906 e che aveva quale presidente Rodolfo Lanciani, archeologo di fama mondiale. La Sezione Premilitare, presieduta dal generale conte Paolo Spingardi, già Ministro della Guerra nel 1909, accoglieva molte centinaia di giovani. La Sezione Ginnastica vantava come direttore il prof. Serraggi. Ma Ballerini aveva anche organizzato un'attività di contorno che poteva fare invidia a qualunque associazione intellettuale. Nelle sale di via Veneto (inaugurate con una festa il 5 gennaio 1919), per un certo periodo si diede convegno la migliore società artistica, politica, culturale di Roma. Una Sezione Filodrammatica, diretta dal prof. M. E. Rossi, eccelso organista, promuoveva regolarmente concerti. Vi partecipavano nomi illustri: Cotogni, Galetti, Lauri Volpi, Franci, la violinista Flari, il pianista Zecchi, il maestro De Angelis, che aveva composto un inno alla Lazio. Si tenevano, inoltre, conferenze sui temi dell'archeologia, della storia, della letteratura e dell'arte in genere.


Tutta questa attività extrasportiva (in particolare l'escursionismo, cui Ballerini teneva moltissimo, e che promosse alla nascita del simbolo dell'aquila) veniva in qualche modo ad intralciare le ambizioni calcistiche dei dirigenti più giovani e dinamici. Lo scontro coi vari Bitetti, Baccani, Palmieri, Giamminuti, Saraceni, Zenobi, Ercoli, si estese negli anni 1920-23 al nodo cruciale del dilettantismo opposto al semiprofessionismo. I dirigenti suddetti propendevano per la linea morbida, col rimborso spese "generoso" ai calciatori, il pagamento dello stipendio all'allenatore e l'impiego della maggior parte dei contributi finanziari al potenziamento della squadra. Nel corso del 1923 Ballerini, che considerava le nove sezioni della Lazio (Escursionismo, Scherma, Boxe, Ballo, Ginnastica, Premilitare, Filodrammatica, Football e Sports Atletici, Nuoto e Canottaggio) come altrettante sorelle di pari bellezza, si oppose sdegnosamente: la Podistica doveva mantenersi nel solco tracciato dai padri fondatori, tutto inteso al dilettantismo puro, al perseguimento degli ideali della pienezza del corpo e dello spirito non corrotti dall'interesse economico.


I tempi, però, erano cambiati. E molto. Pensate semplicemente al clima di violenza e fanatismo - la nascita del "tifo", l'inquietudine di certe frange del fascismo, che trovava sfogo anche sui campi sportivi - che gravava negli ambienti calcistici romani: quanto poteva essere irrespirabile quell'aria per un vecchio tronco diritto e ghibellino della tempra di Ballerini! La SS Alba comprava giocatori e superava la Lazio nel gioco del football, e questo a molti giovani dirigenti non piaceva. Sentendosi isolato, ormai giunto alla soglia dei settant'anni, nell'autunno del 1923 il cav. Ballerini si dimise da presidente. La goccia che fece traboccare il vaso fu il fatto di venire a sapere che buona parte delle ventimila lire ottenute da un istituto bancario per la costruzione della "Sede Nautica" sul Tevere erano stati stornate per progetti e acquisti relativi al football. Grande era stata la sua ira, indirizzata soprattutto al cassiere Goffredo Magistrelli, che aveva permesso il dirottamento dei soldi. Il gentiluomo toscano lasciò in punta di piedi la società che aveva retto con tanto amore e dedizione per venti laboriosissimi anni, riuscendo nel 1921 a farla erigere in "ente morale" con tanto di regio decreto.


Quando era entrato, il suo numero di matricola era stato il trentasei; al momento dell'uscita di scena, il numero dei soci superava i quattromila. Nel gennaio 1922, la Lazio lo aveva onorato con una commovente cerimonia svoltasi nei locali di via Vittorio Veneto. La sua attività di patrocinatore sportivo il comm. Ballerini, Grande Ufficiale della Corona d'Italia, la proseguì nella "Roma Salus", società da lui stesso fondata nel 1922. La Salus aveva nello stemma l'aquila romana con la Dea della Salute, opera dell'amico artista Duilio Cambellotti (che potrebbe così essere anche l'autore del simbolo per eccellenza della Lazio; d'altronde, fu il Cambellotti a disegnare il primo diploma della Podistica). La Salus adottò l'esperanto, pubblicò un mensile e aprì un campo giochi in via Chieti, ma nel 1932 venne incorporata nell'Opera Nazionale Dopolavoro. Negli anni trenta, Ballerini continuò la sua attività di salutista convinto e sportsman agé al limite del miracolo. Se a sessantaquattro anni aveva battuto il primato di velocità nell'ascensione del Monte Gennaro nei ranghi della SP Lazio, a ottanta buggerò un giovane alpinista, arrivando primo sul Soratte salendo dal versante più ripido; a ottantuno si arrampicava sulle Dolomiti, non disdegnando di tuffarsi nelle gelide acque del laghetto di Federa (anche da giovane ea stato un abitué dei "Cimenti Invernali" della Rari Nantes).


E, ancora ogni primo dell'anno, faceva il bagno nel Tevere. Nel 1939 pubblicò un libro di memorie che riassumeva la storia della Federazione Ginnastica Italiana, con la presentazione del presidente della Federcalcio, l'amico Giorgio Vaccaro. In esso varie pagine erano dedicate alla "Podistica", pagine scritte con affetto e rispetto. Si spense il 19 settembre 1940, nella sua casa romana in via Collina 24, al Sallustiano, con l'unico rimpianto di non aver potuto portare nell'antica capitale del mondo i Giochi Olimpici. Anche la morte fu in sintonia con lo spirito sportivo che lo animava: si prese un bagno in mare in pieno inverno, rinunciò a curarsi il raffreddore, avendo in orrore medici e medicine, e il raffreddore si trasformò rapidamente in polmonite. Nel 1950 una delegazione della Lazio si recò sul Monte Soratte per apporre, su un roccione vicino alla cima, una lapide in suo onore. Su di essa sta scritto: La Società Sportiva Lazio, nel cinquantenario della sua fondazione, ricorda, sul più singolare monte del Lazio, Fortunato Ballerini, per un ventennio suo presidente generale, primo artefice delle sue fortune di ogni sport, tenace e appassionato assertore, promotore, cultore. La lapide, per quanto ne sappiamo, sta ancora lì.



La targa in ricordo di Fortunato Ballerini murata dalla Sezione Escursionismo della S.S. Lazio, nel 50° anniversario della Fondazione, sul Monte Soratte in provincia di Roma. La foto è stata donata da Marco.



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