Pedercini Giuseppe


Giuseppe Pedercini nel 1882
(Cortesia Sig. Duccio Pedercini)

Giuseppe Pedercini è stato il primo Presidente della Lazio.

Nato a Goito (MN) il 23 maggio 1856 e deceduto il 1 dicembre 1925. Fu presidente della Lazio dopo la partenza di Luigi Bigiarelli e rimase in carica dal 1901 al 1905 quando divenne presidente Fortunato Ballerini. Fu eletto presidente della sezione nuoto nell'Assemblea di metà luglio 1901. In famiglia è conosciuto come Antonio, ma viene chiamato Giuseppe in tutti gli atti ufficiali. La famiglia Pedercini è benestante (risultano possidenti sia il nonno Antonio, sia il padre Giuseppe, morto nel 1892). Esiste, a nord di Goito e Piubega (il piccolo comune dove i Pedercini risiedono), una località chiamata Pedercini, probabilmente il luogo da dove sono cominciati i possedimenti della famiglia. Gli eredi Pedercini raccontano che il cognome deriva probabilmente da Petersen, indicando una chiara origine scandinava. Nel XVII secolo i Petersen scesero in Italia per lavorare nelle risaie del Vercellese, per poi emigrare nel più "salubre" Mantovano. Giuseppe è probabilmente il secondogenito. Si spiega così il fatto che, presa la sua parte di eredità, scende nella neonata capitale italiana negli anni ’80 del XIX secolo, armato di un titolo di studio e di tanta voglia di avere successo nel mondo.

Nel 1882 risulta trasferitosi a Roma ed un "Giuseppe Pedercini di Giuseppe" di mesi 11, forse suo figlio, risulta morto ad Anagni, in provincia di Frosinone e quindi in coerenza con le notizie che vogliono Giuseppe avere un ruolo apicale nella costruzione e nella direzione della prima cartiera del Liri. In quel momento le sue passioni erano due: la mozzarella di bufala, di cui era ghiottissimo e che portava a Roma ogni fine settimana dalla Ciociaria, ed Agnese Rossi. Figlia di un maestro di musica, conosce Giuseppe mentre lui cerca uno spartito, e nasce una grande storia d’amore: lui abitava in Via Massimo d’Azeglio, nei nuovissimi palazzi costruiti vicino la stazione, e lei era figlia di un maestro di musica, ottima suonatrice di mandolino, tanto da essere l’insegnante dello strumento nientemeno che della Regina Margherita. Risultava abitare nella centralissima Via del Tritone. Si sposarono nel 1883, ma lui continuò la sua vita errabonda. Il matrimonio portò alla coppia tre figli: Raffaele nel 1890, Osvaldo nel 1894 e Iolanda, l’ultima, nel 1897. Dai dati in nostro possesso, Giuseppe Pedercini non è presente alla nascita della figlia, ma la famiglia risulta residente in Via Valadier, al n.27. Fu probabilmente qui che, nel 1901, conobbe i primi soci della Società Podistica Lazio, la cui sede era al n. 21 della stessa via, e decise di far parte di quel sodalizio così particolare. Il racconto degli eredi è esemplare di come, in quegli anni, alcune decisioni, anche importanti venissero prese.

Per decidere chi proclamare presidente della Società, il primo presidente, si fece una gara e chi fosse riuscito a saltare con un’asta su un carro di fieno avrebbe assunto la carica. Giuseppe Pedercini ce la fa e diviene così il primo Presidente della Lazio. Passò alla storia sportiva della capitale per un salto su un carro di fieno. E' la primavera del 1901. Sotto la sua presidenza la Società continua l’attività podistica e natatoria, ma perde l’Audax Podistico, che si trasferisce sotto l’Associazione Cristiana della Gioventù in Via della Consulta. Molto più concentrato sulle sue imprese personali che su quelle sportive (non risulta mai aver gareggiato ufficialmente,) ha il suo momento di gloria nel maggio del 1902, quando, durante una battuta di caccia, asserisce di aver scoperto un secondo emissario del lago di Nemi che avrebbe potuto facilitare il recupero delle navi di Caligola affondate in quel bacino. Nel maggio di quell’anno è ricevuto dal re assieme al famoso professor Giura che afferma di aver trovato il sistema per svuotare parzialmente il lago usando come sifone il primo emissario, da poco riportato alla luce. Tale emissario era stato ispezionato proprio da Pedercini che non esitò ad indossare il pretto costume adamitico e, munito d’una sola lanterna, percorse l’intero emissario. Successive indagini hanno appurato che Pedercini aveva realmente percorso per primo l'emissario, ma solo per un tratto. Per indicare il posto dove era situato l'imbocco del presunto secondo emissario richiede tanti soldi, e l’affare svanisce. Negli anni successivi molti archeologi ispezioneranno le sponde del lago alla ricerca di questo leggendario secondo emissario, ma senza alcun risultato. Due fatti notevoli sono avvenuti sotto la sua presidenza: il trasferimento della sede da Via Valadier, 21 a Via Pompeo Magno 86 (avvenuto tra il 29 aprile e l’11 maggio del 1903) e – soprattutto – la prima partita di foot ball tra Lazio e Virtus del 15 maggio 1904 (3-0 con doppietta di Ancherani).

Ma in quel momento la sua stella biancoceleste è già in calo: il 25 gennaio 1904 dà le dimissioni dalla Società Ginnastica Roma Fortunato Ballerini, dirigente del Ministero di Grazie e Giustizia e Presidente della Federazione Podistica Italiana. Egli entra nella primavera del 1904 come "consocio" nella Lazio, ed una figura di tale spicco non può non emergere. Con la sola sua presenza, la Lazio trova nuova linfa: istituzionalizza foot ball e water polo (pallanuoto), organizza eventi di risonanza anche mondiale (Zangrilli fa il record dell’ora di marcia) e crea la sezione ciclistica: nel novembre del 1904 la Lazio conta circa 150 iscritti. Inevitabile la conclusione: nell’assemblea dei soci del 2 gennaio 1905 Ballerini viene eletto presidente. L’inizio di un ventennio tra i più eroici della polisportiva biancoceleste ha quindi inizio. Pedercini scompare dalla vita della Lazio, ma fa in tempo a dilapidare due patrimoni al gioco ed in altri vizi: il suo e quello della povera Agnese. Rimarrà loro solamente un piccolo negozio di strumenti musicali. Nel 1923 Agnese muore e Giuseppe, malato di tisi, si trasferisce nella casa del primogenito in Viale Angelico, dove termina la sua vita due anni dopo, il 1 dicembre del 1925.





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