SS Lazio - Calcio


Le origini

La genesi della sezione calcio è stata ricostruita in maniera abbastanza univoca e documentata. In un giorno di gennaio del 1901 (per alcuni il 9, più probabilmente il 6) si presenta alla sede della Lazio Bruto Seghettini, socio del Racing Club Paris, una società della capitale francese i cui iscritti praticano diversi sport, tra i quali il football. Seghettini ha con sé un pallone da football giallo, ha sentito parlare della Lazio e vuole far conoscere ai soci biancocelesti il nuovo gioco che si va diffondendo in Europa.

In Francia, il football si diffonde come nel resto d'Europa: sono i marinai delle navi britanniche ad insegnare il gioco nelle città portuali degli altri paesi. Così, il football (denominazione adottata anche dai francesi) comincia ad essere praticato nei porti di Normandia, e si diffonde rapidamente nel resto della Francia, dove già nel 1896 esiste già un campionato e una Lega che lo organizza. Questo, insieme alla presenza di numerosi calciatori d'oltremanica, nel campionato francese, lascia supporre che le regole adottate, e conosciute da Seghettini, fossero del tutto analoghe a quelle già codificate (sia pure non definitivamente e tra mille difficoltà nel diffonderle) dai britannici, inventori del gioco.

Il football si sta già diffondendo in Italia, ma attraverso due percorsi inizialmente distinti e in antitesi fra loro.

I pionieri inglesi (e non solo)

L'avventura dei ginnasti

Nel 1895 la Federazione Ginnastica Nazionale invita le società affiliate a favorire la pratica del gioco del football, facendo seguito a una memoria del 1892 del senatore Gabriele Pecile, dirigente di primo piano della FGN. In realtà, ai promotori del gioco non era chiara la distinzione tra football e rugby. Nell'ottica però della formazione civile e militare delle nuove generazioni, che era punto di riferimento imprescindibile per le federazioni ginnastiche (la FGN era fuoriuscita dalla più antica Federazione Ginnastica Italiana), si comprese benissimo l'utilità del gioco in questo senso, data la necessaria disciplina che era alla base della sua pratica. Ancora il senatore Pecile si adopera per l'inserimento del football nei nuovi programmi scolastici, a seguito della riforma del 1893 promossa dall'allora Ministro della Pubblica Istruzione Ferdinando Martini: tuttavia, nel caso specifico, il gioco a cui ci si riferiva era indubbiamente quello del rugby.

La pratica del gioco da parte dei ginnasti seguiva, necessariamente, un percorso burocratizzato dal punto di vista regolamentare: nel 1895 fu pubblicato a Udine il manuale "Il gioco del calcio (Foot-ball)" e l'anno successivo un manuale di giochi sportivi del maestro trevigiano Francesco Gabrielli. Lo spirito del gioco era stato certamente ben compreso, tuttavia rimanevano delle difformità dalle regole originarie e, soprattutto, restava la pretesa di emanare autonomamente le regole e di continuare a organizzare un proprio campionato, mentre il football dei pionieri si andava diffondendo con l'irresistibile spinta di chi il football lo praticava da anni nel proprio paese e ne insegnava oralmente regole e tattiche a chi voleva impararlo. Quando, nel 1903, la FGN modificò il proprio regolamento per avvicinarlo ulteriormente a quello da tempo emanato da un organismo ufficiale, l'International Board, era già troppo tardi: il campionato italiano della Federazione Italiana Football era già alla sua quinta edizione e riscuoteva sempre più adesioni, mentre quello della FGN andava già incontro a un inesorabile declino.

A Roma, il calcio "ginnastico" ebbe ben poca eco, se si eccettua un'esibizione tra due compagini di Udine e Bologna avvenuta in occasione del concorso nazionale ginnico, tenutosi nella capitale nel settembre 1895. A parte i dubbi, purtroppo non risolvibili per mancanza di documentazione, sulla natura del "football" praticato in quell'occasione, c'è da dire che l'esibizione, benché svoltasi al cospetto di un nutrito pubblico, rimase fine a sé stessa, non suscitando quello spirito d'imitazione che è alla base della diffusione di una pratica sportiva: negli anni successivi non vi è più traccia storica, a Roma, di partite di football, salvo non documentate affermazioni circa l'attività "di solo allenamento" di un non meglio specificato "Foot Ball Club Roma" e una partita di "football" del 1899 che però, stando alla sommaria cronaca riportata, tutto appare essere tranne qualcosa di nemmeno lontanamente accostabile al calcio.

La storia del calcio della ginnastica a Roma, insomma, non può nemmeno definirsi tale. Ben altra fortuna arriderà al gioco, invece, nel momento in cui esso approderà nella capitale per merito di uno dei tanti pionieri che posero le basi del suo successo in tutta Italia.

Primi passi

Amichevoli

Le lezioni dai seminaristi

Arriva Ballerini

Le prime partite ufficiali

Le altre squadre romane

1910: la Lega Centromeridionale

Il campionato romano

Il campionato di I categoria

La sospensione bellica

Il primo dopoguerra

1921-1927: profondi cambiamenti

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Nel primo dopoguerra, il calcio italiano conosce una profonda crisi di crescita. I calciatori italiani, anche se ufficialmente ancora dilettanti, cominciano a percepire dei "rimborsi spese" che somigliano sempre di più a degli ingaggi, che le società pagano grazie agli incassi delle partite. La formula pletorica e interminabile del campionato italiano diventa palesemente anacronistica: i club più prestigiosi vorrebbero una formula che eviti loro di affrontare troppo spesso le piccole squadre, in partite di scarso interesse: questi, invece, non vogliono rinunciare ai prestigiosi incontri con le squadre maggiori: anche se a loro volta hanno il problema di riempire una stagione che li vede troppo presto disimpegnati.

Il conflitto è inevitabile, e nel 1921 i club più importanti escono dalla FIGC e fondano la Confederazione Calcistica Italiana. La CCI crea un proprio campionato, sul modello più moderno di quello inglese: campionato, al quale partecipa anche la Lazio, che cattura senz'altro l'interesse degli appassionati (fu vinto dalla Pro Vercelli) mentre quello "ufficiale" della FIGC (vinto dalla Novese) andò avanti tra l'indifferenza pressoché generale.

Lo scisma, tuttavia, dura una sola stagione. La Fifa non ha alcuna intenzione di riconoscere la CCI e le squadre che ne fanno parte rientrano nei ranghi: anche se il seme di inevitabili trasformazioni è ormai stato gettato.

Nel 1922 viene introdotta anche la Coppa Italia, che però non incontra il favore dei club e non verrà ripresa con successo prima del 1936.

Verso il girone unico

La mancata fusione

Il progetto di ristrutturazione del calcio nazionale, naturalmente, investì anche le squadre romane: del resto, proprio il presidente della Fortitudo Pro Roma, Italo Foschi, era stato tra i redattori della Carta di Viareggio, il punto di partenza della riforma fascista del calcio. Inoltre, Foschi era segretario provinciale del fascio, e proprio i segretari provinciali si oocuparono della riforma, a livello locale. In questa triplice veste, Foschi si adoperò per far confluire tutte le anime del calcio romano in una nuova ed unica realtà che, in osservanza allo spirito della Carta, doveva essere unica rappresentante della municipalità e doveva assumere, naturalmente, la denominazione cittadina.

Gli ostacoli che Foschi incontrò nella realizzazione del suo progetto non furono pochi. L'Alba e la sua stessa Fortitudo versavano in gravi difficoltà economiche, e proprio la FIGC aveva imposto ai club, dopo la crisi del 1925, un maggior rigore nel controllo dei conti. La nuova società, quindi, aveva bisogno di una robusta solidità economica, per la quale si confidava proprio sulle risorse della Lazio: inoltre, solo la Lazio disponeva di uno stadio, la Rondinella, idoneo per il futuro campionato nazionale. Quanto al patrimonio tecnico della nuova squadra, tutti e tre i club erano in grado di contribuire in buona misura. La Lazio, però, come avvenne spesso per le squadre che furono oggetto di fusione, avrebbe preferito mantenere la sua identità, o al limite partecipare al progetto ma soltanto a condizione di mantenere la sua denominazione e di incorporare, di fatto, le altre squadre: resistenze facilmente scavalcabili dal "supremo interesse dello sport nazionale", non fosse che la Lazio annoverava tra i suoi dirigenti quel Giorgio Vaccaro futuro presidente della FIGC e, soprattutto, comandante della Milizia fascista, il quale giocò tutte le sue carte per evitare la sparizione della Lazio.

Le vicende precedenti la fusione non sono ben chiare, tuttavia, stando ai documenti disponibili, si possono ipotizzare con buona approssimazione. Vaccaro manifestò a Foschi le sue intenzioni: quest'ultimo, probabilmente, fece buon viso a cattivo gioco, non disponendo di altre soluzioni: la mancata partecipazione della Lazio al sodalizio ne avrebbe compromesso l'esistenza stessa: non si fosse addivenuti a una fusione a un'incorporazione, anche Alba e Fortitudo se la sarebbero vista brutta. A questo punto entrò in gioco (su sollecitazione o di propria sponte) quel Roman Football Club che, seppure realtà ormai marginale del calcio romano (non aveva partecipato ai campionati del 1921, 1924, 1925 e 1927) disponeva di quella solidità economica che mancava ad Alba e Fortitudo. La Lazio, evidentemente rassicurata da Foschi, rinunciò addirittura (fatto poco noto) alla campagna acquisti effettuata per la stagione 1927/28, campagna importante proprio in vista della partecipazione alla nuova Divisione Nazionale, campionato a gironi geografici che doveva preludere alla nuova serie A a girone unico: i dirigenti laziali erano evidentemente più che convinti di inquadrare nei propri ranghi almeno i giocatori della Fortitudo.

L'atto decisivo fu la riunione, nella sede della Lazio, tenutasi il 6 giugno 1927. Tra i punti fermi della Lazio, la questione del nome e la disponibilità alla copertura, in una certa misura, dei debiti della Fortitudo: quando i dirigenti di quest'ultima fecero presente che l'esposizione economica del club era ben maggiore di quella considerata dalla dirigenza laziale, Vaccaro si disse comunque disposto a considerare la questione: ma anche di fronte a questa disponibilità i dirigenti della Fortitudo, alle decisioni dei quali si sarebbe adeguata anche l'Alba, preferirono, sorprendentemente, ritenere chiusa ogni trattativa. Il giorno successivo, in via Forlì, i dirigenti di Alba, Roman e Fortitudo costituivano l'ASRoma: è evidente che le trattative in questo senso erano già state avviate e che la partecipazione alla riunione del 6 giugno avvenne al solo scopo di chiudere ogni trattativa con la Lazio.

La Lazio riuscì a rimanere fuori dalla nuova società, sancendo il sostanziale fallimento del progetto di Foschi. Ne sarebbe rimasta fuori anche l'Alba, se non costretta da "volontà suprema": il suo presidente e principale finanziatore, Farneti, manifestò il suo dissenso per quanto avvenuto al punto di diventare uno dei più acerrimi tifosi della Lazio. La nuova squadra, quindi, nacque per la sola volontà di Foschi, che coincideva naturalmente con quella della Fortitudo, e grazie all'apporto finanziario dei dirigenti dell'ormai decaduto Roman.

Gli anni '30

La Brasilazio

L'arrivo di Silvio Piola

Eugenio Gualdi

Il dopoguerra

Gli anni '50: la quarta grande

Il declino

Cinque campionati in B

Umberto Lenzini for president

La banda Maestrelli: il primo scudetto

Lutti, addìi e scandali

Gli anni '80: sull'orlo dell'abisso

La resurrezione

L'era Cragnotti

Grandi in Europa

Il secondo scudetto

La parabola discendente

Claudio Lotito

Il ritorno in Europa

La Lazio attuale

Intorno alla Lazio: storia, società, politica

Fino al 1915 il calcio romano, seppure in grande crescita e praticato da un numero sempre maggiore di squadre, non ebbe quel seguito popolare che avrebbe poi assunto il nome di ”tifo”.

Le cose cambiarono nel primo dopoguerra. Il calcio iniziò ad attirare le folle e quindi dovette confrontarsi, inevitabilmente, con gli aspetti sociali che da questo derivavano.

A Roma, la leadership della Lazio, che dominò la scena locale (e di tutto il centrosud) prima della guerra, fu messa decisamente in discussione da altre squadre. Mentre la dirigenza laziale rimaneva ancorata ai principi di un dilettantismo ormai al tramonto, quelle di altri club, soprattutto l’Alba e la Fortitudo, investirono risorse economiche, principalmente per opera di mecenati, nel rafforzamento delle rispettive squadre. Lazio, Alba e Fortitudo divennero così le tre principali realtà calcistiche romane, e cominciarono a distinguersi anche in base a criteri “geografici”, dal momento che ognuna era fortemente associata al quartiere di origine o comunque a una zona ben specifica della città. Nonostante ciò, queste prime caratterizzazioni rimanevano confinate nello stretto ambito della competizione sportiva. (1)

Fu il fascismo ad intuire la possibile funzione del calcio quale strumento di propaganda, nonché di calmiere sociale. Nei primi anni ’20 del secolo scorso, la crisi di crescita del movimento, dovuta all’introduzione sostanziale del professionismo e a episodi sempre più frequenti e spesso violenti di campanilismo in occasione di importanti sfide tra squadre di città diverse, fu abilmente incanalata dal regime attraverso una profonda riforma dell’intero sistema-calcio. Lo scopo della riforma era soprattutto quello di dare una dimensione nazionale al movimento, in modo da unire l’Italia in una passione dalla quale il regime si aspettava benefiche ricadute sotto vari aspetti. (4)

Anche a Roma, naturalmente, la riforma ebbe i suoi effetti. Le realtà calcistiche del centrosud erano ancora poco competitive, rispetto alle forti compagini settentrionali, e per di più erano generalmente frantumate in due o più squadre per ogni città. Queste realtà furono in genere unificate sotto un’unica bandiera municipale, come accadde a Firenze, Napoli, Bari, dove tra il 1926 e il 1928, non senza forti resistenze, avvennero le fusioni delle varie squadre locali in un'unica realtà adottante la denominazione cittadina. A livello locale, la riforma era affidata ai federali del posto, e quello di Roma era Italo Foschi, tra l’altro presidente della Fortitudo Pro Roma e tra i redattori di quella Carta di Viareggio che costituì il punto di partenza della riforma del calcio. Foschi avviò quindi il processo di fusione delle squadre romane, ma incontrò la resistenza del socio laziale Giorgio Vaccaro, comandante della Milizia e futuro presidente della Federcalcio, il quale riuscì ad evitare alla Lazio di dover entrare a forza nel nuovo sodalizio.

Il regime, come detto, non aveva alcun interesse nell’esaltazione di atteggiamenti campanilistici, e quindi prese atto della presenza di due realtà cittadine ugualmente rappresentative. Lo stesso Mussolini non si interessò mai direttamente delle questioni locali, che, come si è visto, si risolvevano anche in prove di forza tra gerarchi. Nel 1929 Mussolini, probabilmente sollecitato da Vaccaro, divenne socio della Lazio ma, a parte qualche apparizione alla Rondinella o a Testaccio, di altri interventi diretti del duce nel mondo del calcio, a sostegno di un club piuttosto che di un altro, non si ha notizia. (4)

Dopo la nascita dell’ASRoma, alcune differenze tra i sostenitori delle due squadre furono evidenti: la denominazione cittadina fu inevitabilmente un traino importante per la nuova squadra, che trovò sede quasi naturale – campo di gioco compreso – nel popolare quartiere di Testaccio, mentre la Lazio, nata e cresciuta nella parte settentrionale della città e che giocava alla Rondinella (nei pressi dell’attuale stadio Flaminio) conservava i suoi sostenitori soprattutto nei quartieri Prati e Trionfale. Tuttavia durante il ventennio fascista queste differenze erano decisamente sgradite al regime, che, almeno all’apparenza, trattava ogni club allo stesso modo, purché contribuisse a portare lustro alla nazione, e lo considerava rappresentativo della propria città. In realtà i campanilismi esistevano eccome, e portatori ne erano proprio quei gerarchi che, in teoria, avrebbero dovuto combatterli. Per fortuna, queste guerre più o meno sotterranee restituirono al gioco quella sua componente aleatoria e competitiva che, a dispetto di una rigida pianificazione centrale, contribuirono alla sua fortuna. (4) La Lazio, come si è visto, godeva di buoni appoggi, ma questi non si concretizzarono mai in favori evidenti. Nell’estate del 1934, la società diede il via a una poderosa campagna di rafforzamento: addirittura si propose di acquistare Giuseppe Meazza, autentica bandiera nazionale, orgoglio del regime e fresco trionfatore al Mondiale. L’acquisto sfumò per “ragioni delicatissime”, non è dato sapere quali ma considerando quanto “il balilla” fosse importante per il calcio nazionale e quanto un suo allontanamento da Milano fosse ritenuto deleterio, anche da lui stesso, e quanto il CU Vittorio Pozzo tenesse in scarsa considerazione quanto avveniva a sud di Bologna, è più che lecito supporre che all’operazione fu posto un veto insuperabile, probabilmente al massimo livello della gerarchia. Per contro, la Lazio riuscì a soffiare proprio all’Ambrosiana-Inter l’ambitissimo centravanti della Pro Vercelli Silvio Piola, e questo avvenne indubitabilmente per l’intervento diretto del segretario amministrativo del PNF, Marinelli, che in una lotta senza esclusione di colpi prevalse sulla volontà stessa del calciatore di accasarsi a Milano e sulle pressioni del federale di Torino, che a sua volta si mosse per avere Piola in maglia granata. (1)

Nel 1935 Silvio Piola, che tra i motivi della sua riluttanza a trasferirsi a Roma aveva anche quello di veder allontanarsi la possibilità di essere convocato in nazionale, ebbe confermati i suoi timori quando Vittorio Pozzo non lo inserì tra i convocati per la prestigiosa amichevole contro l'Austria, a Vienna. Piola, per smaltire la delusione, se ne andò a caccia a Castelporziano. Nel frattempo, mentre la nazionale era già a Vienna, giunse a Roma la notizia dell'infortunio del centravanti Schiavio. Vaccaro colse al volo l'occasione e dopo poche ore il compagno Blason comunicava all'incredulo Silvio, faticosamente rintracciato, l'ordine di rientrare a Roma e salire sul primo treno per Vienna. Il tutto all'insaputa di Vittorio Pozzo, che però non aveva l'abitudine di discutere gli ordini superiori. Piola giocò, segnò una storica doppietta e divenne da quel giorno titolare inamovibile. L'intervento di Vaccaro andò certamente oltre il suo ruolo, ma l'interesse perseguito era comunque quello della nazionale. (3)

In conclusione, il fascismo investì molto nel calcio, con la prospettiva di ricevere altrettanto: un mutuo rapporto che ebbe grande successo per alcune scelte felici e anche perché ad alcune impostazioni di facciata si derogò in realtà abbondantemente: esemplare fu in tal senso la vicenda degli oriundi: un saccheggio, di fatto, delle nazionali sudamericane, ma abilmente presentato sotto la veste di un ritorno alla Patria di chi un tempo era dovuto emigrare. Il regime non appoggiò mai in maniera diretta una squadra piuttosto che un'altra; preferì, invece, godere del ritorno propagandistico che le squadre più prestigiose gli offrivano.

Anche nell'immediato dopoguerra l'attribuzione alla Lazio, piuttosto che a un'altra squadra, di "caratteristiche" politiche o sociali, è del tutto priva di significato. Entrambe le squadre romane, sia pure tenendo conto della prevalenza numerica dei tifosi della Roma, erano ritenute ugualmente rappresentative della città, forse con una maggior attenzione per la Lazio, che conobbe stagioni dai risultati prestigiosi, mentre la Roma attraversò un periodo decisamente buio.

In questo periodo, la città cominciò ad attrarre una migrazione interna, soprattutto dalle regioni circostanti. Molti nuovi arrivati simpatizzarono per la Lazio piuttosto che per la Roma, tendenza che tuttavia si invertì rapidamente quando la squadra giallorossa, verso la metà degli anni '50 del secolo scorso, riguadagnò la supremazia cittadina. La Lazio attraversò negli anni '60 un periodo nerissimo, che la pose decisamente in secondo piano rispetto alla Roma. E' in questa fase che nell'immaginario collettivo, stimolato anche dalla cinematografia e da altre forme di comunicazione, prese corpo la figura del laziale derelitto e minoritario. Le migliori condizioni economiche consentirono i primi spostamenti , anche il tifoso che viveva fuori città cominciò a recarsi allo stadio: si aggiunse così a queste figure quella del "burino" che domenicalmente calava in città, figura che poi, nelle dinamiche tipiche della dialettica da tifoso, passò ad identificare tutta la tifoseria laziale. In una storia del calcio pubblicata nel 1970, la Lazio è decisamente messa in secondo piano rispetto alla rivale cittadina e trattata con toni ironici e compassionevoli. (2)

La comprensione di questa ultima fase storica è necessaria per inquadrare gli avvenimenti degli anni '70. La rabbiosa fame di riscatto del bistrattato tifoso laziale trovò soddisfazione non già in una squadra solo tecnicamente forte, elemento già di per sé bastevole nei suoi desideri, ma in una squadra che oltre ad essere forte era stata composta dal caso con elementi dal carattere quantomeno dirompente, fuori dagli schemi classici della figura del calciatore e decisamente inclini ad atteggiamenti esaltanti. Tutto questo, con lo sfondo del contesto sociale di quegli anni, contribui a creare intorno alla Lazio un alone di squadra e di tifoseria violenta e soprattutto "fascista", anche se questi aspetti rimasero marginali rispetto alle vicende calcistiche. (1)

Negli ultimi anni, una parte della tifoseria organizzata ha cercato di alimentare l'accostamento tra la Lazio e l'estremismo di destra, ma nel tempo si è evidenziato come in realtà lo stadio sia più che altro un mezzo per ottenere comoda visibilità, e come gli interessi del tifo organizzato siano ormai trasmigrati su un versante prettamente economico. I tifosi appassionati solamente alle vicende calcistiche, che restano la stragrande maggioranza, hanno manifestato sempre maggiore insofferenza per qualsiasi esternazione che non riguardi strettamente il sostegno alla squadra. Del resto, anche il sostanziale disinteresse per le questioni politiche della gioventù attuale e la diffusione di un benessere accettabile in ogni strato sociale, con conseguente attenuazione della conflittualità fra classi, hanno tolto ogni significato a una presunta "appartenenza" da associare a un club calcistico.

(1) Mario Pennacchia, "Storia della Lazio" - I edizione - 1969

(2) Il Calcio Italiano - AA.VV.

(3) Il Calcio Italiano - Baldini Castoldi

(4) Simon Martin - "Calcio e fascismo" - Mondadori

Cronistoria

 
  • 1900 Nasce la Società Podistica Lazio.
  • 1901 Attività a carattere locale.
  • 1902 Attività a carattere locale.
  • 1903 Attività a carattere locale.
  • 1904 Attività a carattere locale.
  • 1905 Attività a carattere locale.
  • 1906 Attività a carattere locale. Vince la Coppa Baccelli.
  • 1907 Attività a carattere locale. Vince il Torneo di Pisa e il Torneo di Perugia.
  • 1908 Torneo Centro-sud-nord: Semifinale. Vince la Coppa Tosti e la Coppa Baccelli.
  • 1909 Torneo Centro-sud-nord: 4° posto. Vince la Coppa Tosti, la Coppa Baccelli e il Torneo di Napoli.
  • 1910 Vince il Campionato Romano e la Coppa Baccelli. 2ª nel Torneo di Palermo
  • 1911 Vince il Campionato Romano, la Coppa Giornale d’Italia e la Coppa Gaia Perugini
  • 1912 Vince il Campionato Romano.
  • 1912/13 1ª nel Girone Laziale. 1ª nel Girone Centro-Sud. Finalista nazionale. Vince la Targa Audace, la Coppa Branca ed la Coppa Ancherani.
  • 1913/14 1ª nel Girone Laziale. 1ª nel Girone Centro-Sud. Finalista nazionale. Vince la Coppa di Pasqua
  • 1914/15 2ª nel Girone Laziale. 1ª nel Girone dell'Italia Centrale. (Campionto sospeso per la guerra)
  • 1915 Attività sospesa per la guerra. Vince il Campionato Romano e la Coppa di Natale
  • 1916 Attività sospesa per la guerra.
  • 1917 Attività sospesa per la guerra.
  • 1918 Attività sospesa per la guerra. 2ª nella Coppa di Natale
  • 1919 Attività sospesa per la guerra. Vince la Coppa di Pasqua.
  • 1919/20 3ª nel Gruppo Laziale. Vince il Torneo Canalini, 2ª nel Memorial ai Caduti.
  • 1920/21 2ª nel Gruppo Laziale. 3ª nel Gruppo Interregionale.
  • 1921/22 3ª nel Gruppo Laziale campionato C.C.I..
  • 1922/23 1ª nel Gruppo Laziale. 1ª nelle Semifinali di Lega Sud. Vincitrice della lega Sud. Finalista nazionale.
  • 1923/24 2ª nel Gruppo Laziale. 2ª nelle Semifinali di Lega Sud.
  • 1924/25 2ª nel Gruppo Laziale. 2ª nelle Semifinali di Lega Sud.
  • 1925/26 3ª nel Gruppo Laziale.
  • 1926/27 1ª nel girone D di Prima Divisione. 3ª nel girone finale.
  • 1927/28 10ª nel Girone A del Campionato Nazionale. Coppa Coni: 3ª nel girone eliminatorio.
  • 1928/29 8ª nel Girone B del Campionato Nazionale.
  • 1929/30 15ª in serie A.
  • 1930/31 8ª in serie A.
  • 1931/32 13ª in serie A.
  • 1932/33 10ª in serie A.
  • 1933/34 10ª in serie A.
  • 1934/35 5ª in serie A.
  • 1935/36 7ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1936/37 2ª in serie A. Coppa Italia: Sedicesimi di finale. Coppa Europa Centrale: Finale
  • 1937/38 8ª in serie A. Coppa Italia: Sedicesimi di finale
  • 1938/39 9ª in serie A. Coppa Italia: Ottavi di finale
  • 1939/40 4ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1940/41 14ª in serie A. Coppa Italia: Semifinale
  • 1941/42 4ª in serie A Coppa Italia: Ottavi di finale.
  • 1942/43 9ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1943/44 Vince il Campionato romano di guerra.
  • 1944/45 2ª nel Campionato romano di guerra. 2ª nel Torneo Interregionale. Coppa Città di Roma: 3° posto.
  • 1945/46 7ª Girone Centro-Sud in serie A. Campionato Romano: 1ª nel girone eliminatorio (ritirata per il girone di semifinale)
  • 1946/47 10ª in serie A.
  • 1947/48 10ª in serie A.
  • 1948/49 13ª in serie A.
  • 1949/50 4ª in serie A. Coppa Latina: 4° posto. Vince il Trofeo Teresa Herrera.
  • 1950/51 4ª in serie A. Coppa Mitropa: 4° posto
  • 1951/52 4ª in serie A.
  • 1952/53 10ª in serie A.
  • 1953/54 11ª in serie A.
  • 1954/55 12ª in serie A.
  • 1955/56 3ª in serie A.
  • 1956/57 3ª in serie A.
  • 1957/58 12ª in serie A.
    Coccarda italia.png Vince la Coppa Italia.
  • 1958/59 11ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1959/60 12ª in serie A. Coppa Italia: Semifinale
    Vince la Coppa dell'Amicizia (come componente selezione italiana).
  • 1960/61 18ª in serie A. Retrocede in serie B. Coppa Italia: Finale
    Vince la Coppa delle Alpi (come componente selezione italiana).
  • 1961/62 4ª in serie B. Coppa Italia: Ottavi di finale
  • 1962/63 2ª in serie B. Promossa in serie A. Coppa Italia: Primo turno
  • 1963/64 8ª in serie A. Coppa Italia: Primo turno
  • 1964/65 14ª in serie A. Coppa Italia: Primo turno
  • 1965/66 12ª in serie A. Coppa Italia: Terzo turno
  • 1966/67 15ª in serie A. Retrocede in serie B. Coppa Italia: Secondo turno. Coppa Mitropa: Quarti di finale
  • 1967/68 11ª in serie B. Coppa Italia: Primo turno, seconda fase
  • 1968/69 1ª in serie B. Promossa in serie A. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1969/70 8ª in serie A. Coppa Italia: Quarta nel girone eliminatorio. Coppa Mitropa: Ottavi di finale. Coppa delle Alpi: Seconda nel girone eliminatorio. Torneo anglo-italiano: Terza nel girone eliminatorio
  • 1970/71 15ª in serie A. Retrocede in serie B. Coppa Italia: Seconda nel girone eliminatorio. Coppa delle Fiere: Trentaduesimi di finale.
    Vince la Coppa delle Alpi.
  • 1971/72 2ª in serie B. Promossa in serie A. Coppa Italia: Quarta nel girone finale
  • 1972/73 3ª in serie A. Coppa Italia: Quinta nel girone eliminatorio. Torneo anglo-italiano: Sesta nel girone eliminatorio
  • 1973/74 Scudetto.png Campione d'Italia. Coppa Italia: Quarta nel girone finale. Coppa Uefa: Sedicesimi di finale
  • 1974/75 4ª in serie A. Coppa Italia: Quarta nel girone eliminatorio
  • 1975/76 13ª in serie A. Coppa Italia: Terza nel girone finale. Coppa Uefa: Sedicesimi di finale
  • 1976/77 5ª in serie A. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1977/78 11ª in serie A. Coppa Italia: Seconda nel girone eliminatorio. Coppa Uefa: Sedicesimi di finale. Torneo Intertoto (ediz. maggio): Seconda nel girone 4°.
  • 1978/79 8ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1979/80 16ª in serie A per decisione del Giudice Sportivo e retrocessa in serie B. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1980/81 4ª in serie B. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1981/82 10ª in serie B. Coppa Italia: Quinta nel girone eliminatorio
  • 1982/83 2ª in serie B. Promossa in serie A. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1983/84 13ª in serie A. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1984/85 15ª in serie A. Retrocessa in serie B. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1985/86 12ª in serie B. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1986/87 16ª in serie B (dopo spareggi salvezza). Coppa Italia: Ottavi di finale
  • 1987/88 3ª in serie B. Promossa in serie A. Coppa Italia: Terza nel girone eliminatorio
  • 1988/89 10ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1989/90 9ª in serie A. Coppa Italia: Secondo turno
  • 1990/91 11ª in serie A. Coppa Italia: Secondo turno. Vince il Trofeo Ciudad de La Línea.
  • 1991/92 10ª in serie A. Coppa Italia: Ottavi di finale
  • 1992/93 5ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
  • 1993/94 4ª in serie A. Coppa Italia: Secondo turno. Coppa Uefa: Sedicesimi di finale.
  • 1994/95 2ª in serie A. Coppa Italia: Semifinale. Coppa Uefa: Quarti di finale. Vince il Memorial Pier Cesare Baretti.
  • 1995/96 3ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale. Coppa Uefa: Sedicesimi di finale.
  • 1996/97 4ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale. Coppa Uefa: Sedicesimi di finale.
  • 1997/98 7ª in serie A.
    Coccarda italia.png Vince la Coppa Italia. Coppa Uefa: Finale. Vince il Trofeo Ciudad de Zaragoza "Carlos Lapetra"
  • 1998/99 2ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
    Vince la Coppa delle Coppe.
    Vince la Supercoppa Italiana.
  • 1999/00 Scudetto.png Campione d'Italia.
    Coccarda italia.png Vince la Coppa Italia.
    Vince la Supercoppa Europea. Champions League: Quarti di finale. Vince il Torneo di Amsterdam.
  • 2000/01 3ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale
    Vince la Supercoppa Italiana. Champions League: Seconda fase a gironi.
  • 2001/02 6ª in serie A. Coppa Italia: Quarti di finale . Champions League: Prima fase a gironi
  • 2002/03 4ª in serie A. Coppa Italia: Semifinale. . Coppa Uefa: Semifinale
  • 2003/04 6ª in serie A.
    Coccarda italia.png Vince la Coppa Italia. Champions League: Prima fase a gironi.
  • 2004/05 10ª in serie A. Coppa Italia: Ottavi di finale. Supercoppa d’Italia: Finale. Coppa Uefa: Secondo turno (fase a gironi)
  • 2005/06 16ª in serie A a seguito di penalizzazione di 30 punti per decisione del Giudice Sportivo. Coppa Italia: Quarti di finale. Torneo Intertoto: Semifinale.
  • 2006/07 3ª in serie A, penalizzazione di 3 punti per decisione del Giudice Sportivo. Coppa Italia: eliminata al terzo turno.
  • 2007/08 12ª in serie A. Coppa Italia: Semifinale. Champions League: Prima fase a gironi
  • 2008/09: 10ª in serie A.
    Coppa Italia.png Vince la Coppa Italia.
  • 2009/10:
    Supercoppa Italiana.jpg Vince la Supercoppa Italiana. Vince il Trofeo Ciudad de Zaragoza "Carlos Lapetra"