Stadio Rondinella - Roma


In questa interessante immagine aerea si può apprezzare la zona sportiva intorno al 1920. In basso lo Stadio Nazionale, in alto la grande area di Campo Flaminio con alcuni edifici di servizio dell'ippodromo, dove oggi sorge il Villaggio Olimpico. Tra i due impianti vi sono la Rondinella e, alla sua sinistra, la spianata del Campo Apollodoro che nel secondo dopoguerra ospitò le partite della Lazio giovanile, di campionato e gli allenamenti della prima squadra. Sul fondo si notano le costruzioni originarie dell'attuale Collina Fleming
Nel marzo 1914 "L'Italia sportiva" annuncia la prossima inaugurazione del campo della Rondinella
Un'immagine dell'impianto
Una vista inconsueta, dall'alto di Piazza di Ponte Milvio. Sul fondo l'area con l'ippodromo, lo Stadio Nazionale e dell'adiacente Rondinella. L'immagine risale agli anni '20
Nell'estate 1919 anche i soldati della brigata Sassari aiutarono la Lazio a sistemare la Rondinella
Alcune giovani atlete allo stadio Rondinella
"Il Messaggero" del 13 ottobre 1928 annuncia l'inaugurazione del cinodromo della Rondinella. La pista fu ricavata nel perimetro delle tribune. La Lazio non poté opporsi alla creazione del cinodromo in quanto l'area era ancora di proprietà comunale
La Rondinella nel 1929
L'odierna area
L'area golenale, attuale sede del Circolo Canottieri Lazio, concessa alla Lazio insieme al terreno della Rondinella nel 1913
Il parcheggio costruito nel 1958 in luogo del glorioso Stadio della Rondinella
La tribuna coperta della Rondinella (Foto archivio storico Istituto Luce)

Nell'area alberata compresa tra l'attuale curva nord dello Stadio Flaminio e la calotta del Palazzetto dello Sport, sorgeva lo Stadio della Rondinella. Il nome di Rondinella deriva dal nome ottocentesco (Vicolo della Rondinella, a sua volta chiamato così dall'insegna a forma di rondine di un'osteria che lì sorgeva) di un'antichissima strada romana che metteva in comunicazione la grande fattoria venuta alla luce durante la costruzione dell'Auditorium e, forse, il bosco sacro di Anna Perenna. Durante una partita tra Lazio e Audace disputata al Parco dei Daini nel 1913, un tiro di Fernando Saraceni mandò il pallone a colpire, involontariamente, il volto della moglie, Clementina Utili, del Prefetto di Roma Angelo Annaratone che era in una carrozza. Il giorno seguente, inesorabile, arrivò l'ordine di sfratto dal campo di gioco della Lazio. La società si ritrovò quindi priva di un luogo dove giocare e allenarsi.

Il presidente Fortunato Ballerini si mise subito in moto per ovviare al problema. La storiografia ufficiale ha sempre sostenuto che fu il Sindaco di Roma Ernesto Nathan a concedere dei terreni demaniali nell'erigendo quartiere Flaminio per un esborso di 30 lire mensili. Con altre 30 lire aggiuntive, la Lazio ebbe anche a disposizione un'area golenale sulla riva sinistra del Tevere dove poter praticare il nuoto ed il canottaggio. In realtà, come si evince da un articolo del periodico "L'Italia Sportiva" del marzo 1914 recentemente portato alla luce da LazioWiki, fu il Regio Commissario Fausto Aphel che amministrò Roma dall'8 dicembre 1913 al 10 luglio 1914 a concedere il nulla osta per l'acquisizione e la trasformazione dell'area.

Quando i soci andarono a visitare l'area del futuro campo di gioco, rimasero delusi in quanto la zona era completamente da sistemare e da recintare. Per fortuna un benefattore, Goffredo Magistrelli, socio della Lazio che aveva fatto fortuna in America, pagò le spese di sistemazione e di recinzione ammontanti a 300 lire. Nacque in questo modo il campo che più è radicato nella tradizione biancoceleste. Il 1° novembre 1914 la Lazio inaugurò il suo stadio battendo per 3-2 l'Audace. Il 24 maggio 1915 l'Italia entrò però in guerra. Tutte le attività sportive furono sospese o ridotte e molti calciatori partirono per il fronte. Con squisita signorilità e sotto l'egida della sezione femminile, la Lazio mise a disposizione il suo campo per trasformarlo in orto di guerra.

Il conflitto vide la morte di molti atleti laziali: Chiesa, Rodolfo De Mori, Orazio Gaggiotti, Alberto Canalini, Giovanni Kustermann, Pier Italo Rivalta, Valerio Mengarini, Florio Marsili, Arnaldo Ausenda, Pietro Nazari, Lorenzo Gaslini e tanti altri non torneranno più, mentre alcuni come Mario Levi, Leonardo e Vincenzo Di Napoli (I) riporteranno gravi ferite. Corrado Corelli ebbe una medaglia d'argento al V.M., come pure Orazio Gaggiotti a cui fu concessa alla memoria. Finito il conflitto e superata una diatriba con la sezione femminile che voleva usare l'area per altri scopi, i soci laziali si misero al lavoro per risistemare lo stadio in nome del caduto Alberto Canalini al quale venne intitolato un torneo. Lo stadio risorse più funzionale e confortevole di prima. Grazie ad un sotterfugio, applicando cioè una firma falsa sotto una cauzione, una quantità di materiale donato dalla Croce Rossa americana per costruire alloggiamenti, venne furtivamente trasferito alla Rondinella e utilizzato per la sua ristrutturazione. Un grande aiuto alla ristrutturazione dello stadio fu dato dai soldati della gloriosa Brigata Sassari, i famosi "Dimonios", accasermati nel vicino stadio Nazionale, che misero a disposizione le loro forze e le loro attrezzature. Dal 1919 la Rondinella, che veniva chiamata comunemente "Campo Lazio", fu quindi utilizzata per gli allenamenti e le partite della Lazio. Dal 1928 la struttura venne usata anche come cinodromo e pertanto per allenarsi la squadra doveva rispettare dei turni. Nel 1924 si erano resi necessari un ulteriore ampliamento e un diverso orientamento del terreno di gioco e delle tribune.

Per sostenere economicamente l'investimento, i principali azionisti decisero di creare una società anonima alla quale numerosi soci aderirono donando ciascuno un'azione da cento lire. I lavori furono poi eseguiti dalla Ditta Di Zitto. In sostanza, nel 1929, la Lazio poté disporre completamente dell'impianto, sebbene il terreno restasse di proprietà comunale fino a quando le azioni furono donate alla società in cambio di una tessera di socio vitalizio per ogni blocchetto di cinque azioni. Lo stadio era di linea semplice ma elegante. La tribuna centrale era in legno ed era coperta da un vasto tetto a falde inclinate. Anche gli spalti erano lignei ed erano costituiti da ripiani a tavolato. Il campo misurava m 104,50x60. Il perimetro del terreno di gioco e il coronamento sommitale erano recintati da parapetti a crociata romana. Nel 1927 l'architetto Marcello Piacentini eseguì il progetto di ricostruzione dello Stadio Nazionale, edificato nel 1911 e, con il nome di Stadio Nazionale del Partito Fascista, cominciò ad essere usato dalla Nazionale di calcio e dalle società Lazio e Roma per le partite di cartello a partire dal campionato 1930/31. Dopo la partita Lazio-Pro Patria dell'11 ottobre 1931 fu ordinato alla Lazio dal Governatorato di abbandonare il suo stadio. Si voleva che il tracciato di una strada commemorativa del 10° anniversario della Marcia su Roma passasse proprio nell'area del campo da gioco. I dirigenti laziali fecero presente che il N.P.R.G. del 1931 non prevedeva questa strada e fecero valere le loro ragioni. Successivi motivi di opportunità determinarono l'annullamento del progetto e la Rondinella fu salva.

La Lazio si allenò alla Rondinella fino al 1958. La notte del 14 settembre 1957 si sviluppò un imponente incendio che distrusse le tribune, due abitazioni e dei chioschi di pertinenza del Cinodromo (inaugurato il 13 ottobre 1928). Nei due manufatti abitavano il custode di quest'ultima struttura, sig. Cardellini, e la famiglia del custode del campo laziale Giulio Sciò che svolgeva quel ruolo dal 1932. Fu proprio grazie alla prontezza del Cardellini nel dare l'allarme che Giulio Sciò poté sottrarsi al fuoco assieme alla sua famiglia composta dalla moglie e due bambini. Le strutture degli spalti della Rondinella furono compromesse mentre il terreno di gioco non riportò danni. Ciò permise alla squadra della Lazio di continuare ad allenarsi senza particolari problemi sul proprio campo per un altro anno. Nel 1958, in previsione delle Olimpiadi del 1960, lo Stadio Nazionale, che dopo la tragedia di Superga fu chiamato non ufficialmente Stadio Torino, fu abbattuto e ricostruito su progetto dell'ingegner Nervi con il nome di Stadio Flaminio. Anche quel che restava dello stadio della Rondinella fu completamente demolito e trasformato in parcheggio. Con tale atto scomparve un luogo della memoria laziale, tra i più significativi, che aveva visto le imprese di innumerevoli fuoriclasse come Silvio Piola, Ezio Sclavi, Fulvio Bernardini, Fernando Saraceni e tanti altri. Nel 1958 la Lazio si trasferì sui campi di allenamento di Viale di Tor di Quinto.



In primo piano la Rondinella; dietro di essa lo Stadio Nazionale



Galleria di immagini
In questa foto aerea in primo piano c'è lo stadio Nazionale; subito dopo si vede la Rondinella di cui si nota la tribunetta coperta; alla sua sinistra si intravedono i campi da tennis del circolo dei giornalisti mentre in alto a sinistra vi è la spianata dove sorgeva il campo Apollodoro che fu sede di molte partite durante il 2° conflitto mondiale.
In questa foto del 1936 che celebra un oceanico Campo Dux, si può vedere, da una prospettiva inconsueta, la disposizioni di alcuni luoghi legati alla Lazio. Sullo sfondo al centro lo Stadio Nazionale del PNF, davanti ad esso la Rondinella di cui si intravede la tribunetta, a destra in alto sorgeva il campo Apollodoro (attualmente su parte della sua area sorge il Palazzetto dello Sport, a sinistra l’ippodromo di Villa Glori, nella grande area occupata dalle tende oggi sorge il Villagio Olimpico, in primo piano il Lungotevere dell'Acquacetosa e il Tevere
La partenza della gara podistica sui 100 metri sul campo della Rondinella nel novembre 1919. Questa foto è molto importante perchè mostra il campo della Rondinella prima della sua ristrutturazione
La pianta del Piano Regolatore del 1931 con La Rondinella e lo Stadio del P.N.F.





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