Dal fiume Tevere nasce l'olimpismo della Lazio

Da LazioWiki.
Castel Sant'Angelo
Piazza Esedra
Largo di Torre Argentina
Piazza della Libertà e Ponte Margherita
Un omnibus
Un milite a Villa Borghese
Aristocratici a passeggio a Villa Borghese
Il Tevere a inizio '900
La zona dell'Albero Bello a inizio Novecento
La casina fluviale del Circolo Canottieri Lazio vista dal Tevere
Pittoreschi fiumaroli in azione
La prima foto conosciuta della Lazio è una gita archepodistica del 16 maggio 1901. LazioWiki ha individuato tra i partecipanti il fondatore Luigi Bigiarelli, freccia azzurra, e il poeta Giggi Zanazzo, freccia rossa
Bigiarelli arbitro del cimento invernale del 1901

Di Flavio Picchiani

Il concetto di Terza Roma è stato il mito che ha attraversato il Risorgimento fino alla Prima Guerra Mondiale. Per Mazzini, la storia universale si divideva in grandi epoche romane. La Prima Roma (degli Imperatori) aveva unificato l'Europa con la forza delle armi. La Seconda Roma (dei Papi) l'aveva unificata con la forza della fede cattolica.La Terza Roma (del Popolo) avrebbe dovuto compiere una nuova missione morale: guidare le nazioni oppresse d'Europa verso la libertà, la democrazia e la fratellanza. Con la Breccia di Porta Pia (1870) e la proclamazione di Roma capitale, il mito mazziniano venne istituzionalizzato dalla classe dirigente liberale. La Terza Roma umbertina doveva essere l'antitesi del potere papale. Venne presentata come la capitale della scienza, della modernità e del progresso laico, le cui radici giuridiche affondavano direttamente nella Roma repubblicana e imperiale. Il volto di Roma venne stravolto per fare spazio a ministeri monumentali, ai muraglioni del Tevere e ai grandi scavi archeologici dei Fori. Nel 1885 iniziarono i lavori del Vittoriano, concepito come l'altare monumentale della Terza Roma. Roma forniva l'ispirazione per l'architettura monumentale e il diritto dello Stato. La Grecia, invece, dominava il sistema scolastico: lo studio del greco antico nei licei della classe dirigente giolittiana e umbertina era considerato indispensabile per garantire l'umanesimo, l'equilibrio estetico e il rigore intellettuale della nuova élite.

Le società ginnastiche nate in Italia tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi del Novecento furono le vere fucine pratiche del mito della Terza Roma. Attraverso istituzioni storiche come la Federazione Ginnastica Italiana (1869) e la Società Ginnastica Roma (fondata nel 1890 da Menotti Garibaldi), queste associazioni tradussero i concetti astratti dell'antica Grecia e di Roma in una disciplina quotidiana del corpo e dello spirito. Le società ginnastiche rifiutavano l'idea del professionismo o del profitto economico, considerati volgari. Promovevano l'ideale greco del dilettantismo puro, dove il ginnasta si allenava per nobilitare se stesso, infondere coraggio e servire lo Stato. Se l'ispirazione estetica era greca, la struttura organizzativa e lo scopo pratico della maggior parte delle società ginnastiche italiane erano profondamente romani. Lo sport era concepito come una funzione di utilità statale e addestramento civile. Quasi tutte le società ginnastiche umbertine associavano la ginnastica artistica al tiro a segno e alla scherma. Con l'appoggio di figure come Giuseppe Garibaldi (il cui figlio Menotti guidò la Società Ginnastica Roma), queste discipline venivano inserite per preparare i corpi dei giovani alla leva militare e alla difesa dei confini. Il ginnasta doveva avere la resistenza del legionario.

Mentre lo Stato liberale cercava di imporre dall'alto una disciplina ginnica rigorosa, geometrica e premilitare, i fiumaroli risposero con una forma di agonismo spontaneo, anarchico e istintivo. Essi rifiutavano sia il record moderno sia la sottomissione alle parate statali, ma si consideravano, a modo loro, i veri e autentici custodi dello "spirito classico" romano.  I fiumaroli vivevano in quella che gli scrittori dell'epoca definivano la "Roma di Sotto" (il livello del fiume), protetti dai muraglioni e isolati dal caos burocratico e monumentale della "Roma di Sopra". Per lo Stato la Terza Roma si fondava sui monumenti di travertino; per i fiumaroli la continuità con l'antica Roma era biologica e passava per l'acqua sacra del Tevere. Il rapporto con il fiume era vissuto quasi come una religione pagana e ancestrale. Con la costruzione dei muraglioni del Tevere (che cancellarono l'antico Porto di Ripetta), i fiumaroli si organizzarono fondando i primi circoli canottieri, i primi storici stabilimenti balneari galleggianti, i primi sodalizi del nuoto, come la Società Romana di Nuoto e la Rari Nantes Roma. I circoli natatori divennero luoghi di democrazia sportiva a Roma, dove il nobile altolocato e il giovane artigiano di Trastevere gareggiavano fianco a fianco, uniti dal comune amore per l'acqua. I fiumaroli e i primi circoli organizzarono competizioni che la stampa dell'epoca definiva esplicitamente come "olimpiche" o "elleniche", ma che mantenevano il carattere selvaggio del Tevere. La Traversata di Roma fu la gara regina. Gli atleti si tuffavano all'altezza di Ponte Milvio e nuotavano fino a Castel Sant'Angelo o all'Isola Tiberina. Non si cercava il "record" cronometrico, impossibile da calcolare a causa delle correnti mutevoli: l'obiettivo olimpico era la vittoria assoluta sull'avversario e la resistenza fisica contro la natura del fiume. Il canottaggio sul Tevere assunse i toni delle antiche sfide tra le poleis greche. Le imbarcazioni dei diversi circoli come il Reale Circolo Canottieri Tevere e Club Nautico Aniene di Roma si sfidavano davanti a folle oceaniche assiepate sui nuovi muraglioni, trasformando il fiume in uno stadio naturale dall'atmosfera classica.

Sulle acque del Tevere, il Fiume Sacro di Roma antica, culla sportiva di questo spirito classico così diffuso nel primo Novecento, i proto-laziali si forgiarono attraverso le esperienze effimere della Società Canottieri Nera prima (canottaggio e nuoto) e della Società Liberi Nantes poi (nuoto e podismo). La virata decisa sul podismo, avvenuta con la nascita della sezione romana dell'Audax Podistico Italiano nel 1899 a cura di Balestrieri, Mesones, Venier e Giacomo e Luigi Bigiarelli, il più carismatico di tutti, non cambiò i connotati fiumaroli e classicheggianti di questi giovani quiriti. Di lì a poco fondarono così una società podistica, cui lo stesso Luigi Bigiarelli diede il nome Lazio. Perchè Lazio? Le ipotesi sono svariate. Ma sentiamo il presidente Fortunato Ballerini, che nel suo discorso di commiato spiegava come il nome Lazio fu dato in "auspicio a conoscerne il territorio in tutta la sua ampiezza geografica, panoramica e storica come le glorie del passato richiedono". Secondo Fortunato, dietro il nome Lazio già Bigiarelli e soci vedevano dunque il Latium Vetus, l'antica Roma e il suo rapporto con il mondo greco.

Le gare mettevano intanto alla prova i limiti fisici degli atleti laziali, univano persone di diversa estrazione sociale, che si sfidavano, ma pure aiutavano per arrivare entro il tempo prestabilito al traguardo. I Ludi Al Secol Nascente del 1901, festa illuministica in omaggio ai giochi olimpici greci e alle Feste Palilie, revocazione quest'ultima di una cerimonia della Roma repubblicana ed imperiale, vide i nostri pionieri mettersi alla prova in piu' discipline. Promotori dell'evento, i Laziali della prima ora si cimentarono nel canottaggio e nel nuoto, nel podismo escursionistico e nel ciclismo, nella corsa, nei salti, nei lanci, nella lotta. I fondatori erano dunque pienamente organici allo spirito dei tempi, cosi incline alla retorica dell'epoca classica, nella vita politica così come in quella ginnastica e sportiva. I nostri progenitori, però, avevano una marcia in più rispetto a molti loro coetanei. L'organizzazione di gare podistiche interscolastiche nel 1901, patrocinate dalla Podistica Lazio, permise a molti giovani studenti di confrontarsi in una nuova disciplina senza le paranoie marziali dei ginnasti. Ma soprattutto: le gite archeopodistiche organizzate dalla Lazio sin dai suoi esordi sono la prova evidente di un'anima classica e olimpica, magari implicita e non ideologicamente strutturata come sarà poi con Ballerini, ma nei fatti comunque presente. Riservate alle famiglie dei soci e allargate anche alle donne (un fatto non scontato per l'epoca), queste passeggiate miravano a fare attività fisica e a elevare lo spirito dei partecipanti per mezzo di spiegazioni storico-artistiche dei luoghi di volta in volta visitati. Le camminate erano allietate anche dai versi delle opere dei promotori, tutti padri della romanistica. Sport per lo sport, sport per tutti, fratellanza: e cultura. 

La Lazio "fin dai primi successi mi interessò e difesi", così Ballerini sempre nel suo discorso di commiato. Ballerini conobbe la Lazio proprio durante un audax podistico, avvicinato da Tito Masini, che chiese al cinquantenne Fortunato di diventarne presidente del sodalizio biancoceleste. Il toscano rifiutò, impelagato com'era nel tentativo di portare a Roma le Olimpiadi del 1908. Ballerini era infatti un apostolo della ginnastica callistenica abbinata allo sportismo, declinato in una visione di formazione del corpo e della mente in omaggio alla Grecia antica, patria di quelle olimpiadi in cui agli agoni fisici si abbinavano a competizioni poetiche. Ballerini entrò dunque nella Lazio prima come semplice socio, studiò il sodalizio e presto capì che ne poteva fare il suo laboratorio di sport e cultura. Come abbiamo visto, la pratica agonistica abbinata all'elevazione spirituale dei soci era nelle corde della Podistica sin dall'inizio: e così l'olimpismo implicito dei suoi fondatori divenne ideologico e militante sotto la presidenza di Fortunato. A ridosso dei giorni decisivi per la proclamazione di Roma come città organizzatrice dei Giochi del 1908, in quel fatidico 1904 Ballerini prese il comando della Lazio. Le Olimpiadi a Roma non si terranno, ma la Lazio da quel momento sarà per sempre kalokaghatia, vale a dire mens sana in corpore sano. La Lazio non è solo una squadra di calcio, nè una semplice polisportiva. È tutto questo: e qualcosa in più. Sport e cultura. Non dimentichiamolo mai.