Domenica 23 aprile 1995 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-2

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23 aprile 1995 - 2651 - Campionato di Serie A 1994/95 - XXVIII giornata

ROMA: Cervone, Aldair, Lanna, Statuto, Petruzzi, Carboni, Moriero, Piacentini (46' Cappioli), Balbo, Giannini, Totti (78' Maini). A disp.: Lorieri, Annoni, Benedetti. All. Mazzone.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Di Matteo, Bergodi, Chamot, Rambaudi (89' Di Vaio), Fuser, Casiraghi, Venturin, Signori (76' Gascoigne). A disp.: Orsi, Cravero, L.Colucci. All. Zeman.

Arbitro: Amendolia (Messina).

Marcatori: 30' Casiraghi, 71' Signori (rig).

Note: ammoniti Di Matteo, Fuser e Signori per la Lazio, Petruzzi e Cappioli per la Roma. Espulso al 74' Giannini. Calci d'angolo: 5-2.

Spettatori: 34.806 paganti (incasso lire 1.796.986.000) abbonati 39.087 (quota lire 935.031.000). Incasso complessivo

Il rigore di Signori
L'esultanza di Cristiano Bergodi
Casiraghi anticipato da Lanna
La rovesciata di Casiraghi s'insacca
Il biglietto (giallino) in "Distinti Nord"
La rete di Casiraghi
Il biglietto (amaranto) in "Curva Nord"

Derby brutto, anzi bellissimo solo per la curva laziale, una macchia d'azzurro nello stadio addobbato in prevalenza dai coreografi romanisti. Derby sottosopra, come capita quando i presunti favoriti vengono storditi dalle chiacchiere d'avvicinamento; come capitò il 27 novembre scorso quando l'esagerata presunzione "zemaniana" si sgonfiò sotto tre bordate giallorosse. Stavolta, volendo restituire quella mortificazione senza sciupare l'ultima occasione stagionale di prestigio, da oltre due miliardi e settecento milioni d'incasso, il precettore boemo ha rinnegato se stesso fino a raggrumare una Lazio vagamente catenacciara, tanto collosa nel soffocamento centrocampistico quanto acuminata nei rovesciamenti del secondo tempo, cioè dopo la prodezza apripista timbrata Casiraghi, così terapeutica, così tossica dentro l'organizzazione mazzoniana. D'altra parte, arrivata sotto tono all'appuntamento stracittadino di campionato n. 104, la Lazio si presenta subito ingannevole con un sostanziale 4 5 1 attendistico, laddove le ambizioni residue renderebbero forse plausibile quel tridente d'attacco delle giornate sì, per prendere coraggio, per ripristinare almeno una par condicio Sensi-Cragnotti 1994-95. Ma assenti lontani Winter e Boksic, l'improvvisa revisione tattica fa intanto galleggiare un Signori ancora convalescente (a rischio ?) quale supporto esterno degli interditori Venturin Di Matteo Fuser, mentre lo stesso Rambaudi scala volentieri ad aiutare Negro, impedendo le avanzate di Carboni; o rendendo pletoriche certe variazioni che prevedono alternativamente Balbo, Totti e Statuto come scattisti sul versante sinistro.

E' l'unica maniera per impedire alla Roma disorientata, senza cuore, una lettura esatta delle sopraggiunte difficoltà, che ne guasteranno gli automatismi fra scontri da brividi, accenni di rissa, grevi ritorsioni. E' un derby spezzettato: protagonisti contratti, venticinque minuti iniziali di "ciapanò", poi Marchegiani disinnesca quell'illusoria punizione Balbo (la propizia Totti, salvo sparire nel caos susseguente facendo rimpiangere parecchio Fonseca) che pare preludere a una presa di coscienza sull'astronave giallorossa secondo possibilità creative. Invece no. Invece Giannini annaspa accanto allo sconclusionato Piacentini (e Cappioli sospira relegato chissà perché in panchina...) scivolando nell'anonimato propositivo, che significa squadra lunga, intasata, priva di sbocchi per Balbo, ridotto spettatore non pagante nei paraggi dei centrali Bergodi-Chamot. Maturano quindi i presupposti dello scorno paventato da Mazzone, pure se i laziali stentano a prendere velocità e arrivano al gol senza azioni d'avvertimento, senza l'intensità predicata negli estenuanti allenamenti di Tor di Quinto. Basta ottenere il secondo corner, propiziatore Signori, esecutore Fuser, peccatore Cervone. Che imbattuto da 470 minuti, rovina tutto con l'uscita balorda, i pugni di carta straccia sulla traiettoria invitante. Ne profitta Bergodi squadernato in mezzo all'area per consentire a Casiraghi la sforbiciata di destrezza, imparabile, proprio dove ribolle il tifo nemico. L'Olimpico per trequarti ammutolisce. Vuoi vedere che la benedizione mattutina del pontefice miracolerà giusto gli estenuati biancazzurri ? Sì, la Roma molle consente l'arruffamento successivo, incapace d'allestire una reazione ragionata con verticalizzazioni devastanti. Prende quota allora il gruppo laziale, né funziona inserire troppo tardi Cappioli al posto di Piacentini. Prende quota Signori, avvalendosi d'oppositori sbilanciati che non garantiscono più raddoppi di marcatura quando salta Aldair.

Il vantaggio favorisce la caccia di spazi contropiedistici e vanno in picchiata Venturin e Fuser per innestare Beppegol, ripristinato attaccante esterno. Diagonale spettacolare accanto al palo. Ora la Lazio s'è sbloccata. E va in confusione perfino Moriero: soffre Nesta, arretra, cerca appoggi, sbaglia il retropassaggio verso Aldair,...scatena Signori. Cambio di passo, dribbling su Petruzzi, poi vai solo Casiraghi. Cervone balza fuori, lo butta giù. Al rigore andrebbe aggiunta l'espulsione del portiere. L'arbitro non infierisce, il bomber chiude la pratica dagli undici metri. Seguono scene da corrida. Aldair scazzotta per aria Casiraghi. Moriero viene acciaccato da Nesta, volano schiaffi e pugni. Ancora Giannini, che scalciato da Fuser reagisce e si becca l'espulsione. Ancora Bergodi provoca il pubblico giallorosso, mentre il subentrato Gascoigne attiva invano Casiraghi per la tripletta. Cervone si riscatta un po', ma la festa laziale esplode egualmente.

Non ci potevi trovare una logica. Ha vinto la Lazio, era favorita la Roma. Un derby e niente altro. Di logico c'è solo la polemica. Bergodi da una parte, Giannini e Cervone dall'altra. Per un manico d'ombrello del difensore laziale al pubblico romanista appena finita la partita. E per altri brutti gesti di Rambaudi verso la tribuna Tevere a partita ancora in corso. "Non ce l'avevo coi giornalisti - tenta di spiegare Bergodi - ma con alcune persone", come se questo possa giustificarlo. "Eravamo carichi e ci siamo scaricati sul campo e dopo la partita. Io sono così, il derby lo sento in modo diverso, io sono un tifoso che scende dalla curva e lo va a giocare". Potrebbe giocarlo meglio. Come gli ricorda Cervone. "Ma non dovremmo nemmeno parlare di certa gente. Bergodi non è un calciatore, non scherziamo - attacca il portiere della Roma. - Tra lui e Rambaudi hanno fatto cose disgustose. Anche noi all'andata abbiamo festeggiato, ma senza offendere nessuno". Giannini invece sfida il difensore biancazzurro. "Giustificazioni assurde, di persone non normali. Se Bergodi avesse avuto un po' di coraggio, il gesto non lo avrebbe fatto dentro lo stadio, con i poliziotti e i carabinieri a proteggerlo. Ma fuori dell'Olimpico, davanti a tutti. La verità è che noi giocatori parliamo tanto e poi ecco gli esempi che diamo. E' stata un cosa bruttissima. Davvero. E proprio difficile pure saper vincere". Bergodi allude. Fa riferimenti all'andata, ironizza. "Abbiamo vinto col cuore, cosa che, di solito, come dite voi, riesce solo alla Roma. C'è stato anche il tempo di fare un po' di torello, una ventina di minuti. Alla fine la Roma mi è sembrata preoccupata di non prendere pure il terzo gol. Strano, visto che tutti ci avevano dato per morti". Giannini, nell'altra sala, mette le cose a posto. A modo suo. "Vorrei solo far presente che siamo sempre un punto avanti e un gol avanti. Perciò stessero calmi". Cervone è più freddo. "Sembrava che di fronte avessimo la Cremonese o il Padova. Loro hanno fatto catenaccio, ma noi lo sapevamo. Comunque sono stati più bravi. Dopo il primo gol abbiamo perso la testa, e il segno della fine è stato il rigore". Quando Cervone e Signori hanno incrociato gli sguardi. E Cervone è andato da una parte e Signori dall'altra.

La paura di essere debole, quella della Lazio, contro la paura di essere forte, quella della Roma. Ha vinto la Lazio, meno debole della sua paura: 2-0, Casiraghi e Signori su rigore, gli sposi ritrovati, e mezza città che festeggia una data destinata a fare un po' di storia, come lo era stata quella dell'andata (3-0, 27 novembre dell'anno scorso) per la Roma. 75 mila persone, diretta televisiva sulla terza rete, quasi 3 miliardi di incasso, il gruppo musicale dei Take That a sorpresa in tribuna per tifare Gascoigne, tanta politica in passerella con D'Alema e Fini, Rutelli e D'Onofrio, Fiori e Gasparri, Badaloni e Michelini, 2.000 agenti tra poliziotti e carabinieri impiegati per l'ordine pubblico. Ma non è stato un derby spettacolare, il derby numero 131 della capitale. La Lazio lo ha vinto con merito. Zeman è stato più intelligente che all'andata: si è messo dietro, coperto, ha fatto giocare la Roma e poi ha colpito di rimessa. Rivincita perfetta. "Per mezzo campionato abbiamo dovuto mandare giù troppi bocconi amari - ha detto Casiraghi, l'uomo partita. - Il tre a zero dell'andata era stato un colpo tremendo per la Lazio, ma oggi possiamo dire che il ricordo è stato cancellato e che viviamo una soddisfazione straordinaria". Velenosa invece la coda. Per la polemica tra Bergodi ("il gestaccio alla fine ? ce l'avevo con qualche persona...") e Giannini ("avrebbe dovuto avere il coraggio di farlo fuori dell'Olimpico, in faccia alla gente") e Cervone ("Bergodi non è un giocatore. Lui e Rambaudi hanno fatto cose disgustose").

Fonte: Corriere della Sera