Domenica 25 settembre 1983 - Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 0-0

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25 settembre 1983 - 2178 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1983/84 - III giornata

GENOA: Martina, Romano II, Testoni, Faccenda, Ca.Gentile, Corti, P.Benedetti (80' R.Bergamaschi), Peters, Antonelli, Eloi (65' Viola), Briaschi. A disp. Favaro, Policano, Fiorini. All. Simoni.

LAZIO: Cacciatori, Miele (55' Piscedda), Vinazzani, Manfredonia, Batista, Spinozzi, Cupini, Marini (83' Vella), Giordano, Laudrup, Piraccini. A disp. Ielpo, D'Amico, Meluso. All. Morrone.

Arbitro: D'Elia (Salerno).

Note:

Spettatori:

Il biglietto della gara
Eloi e Miele
Manfredonia cerca di fermare un'incursione genoana
Laudrup in azione
Giordano marcato da Faccenda
Giordano marcato da Faccenda
Piraccini e Gentile in azione

Uno 0-0 tanto squallido, alla terza giornata appena del campionato, anticipa un po' troppo presto il clima della lotta per la salvezza. Eppure il tema sarà questo, per entrambe le squadre, se Genoa e Lazio non si daranno una rapida svegliata, arrivando ad una soluzione dei molti problemi che obbligano il critico a limitare i giudizi. Per i tifosi rossoblu la delusione e stata ed è grandissima: si aspettavano una squadra in grado finalmente di disputare un campionato tranquillo, intuiscono invece che anche quest'anno — salvo miracolosi ritocchi nel mercato d'ottobre — dovranno soffrire fino all'ultimo. Quanto alla Lazio, la squadra di Chinaglia, è una squadretta, compreso il brasiliano Batista. Ecco, il nocciolo del problema sta, per entrambe le squadre ma soprattutto per il Genoa, nell'indecifrabilità del proprio brasiliano.

Ieri Eloi non stava troppo bene, a causa di un po' di mal di gola, non crediamo che questo malessere da niente possa costituire una giustificazione per una prova che, vuoi per difetto di condizione personale, vuoi per difetto d'intesa con i compagni, non poteva essere più sbiadita di così. Quando è uscito dal campo al 65' il povero Eloi stava ancora cercando se stesso e noi stavamo cercando lui. Ha tentato invano qualche scambio breve, senza mai trovare risposta, ha provato a suggerire il dialogo lanciandosi negli spazi vuoti, ha cercato, sbagliando, un paio di conclusioni personali. Non è certo tutta colpa sua ma anche di un centrocampo che non collabora molto, con un Peters pronto nel muoversi ma molto meno nel ragionare. Quando si vedevano certe smagliature non sfruttate nello schieramento difensivo della Lazio, sullo stadio aleggiava il fantasma di Vandereycken ed il ricordo dei suoi lanci di quaranta metri. Se il Genoa non c'è ancora, salvo la splendida prova di Faccenda come marcatore di Giordano e quella non meno valida di Testoni su Laudrup, ed il generoso impegno dell'isolatissimo Antonelli (Briaschi con Manfredonia aveva poco da scherzare), non si può dire che la Lazio vada meglio.

Non c'è gioco, nemmeno il tanto decantato Batista, in veste di regista a centrocampo, riesce a sollevarsi da un'aurea mediocrità. Le cose migliori vengono da un ragazzino di diciannove anni: Marini, pronto nell'interdizione e nel rilancio ed anche nel tentativo da lontano, ma anche lui troppo solo tra i ciechi. Questa Lazio, che pure, a sentire Morrone, ha giocato una grande partita, deve ringraziare la buona vena del suo portiere Cacciatori, che ha risposto da campione alle rarissime minacce portategli. Al 13’ il portiere biancoazzurro ha respinto d'istinto una gran botta di Benedetti su centro di Peters ed Eloi ha ribattuto al volo, alto; due minuti dopo Antonelli ha risolto una splendida azione personale con un passaggio tagliato per Briaschi, ma Cacciatori, prontissimo, gli è uscito incontro anticipandolo. Nella ripresa la Lazio ha accentuato il suo atteggiamento difensivo punteggiandolo con qualche rudezza di troppo, che ha indotto l'arbitro D'Elia, dopo aver fatto largo uso del cartellino giallo, a fare anche un preciso richiamo al capitano Batista. Le acque si sono calmate ma in compenso il gioco, che già andava cercato con la lanterna di Diogene, si è totalmente spento. Può darsi che Simoni e Morrone non la pensino cosi.

Fonte: La Stampa