Domenica 3 maggio 1936 - Napoli, stadio Partenopeo - Napoli-Lazio 1-2
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3 maggio 1936 - 480 - Serie A 1935/36 - XXIX giornata
NAPOLI: Mosele, Fenoglio, Castello, Colombari, Buscaglia C., Rivolta, Sallustro (I), Tricoli, Busoni, Rossetti, Venditto.
LAZIO: Blason, Zacconi, Monza (II), Baldo, Ferraris (IV), Viani (I), Guarisi (Filó), Bisigato, D'Odorico, Camolese, Gabriotti. All. Violak.
Arbitro: sig. Bertolio di Torino.
Marcatori: 5' pt Camolese, 29' pt D'Odorico, 19' st Sallustro (I).
Note: giornata calda e opprimente per l'umidità. Terreno ben curato.
Spettatori: 12000.




Il Littoriale titola "Più omogenea e affiatata la Lazio passa vittoriosa sul terreno partenopeo".
Il Napoli, prodigo - come non lo fu mai - di punti sul proprio terreno ha chiuso la serie delle sue imprese interne con una quinta sconfitta. Non si può dire, peraltro, che questa sia stata meritata. C'è, forse da arzigogolare che le due porte segnate dai laziali furono un tantino fortunose; comunque resta l'impressione globale che il prezioso successo degli ospiti non fu affatto raggiunto soltanto in virtù dell'apporto di Monna Fortuna.
Quando la Lazio ingrana. La Lazio ha guadagnato la posta nel primo tempo. L'affermazione, trae origine più che dalla segnatura, dal quadro stesso composto dai valori in lizza durante la prima metà dell'incontro. Più omogenea nel rendimento dei reparti e dei singoli, maggiormente sicura nel sistema difensivo e dotata di sana intraprendenza all'attacco, la compagine laziale trovò modo d'imporsi fin dalle prime battute. Invero, l'inizio fu pigro e guardingo da una parte e dall'altra. Comunque durante il primo quarto d'ora di giuoco la Lazio aveva trovato modo di già di far balzare in netto rilievo la sua superiorità di manovra. Va detto anche che, contro un Napoli che annaspava alquanto, nella vana ricerca della giusta carburazione, gli ospiti avevano potuto segnare al loro attivo una certa prevalenza di azioni offensive. A coronamento di questo lieve ma innegabile predominio, si verificò al 16' di giuoco la fase che portò gli azzurri di Ferraris in vantaggio. Calcio di punizione da cinque o sei metri fuori dell'area tirato da Guarisi, errata postazione difensiva da parte del Napoli, e Camolese poteva agevolmente imbroccare il varco per sorprendere Mosele.
Il gioco sale di tono. Questo primo episodio saliente valse, di colpo, a ravvivare la contesa. Il Napoli partì sovente, con vivacità e decisione, all'assalto dell'area avversaria, ma la nera giornata di Buscaglia, il solito disordine in prima linea e la difesa calma e sicura degli ospiti, costituirono altrettanti fattori negativi postati sulla via dell'agognato pareggio. Batti e ribatti, allo scoccare della mezz'ora, la folla in piedi s'accingeva a salutare il realizzarsi dell'ardua impresa: Busoni tutto solo si avviava velocissimo verso Blason. Tradito, però, dallo stesso impeto impresso all'azione, il livornese perdeva il controllo della palla. Monza poteva così ricacciarla innanzi a Gabriotti. Finanche i terzini s'erano precedentemente portati innanzi nella metà campo laziale, di guisa che riuscì facilissimo alla giovane ala sinistra romana di porgere a D'Odorico il pallone che doveva decidere le sorti della gara. I numerosi tentativi elaborati dai partenopei non ebbero sorte migliore dei precedenti, e la fine del primo tempo rimandò il Napoli agli spogliatoi sotto il peso di un ben ponderoso fardello.
Il Napoli riduce lo svantaggio... Lo sviluppo della ripresa fu, si può dire, monocorde. Da una parte la Lazio, con soli tre uomini lasciati in posizione di offesa, si preoccupò precipuamente di fare buona guardia intorno al vistoso bottino, registrando il più possibile le maglie del suo sistema difensivo: dall'altra, il Napoli, raccolse tutte le sue energie nel disperato tentativo di far breccia nella rocca avversaria. Per lunghi periodi la gara assunse l'aspetto di un vero e proprio assalto al munito fortilizio romano, rotto di tanto in tanto da veloci incursioni degl'insidiosi uomini di punta avversari. Al 20', alfine, il Napoli poté ridurre la distanza. S'era appena prodotta l'inversione dei ruoli fra Sallustro e Tricoli, e un opportuno passaggio dava al “veltro” l'occasione di battere il bravissimo Blason.
...ma non può fare di più. La Lazio, fatta accorta dal pericolo, chiamò anche Gabriotti a dar mano forte alla difesa e per quanto gli attacchi a ripetizione condotti dal Napoli si fossero fatti più nutriti (finanche Fenoglio e Castello tentarono, alla disperata, di colpire giusto il bersaglio...) la saldezza difensiva degli ospiti non conobbe incrinature, e la fine trovò il risultato invariato. Come già fu detto per le altre partite malamente perdute dal Napoli all'Ascarelli durante il presente campionato, potrà essere ripetuto oggi che con un pizzico di sfortuna in meno il Napoli avrebbe raggiunto ed anche meritato una divisione della posta. Ciò non vieta però di dare il dovuto risalto alla bella prova di organicità, di saldezza e di stile offerta dagli ospiti, e di affermare al tempo stesso che la compagine locale è apparsa di gran lunga al disotto della linea di efficienza e di rendimento palesata nel suo ultimo periodo di affidante ripresa.
In fondo un po' tutti gli azzurri - oggi in maglia rosa... in omaggio all'ospitalità - hanno reso né più né meno che nelle più vicine partite: tranne uno, però, Buscaglia che, evidentemente, dev'essere sceso in campo non del tutto ristabilito della indisposizione influenzale sofferta qualche settimana fa. La stessa coppia di terzini non brillò per sicurezza e tempestività nella prima parte dell'incontro; Colombari ebbe una buona ripresa ma fu tradito sovente dallo slancio degli avversari nel primo tempo; in prima linea Venditto e Busoni, vigilati implacabilmente da Baldo e Ferraris, resero poco, Tricoli mancò di decisione, Rossetti mostrò di non sapersi ancora liberare del noto abbassamento di forma, infine Sallustro sciupò qualche buona occasione per difetto di mordente. Forse il migliore, come che il più continuo ed efficace, fu Rivolta. Fenoglio e Castello dopo il secondo punto laziale si ripresero gagliardamente, Mosele fu attento e sicuro ma poteva forse prodursi più tempestivamente e con vantaggio nella fase del primo goal.
La Lazio: un blocco omogeneo. La Lazio, invero, si è imposta come blocco più che per prodezze dei singoli. Comunque, a voler compilare ad ogni costo una graduazione dei valori individuali, non si può non sottolineare la bellissima prova di Blason, la condotta calma, e insidiosa sicura e decisa dei due terzini, la conferma dei sempre più tangibili progressi del giovane mastino Baldo, il pregevole lavoro di spola svolto da Bisigato e Camolese, l'azione veloce dell'ala sinistra Gabriotti, infine il giuoco - non più appariscente come ai tempi d'oro, ma tuttora sostanziale e prezioso per intelligenza, esperienza e rendimento pratico - dell'ottimo Ferraris. Ha arbitrato Bertolio di Torino.
Le fasi della partita. Inizia la Lazio alle 15.14'. Le prime battute sono calme, e si svolgono prevalentemente al centro del campo. Soltanto al 3' il Napoli riesce ad arrivare nell'area laziale. Venditto di testa corregge un pallone, spedendolo verso il centro. Busoni raccoglie e, liberissimo, fila su Blason ma a pochi metri dalla porta, Monza rinviene fortissimo e libera a lato. Busoni, attivissimo, provoca un calcio d'angolo al 4' contro la Lazio. Lo sviluppo della punizione fa registrare una bella parata di Blason su spiovente di Rivolta. Sulla controffensiva, Camolese tira debolmente in porta e Mosele para agevolmente. Un fallo di Baldo ai danni di Venditto, vede una fucilata di Buscaglia parata da Blason sotto la traversa. Il Napoli, ottiene, al 7' un secondo calcio d angolo.
La Lazio in vantaggio. Dopo alterne battute a metà campo, calme e prive di mordente, la Lazio al 16' va in vantaggio. Fenoglio, pochi metri fuori dell'area di rigore ferma il pallone con la mano. La punizione è battuta da Filò mentre i giuocatori fanno mucchio davanti a Mosele. Filò invece di tirare direttamente in porta preferisce passare lentamente a Camolese appostato a qualche passo di distanza, con Castello alle costole. Camolese, mentre Castello sorpreso riesce appena a toccare il pallone, si sposta sulla destra e saetta nell'angolino passo a destra di Mosele. La reazione del Napoli è sterile. Soltanto due volte Blason è chiamato al lavoro, entrambe le volte su punizioni battute da Rivolta. Una bella fuga di Sallustro si conclude con una magnifica centrata: Venditto, pressato da Baldo, entra di testa, ma Blason salva in angolo, senza esito. Una frecciata di Busoni, al 27' sfiora il montante e si perde a fondo. Al 29' lo stesso Busoni, liberissimo, ha la palla e comincia a caracollare verso Blason, poi improvvisamente si sposta sulla destra permettendo a Monza di recuperare e di intercettare. Breve allungo Monza a Ferraris che spedisce lungo a Gabriotti, mentre la difesa del Napoli è di molto avanzata. Gabriotti gioca Colombari e passa corto a D'Odorico, il quale in corsa infila la rete di Mosele, rendendo vano il disperato tentativo di parata dell’estremo difensore dei rossi (quest'oggi il Napoli giuoca in maglia rossa). Il Napoli, scosso dal duplice smacco e claudicante nella mediana, dove il solo Rivolta lavora con efficacia e precisione, per circa dieci minuti si ritrova. La Lazio segna in questo periodo una leggera prevalenza di azioni offensive, che peraltro non trovano conclusione per la tenace resistenza di Castello e Fenoglio.
Blason para tutto. Al 42' Venditto si libera di Baldo e centra: Busoni entra con un attimo di ritardo e Monza manda in angolo. Sulla parabola di Sallustro, Busoni gira di testa in rete, ma Blason para di stile. I primi minuti della ripresa sono di marca napoletana. Sallustro mentre si appresta al tiro conclusivo è fermato da Viani, e, al 3' una favorevolissima occasione per il Napoli, è stroncata dall'arbitro per un netto fuori gioco di Busoni. Dopo una bella parata di Blason su traversone di “Attila”, Busoni scarta quattro avversari di fila, ma il tiro fallisce di poco il bersaglio. Un tiro di Rossetti, un minuto dopo, segue lo stesso risultato. La Lazio ha ora prudentemente arretrato le mezz'ali, lasciando all'attacco soltanto Filò, D'Odorico e Gabriotti. Il Napoli preme sempre ma non passa. Un colpo di testa di Tricoli è fermato da Blason, poi la Lazio scende a triangolo, ma l'arbitro interrompe l'azione per un ipotetico fallo di Filò. Blason è chiamato ancora al lavoro da Venditto, e Monza, al 12’ deve salvare in angolo da Sallustro. Al 15' la Lazio mette l'unico calcio d'angolo al suo attivo. Il Napoli, intanto ha spostato Sallustro alla mezza ala e Tricoli all'ala, e insiste nella ricerca del successo.
Sallustro segna pel Napoli. Blason deve intervenire u due punizioni, una di Fenoglio e l'altra di Buscaglia, poi al 20' il Napoli segna il suo punto. Colombari rimette verso il centro a Busoni, che di testa corregge a Sallustro. Il veltro di testa si aggiusta la palla, avanza di qualche passo e manda il pallone nella rete di Blason, che forse perché coperto non riesce ad intervenire. Imbaldanzito il Napoli preme con maggior vigore. Intanto Tricoli ha cambiato nuovamente posto, passando a mediano sinistro. Rivolta si sposta all'ala destra e Sallustro rimane a mezz'ala. La Lazio decisa a conservare il prezioso ma tenue vantaggio ha arretrato tutti i suoi uomini lasciando a metà campo soltanto D'Odorico. Rare volte, però Blason deve intervenire, poiché Zacconi e Monza oltre a fare buona guardia, costituiscono un baluardo inaccessibile. Un nuovo calcio d'angolo contro la Lazio, verso la mezz'ora è salvato da Viani: un bolide di Venditto, dopo aver picchiato sulla faccia esterna del palo si perde a fondo: tiri di Sallustro, Rossetti, Busoni e Buscaglia finiscono fuori dei pali. Anche Fenoglio e Castello sono all'attacco - Blason, anzi, appunto su un tiro di Castello ed uno di Fenogllo compie due belle parate - ma la Lazio è tutta rannicchiata e lancia sistematicamente a lato tutti i palloni, riuscendo a salvare, al fischio finale dell'arbitro, la preziosa vittoria.
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Il titolo de "Il Littoriale"
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Una fase della partita (Gent.conc. Giovanni Pantano)