Mercoledì 26 ottobre 1994 - Piacenza, stadio Galleana - Piacenza-Lazio 2-3

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Stagione

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26 ottobre 1994 - 2621 - Coppa Italia 1994/95 - Ottavi di finale - gara di ritorno

PIACENZA: Taibi, Polonia, Rossini, Suppa, Maccoppi, Lucci, Turrini (86' Di Cintio), Papais (72' De Vitis), Inzaghi (I), Iacobelli, Piovani. A disp.: Ramon, Cesari, Manganiello. All. Cagni.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Favalli, Di Matteo (72' Venturin), Cravero, Chamot, Rambaudi (61' Casiraghi), Fuser, Boksic, Winter, Signori. A disp.: Orsi, Bacci, Bergodi. All. Zeman.

Arbitro: Cesari di Genova.

Marcatori: 10' Turrini, 25' Winter (aut.), 62' Cravero, 65' Negro, 73' Signori.

Note: ammoniti Fuser e Chamot per la Lazio.

Spettatori: 15.000 circa.

Beppe Signori in azione

Lazio, incredibile Lazio. O forse semplicemente Lazio, per una squadra incapace di vivere nella normalità ma straordinaria nei suoi errori e nelle sue rimonte. Quella che ha fatto saltare i sogni del Piacenza è la sesta della stagione: con Parma (pareggio), Fiorentina (pareggio) e Genoa (vittoria) in campionato; con la Dinamo Minsk (vittoria) in Coppa Uefa; due volte con il Piacenza (doppia vittoria) nelle sfide di questo ottavo di Coppa Italia, vissuto tutto sull'altalena delle emozioni. Il Piacenza è andato vicinissimo al colpo dell'anno: la scorsa stagione era stato il Milan a venire eliminato in Coppa Italia, questa volta ha rischiato Zeman. Cagni è stato però incenerito, sotto gli occhi di Arrigo Sacchi, da un secondo tempo che, oggi come oggi, solo la Lazio può offrire. Il risultato è clamoroso solo per chi non ha visto la partita omelette, girata da uno chef applicato al calcio con facilità parigina. Il primo tempo con i due gol del Piacenza a creare la sorpresa, con gli stenti di Cravero buco nero al centro della difesa zemanista, con gli errori di Fuser che ha mandato fuori giri il centrocampo, con la Lazio azzerata da due gol in 25 minuti, da un tridente dai dentini da latte. Un particolare per tutti: un solo tiro nello specchio della porta, con Fuser al 42'. Il secondo tempo con una serie di occasioni ed emozioni a senso unico. Un gran volo di Taibi su tiro di Di Matteo a fare da antipasto e poi la grande abbuffata, subito dopo la sostituzione di Rambaudi (in verità il migliore dello pseudo tridente fino ad allora) con Casiraghi, al 17'. Bisontino subito decisivo nel portare scompiglio su calcio d'angolo e aprire la strada a Cravero, per un colpo di testa traversa e rete (18'). Negro a pareggiare il conto, due minuti dopo, con l'ennesimo raid offensivo di questo bistrattato terzino che ha però una straordinaria capacità di andare a rete (3 nelle ultime 4 partite), fondamentale in una squadra di Zeman. Signori a chiudere il conto al 28', innescato da un passaggio suicida di Piovani verso il suo portiere, poi scavalcato dal tocco sottomisura del figliol prodigo, tornato a Piacenza per far soffrire ancora una volta la sua ex squadra. Nuovo amarcord feroce. Lo scorso anno, infatti, Signori marchiò due volte i suoi ricordi: con il rigore che all'andata fissò l'1-0 e con un gol decisivo per il 2-1 del ritorno. Questa volta, accolto dagli ultrà emiliani con uno striscione di "benvenuto" ("Signori sacco di m..."), ha raccolto i fischi e poi si è vendicato. E stato suo, dunque, il suggello a una gara che nel primo tempo aveva mostrato la faccia sconcertante di questa squadra tra Jekyll e Hyde. Era stata Lazio, infatti, per sette minuti, giusto un pallonetto alto di Signori e un'incursione di Rambaudi in area stoppata da Lucci. Poi, con il vantaggio del Piacenza, al 10', un'altra recita. Era Papais a insinuare il dubbio, come un pokerista davanti al bluff, sulla fascia di sinistra. Affondo facile, cross morbido e anticipo netto di Turrini su Cravero e Chamot. Il colpo di testa inclinava la partita. Già all'andata la squadra di Zeman aveva sofferto moltissimo: due volte in svantaggio era stata salvata da una doppietta di Casiraghi e da una punizione deviata dalla barriera nel finale. Perfetta pena del contrappasso, la Lazio rischiava il k.o. proprio da una punizione corretta tra Di Matteo e Winter nella muraglia davanti a Marchegiani. Era il 25' e un minuto prima era stato Cravero ad arrancare dietro a Piovani fino a tamponarlo al limite dell'area per la più netta delle punizioni, con sconto incomprensibile di una sacrosanta ammonizione. Sarebbe bastato a battere chiunque, ma non la Lazio.

Fonte: Corriere della Sera