Sabato 11 dicembre 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lecce 3-3

Da LazioWiki.

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11 dicembre 2004 - 3125 - Campionato di Serie A 2004/05 - XV giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Talamonti, Lequi, Oscar Lopez (46' Seric), Giannichedda, Dabo (66' S.Inzaghi), A.Filippini, Pandev (81' Manfredini), Di Canio, Rocchi. A disposizione: Casazza, Liverani, Sannibale, Cesar. Allenatore: Caso.

LECCE: Sicignano, Cassetti, Diamoutene, Stovini, Rullo, Giacomazzi (81' Eremenko), Ledesma, Dalla Bona, Bojinov (67' Bjelanovic), Babù, Pinardi (89' Vucinic). A disposizione: Anania, Silvestri, Paci, Marianini. Allenatore: Zeman.

Arbitro: Sig. Paparesta (Bari).

Marcatori: 9' Babù, 32' Bojinov, 51' Rocchi, 68' Di Canio (rig), 75' Babù, 77' Di Canio.

Note: serata fredda, terreno in buone condizioni. Ammoniti Giacomazzi e Bjelanovic per gioco falloso. Calci d'angolo: 7-3. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 5.071 per un incasso di 89.506. euro; abbonati 28.636 per una quota di 389.582,73 euro.


Il calcio di rigore di Paolo Di Canio
Paolo Di Canio in azione d'attacco
Tommaso Rocchi festeggia Paolo Di Canio (Foto Ansa)
Un fotogramma dell'esultanza di Paolo Di Canio

La Gazzetta dello Sport titola: "Doppio Di Canio in aiuto di Caso. Il Lecce scappa due volte, ma non chiude la gara. Il leader scuote la Lazio e salva per ora il tecnico. Il Lecce subito avanti anche grazie a Peruzzi. L'arbitro annulla il 3-0, poi Rocchi avvia la rimonta".

Continua la "rosea": L'Olimpico come una roulette. Di Canio il croupier. Se Caso salva la panchina (mai dire mai, con un presidente come Lotito) deve dire grazie al suo gladiatore, beniamino della curva, che per due volte rincorre e raggiunge il Lecce del geniale e scellerato Zeman. Finisce 3-3, tra mille emozioni, schemi tattici saltati, pallina (anzi pallone) impazzita a rimbalzare ora in una area di rigore ora nell'altra. A un dato momento, due squadre in campo schierate col 4-2-4. Come due pugili suonati a darsele di santa ragione al centro del ring. Per i palati fini, un calcio un po' così. Per chi vuole i gol e non importa come, di tutto e di più. In mezzo a questa sarabanda, Di Canio protagonista assoluto. Alzi la mano chi alla fine del primo tempo avrebbe scommesso un centesimo sulla Lazio. Perdeva 2-0 e Paparesta le aveva risparmiato l'umiliazione del terzo gol pescando Bojinov in fallo (dubbio) un attimo prima che quello scaricasse di mezza rovesciata alle spalle di Peruzzi. Questi, l'ultimo baluardo eretto a difesa della panchina di Caso, lo aveva tradito molto tempo prima. La papera sul tiro senza pretese di Babù (l'ultima ispirazione di Zeman) è stata memorabile. E lì la Lazio, che aveva speso il meglio in avvio col bel tiro di Pandev respinto da Sicignano, si è praticamente liquefatta. Così il 4-3-3 del Lecce, il dinamismo degli esterni Cassetti e Rullo, le geometrie di Ledesma, le diagonali di Bojinov e Pinardi, sono rimaste per l'intero primo tempo le uniche cose da ammirare nello stadio sempre più rassegnato e lontano.

Caso, nella partita del dentro o fuori, s'era giocato tutto riproponendo quel 4-3-2-1 che tanto gli è costato. Un modulo complicato, che richiede grandi capacità tattiche ai centrocampisti e in particolare ai due trequartisti. Solo che con Di Canio e Pandev alle spalle di Rocchi, incapaci di rientrare, era facile per il Lecce creare la superiorità numerica a centrocampo grazie ai meccanismi che portavano a turno i terzini laterali (Cassetti e Rullo) ad avanzare, e più in avanti gli esterni Babù e Pinardi ad arretrare. Il Lecce se ne giovava in maniera esemplare in occasione del 2-0. Ledesma, il centrale dai piedi buoni, guadagnava spazio prezioso e in tutta tranquillità verticalizzava per Bojinov. I difensori centrali della Lazio Talamonti e Lequi (Couto squalificato, Siviglia infortunato) si facevano fare a fettine e il taglio di Bojinov non perdonava Peruzzi in uscita. Pratica chiusa, se non ci fosse stata la successiva clemenza di Paparesta e soprattutto l'intervallo. Non sappiamo cosa sia accaduto nello spogliatoio della Lazio. Caso, o piuttosto Di Canio, o addirittura Lotito: qualcuno deve avere alzato la voce. Fatto sta che è tornata in campo un'altra Lazio. Tutta cuore, temperamento e polmoni, oltre all'utile Seric al posto del contemplativo Lopez (cosa che non avrebbe impedito a Babù di segnare ancora). Il resto lo ha fatto il Lecce. Nel senso che il gol immediato di Rocchi, bravo sottomisura a sfruttare una mischia, ha avuto sul Lecce (problemi di tenuta?) un effetto terrorizzante. La squadra si è sfilacciata, e i tremori difensivi sono riaffiorati. Il Lecce, d'altra parte, ha il miglior attacco (con l'Inter) e la peggior difesa del campionato. Non è un caso che lo alleni Zeman.

La Lazio ha cominciato un assedio fatto di occasioni una dopo l'altra. Poi, a metà del tempo, in un minuto è accaduto tutto: prima il doppio cambio (incomprensibile) di Zeman e Caso: fuori Bojinov per Bjelanovic, e sospirone di sollievo dei difensori della Lazio. Fuori Dabo e dentro Inzaghi, e vistosa disperazione di Giannichedda e Antonio Filippini lasciati soli a fronteggiare l'affollato centrocampo del Lecce. In loro soccorso è arrivato Diamoutene, che in ogni partita ha il minuto (minimo quello) di follia. Stop sbagliato e sgambetto sul sopraggiunto Rocchi, per Di Canio il solare rigore del 2-2. Ma la Lazio, come si è detto, era ormai scombinata tatticamente, e allora ecco la partita diventare fantacalcio. Inzaghi solissimo cercava di beffare Sicignano con un pallonetto, dimenticando che quello aveva bloccato il 22 settembre (Roma-Lecce 2-2) il cucchiaio su rigore di Totti. Sul capovolgimento di fronte, Babù vinceva l'uno contro uno con Seric e superava Peruzzi in uscita più incerta che mai. Capolinea Caso? Forse no. Perché Di Canio ci metteva la rabbia del tifoso prima ancora che la classe del vecchio campione. La botta dal limite era terrificante, anche se il Lecce poteva recriminare su un fuorigioco di posizione non proprio passivo di Lequi. L'ultima palla-gol, dopo che anche Zeman inserendo Eremenko per Giacomazzi aveva sposato la tattica del rischiatutto, era della lazio. Ma Inzaghi, sul cross di Manfredini, levava a Di Canio la palla del match. Cosa gli abbia poi detto quello, meglio non indagare.


La Repubblica titola: "Gli uomini di Zeman, in vantaggio per 2-0, si fanno recuperare. Finisce 3-3. Di Canio trascina i biancocelesti, doppietta di Babù. La Lazio ci mette il cuore. Super rimonta col Lecce.

Continua il quotidiano: La Lazio tira fuori l'orgoglio quando sembrava affondata e raddrizza una partita che sembrava decisamente compromessa. Un tempo per parte: il primo tutto di marca giallorossa con la squadra di Zeman che gioca bene e diverte, nel secondo si vede tutta un'altra Lazio che riesce a mettere sotto il Lecce, raddrizza il risultato, rischia di vincere, ma anche nuovamente di perdere contro una formazione che non si arrende mai. Finisce 3-3. Caso deve rinunciare a Muzzi, oltre che a Siviglia. In difesa spazio agli argentini Lequi-Talamonti. Pandev, Di Canio e Filippini giocano dietro l'unica punta di ruolo Rocchi. Zeman, invece, non ha problemi di formazione. Recuperato in pieno Cassetti. Regolarmente al suo posto anche Pinardi che completa il trio offensivo con Bojinnov e Babù. Il ritmo è buono e come sempre quando c'è il Lecce in campo le occasioni da rete non mancano. Al 6' ci prova la Lazio con Oddo che scaglia un sinistro dalla distanza che Sicignano non trattiene, arriva Rocchi ma è fuorigioco. Al 10' il Lecce passa in vantaggio: Babù dalla destra salta Lopez e da posizione decentrata calcia in porta sorprendendo un incerto Peruzzi che si lascia superare dal pallone. I biancocelesti reagiscono mostrando subito grinta, facendo vedere anche qualche buona giocata, ma non riescono a costruire trame offensive rilevanti.

Il Lecce invece colleziona una serie di occasioni e al 18' potrebbe raddoppiare: Pinardi da destra converge e calcia di sinistro, Lequi devia sotto porta, Bojinov rimette al centro ma non trova pronto nessuno. Al 32' il 2-0: taglio di Ledesma per Bojinov che ruba il tempo a Lequi e anticipa Peruzzi anche questa volta non esente da colpe. E' la nona rete stagionale del bulgaro. Il Lecce nonostante il doppio vantaggio non molla e continua a giocare come sa, la Lazio accusa chiaramente il colpo e subisce gli avversari che prendono il largo e potrebbero segnare ancora. La migliore occasione al 39': Pinardi da sinistra serve Dalla Bona, cross per Babù, mischia in area, Dalla Bona esitta troppo e consente a Peruzzi di impossessarsi del pallone. Ad inizio ripresa Caso inserisce Seric al posto di Lopez ma è lo spirito che è diverso. Dabo e Giannichedda tengono più alta la squadra e si cerca con insistenza la via del gol. Al 6' Di Canio, servito da Pandev conclude a rete ma Sicignano ribatte prontamente. Il gol è nell'aria e arriva qualche secondo dopo: conclusione da fuori di Antonio Filippini, quindi Rocchi con il sinistro mette alla destra del portiere. Il Lecce si deconcentra è sembra la brutta copia della squadra vista nel primo tempo.

Al 14' i biancocelesti hanno l'occasione per pareggiare: Di Canio serve Pandev, cross basso dalla sinistra per Rocchi che anticipa Rullo, ma a due passi dalla porta mette sul fondo. Poi fasi confuse con errori da una parte e dall'altra. Zeman inserisce Bjelanovic per Bojinov e Caso risponde con Simone Inzaghi che rileva Dabo. Ma non c'è tempo per notare se sortiraranno effetti perché subito dopo, al 23' Diamoutene commette un netto fallo in area su Rocchi ed è rigore. Di Canio dal dischetto spiazza Sicignano. La Lazio è padrona del campo, Inzaghi manca il terzo gol su pallonetto. Guai a considerare il Lecce spacciato: al 31' la squadra di Zeman torna in vantaggio con Babù che riceve in area il pallone, salta Seric e batte Peruzzi in uscita con un esterno sinistro. Non è finita: la Lazio si riporta subito in avanti e pareggia al 33' con Di Canio che raccoglie una respinta di pugno di Sicignano e lo supera con un rasoterra.