Domenica 11 febbraio 1973 - Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 1-0


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1759. Campionato di Serie A 1972/73 - XVIII giornata

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G, Furino, Morini F., Salvadore, Haller (72' Cuccureddu), Causio, Anastasi, Altafini, Bettega. (12 Piloni). All. Vycpalek.

LAZIO: Pulici F., Facco, Martini L. (83' Petrelli) , Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Manservisi. (12 Chini). All. Maestrelli.

Arbitro: sig. Angonese di Mestre.

Marcatori: 18' Bettega.

Note: cielo sereno, temperatura primaverile,vento fastidioso. Campo in ottime condizioni. Ammonito Chinaglia per proteste. Angoli 12-4 per la Lazio. In tribuna l'osservatore della nazionale Enzo Bearzot e Pal Varhidi, allenatore in seconda dell'Ujpest, prossima avversaria della Juventus in Coppa Campioni.

Spettatori: 55.000 circa. Incasso £. 87.798.300

Il biglietto della gara
Chinaglia prima dell'inizio della gara
Chinaglia e Zoff si salutano cordialmente
Haller ostacolato da Wilson
Manservisi e Chinaglia tentano la via della rete
Zoff para a terra
Haller in azione
Tiro di Chinaglia fuori di poco
Nanni prova il tiro da lontano
Il salvataggio di Cuccureddu al 90*
La pagina de: La Stampa

La Lazio ha il gioco, la Juventus ha gli uomini gol. Talmente esperti e fiduciosi nei propri mezzi, questi uomini gol, da cadere nella faciloneria e quindi sbagliare almeno quattro possibili reti (vero Altafini ? vero Anastasi ? vero Bettega ?). Mai visto un pubblico divertirsi come al Comunale e per gli interi novanta minuti. A stranguglioni, si capisce, fischiando anche troppo Chinaglia (e non è giusto), «soffrendo» i temi tattici che gli uomini di Maestrelli sciorinavano sul campo. Ma la Lazio ha mentalità manovriera, gran padronanza del pallone, spinta progressiva, ha persino ritrovato la « tenuta», però manca di gente che sappia fiorettare sull'ultimo passaggio. Chiuso Giorgione da un grande Morini, gli altri hanno tentato conclusioni da lontano, hanno operato un forcing assiduo e talora furibondo, sono riusciti a far schiumare i Salvadore e gli Spinosi, hanno costretto Anastasi e Bettega a opporsi come terzini, ma non sono passati. E sul contropiede — persino ovvio — i bianconeri hanno sbagliato tutto quello che si può immaginare.

La Lazio è con novanta probabilità su cento fuori dalla lotta per il titolo, ma ha dimostrato che «sa di football», che solo a lei spetta l'alloro della squadra nuova, rapida,con temi e teoremi applicabili dalla propria area fino all'area altrui, dove non basta più l'ingranaggio, non è sufficiente la «memoria elettronica» del gioco, ma servono «punte» capaci di mettere a profitto il gran lavoro del centrocampo. La Juventus, arroccata in difesa quasi con un «complesso di Zoff-record» per la prima mezz'ora, ha subito il forcing biancoceleste a lungo, ha svettato in contropiedi eccellenti, non ha mai dominato la partita, ma con la ritrovata «testina d'oro» del suo Bobby ha messo in saccoccia due punti che valgono una cantina di Barolo del '64 (quello introvabile). Costretta — per il forfait di Capello e per la fisionomia dell'avversario — a trasformarsi in squadra corsara, la Juve-Ginger poteva annichilire la partita su uno di quei quattro palloni-gol. Non riuscendole, ha subito con gagliardi spiriti gli assalti laziali: e secondo le leggi impietose del football moderno, non ruba nulla, anzi distribuisce una lezione utilitaristica che va meditata, perché i punteggi hanno sempre ragione e sono inesorabilmente inoppugnabili. Ripercorriamo la cronaca di questa gara, condotta su ritmi altissimi, talora confusionaria ma da leggere come «opera aperta» del calcio '73 L'inizio vede subito gli uomini disposti secondo accaniti duelli personali (Re Cecconi-Furino, Garlaschelli-Spinosi che è romano e «vede» derby come motivo privato, Nanni-Causio, Facco-Bettega).

La Lazio si getta in avanti senza alcuna soggezione, come sappiamo avendola vista a Roma e a San Siro. Zoff corre rischi aerei e in tuffo nei primi tre minuti, anche Anastasi ripiega a difendere, solo al 5' un'azione di Haller imbecca Causio che è anticipato da Pulici in uscita. Al 6' ecco Chinaglia: si libera sulla destra ed effettua un tiro-cross secchissimo. Zoff, in tuffo, devia di pugno su Manservisi che gli fa da fortunosa «sponda» in corner. La Juve è contratta, alla ricerca degli schemi che Haller deve inventare, che Furino deve elaborare lavorando a perdifiato su molta gente. La Lazio è bella, quadrata, ordinatissima: ha uomini che non perdono un tackle, affrontato con gagliardia anglosassone, ha un organico che mette in rilievo persino le figure mediocri (come le due ali). Frustalupi, anche troppo libero opera una puntata alla sinistra di Zoff che riesce a metterci le unghie al 13'. Si vede che i bianconeri stentano a ingranare, di fronte alla massa di gioco avversaria e per di più covano chissà quale «complesso di Zoff». In tribuna dicono: passati questi benedetti e accidentati ventitré minuti, la musica cambierà. Ma i laziali accendono mischie paurose in area bianconera, anche Zoff smanaccia via con affanno un paio di palloni, è graziato da Re Cecconi con un tiraccio alto poco dopo il quarto d'ora. La Lazio è in cattedra, come si dice in gergo, e se anche non insegna Dante o Leopardi tuttavia recita bene la lezione. Eccoci così al 19': in uno scontro tra Re Cecconi sgomitante e Furino che lo lavora al corpo, l'arbitro ravvisa gli estremi per una punizione. Batte Haller da trenta metri.

Un pallone dipinto come la «o» di Giotto. Bobby, in area, non aspetta altro: fronte che schiaccia in gol. Uno a zero. Tra il Bobby risanato e Zoff che batte il record di Da Pozzo (il calcio vive anche di queste minuzie, o astrazioni o popolari magie) lo stadio si spella le mani. Seguita così fino alla fine, alternando applausi a rodimento d'unghie. E' evidente che la Lazio patisce il contropiede, ma è altrettanto chiaro che il miglior centrocampista juventino è Anastasi. Talora confonde con guizzi improvvisi gli stessi compagni, diventa confusionario, ma Pietro ha una generosità che lo salva da ogni rimprovero: un avanti-e-indietro da maratoneta, eccolo in linea con Marchetti, e ad impostare per Altafini. La partita è in certe lunghe fasi, una sorta di giungla tattica ed agonistica, con José che si muove a sinistra. Bettega in posizione di centravanti, Causio che c"è e non c'è come nelle sue giornate di luna, Haller che ricuce ma improvvisando. Di fronte, la Lazio prosegue nella sua recita, diligentissima anche se mai squillante. Nel sole di primavera, nei fili d'un vento teso ma non sgradevole, la partita sciorina brandelli di gioco che non costituiscono mai una «somma finale». Si raggrumano e cascano in area laziale sei o sette giocatori al 34', ma l'arbitro non fischia pro o contro. Al 36' Altafini ispira Haller ad un tocco che libera magnificamente Bettega in gol. Il pallone carambola mentre Bobby sta proprio lanciandosi per far perno sul destro. Occasione perduta, prima palla-gol juventina da rimpiangere. E si continua, con attacchi e contrattacchi. Al 39' José Carioca oppone il suo alluce brasilero a Pulici che sta rimettendo in gioco e ne ottiene ramanzina arbitrale.

Al 41' Frustalupi si lancia in uno slalom con tiro finale che Zoff devia, al 4' è la volta di Nanni che rovescia di testa un cross dello stesso Frustalupi: ancora Zoff si oppone nel suo registro di «no pasaran». Ripresa, ed è subito gol, ancora di Bettega, ma con un Altafini in fuorigioco e nessuna protesta. La Lazio riprende il «boccino» e va avanti, facendo leva su un Re Cecconi che ormai merita ampiamente la maglia del più consistente turchino. Al 7' libera in area Anastasi, e molti vedono nell'azione un fallo di vari uomini su Chinaglia. La Juve vive sui «vecchi signori» in contropiede, ed infatti ecco José-show. 12': ruba un pallone aereo a Oddi, fila per trenta magnifici metri vuoti, poi frena su Pulici in uscita anziché infilarlo col dovuto tempismo. Ahi, Carioca! Rieccolo: offre di tacco una delizia (anche se poco agibile) di pallone a Bettega, a tre passi da Pulici che vi mette riparo. Seguita a masticar calcio la Lazio, mentre i bianconeri tamponano qua e là, ringraziando Garlaschelli che al 24' si perde in dribbling illudendosi d'essere Pelé. Scatta un altro contropiede juventino: Haller-Causio per Anastasi, prontissimo nel ruotare di corpo, ma la stilettata difficile esce poco sopra l'incrocio (24').

Grazie a zio Re Cecconi per un bolide alle stelle al 31', ma subito dopo il «Netzer bassaiolo» imbecca Facco con un cross limpidissimo: testa del terzino (che Bettega risucchia indietro) e Zoff si affretta ad abbassare la sua celebre saracinesca. E' entrato Cuccureddu. è uscito Haller, dopo gli sprechi la Juve ha capito che bisogna difendere a tutti i costi quel golletto. José scalpita, conquista una palla ma arriva in area e tira oltre la traversa: il destino d'oggi suona così, per lui, amato anche se non inventa il gol, come denotano gli applausi. La Juve fa trincea, stringendo ogni possibile corridoio, rimpallando anche alla cieca. Poi, dalla botola di un suggeritore, o da chissà quale inferno, spunta Cuccu al 90', per deviare un ultimo pericolosissimo pallone che spiove tra Chinaglia e Nanni avventatisi in area. Chiusura lietissima per i bianconeri, certo un po' magra per i laziali, che sul piano teorico meritavano di più. Da Zoff a Bobby, la doccia negli spogliatoi domenicali è però all'acqua di colonia. E il campionato Milan-Juve comincia adesso.

La "ribellione, del polemico Chinaglia. Long John: "Non si può attaccare così, i passaggi laterali non fanno per me. Se non mi lanciano in profondità sono figuracce" - Maestrelli: "Noi abbiamo imposto il gioco, li abbiamo costretti in difesa e loro hanno vinto" - Facco: "La colpa del gol è mia; chiederò di non giocare più contro Bettega". A cinque minuti dalla fine, Chinaglia perde la pazienza e si ribella. Quando vede entrare in campo il numero tredici, Petrelli, « Long John » corre verso la panchina laziale e chiede a Maestrelli: « Perché non toglie me? Tanto, per giocare in questo modo! ». L'allenatore lo invita decisamente a riprendere il proprio posto e fa uscire Martini. Negli spogliatoi, mezz'ora dopo, Chinaglia non muta il suo atteggiamento polemico, anzi lo rende ufficiale.

Da buon inglese parla chiaro, senza perifrasi. Con l'accappatoio addosso, mentre attende di sottoporsi al controllo antidoping, ha la gentilezza di affacciarsi sulla porta per dire: « Così non si può giocare al calcio, io sono anche orgoglioso e non mi piacciono le brutte figure. I passaggetti laterali di cinque metri non portano al gol, ceco il motivo per cui non 'abbiamo pareggiato. Come potevamo segnare so non mi lanciavano in profondità? Nel primo tempo sono andato io a cercarmi qualche pallone. Se è questo che vogliono, facciano una squadra tutta di centrocampisti e mi tolgano perché non ci sto. Questo non è attaccare, questo è soltanto far confusione favorendo gli avversari ». « Non soltanto i suoi compagni — si osserva — ma anche Morini le ha impedito di muoversi ». « Morini è stato molto bravo, lo ammetto, lui ha disputato una gran partita ». « Secondo lei, meriterebbe la Nazionale? ». « Si, credo che Morini ci può anche stare in Nazionale, ma non bisogna dimenticare Bellugi che è più giovane ed altrettanto bravo. L'età in maglia azzurra ha la sua importanza, se si vuol impostare la squadra sul futuro. » « La Juventus? » A dire il vero non mi ha lasciato una bella impressione questa squadra bianconera. Però ha vinto ed e quello che conta ».

Chinaglia è tra gli ultimi a lasciare gli spogliatoi. Appena rivestito viene convocato da Maestrelli nel locale ancora fumante delle docce. La natura del colloquio è intuibile, forse la "ribellione" costerà una multa al centravanti che se ne va, per il corridoio, qualche minuto dopo, solo e afflitto. Per lui, soprattutto, è stata una brutta domenica. Ma è l'unico ad incolpare la Lazio della sconfitta, invece che cercare attenuanti e giustificazioni come fanno gli altri. Il presidente Lenzini sintetizza il suo giudizio in poche parole.» « Abbiamo dominato per ottanta minuti — dice — ed abbiamo perso. Il risultato più giusto a mio avviso era 0-0 ». Maestrelli replica: « Perdiamo troppi punti per ingenuità. Abbiamo imposto noi il gioco alla Juventus e non meritavamo di perdere. Abbiamo concluso troppo poco, questo è vero, inoltre abbiamo incassato il gol di Bottega per un errore della nostra difesa e in queste partite chi sbaglia paga. Mi fa rabbia perdere in questo modo ». « Chinaglia non si è visto ». « Chinaglia è andato meglio nel primo tempo quando ha potuto disporre di maggior spazio. Avete però visto Re Cecconi quanto vale anche se qualcuno in settimana l'aveva giudicato poco serenamente? » Si parla del gol di Bettega. Facco, avvilito, spiega: « La colpa è mia. Sul cross mi sono voltato verso Pulici per dirgli: tua. Lui non mi ha sentito ed è spuntato Bettega che per saltare si è anche appoggiato sulle mie spalle. Segna due gol all'anno, Bettega. Aspetta proprio me per farli? Vorrà dire che la prossima volta chiederò di non giocare contro di lui ». Pulici approva: « Non spetta al terzino dire di chi è la palla. Sono io che, stando alle spalle di tutti, dovevo urlare, ma sono stato zitto perché se Facco non guarda me e controlla Bettega il gol non lo prendevamo. La palla finiva sul fondo. Almeno questa era la mia impressione. »

Fonte: La Stampa