Domenica 11 febbraio 1990 - Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 1-0


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11 febbraio 1990 - 2443 - Campionato di Serie A 1989/90 - XXIV giornata

JUVENTUS: Tacconi, Napoli, De Agostini, Alessio, Brio, Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (70' Casiraghi), Marocchi, Schillaci. A disp.: Bonaiuti, Rosa, Galia, Serena. All. Zoff.

LAZIO: Fiori (4' Orsi), Bergodi, Sergio, Pin G., Gregucci, Soldà, Di Canio, Icardi, Troglio (81' Amarildo), Sclosa, Sosa. A disp. Piscedda, Beruatto, Monti. All. Materazzi.

Arbitro: Amendolia (Messina).

Marcatori: 72' Casiraghi.

Note: ammoniti 52' Sergio, 59' Bergodi, 65' Marocchi, 67' Tricella, 73' Orsi.

Spettatori: paganti 9.371, incasso 171.568.000; abbonati 12.780, quota abbonati 369.938.000.

Una fase della gara

Faccia d'angelo e cinismo da diavolo. E' il ritratto di Casiraghi, aitante giovane acrobatico che, nel giro di 180 secondi, risolve i problemi della Juventus vedova di Boniperti. E' trascorsa un'ora e dieci minuti, la squadra di Zoff si industria per stanare una Lazio prudente, equilibrata e ben disposta sul campo. Le opportunità sono molte; talvolta fallite da Schillaci ed altre da Alessio e Barros. C'è precipitazione, complice la sorte. Però i due punti vanno ottenuti ad ogni costo; oltretutto, avrebbero il potere di edulcorare l'addio di Boniperti alla squadra. Zavarov è in pessima giornata, l'orgoglio si trasforma in ostinazione sterile e i palloni da lui sciupati sono inquantificabili. Zoff decide di giocare una carta a volte messa in discussione ma vezzeggiata e preziosa, spesso vincente, come nella circostanza.

Casiraghi entra al 70' al posto di Sacha, un sovietico in crisi. Un po' di pressione, poi, al 73', De Agostini rimette al centro area, quasi da fondo campo, un pallone deviato prima dalla testa di Schillaci e, successivamente, da quella di Casiraghi. Orsi, subentrato a Fiori (ko per il colpo della strega), è battuto. Gol e vittoria legittima fra le proteste laziali. Boniperti riceve in tal modo il regalo tanto atteso, mentre Zoff riscuote altri due punti che gli consentono di ribadire antichi concetti: nel calcio contano i fatti e la Juventus, dopo aver costretto alla resa la Lazio grazie ad una superiorità espressa dal gioco e da cinque opportunità (contro una dell'ottimo Di Canio al 37'), un palo e dieci corner, è, in classifica generale, ad un solo punto dalla celebratissima panzer-division di Trapattoni esclusa anche dalle due Coppe. Ad annacquare alquanto le statistiche forse c'è la forma con cui la Juventus confeziona i risultati e che, per la verità, spesso non è appariscente. Anche ieri pomeriggio un po' di ruggine è affiorata qua e là, gli schemi non sempre sono stati concretizzati con precisione e lucidità, ma anche perché la Lazio si è appellata al movimento aggressivo espresso con Materazzi «Meritavamo il pareggio».

Secondo minuto di gioco: il portiere della Lazio si accascia, tutto solo, con il pallone tra le mani. Nello stadio corre un brivido, il ricordo del caso-Manfredonia è ancora troppo vivo ma fortunatamente la paura svanisce subito perché Fiori è rimasto semplicemente vittima di un «colpo della strega», una sorta di strappo lombare. Sintomatologia dolorosa ma non pericolosa come hanno dimostrato le radiografie effettuate subito dopo in ospedale. Fiori, in barella, è stato successivamente riportato allo stadio ed è ripartito con i compagni. Telegrafici i commenti sulla partita. L'allenatore Materazzi: «La sconfitta era in preventivo ma, obiettivamente, un pareggio sarebbe stato alla nostra portata». Ruben Sosa, invece, si lamenta: «Troppe botte, gli juventini hanno cominciato a picchiarmi fin dai primi minuti, così non è possibile giocare». Marcature attente, raddoppiate e perfino triplicate. Disagevole, per la Juve, impostare un'azione filante e profonda. Ma la volontà e l'applicazione non sono mai mancate. La spinta di Alessio da una parte e quella di De Agostini dall'altra, consentono però al centrocampo bianconero di fruire di un sostegno umile ed utile. Ma, proprio a centrocampo, la latitanza di Zavarov crea squilibri all'industriosità di Marocchi e di Aleinikov. Davanti, Schillaci è bravo ma troppo spesso individualista, mentre Barros, almeno nel primo tempo, si perde in movimenti senza bussola e senza profitto.

L'ottimo lavoro di scrematura di Pin e Sclosa, la creatività di Di Canio, l'essere nella sostanza del gioco di Icardi e di Troglio (comunque a lungo andare insufficienti) servono almeno a togliere luce e respiro ai bianconeri, che vanno al tiro per iniziative individuali: Schillaci (23', 43', 47'), Alessio (40'), Barros (61' e palo all'84'). I tentativi di sfondare sulle traiettorie lunghe ed alte sono vanificati dall'attenta prestanza fisica di Gregucci, Bergodi e Soldà, che nel gioco di testa sono maestri. Entra in scena Casiraghi ed il gioco è fatto. A quel punto, la Lazio perde la ragione, palesa sintomi di nervosismo, si sospinge più avanti alla ricerca del pari, con il risultato di allentare il tessuto connettivo dove, a quel punto del match, la Juventus si infila con ariosi e perentori contropiede soprattutto per la vitalità, alfine fruttuosa, di Barros. Piace ricordare, nella circostanza, la partita attenta e misurata di Tricella, quella costante di Aleinikov (calato un po' nella ripresa), quella ostinata di Marocchi e quella concentrata di Brio e di Napoli. Sull'altro versante, emergono il talento di Di Canio (Tacconi gli nega il gol), la potenza di Gregucci e Bergodi e la generosità razionale del piccolo Pin. Lo scudetto, per la Juve, è un sogno, d'accordo; ma questa Juventus utilitaristica può togliersi ancora qualche soddisfazione.

«Il terremoto ci ha dato lo scossone definitivo», commenta con una battuta Pier Luigi Casiraghi, finalmente in gol di domenica grazie a un'iniezione alla caviglia destra, distorta a Bari. «Nevicava stamane a Villar quando siamo stati svegliati dalla scossa sismica, c'è stato un fuggi fuggi generale verso la hall dell'hotel. Essendoci alzati così presto eravamo tutti un po' tesi» rammenta Casiraghi. Ma a chi dedica la rete il più giovane della rosa di Zoff ? «Sarebbe scontato dire a Boniperti, ma è giusto così, è proprio la persona più adatta per ricevere un regalo del genere da me e la vittoria da tutta la squadra». Casiraghi ricorda la lunga giornata che l'ha portato a diventare il protagonista assoluto del match: «Non dovevo neppure andare in panchina; il mister invece ha rischiato e mi ha mandato in campo. Neppure tre minuti dopo il gol. Ho seguito l'azione di De Agostini, il colpo di testa di Schillaci e sono intervenuto, non credo di essermi trovato in posizione di fuorigioco. Sono contento di segnare entrando a partita iniziata, vuol dire che questo è il mio ruolo e non mi turba certo la panchina sapendo che in certe situazioni tattiche un posto per me c'è sempre. Questo gol poi è un'iniezione di fiducia che vale più della puntura che mi ha permesso di giocare».

E bravo Casiraghi, ragazzo di spirito. Invece Schillaci è rimasto a secco. Commenta il bomber bianconero: «Dedichiamo questa vittoria al presidente, non importa se non sono riuscito a segnare io. La Lazio è stata alla nostra altezza, molto veloce con Sergio e Sosa, forte in difesa con Bergodi e Gregucci. Ma i nostri marcatori sono stati ancora più bravi. Cinque punti dalla vetta sono tanti, comunque sono convinto che questa Juve potrà almeno recuperare un paio di posizioni e chiudere alle spalle di Milan e Napoli». Anche Barros può imprecare per la sfortuna: «Un palo, vuol proprio dire che è la mia annata negativa. Certo che se non avessi segnato sullo 0-0 sarebbe stato più grave e non me lo sarei mai perdonato. In questo confronto è stato molto abile Schillaci ad aprire varchi per me e per gli altri centrocampisti». E Tacconi gli fa eco: «Quando si insiste in avanti prima o poi il gol viene, questa è una grande Juve, se ne accorgeranno gli avversari da qui alla fine della stagione». De Agostini tenta una analisi del match: «E' stata una partita più difficile di quella con l'Inter perché la Lazio ha agito solamente di rimessa. Siamo stati bravi noi ad evitare le insidie del loro gioco, molto veloce. Certo, fa un po' rabbia sapere che, senza quel mese storto, questa serie ininterrotta di risultati positivi avrebbe potuto essere più consistente e avrebbe potuto portarci più in alto. Ma ci sono delle annate in cui non tutto va per il verso giusto. Speriamo di raccogliere il massimo nelle Coppe, cercando di non sentirci già in finale nei confronti della Roma. Mercoledì al Flaminio dovremo dimenticare il 2-0 dell'andata, pensare di aver pareggiato 0-0 al Comunale». Franco Badolato La mossa vincente di Zoff «Ho atteso il momento giusto per calare lasso sulla tavola»

Dino Zoff si sofferma negli spogliatoi a parlare a lungo con Cesare Fiorio, responsabile della squadra corse Ferrari. Ma anche la Juventus sta diventando una Formula uno, con il successo di ieri è imbattuta da otto giornate. E' stata una giornata particolare per il tecnico bianconero. Tanti occhi sulla Juve, soprattutto quelli di Giovanni Agnelli. L'avvocato ha detto che la riconferma di Zoff dipende solo dal tecnico. «Vorrà dire che continueremo a fare risultati se è solo questo che conta», ha commentato l'allenatore. Sulla partita, dopo le premesse di prammatica («gara difficile, da temere per la velocità dei laziali»), il tecnico ha spiegato: «Casiraghi è stata la svolta. L'ho portato in panchina apposta, anche se per tutta la settimana non si era in pratica allenato. E proprio per questo ho dovuto aspettare il più possibile per mandarlo in campo, non potevo rischiare che si facesse male o che accusasse la fatica, nel nostro momento migliore. Infatti nel finale abbiamo sfiorato con Barros la possibilità di raddoppiare. Ma anche nel primo tempo avremmo potuto sbloccare il risultato». Era preoccupato Zoff alla vigilia del match: «E l'andamento dell'incontro mi ha dato ragione — sostiene — in quanto abbiamo faticato un po' più del previsto sul piano del gioco anche per la buona disposizione degli avversari. Inoltre gli scossoni della settimana hanno sicuramente inciso». Sul Milan che ha sconfitto seccamente il Napoli, Zoff ha detto sinteticamente: «Non so se il risultato rispecchia fedelmente l'andamento della partita, certo che era preventivabile un successo dei rossoneri che avevano il vantaggio di giocare in casa».

Fonte: La Stampa